The New Yorker

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
(Reindirizzamento da New Yorker)
The New Yorker
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Lingua inglese
Periodicità settimanale
Formato magazine
Fondazione 1925
Editore Condé Nast Publications
Sito web http://www.newyorker.com/
 

The New Yorker è un importante periodico statunitense nato nel 1925 che pubblica reportage, commenti sociali e politici, critica, saggi, narrativa, satira, vignette e poesia, edito dalla Condé Nast Publications. Nato come settimanale alla metà degli anni venti, la rivista esce adesso quarantasette volte l'anno, con cinque dei suoi numeri a coprire un arco di due settimane.

Nonostante le recensioni e le notizie si concentrino spesso sulla vita culturale di New York City, The New Yorker ha un ampio pubblico al di fuori della metropoli americana. È ben noto per i suoi commentari sulla cultura popolare e su eventi, figure e bizzarrie tipiche degli Stati Uniti; la sua attenzione alla narrativa contemporanea si manifesta nell'inclusione di racconti e recensioni librarie; è rispettata la sua politica di rigorosa verifica delle notizie e la cura editoriale; sono apprezzati gli articoli giornalistici su temi sociali e di politica estera; sono anche famose le sue vignette sparse nelle pagine di ciascun numero.

Importanza[modifica | modifica wikitesto]

Particolarmente importante è il ruolo svolto negli ultimi decenni per lo sviluppo della letteratura contemporanea. Sulle sue pagine infatti hanno trovato spazio alcuni dei maggiori scrittori americani contemporanei, come Philip Roth e J.D. Salinger, che con i racconti pubblicati sulle colonne del The New Yorker sono riusciti a farsi conoscere ed amare dal grande pubblico. Altri autori di rilievo che sono stati ospitati dalla rivista sono Ann Beattie, John Cheever, Roald Dahl, Sergei Dovlatov, Alice Munro, Haruki Murakami, Vladimir Nabokov, John O'Hara, Irwin Shaw, George Steiner, John Updike, Eudora Welty, E. B. White and Richard Yates.

The New Yorker è stato ed è anche importante per le illustrazioni: molti prestigiosi disegnatori americani hanno lavorato per la rivista, tra cui Peter Arno, Charles Barsotti, George Booth, Roz Chast, Sam Cobean, Helen E. Hokinson, Ed Koren, Mary Petty, George Price, Charles Saxon, David Snell, Otto Soglow, Art Spiegelman, Saul Steinberg, William Steig, Richard Taylor, Barney Tobey, James Thurber, Richard Decker e Gahan Wilson. Ma, ad esempio, anche l'italiano Fortunato Depero realizzò copertine per il New Yorker alla fine degli anni venti. Più recentemente il celebre disegnatore e illustratore italiano Lorenzo Mattotti ha realizzato diverse tavole per la rivista.

Dal 1956 Charles Addams pubblica le sue vignette sul periodico. Nel 1964 tali vignette verranno trasposte in telefilm, dando così inizio alla celebre serie televisiva La famiglia Addams.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I musicisti Ani DiFranco, RZA e Steve Albini durante un incontro organizzato dal New Yorker.

Il primo numero di The New Yorker fu pubblicato il 21 febbraio del 1925 dal suo fondatore, Harold Ross, ex direttore della testata delle Forze Armate Stars and Stripes e collaboratore del famoso periodico umoristico americano, il Judge, e da sua moglie Jane Grant, una reporter del New York Times. I due diedero vita ad una società con l’imprenditore Raoul H. Fleischman, la F-R Publishing Company, con una sede sulla 45esima strada di Manhattan.

Punto di orgoglio e di forza del The New Yorker fu fin dagli inizi il suo taglio cosmopolita e sofisticato, così come precisato fin dalla prima uscita: «It has announced that is not edit for the old lady in Dubuque». Questa connotazione umoristica resterà sempre il tratto predominante del giornale e tuttavia si andò affermando velocemente la sua reputazione di giornale culturale, luogo privilegiato di incontro fra scrittori affermati come Nabokov, Roth e Salinger, che vi pubblicarono alcuni dei loro racconti brevi, e giornalisti importanti, fra cui si ricorda in particolare la storica edizione interamente dedicata al saggio Hiroshima di John Hersey che occupò un intero numero all'indomani della fine della Seconda guerra mondiale.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]