Glenn Gould

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Glenn Gould circa 1980

Glenn Herbert Gould (Toronto, 25 settembre 1932Toronto, 4 ottobre 1982) è stato un pianista, compositore, clavicembalista e organista canadese. È ricordato soprattutto per le sue registrazioni di musiche di Bach, ma anche di Beethoven, Mozart e del repertorio pianistico del XX secolo. La sua tecnica eccezionale, la sua sensibilità, l'assoluta modernità nella rilettura ed interpretazione dei classici ne fanno a pieno titolo uno dei più grandi pianisti di ogni tempo.

Smise di esibirsi in concerto nel 1964, dedicandosi completamente alle registrazioni in studio per il resto della sua carriera.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Glenn da piccolo con il suo cane.

Gould nacque a Toronto, Ontario. Il cognome della famiglia paterna è sempre stato Gold, e tale rimane su tutti i documenti sino al 1938, mentre a partire dal 1939 il cognome stampato sui giornali, sui programmi e su altre fonti risulta essere quasi sempre Gould. Imparò a suonare il pianoforte dalla madre, il cui nonno era cugino di Edvard Grieg (a detta dello stesso Gould, il cognome della madre sarebbe infatti Greig, e le teorie formulate da Gould per giustificare lo scambio di vocali non sono confermate)[1]. Frequentò il Royal Conservatory of Music di Toronto dall'età di dieci anni, e vi studiò pianoforte con Alberto Guerrero, organo con Frederick C. Silvester, e teoria musicale con Leo Smith.

È del 1945 la sua prima esecuzione pubblica (all'organo) e dell'anno successivo la sua prima apparizione con un'orchestra (la Toronto Symphony Orchestra) con l'esecuzione del Concerto per pianoforte n. 4 di Beethoven. Il suo primo concerto seguì nel 1947, e la prima trasmissione radiofonica per la CBC avvenne nel 1950. Questo fu l'inizio di un lungo rapporto con la radiofonia e con le sale da registrazione in genere.

Nel 1957 Gould si recò in tournée in Unione Sovietica. Fu il primo nord americano a suonarvi dopo la Seconda guerra mondiale.

A Salisburgo suonò nel 1958 il Concerto per pianoforte e orchestra in Re minore di Johann Sebastian Bach con la Royal Concertgebouw Orchestra diretta da Dimitri Mitropoulos e nel 1959 tenne un recital.

Nel 1959 esegue nella Carnegie Hall di New York il Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (Brahms) diretto da Leonard Bernstein.

Il 10 aprile del 1964 Gould tenne l'ultimo concerto pubblico, a Los Angeles in California e per il resto della sua vita si concentrò sui propri altri interessi: registrazioni, scrittura, trasmissioni radio, documentari e composizioni.

Gould è annoverato tra i più grandi pianisti mai vissuti e in particolare tra i maggiori interpreti di J.S. Bach.

Si spense nel 1982 a Toronto in seguito ad un ictus. È sepolto nel cimitero di Mount Pleasant, a Toronto.

L'attività pianistica[modifica | modifica sorgente]

Gould è noto per la sua viva immaginazione musicale e gli ascoltatori hanno sempre considerato le sue interpretazioni come qualcosa di eccezionale.

La sua interpretazione è stata caratterizzata da una grande chiarezza e cristallinità, con una maniacale pulizia delle note, in particolare nei passaggi di contrappunto. Gould visse in un momento in cui predominava un approccio che enfatizzava la grandiosità e in un certo senso la pesantezza delle esecuzioni di Bach, fatto che risaliva addirittura al XIX secolo, ma ancora ben presente sulla scena musicale. Ecco perché, in confronto, molti ascoltatori trovarono l'approccio di Gould come molto più leggero e gradevole, perfino rivelatorio. Lo stile di Gould ha influenzato gran parte dei successivi interpreti di Bach, ad esempio in modo considerevole András Schiff[senza fonte].

Gould aveva una tecnica formidabile che gli permetteva la scelta di tempi molto veloci, pur mantenendo le singole note chiare e fra loro ben distinte, caratteristica peculiare del suo stile. Faceva parte della sua tecnica assumere una posizione estremamente bassa rispetto allo strumento. Come evidenzia Charles Rosen, questa postura non è assolutamente indicata per chi volesse suonare alla maniera dei pianisti romantici del secolo precedente, che richiedevano in alcuni passaggi dei fortissimi molto accentuati - una posizione più alta rispetto alla tastiera permette l'applicazione di una maggiore forza da parte dell'esecutore - , cosicché Gould a volte dovette falsare certi effetti nelle sue registrazioni del romantico Liszt con il ricorso all'overdubbing (sovrapposizione delle tracce audio)[2]. Lo stile di Gould si prestò particolarmente all'interpretazione di musica scritta in origine per il clavicembalo (come quella di J.S. Bach) raggiungendo comunque risultati straordinari anche nella musica originariamente scritta per pianoforte.

Gould e il pianoforte[modifica | modifica sorgente]

Gould[3] ricercava un'esecuzione priva di sforzo, agile e ben articolata anche nei passaggi più rapidi; per molti versi affine a quella ottenibile sulla tastiera di un clavicembalo che è intrinsecamente più leggera e veloce di quella del piano.

I suoi principali obiettivi musicali erano la chiarezza del fraseggio, l'evidenza delle voci nel contrappunto e l'espressività del timbro. Le sue inusitate scelte di stile e di repertorio lo indussero sempre a ricercare, in maniera persino ossessiva, pianoforti dalla meccanica rapida e scattante, e con un suono che rispondesse il più possibile alle sfumature del suo tocco.

In questo era assecondato dai suoi accordatori e tecnici di fiducia, tra i quali Verne Edquist, ai quali chiedeva insistentemente di intervenire sulla meccanica dei pianoforti in maniera da esaltarne all'estremo la rapidità di risposta e la varietà timbrica, anche al costo di sacrificare altre qualità dello strumento, come ad esempio la potenza e la gamma dinamica.

Queste ultime caratteristiche erano invece assai care ai tipici pianisti concertisti a lui contemporanei, i quali avevano la necessità di eseguire in grandi sale da concerto, (e non nell'intimità della sala da registrazione, che gradualmente diventò sempre più l'ambiente di riferimento per Glenn Gould) repertori ampiamente dedicati alle opere dei romantici (tra cui Beethoven, Chopin, e soprattutto Liszt): brani generalmente assai più percussivi ed energici rispetto ai generi che Gould prediligeva.

Il rapporto con la Steinway & Sons[modifica | modifica sorgente]

Il suo punto di vista peculiare e controcorrente gli causò profondi e costanti contrasti con la Steinway, casa costruttrice tra le più blasonate, alla quale era legato contrattualmente sin dagli inizi della carriera. La Steinway vantava come punti di forza dei propri strumenti esattamente le caratteristiche che Gould meno apprezzava: la brillantezza degli acuti, la potenza dei bassi, la robusta "voce" che consentiva ai solisti di riempire le grandi sale da concerto. Gould pertanto si dichiarava sistematicamente insoddisfatto degli strumenti da concerto che gli venivano proposti, e dal canto loro i tecnici specializzati della Steinway trovavano le contestazioni di Gould abbastanza incomprensibili, frutto fondamentalmente della sua eccentricità. Steinway garantiva a Gould, come agli altri "artisti Steinway", notevolissimi vantaggi: tra cui pianoforti da concerto in comodato d'uso e un'assistenza meticolosa e puntuale, a patto che non utilizzasse strumenti di altri costruttori: uno status di grande privilegio, al quale i pianisti (Gould incluso) difficilmente rinunciavano, nonostante le occasionali disavventure. Né Gould poteva sperare, abbandonando la Steinway, che era pur sempre una casa costruttrice di primissimo livello, di trovare altrove lo strumento che cercava: i timidi e segretissimi tentativi di contatto con altri costruttori si erano sempre rivelati vani. Dal canto suo la Steinway era fortemente intenzionata a tenersi stretto il pianista canadese più noto e talentuoso, benché fosse sovente tanto eccentrico ed esigente da risultare insostenibile. Pur nell'alternanza di momenti di pacifica collaborazione e altri di mutua insopportazione, questo tormentato rapporto si protrasse fino agli ultimi anni della vita dell'artista (che però utilizzò per alcune delle sue ultime incisioni, tra cui la seconda incisione delle Variazioni Goldberg, uno Yamaha).

Lo Steinway CD 318[modifica | modifica sorgente]

Tra i suoi strumenti prediletti va ricordato l'amato Steinway CD 318, incontrato per caso e poi lungamente perfezionato da Edquist, che incarnava il suo strumento ideale; contro l'opinione avversa di tutti i tecnici da concerto della Steinway, che lo consideravano unanimemente un piano vecchio e malandato e sicuramente non all'altezza degli strumenti di punta della casa, che invece Gould detestava.

Il CD 318 è stato il pianoforte degli anni più fertili della carriera di Gould.

Questo strumento rimase gravemente danneggiato durante un trasporto, di ritorno da Cleveland dove era stato spedito in previsione di un concerto (da Gould annullato in extremis).

Curiosa coincidenza, proprio un viaggio a Cleveland, e un incidente analogo, erano stati fatali per un altro Steinway modello CD che era stato caro a Gould prima di incontrare il 318. È possibile che proprio questo precedente sinistro avesse indotto Gould, incline a comportamenti superstiziosi, ad annullare il concerto; va comunque detto che annullare i concerti era diventato via via sempre più consueto per Gould, nel suo progressivo distacco dal mondo delle esecuzioni dal vivo.

Solo dopo anni di restauri e di tentativi, solo in parte fruttuosi, per riportarlo allo stato di grazia a cui lo avevano condotto i precedenti anni di affinamento, Gould si arrese alla necessità di utilizzare per le incisioni uno strumento diverso. Nonostante il danneggiamento Gould aveva comunque continuato ad incidere sul 318 (ad esempio, le Suites Inglesi di Bach sono registrate sul 318 restaurato), per il quale non riusciva ad individuare nessun possibile sostituto. Quando terminò il contratto di comodato con la Steinway, Gould riscattò il CD 318 per evitargli la rottamazione a cui era certamente destinato.

Attualmente il pianoforte è esposto in una sala dedicata a Gould alla "National Library of Canada" di Ottawa, insieme alla altrettanto famosa sedia pigmea.

Le incisioni[modifica | modifica sorgente]

Gould fece la prima registrazione ufficiale per la CBS nel 1955. Egli aveva scelto di registrare le Variazioni Goldberg di Johann Sebastian Bach. Il manager della sezione "musica classica" della Columbia, David Oppenheim, era inizialmente perplesso su questa scelta dal momento che si trattava di letteratura colta e ricercata. Le Goldberg erano state infatti registrate al clavicembalo da Wanda Landowska nel 1933 e nel 1946 rispettivamente per la His Master's Voice britannica e per la RCA Victor ed erano state un piccolo bestseller del momento, tanto che la registrazione che ne aveva fatto al pianoforte Claudio Arrau nel 1942 per la RCA venne bloccata dalla stessa etichetta discografica per non compromettere l'edizione della Landowska (l'edizione Arrau uscirà poi in CD nel 1988). E tuttavia le precedenti incisioni della Landowska avevano pesantemente contribuito a saturare un target comunque di nicchia. Da qui le perplessità di Oppenheim.

Le Variazioni furono composte per un clavicembalo a doppia tastiera, pertanto le difficoltà esecutive erano assai amplificate sul piano, a causa della meccanica più pesante e impegnativa e dei funambolici passaggi con le mani incrociate o sovrapposte resi necessari dalla tastiera unica. In realtà, per Gould, era un pezzo con cui veniva associato strettamente, tanto che esiste una registrazione mono del 1954, recentemente ripubblicata e Gould suonava le Goldberg in tutto o in parte in molti dei suoi concerti. Forse un segno del destino, tanto che una delle sue ultime registrazioni è stata di nuovo quest'opera bachiana, uno dei pochi pezzi che Gould abbia registrato due volte in studio. Entrambe le registrazioni sono state acclamate dalla critica, anche se (o forse proprio perché) molto diverse l'una dall'altra: la prima altamente energica e spesso con tempi frenetici, la seconda più lenta e più introspettiva.

Gould registrò molte altre opere di Bach per strumenti a tasti, tra cui il Clavicembalo ben temperato in versione completa e i concerti per clavicembalo. La sua unica registrazione all'organo consiste in circa metà de L'arte della fuga.

Gould ha inciso anche brani per pianoforte di altri importanti compositori, sebbene sia stato molto critico su alcuni, tra cui Mozart. Era orgoglioso di alcune parti meno conosciute del suo repertorio, come le prime musiche per strumenti a tastiera di Orlando Gibbons, ha inoltre registrato delle esecuzioni molto apprezzate dalla critica, di brani altrimenti poco conosciuti come quelli di Jean Sibelius, Richard Strauss e Paul Hindemith. Notevole è anche la registrazione dell'opera completa per pianoforte di Arnold Schoenberg.

Un'incisione di Gould del Preludio e Fuga in Do, n. 1 dal primo libro del Clavicembalo ben temperato è stata indicata dal comitato presieduto da Carl Sagan presso la NASA come una delle più grandi conquiste dell'umanità. La registrazione si trova sul Voyager Golden Record, un disco di rame placcato d'oro di 30 cm (12 pollici) contenente suoni e immagini scelti per descrivere la varietà di vita e cultura sulla Terra. Il disco è stato collocato sulla navicella Voyager 1, che ora sta procedendo nello spazio interstellare ed è l'oggetto prodotto dall'uomo più distante dalla Terra.

Gould l'eccentrico[modifica | modifica sorgente]

Glenn Gould spesso canticchiava mentre suonava, e i suoi tecnici del suono non sempre sono riusciti con successo ad escludere la voce dalle sue incisioni. Gould affermava che il suo canto era qualcosa di involontario, e che cresceva proporzionalmente all'incapacità del pianoforte di realizzare la musica esattamente come egli la intendeva.

La replica ufficiale della sedia di Glenn Gould
La sedia presentata a Parigi 2007

Gould era anche noto per i suoi particolari movimenti del corpo mentre suonava e per la sua insistenza nel seguire una precisa routine. Suonava nei concerti sempre e solo seduto sulla sedia pieghevole, con le gambe regolabili singolarmente, che suo padre, Bert Gould, aveva fatto costruire, e continuò ad utilizzarla anche quando questa era quasi completamente consumata[4]. La sua sedia è così strettamente identificata con la sua figura, da essere in mostra in un posto d'onore in una teca di vetro nella Biblioteca Nazionale del Canada. Lui stesso dichiarò in un famoso video che la sedia gli era "molto più vicina della stessa musica di Bach". L'importanza di questo oggetto è dimostrata anche dal fatto che il fondo canadese detentore dei diritti legati alle opere di Glenn Gould ha individuato solo nel 2006 la società a cui affidare la sua riproduzione ufficiale.

Gould ha affermato: "Mozart è morto troppo tardi". Mozart, morto a 35 anni, dopo i 25 fece un viaggio in Italia, e fu condizionato, negativamente secondo Gould, dal melodramma italiano.[5]. In realtà Mozart viaggiò per l'Italia e scrisse opere italiane dall'età di 13 anni (1769). Più aspra la critica a Schumann, di cui dice: "non aveva competenza come pianista e se non fosse stato per quella sua scaltra mogliettina che si impegnò ad eseguire tutte quelle sue mediocri composizioni, noi neanche sapremmo della sua esistenza"[5].

Al compositore Oskar Morawetz, che obiettò sull'interpretazione di Gould della sua Fantasia in re minore, Gould disse: "Mi sembra, da come parli, che tu non capisca la tua musica".[5].

Lo psichiatra Peter Oswald avanzò l'ipotesi che Gould soffrisse della sindrome di Asperger prima che questa fosse inclusa nel DSM, il principale manuale diagnostico per i disturbi mentali.[6] Tesi ripresa ed esposta dal musicologo Timothy Maloney. Molte persone con la sindrome di Asperger posseggono abilità straordinarie in alcuni campi.

Composizioni originali[modifica | modifica sorgente]

La sua produzione, pur molto ristretta, comprende brani di notevole spessore come il Quartetto per archi op. 1 e l'umoristico So You Want to Write a Fugue? per quattro voci SATB e quartetto d'archi, una scanzonata esortazione a se stesso a cimentarsi con una fuga - il brano in questione - ponendo l'attenzione sui tranelli e le difficoltà che questo procedimento comporta. Curò inoltre alcune trascrizioni da Richard Wagner.

Tali trascrizioni comprendono il Preludio del I° atto de I maestri cantori di Norimberga, brani tratti da Il crepuscolo degli dei fra i quali Alba e viaggio di Sigfrido sul Reno, ed infine l'Idillio di Sigfrido, di cui ha anche diretto la versione originale per tredici strumenti.

I documentari radiofonici[modifica | modifica sorgente]

Meno note, ma comunque apprezzate dalla critica, sono le registrazioni di Gould per i documentari radiofonici. Di notevole interesse è la sua Solitude Trilogy (Trilogia della solitudine), che è composta da The Idea of North (L'idea del Nord), una meditazione sul Nord e sulla sua gente; The Latecomers (I ritardatari), su Terranova; e The Quiet in the Land (Il riposo in campagna), sulla comunità dei Mennoniti a Manitoba. Tutti e tre utilizzano un tecnica che Gould chiamò "radio a contrappunto", per cui molte persone si sentono parlare insieme nello stesso momento. Secondo il suo co-produttore Lorne Tulk, egli dapprima aveva utilizzato questa tecnica solo per un'evenienza, dal momento che si era accorto che aveva materiale in eccesso per quattordici minuti per L'idea del Nord. È questa tecnica, combinata con la sua straordinaria abilità nella revisione e nel montaggio musicale e nell'uso delle tecniche di registrazione anche delle conversazioni ordinarie a rendere unici i suoi documentari, anche considerando l'epoca nella quale sono stati realizzati, quando non esistevano certe tecniche di elaborazione digitale dei suoni.

Gould il saggista[modifica | modifica sorgente]

Essenziale per la comprensione delle scelte estetiche del pianista, la sua attività di saggista spazia dalla musica rinascimentale (Orlando Gibbons è il suo autore preferito, a quanto afferma nell'articolo Glenn Gould interviews himself about Beethoven) a quella contemporanea (John Cage). La sua penna intelligente e provocatoria ha scritto su riviste, copertine di dischi e programmi di sala, sempre gettando una nuova e personalissima luce sui grandi compositori e le loro opere. Discutibili fin che si vuole, a questi saggi brevi non manca mai la fiamma dell'idea, dell'ironia, addirittura del divertimento. Famose sono le interviste a sé stesso, che hanno dato spunto anche ad uno dei "piccoli film" citati più sotto. Molti di questi scritti, tra cui il citato Glenn Gould interviews himself about Beethoven, sono raccolti, in Italia, nel volume L'ala del turbine intelligente, edito da Adelphi.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Glenn Gould ha ricevuto molte onorificenze durante la vita e anche dopo la morte. In occasione dell'uscita della prima incisione per la CBS, nel 1955, la stampa d'oltreoceano scriveva già di un fenomeno Gould: non è un caso se le Variazioni Goldberg, capolavoro di Bach semisconosciuto ai più fino a quel momento, sia balzato in testa alle classifiche delle vendite, superando una delle hit di Louis Armstrong. La rivista New Yorker scrisse di lui: "un Marlon Brando del pianoforte". Nel 1983, è stato incluso nella Canadian Music Hall of Fame. Nel 1983 lo scrittore austriaco Thomas Bernhard ha scritto un libro di finzione basato sul personaggio Gould[7], nel quale il pianista canadese è oggetto di ammirazione e di ossessione da parte di un suo collega non altrettanto grande. Nel 1993 è stato il soggetto di un film premiato dalla critica, Trentadue piccoli film su Glenn Gould (Thirty Two Short Films About Glenn Gould) di François Girard.

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Oltre a Trentadue piccoli film su Glenn Gould, la musica incisa da Gould è stata utilizzata per la colonna sonora, o almeno una parte di essa, in molti film, realizzati sia durante la sua vita, sia dopo la sua morte.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Piero Rattalino, Glenn Gould, il bagatto, Varese 2006, p. 6.
  2. ^ Il commento di Charles Rosen sulla sovrapposizione di tracce durante la registrazione di Liszt è nel primo capitolo di Piano Notes. Il pianista e il suo mondo, Torino 2008.
  3. ^ Kathie Hafner, Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto, Torino 2009
  4. ^ Fotografia della sedia, da P-ART JOURNAL.
  5. ^ a b c Piero Rattalino, Glenn Gould, il bagatto, p. 4.
  6. ^ Timothy Maloney, Glenn Gould, Autistic Savant, in Sounding Off: Theorizing Disability in Music, pubblicato da Neil Lerner & Joseph Straus (New York: Routledge, 2006, pp. 121-135 (cap. 9).
  7. ^ Il soccombente, Adelphi, Milano 1999.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Glenn Gould, L’ala del turbine intelligente: scritti sulla musica, a cura di Tim Page, trad. Anna Bassan Levi, presentazione di Mario Bortolotto, Adelphi, Milano 1988 ISBN 978-88-459-0969-6
  • Glenn Gould, No, non sono un eccentrico, interviste e montaggio a cura di Bruno Monsaingeon, trad. Carlo Boschi, prefazione di Enzo Restagno, EDT, Torino 1989 ISBN 88-7063-050-1
  • Glenn Gould, La serie Schönberg, a cura di Ghyslaine Guertin, trad. Elisabetta Stefanini e Antonia Tessitore, Rosellina Archinto Editore, Milano 2003 ISBN 978-88-7768-313-7
  • Glenn Gould, L’emozione del suono. Lettere 1956-1982, a cura di John P. L. Roberts e Ghyslaine Guertin, trad. Luciana Coppini, Rosellina Archinto editore, Milano 2006 ISBN 978-88-7768-196-6
  • Jonathan Cott, Conversazioni con Glenn Gould, trad. Marco Gioannini, Ubulibri, Milano 1989; EDT, Torino 2009 ISBN 978-88-6040-522-7
  • (EN) Tim Page (a cura di), The Glenn Gould Reader, Faber and Faber, London 1987 ISBN 0-679-73135-0
  • (EN) Otto Friedrich, Glenn Gould: A Life and Variations, Vintage, 1990 ISBN 0-679-73207-1
  • (DE) Jens Hagestedt, Wie spelt Glenn Gould? : zu einer Theorie der Interpretation, a cura di Matthias Fischer, Kirchheim, München 1991 ISBN 3-87410-041-3
  • (EN) Geoffrey Payzant, Glenn Gould Music and Mind, Key Porter, 1992 ISBN 1-55013-439-6
  • (EN) Jack Carroll, Glenn Gould: some portraits of the artist as a young man, Stoddart, 1995 ISBN 0-7737-2904-6
  • (EN) Kevin Bazzana, Glenn Gould, the Performer in the Work. Study in Performance Practice, Clarendon Press, Oxford 1997 ISBN 0-19-816656-7
  • Kevin Bazzana, Mirabilmente singolare, racconto della vita di Glenn Gould, trad. Silvia Nono, Edizioni e/o, Roma 2004 ISBN 88-7641-614-5
  • Carmelo Di Gennaro, "Glenn Gould. L'immaginazione al pianoforte", LIM, Lucca 1999 ISBN 88-7096-270-9
  • (EN) Peter Ostwald, Glenn Gould: the Ecstasy and Tragedy of Genius, Norton, New York 1997 ISBN 0-393-04077-1
  • (EN) Andrew Kazdin, Glenn Gould at Work. Creative Lying, Dutton Adult, 1989 ISBN 978-0-525-24817-0
  • (EN) Nancy Canning (a cura di), A Glenn Gould Catalog, Greenwood Press, Westport 1992 ISBN 0-313-27412-6
  • (EN) Descriptive Catalogue of the Glenn Gould Papers, 2 voll., National Library of Canada, Ottawa 1992 ISBN 0-660-57327-X
  • Charles Rosen, Piano Notes. Il pianista e il suo mondo, EDT, Torino 2008 ISBN 978-88-6040-392-6
  • Thomas Bernhard, Il soccombente (Der Untergeher, 1983), trad. Renata Colorni, Adelphi, Milano 1987 ISBN 88-459-0638-8
  • Michel Schneider Glenn Gould: piano solo, trad. Sergio Toffetti, Einaudi, Torino 1989 ISBN 88-06-12309-2
  • Piero Rattalino, Glenn Gould. Il Bagatto, con discografia a cura di S. Biosa, Zecchini Editore, Varese 2006 ISBN 88-87203-42-3
  • Chiara Mangiarotti, Celine Menghi, Martin Egge, Invenzioni nella psicosi: Unica Zurn, Vaslav Nijinsky, Glenn Gould, Quodlibet, Macerata 2008 ISBN 978-88-7462-225-2
  • Katie Hafner Glenn Gould e la ricerca del pianoforte perfetto, trad. Alberto Fiabane, Fulvia Tassini e Pietro Schenone, Einaudi, Torino 2009 9788806197490
  • Marco Gatto, "Glenn Gould: il suono materiale. Per un'estetica della resistenza", Ancona, Cattedrale, 2009 ISBN 978-88-95449-79-1
  • Matteo Pagliari, "Invenzione a due voci. Una conversazione con Glenn Gould", Bologna, Albisani Editore, 2012 ISBN 978-88-95803-16-6

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