Cantico delle creature

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Il Cantico delle Creature (Canticum o Laudes Creaturarum), anche noto come Cantico di Frate Sole, è il testo poetico più antico della letteratura italiana che si conosca.[1] Ne è autore Francesco d'Assisi e, secondo una tradizione, la sua stesura risalirebbe a due anni prima della sua morte, avvenuta nel 1226. È comunque più probabile che, come riportano le biografie di Francesco, la composizione sia stata scritta in tre momenti diversi.

Il Cantico è una lode a Dio che si snoda con intensità e vigore attraverso le sue opere, divenendo così anche un inno alla vita; è una preghiera permeata da una visione positiva della natura, poiché nel creato è riflessa l'immagine del Creatore: da ciò deriva il senso di fratellanza fra l'uomo e tutto il creato, che molto si distanzia dal contemptus mundi, dal distacco e disprezzo per il mondo terreno, segnato dal peccato e dalla sofferenza, tipico di altre tendenze religiose medioevali (p.es. Jacopone da Todi). La creazione diventa così un grandioso mezzo di lode al Creatore.

La fortuna letteraria[modifica | modifica sorgente]

La storia della fortuna letteraria del Cantico - ovvero della sua opinione e valutazione critica - coincide con il concetto stesso di Storia della letteratura italiana. Fino al Settecento, infatti, Francesco non venne mai letto in chiave poetica e il Cantico non venne considerato un'opera d'arte. È solo con la nascita della scienza storiografica - fine XVIII, primo XIX secolo - e con gli ideali romantici delle radici popolari della poesia, che l'opera venne rivalutata dalla tradizione critica e filologica. L'idea dunque del Cantico come prima opera della letteratura italiana, nasce quindi con il romanticismo e privilegia una concezione sociologica, e non solo retorica, dell'opera letteraria.

Questo brano è il primo documento letterario scritto in lingua volgare italiana.

Testo e analisi[modifica | modifica sorgente]

La più antica stesura del Cantico di Francesco che si conosca: quella riportata nel Codice 338, f.f. 33r - 34r, sec. XIII, custodito nella Biblioteca del Sacro Convento di San Francesco, Assisi
« Altissimu, onnipotente, bon Signore,

tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.

Ad te solo, Altissimo, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore, de te, Altissimo, porta significatione.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.

Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dai sustentamento.

Laudato si’, mi’ Signore, per sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.

Laudato si’, mi' Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte, et ello è bello et iocundo et robustoso et forte.

Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.

Laudato si’, mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore, et sostengo infirmitate et tribulatione.

Beati quelli ke 'l sosterrano in pace, ka da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si’ mi’ Signore per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente pò skappare: guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali; beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati, ka la morte secunda no 'l farrà male.

Laudate et benedicete mi’ Signore' et ringratiate et serviateli cum grande humilitate »

[2]

Composto in volgare umbro del XIII secolo (folta la presenza di -u finale - plurale di terza persona in -ano "konfano" - l'epitesi di ène - la congiunzione ka - il verbo "mentovare"), con influssi toscani e francesi, e latinismi. La critica ha discusso a lungo, senza precise conclusioni, il valore da attribuire alla proposizione "per": il suo uso è infatti centrale nella definizione della natura "laudatoria" del componimento. Numerose le interpretazioni che ne sono state date: 1) valore causale; 2) strumentale; 3) agente; 4) mediale; 5) di stato in luogo; 6) circostanziale.

Il Cantico ha la forma di prosa ritmica assonanzata. Il testo era fornito di accompagnamento musicale, composto dallo stesso Francesco, oggi perduto. La semplicità del sentimento espresso è rispecchiata da una sintassi semplice, nella quale i termini sono spesso coordinati per polisindeto (esempio: "et per aere et nubilo et sereno et onne tempo", verso 13) e gli aggettivi sono numerosi. I versetti sono raggruppati in piccoli blocchi facilmente riconoscibili, differenziati dal punto di vista tematico. L’omogeneità di tali blocchi è assicurata da calcolati artifici formali, che la critica moderna ha riabilitato come raffinati e attenti, non ingenui come si pensava in epoca romantica.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

I modelli strutturali della tradizione[modifica | modifica sorgente]

La critica più recente, in particolare Vittore Branca, ha individuato in due soli "luoghi" biblici i veri modelli di riferimento del componimento: il salmo 148 e il cantico dei tre fanciulli nella fornace (Daniele, 3, 51-89). La discendenza da queste fonti coinvolge non solo i contenuti ma anche la struttura formale del Cantico. Entrambi i testi della Bibbia si dividono in cinque parti.

  • Lode di Dio in assoluto;
  • Chiusura esortativa.

Francesco organizza il componimento adottando le stesse partizioni: 1) lode assoluta di Dio; 2) firmamento; 3) elementi; 4) uomo; 5) chiesa.

La struttura del Cantico di San Francesco[modifica | modifica sorgente]

Come in molti testi medievali, la numerologia biblica gioca un ruolo strutturale fondamentale:

  • I 4 elementi sono esponenzialmente accompagnati da 4 indicatori:
    • Vento = "aere", "nubilo", sereno, "onne [ogni] tempo";
    • Acqua = utile, umile, "pretiosa", casta;
    • Fuoco = "bellu", "jocondo", "robustoso", forte;
    • Terra = "diversi fructi", "coloriti flori".
    • Sole = utile, perché è la luce che "enallumina" del giorno
    • Luna e stelle = clare, pretiose, belle
    • Morte corporale = utile, perché legata all'infallibile giudizio divino e all'aldilà
  • Al firmamento, diviso in 3 parti [luna, sole, stelle], corrisponde una triade qualificativa attribuita alle stelle: "clarite, pretiose et belle".
  • A Dio corrispondono 3 appellativi: "altissimo, onnipotente, bon Signore"; 3 omaggi: "tue so' le laude, la gloria et l'onore" e 3 azioni: "benediciate, rengraziate et serviateli".
  • Nel settore dell'uomo troviamo il 2: perdonano, sostengono; infermità, tribolazioni; guai, beati; peccati, sante volontà.

Nulla è invece possibile dire sul numero delle strofe e dei versi, perché non lo consente lo stato dei manoscritti. Per ciò che riguarda la ripartizione strofica, si consideri che nel manoscritto del codice 338 si hanno 12 lettere maiuscole a delimitare l’inizio di altrettante lasse: tutte quelle del testo riportato sopra, più una per la A del v. 2 (Ad te solo) e per la E del v. 8 (Et ellu è bellu). Branca[3], rispetto all’assisiate, aggiunge altre due partizioni, fra i vv. 24 e 25 e fra i vv. 28-29. Contini[4] accorpa i vv. 5-9 e separa, come Branca, fra 24 e 25, ottenendo 12 lasse. La ripartizione qui adottata (già in Casella, Il Cantico, pp. 119–20[5] e riproposta da Pozzi, Il Cantico, p. 6[6]) è armonica sia sintatticamente che numericamente: in tal modo, infatti, all’interno delle dieci lasse, ogni discorso risulta compiuto e nessun termine rinvia ad una lassa precedente: d’altronde, con le sottopartizioni di II, VIII e IX, non si perde l’elemento partitivo di ordine strutturale-melodico, per il quale ogni gruppo melodico non può essere più lungo di tre versi.[7]

Contenuti dottrinali e teologia della lode[modifica | modifica sorgente]

L'atteggiamento di Francesco nei confronti di Dio rispecchia una semplicità che non è però assenza di profondità. Tra le due possibilità che il panorama dottrinale dei Dottori della Chiesa offriva all'epoca, Francesco propende per la celebrazione della Gloria divina attraverso il rapimento e l'estasi, piuttosto che per l'enunciazione speculativo-filosofica. L'azione della lode di Dio appare qui come un itinerario dal Creato al Creatore, un itinerario dei sensi più che della mente, attuato per gradi.

Questa azione liturgica - che tale appare essere la finalità del Cantico - è composta da tre elementi: un locutore, un messaggio e un destinatario. Il locutore è l'officiante del rito e compie la funzione di invitare le creature a dirigere la loro lode a Dio. Il messaggio è l'esaltazione dell'amore di Dio, che si manifesta nelle creature stesse il cui compito è quello di lodarlo. Il destinatario è naturalmente Dio.

Sul locutore pesa però il dubbio delle parole stesse con cui il Cantico si apre: "...et nullu homo ene dignu te mentovare". Come scrive Giovanni Pozzi: «Le creature non possono pronunciare lodi confacenti a Dio. E allora perché le lodi di Dio sarebbero sue se non nel comune senso passivo (...) ma in senso attivo, perché Lui solo può dirle adeguatamente, perché Lui solo può mentovarsi come agente e locutore della lode?» [Torino 1992]. A sostegno di questa interpretazione concorre la lunga e autorevole tradizione della teologia negativa di stampo neoplatonico e agostiniano, per la quale nessun discorso è possibile su Dio, se non da parte di Dio stesso (vedi anche Gregorio Magno e Meister Eckhart).

Sui contenuti del messaggio, è forse opportuno chiarire che la lista delle creature offerta dal Cantico non è una "semplice presenza" di elementi esistenziali a diretta portata dall'uomo, ma rappresenta - sul modello biblico sopra citato - il sistema enciclopedico di tutta la realtà cosmica allora concepita, strutturata in un ordine poetico dotato di grande sinteticità oratoria.

Questa complessità strutturale trova conferma nell'analisi dei riferimenti agli elementi del creato. Subito troviamo che tutte le creature sono viste in modo positivo e sono chiamate "fratello" e "sorella": Francesco pone l'uomo al loro livello, in quanto anch'egli creatura, ma chiamato ad una maggiore responsabilità morale, in quanto dotato di libero arbitrio: l'uomo trova beatitudine solo nel rispetto della legge divina (v. 30) e nell'imitazione di Cristo (vv. 23-26). La lode al Signore trova inizio con l'ammirazione degli astri, dei quali sono sottolineate la bellezza ed utilità: al Sole è dedicata maggior attenzione, anche perché porta in modo particolare "significatione" di Dio.

Francesco quindi passa alla lode per i quattro elementi fondamentali: il vento, l'acqua, il fuoco e la terra. Al vento e ad ogni variazione del tempo non sono collegati grandi eventi distruttivi, ma essi sono descritti e lodati per ciò che naturalmente sono, ossia fonte di sostentamento per le creature; il vento è però anche simbolo di Dio. La visione positiva porta infatti a vedere gli elementi non nelle catastrofi, ma nella loro più semplice funzione ed esistenza: qui ricordiamo, per esempio, l'episodio biblico di Elia che trova Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto, e neppure nel fuoco, ma nel vento leggero (1Re 19,11-12). Anche l'acqua è vista come "utile" e "pretiosa"; la sua umiltà e castità, inoltre, la caratterizzano come mezzo di purificazione, nei sacramenti del battesimo e della penitenza.

Il fuoco trova importanza come fonte di luce e calore, ma, come l'acqua, rientra in una chiave di lettura simbologica cristiana, essendo riferibile allo Spirito Santo (e dunque anche qui, come nell'elemento vento, vi è un richiamo alla Pentecoste). La terra, infine, è la madre che nutre le sue creature: si può intravedere il richiamo all'immagine della terra che fa crescere il grano della parabola del seminatore (Mt 13,3-9), ma anche un parallelismo con la terra nella quale ha riposato il corpo morto di Gesù e dalla quale il risorto è tornato. Da notare dunque il marcato parallelismo simbolico agli eventi della salvezza ed ai sacramenti. Il tono della lauda ora muta: l'inno si incentra sull'uomo che, come abbiamo visto, solo con Dio può essere beato.

Francesco ribadisce il carattere divino della creazione anche nei suoi aspetti materiali, contro i catari, eretici che in quegli stessi anni sostenevano che Dio aveva creato la realtà spirituale, mentre la realtà materiale era di origine demoniaca. San Francesco d'Assisi polemizza anche contro la mentalità mercantile che andava rapidamente diffondendosi e per la quale la natura era da sfruttare a fini economici, mentre il santo assisiate sostiene che la natura fornisce all'uomo tutto ciò di cui ha bisogno ed invita perciò a non affannarsi per ricercare continui, sempre maggiori ma inutili beni materiali.

Da qui Francesco passa al tema della morte, anch'essa sorella: nessun uomo la può evitare e, per l'uomo in stato di grazia, anch'essa sarà un fatto positivo, il passaggio alla vera vita con Dio; in particolare, l'attenzione può cadere sulla locuzione morte secunda, che si può riferire sia al fatto che la morte, benigna, non può danneggiare l'uomo pio, sia al fatto che il giusto, nel giorno del giudizio, non dovrà temere la seconda morte, definitiva, dell'anima. Nella conclusione, Francesco formula l'invito agli uomini toccati dal Cantico a lodare e benedire Dio, servendolo con umiltà.

In particolare, per la sua composizione, san Francesco d'Assisi si è ispirato al salmo 148, nel quale si legge un invito alla lode di Dio da parte degli elementi del creato, assai simile, e al cantico dei fanciulli nella fornace contenuto nel veterotestamentario libro di Daniele (3, 8-30) della Bibbia. [8]

L'attenzione alla numerologia, tipica del Medioevo, è confermata dal fatto che i versi totali sono 33, numero significativo in quanto multiplo del 3 che simboleggia la Trinità divina.

La poetica[modifica | modifica sorgente]

La "fortuna" del Cantico è strettamente legata al dibattito sulla presenza o meno di una "poeticità" dell'opera. Sino alla nascita della critica idealista, in Italia l'esegesi del componimento era patrimonio quasi esclusivo dei francescanisti, per i quali l'idea di una "poeticità" del Cantico era questione quasi fastidiosa.

Oggi si può affermare che nessun nome della critica novecentesca si è sottratto al confronto con il mistero di una preghiera che non ha paragoni - per complessità e valori estetici - con alcun'altra in Occidente (nemmeno dal repertorio luterano è emerso qualcosa di altrettanto "classico"). Si è così affermata l'idea di collocare il Cantico sul confine che separa l'esperienza poetica da quella della conoscenza del divino, senza necessariamente dover decidere per una delle due.

La lode è un atto verbale performativo, vale a dire autoreferenziale e senza scopo che non sia il suo stesso esibirsi. Ma in quanto tale, e per le ragioni addotte nella "Teologia della lode", essa è anche esperienza estatica, perché colloca l'"Io lodante" fuori di sé (non potendo che essere Dio stesso il soggetto della lode). Dunque è il misticismo la profonda radice poetica del Cantico, contraddicendo alla tradizione che vuol nettamente separati il discorso mistico e quello poetico. Come scrive Giovanni Pozzi:

« La lode divina, nella sua variante più essenziale, partecipa del discorso mistico in quanto, essenzialmente estatica, demanda l'azione stessa del lodare al lodato. Ma non narra nessun annullamento e nessuna trasformazione del locutore nell'altro» - ed è quindi discorso di un Io, possibile soggetto poetico -.«Quindi la lode ha una struttura che l'accomuna al discorso poetico. »

Analisi semplificata[modifica | modifica sorgente]

Altissimu onnipotente bonsignore,
tue so’ le laude la gloria e l’honore et onne benedictione.

Così inizia il Cantico delle Creature di San Francesco, un inno alla potenza del Signore e alla bellezza della Natura. Ma prima di analizzare la composizione, capiamo meglio chi era Francesco. Francesco nasce ad Assisi nell'anno 1181 o 1182. Suo padre era Pietro Di Bernardone, un ricco mercante del luogo. Francesco trascorre una giovinezza facile, circondato dal lusso, grazie ai soldi del padre. Dopo essere andato in battaglia contro i Perugini ed essere stato catturato come prigioniero rimane in cella per un anno. La prigionia gli fa attraversare una profonda mutazione spirituale, egli si accorge che i beni del padre non lo faranno felice. Così, tra il 1202 e il 1206, rinuncia a tutti i beni in suo possesso e si dedica alla predicazione del Vangelo, vivendo come Cristo in povertà assoluta. Presto comincia a raccogliere molti seguaci intorno a sé ed al 1210 circa risale la fondazione del primo Ordine Francescano basato sulla povertà e l'essenzialità di una vita monastica condotta fra la gente, con i poveri, per i poveri. L'Ordine riceve l'approvazione della regola dal Pontefice Innocenzo III non senza difficoltà: infatti all'epoca la chiesa di Roma era in lotta con frange eretiche simili al francescanesimo nella carica rivoluzionaria contro una chiesa, a quel tempo, molto lontana dalla verità del Vangelo. Francesco muore nel 1226 alla "Porziuncola", la piccola chiesa dove l'Ordine ebbe la sua prima sede, e fu proclamato santo nel 1228 da papa Gregorio IX. Tornando al cantico: Francesco lo scrisse in volgare umbro fra il 1224 e il 1226. In questo testo sono evidenti il senso di fratellanza tra l’Uomo e il Creato (la natura) nel quale il Creatore (Dio) si riflette.

In questo brano la Sorella Morte è amica dell'Uomo perché gli permette di risorgere in Cristo.

Laudato si’ mi’ signore per sora nostra morte corporale,
da la quale nullu homo vivente pò skappare.
Guai acquelli ke morrano ne le peccata mortali,
beati quelli ke trovarà ne le tue santissime voluntati,
ka la morte secunda nol farrà male.

Naturalmente solo se si è puri di spirito questo avverrà, altrimenti si andrà all’inferno. Oltre alla morte ritroviamo molti elementi naturali che Francesco riconosce Fratelli e Sorelle discendenti tutti da Dio, dal Creatore. Di ogni elemento magnifica le peculiarità più belle e utili all'uomo, le quali sono le migliori ragioni per lodare l'Altissimo che ha creato tutti gli elementi.

Laudato sie mi’ signore cun tucte le tue creature,
spetialmente messor lo frate sole
[…]
Laudato si’ mi’ signore per sora luna e le stelle,
in celu l’ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si’ mi’ signore per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo
[…]
Laudato si’ mi’ signore per sor aqua,
la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
Laudato si’ mi signore per frate focu,
per lo quale ennallumini la nocte
[…]
Laudato si’ mi’ signore per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa...

Per quanto riguarda lo schema metrico, il componimento è una "Lauda" formata da 12 strofe irregolari in versi liberi e sciolti; sono presenti molte assonanze in luogo delle classiche rime.

Il cantico termina poi nella maniera seguente:

Laudate et benedicete mi’ signore
et rengratiate et serviateli cun grande humilitate.

Adattamenti musicali e interpretazioni in prosa[modifica | modifica sorgente]

Il cantico delle creature è stato adattato in diverse versioni musicali:

Il testo è stato interpretato numerose volte in prosa, sia nella versione originale che in adattamenti alla lingua italiana moderna. Tra le interpretazioni, è possibile ricordare quelle di Arnoldo Foà, di Nando Gazzolo e di Benedetta Valanzano[12].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In mostra il Cantico delle Creature. URL consultato il 25 agosto 2009.
  2. ^ Per il testo, cfr. Storia della letteratura italiana / diretta da Emilio Cecchi e Natalino Sapegno (Milano, Garzanti, 1965, rist. 1984, v. 1. Le origini e il Duecento, p. 535-536). , La letteratura italiana / diretta da Carlo Muscetta (Bari, Laterza, 1970, v. 1. Il Duecento, parte prima, p. 148-149) .
  3. ^ Vittore Branca, Il Cantico di Frate Sole. Studio delle fonti e testo critico, Firenze, 1950
  4. ^ Gianfraco Contini, Poeti del Duecento, Milano-Napoli, Ricciardi, 1960
  5. ^ Mario Casella, Il Cantico delle Creature, testo critico e fondamenti di pensiero, in «Studi medievali», n.s., XVI, 1943-50.
  6. ^ Giovanni Pozzi, Il Cantico di Frate Sole di San Francesco in Letteratura Italiana Einaudi. Le Opere, vol. I, a cura di Alberto Asor Rosa, Torino, Einaudi, 1992.
  7. ^ Paolo Canettieri, Estetica del Cantico delle Creature di San Francesco: Approfondimento [Internet] [1], Versione 5. La poesia religiosa del Duecento, 2009 ott 28 [rivisto il 2009 ott 23].
  8. ^ Mario Pazzaglia, Letteratura italiana, vol. 1, ed. Zanichelli
  9. ^ Antonio Gallego Gallego: El arte de Joaquín Rodrigo. Sociedad General de Autores y Editores, 2003.
  10. ^ Cantoeprego. URL consultato il 4 agosto 2008.
  11. ^ Porziuncola 1973.
  12. ^ Per la versione di Arnoldo Foà, trasmessa dalla Rai nel 1985, vedi [2]. Per la versione di Nando Gazzolo, vedi [3]. Per la versione di Benedetta Valanzano in lingua moderna, trasmessa su RaiUno il 18 settembre 2010 nell'ambito della trasmissione Fratello Sole Madre Terra, vedi [4]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

La scelta del repertorio bibliografico qui segnalato è limitata alle proposte più recenti riguardanti l'ultimo trentennio di studi.

  • F. Bajetto, Un trentennio di studi (1941-73) sul Cantico di Frate Sole, in "L'Italia francescana", XLIX (1974), pp. 5–62.
  • S. Ruggieri, Materiali per uno studio sul "Cantico di Frate Sole", in "Accademie e Biblioteche d'Italia", nuova serie, XXVI (1975), pp. 60–102.
  • K. Esser (traduzione italiana): Gli scritti di S. Francesco d'Assisi. Nuova versione critica e traduzione italiana, Padova 1982.
  • Baldelli, Il "Cantico": problemi di lingua e di stile, in AA.VV., Francesco d'Assisi e francescanesimo dal 1216 al 1226. Atti del IV Convegno internazionale (Assisi, 15-17 ottobre 1976), Assisi 1977, pag. 75-99.
  • E. Leclerc, Le Cantique des créatures ou les symboles de l'union, Paris 1976.
  • Leonardo Boff, Francesco d'Assisi. Un'alternativa umana e cristiana, Assisi, Cittadella, 1982.
  • B.M. Le Braz, Le "Cantique des créatures" de François d'Assise. De la littérature à la littéralité, in "Laurentianum", xxxxv(1984), pp. 210–32.
  • Lothar Hardick, Engelbert Grau: Die Schriften des Heiligen Franziskus von Assisi. Achte, verbesserte Auflage. Dietrich Coelde Verlag, Werl: 1984.
  • Ernesto Balducci, Francesco d'Assisi, S. Domenico di Fiesole, Edizioni Cultura della Pace, 1989.
  • Jacques Le Goff: Franz von Assisi, Klett Cotta Verlag 2006. ISBN 3-608-94287-4
  • Cesare Catà, Con l’alloro sotto il saio. Ipotesi su Fra Pacifico, Re dei Versi, e sulla problematica genealogica del Cantico di Frate Sole, in “Picenum Seraphicum. Rivista di studi storici e francescani”, n. XXV (2006-2008), pp. 355–395.
  • Federico Battistutta, Il Cantico delle creature. Fedeltà alla terra e salvezza dell'uomo, Villa Verucchio (RN), Pazzini, 2009.

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