Bessie Smith

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Bessie Smith
Bessie Smith(Carl Van Vechten, 1936)
Bessie Smith
(Carl Van Vechten, 1936)
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Jazz
Blues
Periodo di attività 1912-1937

Bessie Smith (Chattanooga, 15 aprile 1894Clarksdale, 26 settembre 1937) è stata una cantante statunitense.

Viene considerata la più popolare e talentuosa cantante blues e jazz degli anni venti e anni trenta. Venne soprannominata l'Imperatrice del Blues per la sua voce elegante e imponente che influenzò la musica americana successiva. Era anche una ballerina, un'attrice comica e una mima. Artisti come Annette Hanshaw, Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Mahalia Jackson, Janis Joplin e Norah Jones si sono ispirati a lei e alla sua arte.[1]

La gioventù[modifica | modifica sorgente]

Bessie cominciò a cantare da bambina per racimolare qualche soldo e il primo contratto arrivò nel 1912 con un gruppo di artisti che si esibiva in teatri e tendoni (denominati TOBA, Theatre Owner's Booking Agenzy) solitamente riservati a un pubblico di colore. In questo gruppo vi era anche la grande cantante blues "Ma" Rainey, soprannominata La madre del Blues. [1]

Il successo[modifica | modifica sorgente]

Bessie Smith in un'altra fotografia di Carl Van Vechten

Nel febbraio del 1923 la casa discografica Columbus propose a Bessie, già famosa, di incidere alcuni brani tra i quali Down Hearted Blues; in pochi mesi, il disco che li conteneva vendette 780.000 copie e fece guadagnare a Bessie circa 2000 dollari alla settimana, per quei tempi una cifra notevolissima.

Dal 1924 al 1927 collaborarono alla stesura e agli arrangiamenti delle sue canzoni, spesso tratte da canti e composizioni tradizionali del Sud, grandissimi musicisti, tra i quali James P. Johnson, Clarence Williams, Fred Longshaw, Porter Grainger, Fletcher Henderson, Joe Smith, Charlie Green, Buster Bailey e Louis Armstrong. Nel 1929 girò, come protagonista, il cortometraggio intitolato St. Louis Blues prodotto dalla Warner Bross dando una buona prova di recitazione drammatica. La crisi di Wall Street nel 1929 fece crollare le vendite dei dischi e portò anche alla chiusura dei locali dove si suonava blues e jazz. Fu anche la fine del periodo d'oro di questi due grandi generi musicali.[1]

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Dopo una lunga attesa senza concerti dal vivo, Bessie tornò, per l'ultima volta, il 24 novembre 1933 a incidere alcuni brani per il mercato inglese che richiedeva musica blues e jazz originale.

Morì nel 1937 per le conseguenze di un incidente automobilistico. Numerose le leggende metropolitane legate alla sua morte. Secondo voci non confermate, infatti, la cantante sarebbe morta dissanguata dopo essere stata rifiutata da tre ospedali a causa del colore della sua pelle. Secondo quanto invece ricostruito dal biografo Chris Albertson nel suo libro Bessie, pubblicato nel 1972, l'ambulanza portò Bessie Smith dal luogo dell'incidente direttamente all'ospedale per neri di Clarksdale, dove i sanitari si presero immediatamente cura di lei. Ciononostante non riprese più conoscenza, e morì poche ore dopo.

La carriera e la vita di Bessie Smith furono segnate dalla dipendenza dall'alcool e dalla droga, e da relazioni burrascose. Tra le canzoni più famose del suo repertorio ricordiamo Jail House Blues (1923), Man's Blues (1925), Nashville Woman's Blues, St. Louis Blues (entrambi registrati con Louis Armstrong), Homeless Blues (1926), Me and my gin, canzone che parla in prima persona di una donna alcolizzata che beve il gin per dimenticare i problemi quotidiani, Nodoby Knows You When You're Down and Out (1929), e infine Gimme a Pigfoot, che fu registrata nel 1933 e descriveva l'atmosfera che si viveva nei party organizzati a Harlem negli anni d'oro:

(EN)
« Up in Harlem every saturday night

When the highbrows get toghether it's just so right
They all congregate at an all-night hop...

And at the break of day, you can hear old Hannah say:
"Gimme a pigfoot and a bottle of beer,
send me again, I don't care;
I feel just like I wanna clown,
give the piano player a drink because he's bringing me down... »

(IT)
« Su a Harlem ogni sabato sera

quando gli snob si riuniscono l'ambiente è fantastico;
tutti si riuniscono per un ballo che dura tutta la notte...

e all'alba potete sentire la vecchia Hannah che dice:
"Dammi una zampa di maiale e una bottiglia di birra,
mandami in estasi, amico, che non me ne importa niente;
ho proprio voglia di fare la matta,
dai da bere al pianista che mi sta deprimendo..." »

(Gimme a pigfoot)

[2]

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1970 la cantante rock-blues Janis Joplin e l'ufficio pubblicità della Columbia, in occasione dell'uscita dei cinque album raccolta dedicati a Bessie, acquistarono per lei una più dignitosa lapide, su cui furono incise le parole: La più grande cantante di blues del mondo non smetterà mai di cantare.[1]
  • A Bessie Smith ha dedicato una canzone Bob Dylan: eseguita insieme a The Band è contenuta nell'album The Basement Tapes.
  • Nella sua celebre canzone Night anche Sergio Caputo la cita con i primi versi della canzone "L'orchestrina si diverte a massacrare uno standard della dolce Bessie Smith".
  • A lei fa riferimento la canzone di Stefano Rosso Quella notte che Bessie cantò contenuta nell'album Vado, prendo l'America... e torno! (1981).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d Alberto Basso, Dizionario Enciclopedico Universale della musica e dei Musicisti: Le Biografie, Bessie Smith, pag.340, UTET, 1988, ISBN 88-02-04227-6
  2. ^ Arrigo Polillo, Jazz: capitolo "Fulgore prima del buio", pag. 133 ISBN 978-88-04-42733-9.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Arrigo Polillo, Jazz: La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, Mondadori, 1975, ISBN 978-88-04-42733-9
  • Alberto Basso, Dizionario Enciclopedico Universale della musica e dei Musicisti: Le Biografie, Vol.7, UTET, 1988, ISBN 88-02-04227-6
  • P. Carles, A. Clergeat, P. Comolli, Dizionario del Jazz, Mondadori, 2008, ISBN 88-04-56977-8

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