Giovanni Battista Rubini
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Giovanni Battista Rubini, litografia di Josef Kriehuber, 1828
Giovanni Battista Rubini (Romano di Lombardia, 7 aprile 1794 – Romano di Lombardia, 3 marzo 1854) è stato un tenore italiano, vera leggenda dell'opera lirica del primo Ottocento.
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[modifica] Biografia
Nacque in una famiglia di umili origini se pur di modesta agiatezza. Il padre Giovanni Battista, che gli impose il suo identico nome di battesimo, era uomo dal carattere rude e burbero ("Ludrazzo" era l'appellativo affibbiatogli dai concittadini), ma buono e profondamente religioso. Esercitava il mestiere di sarto. La madre Caterina Bergomi si dedicava alla cura della famiglia.
Fu l'ultimo di nove fratelli, di cui sei viventi alla sua nascita.
Il padre si dilettava di musica: suonatore di corno, ai suoi tre figli maschi, Giovanni Battista, Giacomo e Geremia, impartì egli stesso i primi rudimenti musicali insegnando violino e canto ai primi due, e il flauto al terzo, arruolandoli ben presto nella compagnia di musicanti ch'egli dirigeva e con la quale si esibiva nel territorio limitrofo per celebrazioni religiose e feste patronali. Giovanni Battista svelò fin dall'adolescenza le eccezionali doti canore nel coro della locale parrocchia, mentre pare fosse meno dotato per l'apprendimento in generale.
La prima apparizione pubblica fu in un ruolo femminile, nella città natale, all'età di dieci anni. La concreta saggezza paterna volle affiancare agli insegnamenti musicali l'apprendimento del mestiere sartoriale affidandolo ad un istituto nella città capoluogo di Bergamo, ma il talento musicale prevalse e gli guadagnò la scrittura del Teatro Riccardi, oggi Teatro Donizetti, dove apparve in cartellone nel 1812 nel duplice ruolo di corista e violinista, sia pure come ultimo della lista.
L'anno successivo apparve come secondo tenore nel teatro di Palazzolo sull'Oglio. Il suo debutto da protagonista avvenne nel 1814 a Pavia, e con pieno successo, non prima di una disgraziata parentesi con una compagnia di teatranti e musicanti ambulanti lungo le strade del Piemonte. I primi tempi furono duri, la fame gli era compagna, i fiaschi lo temprarono e convinsero della necessità dello studio e preparazione: lentamente ma caparbiamente si fece apprezzare dal pubblico e dagli autori. Il successo gli arrise infine travolgente, come cantante di riferimento.
Brescia e Venezia nel 1815 furono i palcoscenici successivi e fortunati; in questo periodo la scomparsa della madre. Gli obblighi militari non assolti costringono il padre a scucire quattrini per acquisirgli l’esonero e la concessione del visto per gli spostamenti che la nascente carriera necessita.
Il talento del giovane Rubini non sfuggì al grande impresario Domenico Barbaja che lo scrittura per la nobile piazza napoletana avviando una collaborazione destinata a durare fino al 1829. Lo fece debuttare al teatro dei Fiorentini e successivamente al teatro San Carlo nel 1816. Il 1818 e l’anno successivo lo vedono trionfare sui palcoscenici romani e palermitani e di nuovo a Napoli dove conosce il soprano francese Adelaide Chomel (1796-1874), e con lei si esibisce in apprezzati duetti canori e intanto coltivando per lei il sentimento amoroso che coronerà col matrimonio nel 1821, successivamente al quale la sposa italianizzerà il cognome da Chomel in Comelli. Pare che Napoli abbia rischiato la sommossa allorché il pubblico, stanco di aspettare che il re, presente all'opera, applaudisse il tenore per primo come era protocollo, sollecitò il sovrano minacciando di farlo di propria iniziativa e alla fine lo fece, con conseguenti malumori istituzionali.
Il debutto del 1818 alla Scala di Milano lo vide in compagnia del fratello Giacomo nell'opera Torvaldo e Dorliska di Gioachino Rossini.
Nel 1824 Rubini e l’intera compagnia napoletana si trasferiscono a Vienna suscitando unanimi entusiasmi e l’interesse anche del sommo Beethoven che affida alle qualità del tenore alcune sue composizioni. Parigi lo applaude l'anno successivo, interprete delle opere dei più grandi compositori del suo tempo, quali Gioachino Rossini e Vincenzo Bellini.
Già protagonista maschile nel 1826 di Bianca e Gernando (poi Bianca e Fernando), la seconda opera del maestro catanese, diventò poi il tenore belliniano per eccellenza. Pensando alla sua voce lui Bellini scrisse Il pirata (Teatro alla Scala di Milano, 1827), La sonnambula (Teatro Carcano di Milano, 1831) e I puritani (Théâtre Italien di Parigi, 1835), oltre alla seconda versione della Straniera per l'ultima esibizione al Teatro alla Scala nel 1830, col cui pubblico Rubini non volle più avere a che fare dopo non ben chiarite incomprensioni e mai ricomposti screzi. Il 1835 vede la morte, a soli 33 anni, del Bellini: Rubini unitamente ai grandi colleghi dell'epoca, Antonio Tamburini, Luigi Lablache, Giuditta Grisi, Giuditta Pasta, canterà nella Messa di Requiem in suffragio del grande compositore, eseguita nella città di Puteaux ove si spense.
Negli anni successivi, Rubini intraprese trionfali tournée all'estero, toccando di nuovo Vienna, e poi Londra, Madrid, Bruxelles, portando il vasto repertorio del bel canto italiano compreso quello di Gaetano Donizetti di cui divenne principale interprete e per il quale sarà protagonista di ben sette prime rappresentazioni assolute. La tragica notizia della scomparsa dell’amato padre lo coglie a Londra nel 1840. In compagnia di Franz Liszt si esibì in Germania ed Olanda. Del 1843 le prime esaltanti esibizioni a Pietroburgo e Mosca, ove ritornerà in varie occasioni fino al 1847 e dove ricevette dallo zar Nicola I il titolo di colonnello imperiale dei musici di tutte le Russie, pagando però un prezzo altissimo al clima rigido dei luoghi che compromise la qualità della sua voce e lo costrinse al ritiro dai palcoscenici.
Ritiratosi dal palcoscenico teatrale, Rubini intraprende nella cittadina natia la costruzione del proprio palazzo ove trascorrerà gli anni del riposo, senza disdegnare di accettare la direzione della locale banda musicale (1848). Oggi il Palazzo Rubini è sede del Liceo musicale.
La carriera esaltante fu ricca anche di straordinari e favolosi riconoscimenti economici che Rubini, rimasto semplice, buono, seppe condividere anche con i meno fortunati dimostrandosi grande anche d'animo.
La moglie, dopo la scomparsa del marito continuò l'opera di benefattori della comunità con elargizioni e fondazione di istituto di ricovero per musicisti e indigenti, un Ginnasio, un Orfanotrofio maschile. Non ebbero figli.
Verso le 18 di venerdì 3 marzo 1854 Giovanni Battista Rubini fu sopraffatto da un attacco cardiaco e consegnato alla leggenda del bel canto. Fu sepolto il martedì 7 nel vecchio cimitero di Romano di Lombardia in attesa della costruzione del mausoleo che la vedova intraprese e che accoglierà anche le sue spoglie alla sua morte. Il feretro coperto dall'uniforme imperiale appuntata di medaglie e sopra ad essa una corona d'oro tempestata di diamanti anch'essa dono della nobiltà russa. Nello stesso mese, in sequenza, morirono anche le sorelle Cecilia, Francesca ed Ester, alimentando tra i concittadini il sospetto di un avvelenamento ad opera della Comelli, ma in realtà si trattò di un tragico destino. Nel centenario della morte(1954), la salma di Rubini e della moglie furono traslate nel nuovo mausoleo apposta edificato nel nuovo cimitero e che ancora oggi le custodisce.
[modifica] Personalità artistica
Litografia di Richard James Lane da un disegno di Alfred Edward Chalon (1836).
L'ormai irreversibile declino dei castrati, che fino a pochi decenni prima dominavano le scene operistiche, aprì al giovane Rubini nuove opportunità di affermazione e di successo. Dotato di un eccezionale registro acuto e sovracuto, Rubini era infatti capace di avvicinare le estensioni dei contraltisti e con una dolcezza e morbidezza di suono fino ad allora mai udite.
Con intelligenza e maestria, con studio ed applicazione seppe modellare la sua voce all'evolversi dei gusti del pubblico e alle esigenze tecniche dei compositori. La sua estensione vocale era di dodici note, dal Mi bemolle al Si di petto e raggiungendo di testa, col ricorso al falsettone, il Fa ed il Sol sopra il rigo e il passaggio dalla voce di petto a quella di testa era tanto spontaneo quanto impercettibile per un risultato prodigioso. Alla morbidezza e dolcezza, ai trilli e gorgheggi impareggiabili della prima maniera, seppe acquistare alla sua voce impareggiabile potenza e pienezza, mantenendo intatto il timbro squillante, l'agilità, la freschezza ed espressività. Perfezionò la tecnica di respirazione imparando ad economizzarne la forza, grazie alla quale e al suo ampio torace in cui i polmoni potevano espandersi liberamente e alla sua capacità di svuotarli e riempirli in un attimo, ascoltandolo anche una sola volta nel dispiegarsi trionfale dei suoi acuti fino ai confini dell’estensione tenorile, non era infrequente rimanerne incantati. Illustri estimatori, oltre ai già citati compositori italiani: Beethoven, Chopin, Liszt.
Se pur fisicamente di fattezze grossolane, sul palcoscenico emanava un fascino ammaliante col quale incantò le platee d’Europa, rifiutando per volontà sua di cimentarsi con quelle d’oltre oceano, affermandosi come il più grande tenore dell'Ottocento e vera leggenda del teatro d'opera, contribuendo anche a creare qualche difficoltà ai tenori moderni, dotati certamente di qualità eccelsa ma tecnicamente condizionati dall'evoluzione del gusto del pubblico e quindi tendenti a coltivare tutta la gamma d'estensione timbrica della propria voce e non specificatamente solo gli acuti. Vero è anche che molti ruoli, soprattutto belliniani e donizettiani, furono concepiti espressamente per Rubini e i suoi funambolismi, che al giorno d'oggi possono essere affrontati soltanto da pochissimi artisti.
Contribuì alla sua fortuna e alla costruzione di una favolosa carriera artistica trentennale, oltre alla sua voce eccezionale, la formidabile memoria musicale che gli consentiva di memorizzare in breve tempo decine di opere: il suo repertorio comprendeva cinquanta compositori e centocinquanta opere memorizzate e immediatamente eseguibili, senza contare la musica vocale da camera.
[modifica] Bibliografia
- Agostino Locatelli, Cenni biografici sulla straordinaria carriera teatrale percorsa da Gio.Battista Rubini, Milano 1844
- Carlo Traini, Il cigno di Romano. Giovanni Battista Rubini, Re dei tenori, 1954
- (EN) Bruce Brewer, Il cigno di Romano – Giovanni Battista Rubini: a Performance Study Journal of the Donizetti Society vol. 4, 1980.
- Bruno Cassinelli, Antonio Maltempi, Mario Pozzoni, Rubini, l'uomo e l'artista, Cassa rurale ed artigiana di Calcio e di Covo, Romano di Lombardia 1994 (2 voll.)

