Tanato (mitologia)

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Tànato
Thanatos come un giovane alato armato di spada. Scultura sul timpano di una colonna del Tempio di Artemide a Efeso, circa 325–300 a.C.
Thanatos come un giovane alato armato di spada. Scultura sul timpano di una colonna del Tempio di Artemide a Efeso, circa 325–300 a.C.
Nome originale θάνατος
Nome alternativo Thanatos
Gruppo Demone, Divinità psicopompa, Personificazione della morte
Mitologia Greca
Iconografia
Aspetto Uomo alato, insensibile alle preghiere perché dal cuore di ferro e dai visceri di bronzo[1].
Simboli Spada, Torchia girata, Theta
Animali Farfalla
Parentele
Genitori Notte, Erebo
Fratelli Ipno, Nemesi, Eris, Ker, Oneiroi, e altri

Tànato o Thánatos (dal greco θάνατος, "Morte"[2]), era la personificazione della morte, figlio della Notte (o di Astrèa) per partenogenesi (o da Erebo), nonché fratello gemello di Hypnos (Ὕπνος, il Sonno).

Era un divinità minore nella mitologia greca, spesso citata ma raramente rappresentata come persona.

Nel mito e nella poesia[modifica | modifica sorgente]

Esiodo, nella sua Teogonia (vv.211-212) fa nascere Thanatos dalla Nyx (Nύξ, Notte), assieme al fratello gemello Hypnos (Ὕπνος, il Sonno). Altri fratelli erano Moros (Μόρος, il Destino inevitabile), Ker (Κήρ, la Morte violenta), gli Oneiroi (Ὄνειροι, la Stirpe dei Sogni) e con le Moire, delle quali fu spesso associato alla figura di Atropo, dea della morte lei stessa.

Sempre Esiodo descrive l'insensibilità di Thanatos alle implorazioni degli umani:

« Hanno le case qui della torbida Notte i figliuoli

la Morte e il Sonno Numi terribili; e mai non li mira
lo scintillante Sole coi raggi né quando egli ascende
il ciel né quando giú dal cielo discende. Di questi
sopra la terra l'uno sul dorso infinito del mare
mite sorvola ha cuore di miele per gli nomini tutti:
di ferro ha l'altra il cuore di bronzo implacabile in petto
l'alma gli siede; e quando ghermito ha una volta un mortale
più non lo lascia; e lei detestano sin gl'Immortali. »

(Esiodo, Teogonia, vv. 758-766)

Omero, nell'Iliade, definisce Hypnos e Thanatos come fratelli (da qui la celebre locuzione latina Consanguineus lethi sopor) e descrive come furono mandati da Zeus su richiesta di Apollo, per recuperare il corpo di Sarpedonte, ucciso da Patroclo, per portarlo Licia per ricevere gli onori funebri.

« Dall’alma il corpo, al dolce Sonno imponi

Ed alla Morte, che alla licia gente
Il portino. I fratelli ivi e gli amici
L’onoreranno di funereo rito
E di tomba e di cippo, alle defunte
Anime forti onor supremo e caro.
[...]
D’immortal veste avvolgi: indi alla Morte
Ed al Sonno gemelli fa precetto
Che all’opime di Licia alme contrade »

(Omero, Iliade vv. 453-458 e 681-683)

Il carattere di Thanatos quale potenza inevitabile e inflessibile venne a meno in un mito popolare già citato da Omero[3] e sviluppato nel dramma satiresco Sisifo fuggitivo di Eschilo (Σίσυφος Πετροκυλιστής, Sisýphos drapétes, V sec a.C.), dove Zeus per punire Sisifo, re di Corinto, mandò Thanatos per rinchiuderlo nel Tartaro. Ma quando Thanatos giunse a casa di Sisifo, questi lo fece ubriacare e lo legò con catene, imprigionandolo. Con Thanatos incatenato, la morte scomparve dal mondo. Il dio Ares, quando si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno e che quindi non avevano più senso, si mosse per prendere liberare Thanatos e prendere Sisifo.

Sisifo riuscì una seconda volta a sfuggire alla morte convincendo Persefone di farlo tornare per un giorno da sua moglie sostenendo che lei non era mai riuscito a dargli un funerale appropriato (in realtà aveva imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo). Questa seconda volta Sisifo fu trascinato nell'oltretomba, fino nel Tartaro, da Hermes, quando rifiutò di accettare la propria morte; in più fu condannato per l'eternità a trascinare, in cima a una collina, un macigno che poi sarebbe rotolato giù[4]

Sisifo viene anche ripreso da Alceo di Mitilene. In un frammento di una sua lirica è riportato:

« Il re Sisifo, il più astuto dei re, supponeva di poter controllare la morte; però, nonostante i suoi inganni, attraversò due volte l'Akeron al comando del fato. »
(Alceo, Frammento 38a[5])

Se Sisifo fu l'unico che poté sfuggire all'inesorabile Thanatos grazie all'inganno, Eracle fu l'unico che poté sfuggire grazie alla sua forza, come inscenò Euripide nella tragedia Alcesti.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alcesti (Euripide)#Trama.


Altri miti[modifica | modifica sorgente]

In qualità di divinità psicopompa, a volte la sua figura si confonde con quella di Hermes, in particolare nel periodo più antico. Spesso fu associato, oltre i suoi fratelli, anche ad altre personificazioni negative come Geras (la Vecchiaia), Oizys (la Sofferenza), Apate (l'Inganno), Eris (la Discordia). Occasionalmente è visto come la Morte in pace, in contrapposizione a sua sorella Ker, la Morte violenta.

Il suo nome era traslitterato in latino come Thanatus, e veniva corrisposto a "Mors" o, più raramente, a Orco.

divinità correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (GRC) Esiodo, versi 762-764 in Θεογονία (Teogonia), circa 700 a.C..
  2. ^ Da θνῄσκω - thnēskō, "Morire, stare per morire"
  3. ^ Fabiano Doralice, La fatica di Sisifo e le Astuzie di Hades (PDF), I QUADERNI DEL RAMO D’ORO ON-LINE, n. 1, Centro AMA - Antropologia del mondo antico, 2008, pp. 238-239.
  4. ^ Luciano Cresci, Capitolo 29. Le comete in Stelle celebri, Hoepli, 2002, p. 159. ISBN 978-88-203-3082-8.
    «Sembra che Sisifo avesse svelato ai mortali i segreti degli dèi; oppure che avesse compiuto un grave sgarbo nei confronti di Zeus, denunciando al padre il rapimento di una fanciulla compiuto dal dio; oppure che avesse la colpa di essere assai avido del denaro altrui; o ancora fosse protagonista di faccende familiari poco edificanti. Fatto sta che per l’uno o l’altro motivo il padre degli dèi, irritato e offeso, decide di farla finita e manda la Morte (Thanatos) a prelevarlo. Ma Sisifo con un sapiente inganno riesce a incatenarla, cosicché non moriva più nessuno. Era una situazione paradossale e dovettero intervenire gli dèi, che mandarono addirittura Ares a liberarla. Così Sisifo fu finalmente prelevato da Thanatos e condotto agli inferi. Ma non invano Sisifo era famoso per la sua furbizia. Nel prevedere la sua dipartita egli aveva raccomandato alla moglie Merope di non tributargli i consueti onori funebri: e poiché un morto non si può considerare proprio morto se non dopo che siano stati compiuti i riti del passaggio, egli si mostrò talmente addolorato e afflitto per questa carenza procedurale, che la pia Proserpina e anche il marito Plutone, signori degli Inferi, s’impietosirono, e gli consentirono di tornare brevemente in vita per sistemare le cose...».
  5. ^ Alceo, 'Frammenti vari, in "Poesie greche, intere o in frammenti, tradotte ed annotate da Achille Giulio Danesi, preceduto dal poemetto L'Ellade", Palermo, Tipografia Editrice Tempo, 1862.

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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