Morte personificata

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La Morte sul Cavallo Bianco, di Gustave Dorè, ispirato dal passo 6:8 dell'Apocalisse di Giovanni

La Morte personificata è una figura esistente fin dall'antichità nella mitologia e nella cultura popolare, con una vaga forma umana o come personaggio fittizio. La raffigurazione che più si è diffusa nell'immaginario collettivo è quella di uno scheletro che brandisce una falce, a volte vestito da un saio, una tunica o da un mantello di colore nero munito di cappuccio.

La figura della morte è nota a molti con il nome di Tristo Mietitore o Sinistro Mietitore e Cupo Mietitore (in inglese Grim Reaper). La personificazione della morte viene generalmente associata all'idea di un'entità neutra, ossia né buona né cattiva. Suo unico compito sarebbe quello di accompagnare nel trapasso le anime degli esseri umani al regno dei morti.

Mitologia indù e buddhista[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Yama e Yamantaka.
Yama, Il signore della Morte nell'iconografia buddhista tibetana

Nell'Induismo Yama è la divinità preposta al controllo e al trapasso delle anime da un mondo all'altro. È figlio di Surya (dio del Sole) e di Saranyu, viene chiamato anche Dharma (Giustizia, poiché ha il compito di giudicare le destinazioni delle anime) e Kala (Tempo, Yama è identificato con il tempo poiché è quest'ultimo a decretare il momento della morte). La sua tradizionale iconografia è quella di un uomo che cavalca un bufalo nero, vestito di rosso con gli occhi di fuoco e la pelle verde.

Nel Buddhismo è rappresentato come un essere irato, dalla pelle di colore nero-blu, vestito di pelli animali e adorno di teschi e ossa. Nella rappresentazione iconografica del Saṃsāra Yama stringe a sé la ruota dell'esistenza. Nel buddhismo Vajrayana la morte viene considerata uno degli otto dharmapada, un difensore del Dharma. Sempre nel buddhismo Vajrayana esiste anche Yamantaka, il Distruttore della morte, che assume su di sé le sembianze di Yama, compreso il volto di bufalo tratto dal suo veicolo nell'iconografia induista, a significare il superamento di ogni dualità.

Nelle religioni abramitiche[modifica | modifica sorgente]

Nella Bibbia il quarto cavaliere dell'Apocalisse è rappresentato con l'inferno che lo segue. Nell'Antico Testamento il cosiddetto "Angelo del Signore" colpisce 185.000 nell'accampamento Assiro (II Re 19:35), nel libro dell'Esodo 12:23, il Signore "percuote" ogni primogenito d'Egitto ma non fa passare lo "sterminatore" nelle case in cui c'è un segno di sangue sulla porta. Sempre l'Angelo Sterminatore causa una pestilenza in Israele finché il Signore non gli ordina di "ritirare la mano" (II Sam 24:16; I Cronache 21:15). Re Davide vede l'Angelo della Morte descrivendolo "stava tra terra e cielo con la spada sguainata in mano, tesa verso Gerusalemme"(I Cronache 21:16). Nel suo libro, Giobbe usa il termine "distruttore" e in Proverbi si fa riferimento alla morte (Prov. 16:14). Di solito Azrael è riconosciuto come Angelo della Morte.

Memitim[modifica | modifica sorgente]

Il memitim sono un tipo di angelo biblico associati con la mediazione oltre la vita dei morenti. Il nome deriva dalla parola ebraica, "mĕmītǐm", e si riferisce ad angeli che portano alla distruzione di coloro che non sono protetti più da un angelo custode. Ci sono alcuni dibattiti religiosi tra gli studiosi per quanto riguarda l'esatta natura del memitim, è generalmente accettato che, come descritto nel Libro di Giobbe 33:22 che sono un qualche tipo di assassini.

Mitologia greca[modifica | modifica sorgente]

Thanatos è riprodotto come un giovane alato al tempio di Artemide a Efeso

Nella mitologia greca, Thanatos (Θανατος) è la personificazione della morte. Dal suo nome deriva la tanatofobia, la paura della morte. Secondo Esiodo, è figlio di Nyx (Νυξ) (la Notte), che l'aveva concepito senza l'aiuto di nessun altro dio. Omero ne fa il fratello gemello di Hypnos, la personificazione del sonno.

Nemico implacabile del genere umano, odioso anche agli immortali, ha fissato il suo soggiorno nel Tartaro o dinanzi alla porta degli inferi. È in questi luoghi che Eracle ha combattuto con Thanatos sconfiggendolo e legandolo con una catena di diamanti per tenerlo prigioniero sino a che non ottenne la restituzione di Alcesti, che ricondusse trionfalmente a casa.

Ateniesi e Spartani lo onoravano di un culto particolare, ma non si sa nulla sul tipo di culto che gli rendevano.

Thanatos aveva un cuore di ferro e delle viscere di bronzo. I greci lo rappresentavano sotto la figura di un bambino nero con piedi torti. A volte i suoi piedi, senza essere difformi, sono soltanto incrociati, simbolo dell'imbarazzo dei corpi che si trovano nella tomba. Altre volte era rappresentato come un giovane o un vecchio barbuto con le ali. Questa divinità appare anche, nelle antiche sculture con un viso dimagrito, gli occhi chiusi, coperto da un velo, e mentre tiene una falce in mano. Questo attributo sembra significare che la vita viene raccolta come il grano. Gli attributi comuni tra Thanatos e la madre Nyx (la Notte) sono le ali e una torcia spenta e rovesciata. I Romani lo chiamavano Mors, e se lo raffiguravano come un Genio alato e silenzioso e gli alzarono anche degli altari.

Nell'Ebraismo[modifica | modifica sorgente]

Secondo il Midrash, l'angelo della Morte fu creato da Dio nel primo giorno. Egli abita nei cieli e possiede dodici ali. È rappresentato come un essere ricoperto da occhi che tiene in mano una spada da cui gocciola fiele. Quando un uomo sta per morire, l'Angelo fa cadere una goccia di fiele in bocca all'uomo e questo ne causa la morte: l'uomo comincia a decomporsi e il suo viso diventa giallo. L'espressione "avere il gusto della morte" è derivata dalla credenza che la morte fosse causata da una goccia di fiele. Dopo la morte dell'uomo l'anima esce dalla bocca (o dalla gola) e la sua voce giunge fino alla fine del mondo.

Proprio per questo l'Angelo sta sulla testa del morente, per impedire all'anima di fuggire. Nella tradizione ebraica, l'angelo è rappresentato come un brutale macellaio che uccide tramite la sua goccia di fiele, usando la sua spada (o un coltello) o con un laccio (che simboleggia la morte per soffocamento). Infatti le pratiche di esecuzione capitale nella cultura ebraica venivano eseguite tramite la combustione (il versare un liquido incandescente nella gola del condannato—pratica che ricorda la goccia di fiele), la macellazione (o decapitazione) e il soffocamento. Inoltre l'Angelo possiede un mantello nero che gli permette di trasformarsi in tutto ciò che vuole per meglio assolvere il suo compito, di solito si trasforma in mendicante o studioso.

Secondo la tradizione vi sono sei angeli della morte:

  • Gabriele, che ha il compito di prendere le anime dei re.
  • Kapziel, che prende le anime dei giovani.
  • Mashbir, che prende le anime degli animali.
  • Mashhit, che prende le anime dei bambini.
  • Hemah, che estende il suo potere sull'uomo e sulla bestia.

La Morte e il Diavolo[modifica | modifica sorgente]

L'angelo della Morte, a causa delle sue frequenti rappresentazioni di mostro vestito di nero o di impietoso ed iniquo omicida, è stato spesso associato al diavolo. Persino nella genesi quando Eva, durante il suo colloquio col serpente, associa la morte al peccato originale (Gen. 3:3).

Nel paganesimo slavo[modifica | modifica sorgente]

La morte di colera che, in Le Petit Journal, falcia le vite degli uomini

Le antiche tribù slave vedevano la morte come una bellissima donna vestita di bianco che teneva in mano un ramoscello di sempreverde. Il tocco di questo ramoscello avrebbe significato la morte immediata di una persona. Questa iconografia è sopravvissuta fino al Medio Evo fino a quando non è stata sostituita dello scheletro con la falce.

Nel paganesimo lituano[modifica | modifica sorgente]

I Lituani chiamarono la morte Giltinè dalla parola "gilti" (pungere). Giltinè è stata rappresentata come una vecchia donna vestita di blu con una lingua velenosa e mortale. La leggenda vuole che prima Giltinè fosse una bellissima giovane trasformata in un essere mostruoso quando fu chiusa in una bara per sette anni. La dea della Morte era la sorella della dea della Vita, Laima, che rappresenta inoltre il legame tra inizio e fine. Dopo i Lituani adottarono come immagine della morte lo scheletro con la falce.

Nel Cristianesimo[modifica | modifica sorgente]

Morte con la falce; illustrazione

Nel Nuovo Testamento la morte è citata solo qualche volta e affrontata con un atteggiamento notevolmente positivo. Basti pensare a Cristo che risorge dai morti, alle numerose allusioni della vittoria sulla morte e alla scomparsa di paura della morte. La morte, quindi, mantiene la sua accezione negativa (vedi Ap.6:8) ma assume il ruolo di vinta e non di vincitrice. Prima, infatti, la condizione umana sia buona che cattiva aveva conclusione nella morte, ora la morte è solo un "periodo transitorio", una sorta di lungo sonno. La morte non è eterna e da essa si può risuscitare.

Nella tradizione ci sono due Angeli della Morte: Michele, che è buono, e Samaele, che è malvagio.

Nell'Islam[modifica | modifica sorgente]

Azrael, uno dei quattro Arcangeli principali nella teologia islamica, appare come la personificazione della Morte nella tradizione islamica.

Mitologia giapponese[modifica | modifica sorgente]

Nella mitologia giapponese la morte è impersonata da Enma, anche conosciuto come Enma Ou e Enma Daiou. Enma comanda lo Yomi (gli Inferi), il che lo rende simile ad Ade, e decide se i morti devono andare in paradiso o all'inferno.

I testi religiosi, in particolare il Kojiki, parlano del Takama no Hara (Pianura degli Alti Cieli, paragonabile al concetto occidentale di paradiso) e dello Yomi no Kuni (o Terra di Yomo, paragonabile al concetto occidentale di inferno), una terra dei morti in cui regna un Re demoniaco, Enma, che ha il compito di giudicare i morti che sono condotti innanzi a lui. Tuttavia non è così facile giungere al suo cospetto, infatti per accedere alla vita ultraterrena, bisogna superare le varie prove della vita. Il rimpianto per il mancato conseguimento di una o più prove condanna l’anima dell’individuo ad un vagare senza meta sulla terra anche se è stato destinato al Takama no Hara.

Un culto più recente è quello degli shinigami, gli dei della morte.

Nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

La morte personificata è un soggetto frequente nella cultura popolare, dal teatro al cinema, dai fumetti ai romanzi ai videogiochi. Tra le apparizioni letterarie più consistenti si ricordano quelle nei romanzi comici di Terry Pratchett (specie quelli del Ciclo di Morte).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Tenenti, Il senso della morte e l'amore della vita nel rinascimento, Einaudi, Torino 1989
  • Giuseppe Leone, Le chiome di Thanatos, Editore Liguori, Napoli 2011
  • Philippe Ariès, Storia della morte in Occidente: dal medioevo ai giorni nostri, Milano, BUR 2006

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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