Semplicità volontaria

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Semplicità volontaria è, in lingua italiana, il neologismo che definisce quello che, principalmente nel mondo anglosassone, viene chiamato all'interno del mondo del lavoro il downshifting - parte integrante del più vasto concetto del lifestyle, lo stile di vita, o simple living, del vivere in semplicità - ovvero la scelta da parte di diverse figure di lavoratori - particolarmente professionisti - di giungere ad una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario bilanciata da un minore impegno in termini di ore dedicate alle attività professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero (famiglia, ozioso relax, hobbystica, ecc.).

Svalutazioni e rivalutazioni

La rivalutazione di antichi e nuovi valori, come una maggiore cura della forma fisica e psichica è alla base del fenomeno della cosiddetta semplicità volontaria che fa del downshifting uno dei propri cardini. Il fenomeno - che riveste già in paesi come Stati Uniti d'America e Canada aspetti socialmente rilevanti e pare essere destinato, secondo i ricercatori, a segnare il costume nel mondo del lavoro dei prossimi anni - appare essere trasversale in rapporto ai sessi, riguardando tanto maschi quanto femmine in carriera. Il postulato base, tuttavia, pare presupporre il fatto che lo stipendio eventualmente decurtabile sia di per sé sufficientemente congruo per cui un taglio più o meno elevato possa risultare in qualche modo sostenibile.
Secondo Datamonitor, agenzia di Londra che si occupa di ricerche di mercato, si ritiene che nel 2007 i lavoratori intenzionati a ricorrere al downshifting siano circa sedici milioni anche se, e per ovvi motivi, tale cifra sembra essere difficile da prevedere e quantificare con esatta scientificità[1].

Questa innovazione all'interno delle filiere produttive industriali ed economiche ha dato vita ad un vero e proprio movimento di pensiero ed è considerata dai sociologi una delle più eclatanti e vistose conseguenze di uno fra i molti mutamenti sociali e di costume intervenuti negli ultimi anni nell'ambito del mondo del lavoro.

Assumendo come termini di riferimenti il downshifting (e il conseguente downshifter, ovvero colui che attua la scelta di preferire una maggiore disponibilità di tempo libero al miraggio di possibili brillanti carriere professionali), va detto che su tale fenomeno si sono innestati studi sociologici tesi a comprendere la reale portata del cambiamento anche sotto l'aspetto puramente del costume all'interno di concetti ormai ampiamente diffusi come quelli concernenti la qualità della vita nell'era del consumismo.

Il termine downshifting - a cui è stata dedicata, per iniziativa della Gran Bretagna, la settimana 23-29 aprile 2007 - è apparso per la prima volta nel 1994 sul Trends Research Institute di New York City[1]. A distanza di una dozzina di anni è stato acquisito dal New Oxford Dictionary che ne ha fissato il valore lessicale individuandone il significato nel (libero) scambio di una carriera economicamente soddisfacente ma evidentemente stressante, con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante.

Va da sé che alle spalle di una tale scelta paiono esservi motivazioni altre e alte, come una maggiore considerazione per i temi dell'ecologia, della salute fisica e psicologica e, in ultima analisi, per una visione della vita in minore chiave consumistica (dove l'equazione meno lavoro meno guadagno pare fare fede a sufficienza), oltre che per un recupero di valori da tempo dati per superati come una rivalutazione dell'ozio, un recupero del concetto di lentezza, i mali che una economia drogata può portare con sé.

Direttamente o indirettamente sul tema della semplicità volontaria (o downshifting che dir si voglia) sono stati pubblicati alcuni testi che paiono costituire una base bibliografica di riferimento per questo argomento (almeno secondo il quotidiano la Repubblica che ha dedicato in un numero di aprile 2007 un ampio reportage al fenomeno - vedi nota 1) e che possono essere riassunti nei seguenti autori e rispettivi titoli:

  • Christoph Baker, Ozio, lentezza e nostalgia
  • Pierre Sansot, Buon uso della lentezza
  • Tom Hodgkinson, L'ozio come stile di vita
  • Viviane Forrester, L'orrore economico

In Italia, il dibattito sul downshifting è emerso con forza a seguito della pubblicazione del long-seller Adesso Basta (Simone Perotti, Chiarelettere) e, per lo stesso autore, dei saggi Avanti Tutta e Ufficio di scollocamento (stesso editore), che hanno preceduto l'uscita di una discreta quantità di libri sul tema e da numerosi interventi sui media. Fra le personalità simbolo del nuovo movimento dei downshifter ne viene indicata una di particolare rilievo per il ruolo occupato, pubblico e politicamente importante: ovvero Robert Reich, docente universitario e segretario di stato al Lavoro dal 1993 al 1997 sotto la presidenza USA di Bill Clinton che decise, al principio del secondo mandato presidenziale di Clinton, di non seguirlo e di dimettersi per dedicare, per sua stessa ammissione, più tempo ai suoi figli.


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Fonte: la Repubblica 23 aprile 2007, "Downshifting", la carriera può attendere, pagina 25.

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