Flâneur

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Paul Gavarni, Le Flâneur, 1842

Flâneur, parola introdotta dal poeta francese decadentista Charles Baudelaire, indica il gentiluomo che vaga per le vie cittadine, provando emozioni nell'osservare il paesaggio. La parola non presenterebbe però un'esatta traduzione in italiano.

Il concetto di flâneur è altresì significativamente presente nell'opera di Walter Benjamin, nonché ricorrente nell'ambito di discussioni accademiche sulla modernità, ed è diventato significativo anche in architettura ed urbanistica.

Attorno al 1850, Baudelaire sostenne che l'arte tradizionale era inadeguata per le nuove e dinamiche complicazioni della vita moderna. I cambiamenti sociali ed economici portati dall'industrializzazione richiedevano che l'artista si immergesse nella metropoli e diventasse, per usare le parole di Baudelaire, un botanico del marciapiede, un conoscitore analitico del tessuto urbano. Poiché coniò il termine riferendosi ai parigini, il flâneur (colui che passeggia) e la flânerie (il passeggiare) sono associati con Parigi e con quel tipo di ambiente, che lascia spazio all'esplorazione non affrettata e libera da programmi. Il flâneur è tipicamente molto consapevole del suo comportamento pigro e privo di urgenza ed era descritto, per esemplificare questa sua caratteristica umorale, come "uno che porta al guinzaglio delle tartarughe lungo le vie di Parigi"[1].

Walter Benjamin adottò questo concetto dell'osservatore urbano sia come strumento analitico che come stile di vita. Dal suo punto di vista marxista, Benjamin descrive il flâneur come un prodotto della vita moderna e della rivoluzione industriale, senza precedenti nella storia e decisamente appartenente ad un certo tipo di classe sociale, parallelo all'avvento del turista. Il suo flâneur è un borghese dilettante, non coinvolto ma molto perspicace. Benjamin divenne il suo stesso esempio principale, raccogliendo le osservazioni sociali ed estetiche che ricavava da lunghe passeggiate per le vie di Parigi. Anche il titolo del suo incompiuto "Passagen-Werk", opera filosofica, deriva dalla sua particolare affezione per le strade occupate dai negozi.

Nel 1917 lo scrittore svizzero Robert Walser pubblicò un racconto breve intitolato La passeggiata, che rappresenta il capolavoro della letteratura del flâneur[senza fonte].

Nel contesto dell'architettura e dell'urbanistica contemporanea, la progettazione rappresenta per i flâneurs una delle modalità per approcciarsi agli aspetti psicologici della costruzione di edifici. L'architetto Jon Jerde, per esempio, disegnò il suo Horton Plaza e il Universal CityWalk, costruendoli intorno alla necessità di prevedere sorprese, distrazioni e sequenze di eventi per passeggiatori.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ http://www.wcenter.ncc.edu/gazette/wernerreview.htm

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • "Il Flâneur" (vagabondando tra i paradossi di Parigi) di Edmund White, 2005, Ugo Guanda editore, Parma.
  • "Lo sguardo vagabondo. Il Flâneur e la città da Baudelaire ai postmoderni" di Giampaolo Nuvolati, 2006, Il Mulino, Bologna.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]