Concerto per pianoforte e orchestra n. 1 (Brahms)
| Concerto per pianoforte e orchestra no.1 | |
|---|---|
| Compositore | Johannes Brahms |
| Tonalità | re minore |
| Tipo di composizione | concerto |
| Numero d'opera | 15 |
| Epoca di composizione | 1854-58 |
| Organico |
Pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti in B, 4 corni (1 - 2 in D, 3 - 4 in B), 2 trombe in D, timpani in D - A e archi |
| Movimenti | |
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3 |
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Concerto no.1 in re minore per pianoforte e orchestra op.15 (1854-58) - Opera giovanile, composta da un musicista non ancora venticinquenne, questo concerto va considerato peraltro come uno dei più significativi che siano stati scritti dopo quelli di Beethoven. la grandiosità dell'impianto e l'impegno costruttivo postovi dal musicista spiegano bene come alle prime esecuzioni esso sia stato accolto dal pubblico piuttosto freddanente (e anzi, a Lipsia andò incontro a un clamoroso fiasco).
Analisi del Concerto [modifica]
I - Maestoso
In 6/4 gli conferisce un carattere solenne e drammatico, arricchito da toni di contenuta emozione espressiva. Il primo tema è dei più incisivi che Brahms abbia concepito, mentre il pianoforte espone a sua volta due temi quasi appassionati, che nello sviluppo entrano in contrasto col tema iniziale dando luogo ad episodi di grandiosa drammaticità.
II - Adagio
In questo Brahms mantiene lo stesso tempo in 6/4 del primo, è tipico per la scrittura pianistica ad accordi pieni, instancabile nell'empio melodico: anche questo un brano che non sfigura di fronte al precedente, e dove il pianoforte colloquia romanticamente con un'orchestra rarefatta ma sempre presente con una sua decisiva funzione costruttiva.
III - Rondò
Questo tema finale è esposto dal solo pianoforte: vi si denota subito la derivazione da certe danze popolari tedesche e ungheresi, nel sincopato dell'attacco, nei ritmi puntali, nell'ascesa baldanzosa della melodia. Questo brano è costruito con mano maestra, e alterna con piacevole equilibrio i temi principali, concludendosi in una sonorità festante di re maggiore e dando all'esecutore l'agio di mettere in bella mostra le qualità più scintillanti della sua tecnica.
Fonti [modifica]
- Giacomo Manzoni, Guida all'ascolto della musica sinfonica, Edizione Universale Economica Feltrinelli, 1980.
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