Art Spiegelman

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Art Spiegelman nel 2007

Art Spiegelman (Stoccolma, 15 febbraio 1948) è un fumettista statunitense.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Spiegelman è stato uno dei fondatori della rivista di fumetti e grafica Raw, ed è tra gli artisti che hanno compilato e illustrato graficamente i lemmi del Futuro dizionario d'America (The Future Dictionary of America, pubblicato da McSweeney's nel 2005).

Ha pubblicato svariati lavori su riviste statunitensi come New York Times, Village Voice e The New Yorker. Di quest'ultimo tra il 1993 e il 2002 è stato anche art director e copertinista.

« ...sorprende la ‘tigna’ che lo porta a toccare nervi continuamente scoperti e a bruciare sempiterne code di paglia. Spiegelman non è artista facile e accomodante; le sue tavole non offrono vie di fuga rassicuranti. Non c’è mai una captatio benevolentiae che faccia tirar sospiri di sollievo al lettore. Con lui le copertine del "New Yorker" non si offrono come una pausa distensiva, un riposo dell’occhio nel caos visuale delle edicole, ma come un ben assestato pugno nello stomaco.[1] »

In Italia le sue storie sono pubblicate dal settimanale Internazionale.

Nel 1982 ha ricevuto il Premio Yellow Kid a Lucca comics.

Attualmente insegna alla School of Visual Arts di New York.

Maus[modifica | modifica sorgente]

Maus, 1973

Art Spiegelman deve la sua fama principalmente ad un'unica opera, Maus, un romanzo grafico (auto)biografico pubblicato tra il 1973 ed il 1991, dove si narra la storia del padre, Vladek Spiegelman, un ebreo polacco sopravvissuto alla Shoah.

Maus usa la forma di fumetto allegorico (i nazisti sono gatti, gli ebrei topi, gli americani cani, i polacchi maiali, i francesi rane, i russi orsi e gli svedesi renne) per dare corpo all'essenza della narrazione spogliandola degli elementi di identificazione e lasciando l'essenza della dimensione tragica. Di questo romanzo - che nel 1992 gli ha fruttato uno speciale premio Pulitzer - Umberto Eco ha detto: «Maus è una storia splendida; ti prende e non ti lascia più».

Luigi Monti in un saggio apparso sulla rivista Hamelin (n. 8, ottobre 2003) ebbe a scrivere che

« … l’idea stessa di rappresentare la Shoah è stata messa in dubbio dall’ineludibile domanda di Adorno: è possibile far poesia dopo Auschwitz? (...) E se "Maus", in relazione alla Shoah, rappresentasse la definitiva possibilità di riconciliazione tra estetica e etica, tra ricerca del bello e ricerca del vero? »

Fra le tante dichiarazioni e interviste rilasciate ai giornali merita una particolare attenzione una dichiarazione fatta al quotidiano Diario (uscito il 29 settembre 2001) riguardo al film di Roberto Benigni vincitore di 3 premi Oscar La vita è bella:

« Benigni è pericoloso ne "La vita è bella" perché riprende la storia reale per trasformarla in fantasia. Usa la forma della metafora per dire che Auschwitz non è Auschwitz, ma solo un sinonimo di un brutto periodo: è terribile, è una vergogna. Sembra che alla fine l'unica cosa importante sia prendere i brutti periodi con ironia. Anche Maus usa la metafora, ma per aiutare a capire una storia precisa, circostanziata, e poi è una metafora che sfuma nella drammaticità del racconto. »

L'Ombra delle Torri[modifica | modifica sorgente]

I disegni de L'Ombra delle Torri[2] [3]nascono dall’urgenza di raccontare, di riflettere, sull’11 settembre, su quello che la gente ha visto, su quello che la gente ha immaginato, su quello che la gente ha rimosso, sull’uso che il governo di George W. Bush ha fatto di quella tragedia.

« Un bisogno e un’urgenza insopprimibili per Spiegelman che raccoglie, nelle grandi tavole del volume, pezzi di vita sparsi, dal terrore, quasi incredulità per l’attentato, allo stupore, all’angoscia per la sorte della figlia, in quel momento in una scuola di Soho proprio sotto le torri che stanno bruciando. E poi l’ansia di non capire fino in fondo e quella di vedere quanto il senso della tragedia possa venir piegato e distorto in modo strumentale. Sono sensazioni e immagini sparse, frammenti, che ricostruiscono un percorso verbale difficile e quasi contorto (ma quando mai sono stati semplici i percorsi verbali di Art?), che attende, se non una pacificazione completa (che non può esserci), quanto meno il riposo confortante dell’assuefazione.[4] »

Little Lit[modifica | modifica sorgente]

Insieme a Francoise Mouly, art director del The New Yorker, Spiegelman ha pubblicato tre volumi di una serie di racconti illustrati per bambini Little Lit (2000-2003)[5], scritti e illustrati da famosi scrittori, cartoonist e fumettisti. Tra questi possiamo ricordare Paul Auster, Neil Gaiman, Joost Swarte, Lorenzo Mattotti, J. Otto Seibold... In Italia i volumi sono stati pubblicati da Mondadori.

Inoltre sta lavorando ad un'opera di carattere teatrale, Drawn to death [6] (un gioco di parole in inglese sul doppio significato di drawn, "disegnato" e "trascinato" fino alla morte), che andrà in scena nell'ottobre 2014.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Breakdowns, 1978.
  • Maus, Milano, Rizzoli, 1989.
  • Baci da New York, Milano, Nuages Edizioni, 2002.
  • L'ombra delle torri, Torino, Einaudi, 2004.

Premi[modifica | modifica sorgente]

Nel 2011 vince il Grand Prix de la ville d'Angoulême.[7]

Interviste[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Andrea Rauch, Baci da New York, in: Il mondo come Design e Rappresentazione, Firenze, Usher Arte, 2009
  2. ^ Art Spiegelman, L'Ombra delle Torri, Torino, Einaudi, 2004
  3. ^ http://www.aiga.org/art-spiegelman-the-sky-is-falling/
  4. ^ Andrea Rauch, "Art Spiegelman, Uso di memoria" in: "Il mondo come Design e Rappresentazione", Firenze, Usher Arte, 2009
  5. ^ http://en.wikipedia.org/wiki/Little_Lit
  6. ^ http://www.phillipjohnston.com/drawn.htm
  7. ^ (EN) Myriam Chaplain-Riou, US comic artist Spiegelman wins French prize in Agence France-Presse, 30 gennaio 2011. URL consultato il 20 settembre 2012.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 96596029 LCCN: n/85/210380