Fumetto alternativo

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Quella di fumetto alternativo è una delle etichette che sono state date a quelle serie di fumetti che si diffusero a partire dai primi anni sessanta ed erano caratterizzate dall'ideale che gli artisti dovessero potersi esprimere liberamente e sperimentare. Per questo motivo i fumetti erano spesso autoprodotti dagli artisti stessi, che non dovevano quindi essere soggetti a rigide linee guida, pressioni, vincoli o censure, come poteva accadere invece a chi lavorava per gli editori dei "fumetti mainstream", come ad esempio la Marvel negli USA o la Sergio Bonelli in Italia.

Storicamente, anche in ragione delle aspirazioni quasi anarchiche - libertà dalle pastoie imposte da censura e strategie di mercato dei grandi editori, possibilità di affrontare argomenti e caratterizzazione dei personaggi considerate tabù, sperimentazione di trame al di fuori degli archetipi visitati dalla produzione mainstream - che ne sono alla base e dell'epoca in hanno iniziato a comparire - gli anni sessanta, i fumetti alternativi si sono contraddistinti per impostazioni ideologiche tendenzialmente di sinistra quando non apertamente anarchiche. Sarebbe però un errore dedurne che tale caratteristica, comune a molti progetti cui si può assegnare l'etichetta di fumetto alternativo, sia un elemento fondante della definizione.

Un esempio tutto in negativo (anche ideologicamente, essendo un prodotto razzista, omofobo e xenofobo) di fumetto alternativo è Kill Killer, miniserie italiana del 1999 che è considerata tra le peggiori opere a fumetti di sempre, autoprodotta, autodistribuita e autocorretta da un singolo autore.

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