DC Comics

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DC Comics
Logo
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Tipo Consociata
Fondazione 1934 (come National Allied Publications)
Fondata da Malcom Wheeler Nicholson
Sede principale
Gruppo Warner Bros.
(Time Warner)
Persone chiave
Settore Editoriale
Prodotti
  • Fumetti seriali (o comics in originale)
  • Raccolte in edizione cartonata (Hardcover o HC)
  • Raccolte in edizione brossurata (Trade Paperbacks o TP)
  • Merchandising e action figures
Sito web www.dccomics.com/

DC Comics è una delle più importanti e attive case editrici di fumetti negli Stati Uniti d'America. Tra i suoi simboli ci sono personaggi che hanno fatto la storia del genere supereroistico e avventuroso, come Superman, Batman e Wonder Woman[1]. Attualmente è una divisione editoriale della DC Entertainmet (appartenente al gruppo Time Warner)[1], il cui scopo è quello di sviluppare le proprietà e i personaggi DC Comics a livello multimediale cioè film, serie televisive, prodotti di consumo, merchandising, home entertainment, videogiochi e prodotti digitali e interattivi[1]. La DC Entertainment (tramite i sui brands DC Comics, Vertigo e Mad) è il più grande editore al mondo di fumetti di lingua inglese[1].

Indice

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1934 nasceva la National Allied Publications, casa editrice di fumetti, fondata dal maggiore della cavalleria statunitense Malcom Wheeler Nicholson[2]. Nel febbraio dell'anno successivo esce la sua prima pubblicazione, New Fun. La sua prima grande innovazione risiede nel realizzare una pubblicazione a fumetti contenente del materiale inedito. Fino a quel periodo le riviste a fumetti contenevano in gran parte ristampe delle strisce pubblicate sui quotidiani (newspaper comic strips). Le dimensioni di questa prima pubblicazione sono quelle di un quotidiano e le pagine interne sono in bianco e nero[2]. Questo rende la rivista costosa per via della carta utilizzata per il formato e poco attraente per l'assenza del colore. La seconda serie pubblicata cambia formato e viene intitolata inizialmente New Comics per poi divenire More Fun Comics[3] e di fatto impone sul mercato le dimensioni (circa 17 centimetri di larghezza per 26 di altezza) oggi da tutti utilizzate nel mercato fumettistico internazionale, almeno per quel che riguarda i supereroi[4]. Il nuovo formato viene scelto principalmente per ridurre il quantitativo di carta per la stampa ma anche per renderlo più visibile e gestibile sugli espositori delle edicole. Dal novembre 1938 More Fun Comics prende il nome Adventure Comics, con il quale viene distribuita e pubblicata (anche se non continuatamente) fino al 2011[5].

Tecnicamente le due serie New Fun e New Comics non erano ancora pubblicazioni DC in quanto questa sigla non era stata ancora introdotta. La sua origine la si deve all'arrivo di nuovi soci in aiuto del fondatore-editore Nicholson, il quale alla fine del 1936 si trova in difficoltà economiche e non riesce a garantire i fondi necessari alla distribuzione. A questo punto subentrano Harry Donenfeld e Jack Liebowitz che fondano la Detective Comics Inc. (1937) la quale sovvenziona le due pubblicazioni. Inoltre sono coloro che prendono il ruolo di redattori e decidono di lanciare le serie Detective Comics (marzo 1937) e Action Comics (giugno 1938). Il nome ufficiale dell'editore diviene National Periodical Publications (o anche National Comics) ma a partire dal 1940 sulle serie pubblicate compare il logo DC che da metà degli anni settanta darà alla casa editrice il nome definitivo Dc Comics.

Con gli anni l'editore ingloba anche altri piccoli marchi e case editrici, come la gloriosa Fawcett Comics, casa di origine di Capitan Marvel, o la Quality Comics, casa di origine, tra gli altri, di Blue Beetle.

The Golden Age (1938-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Sulle pagine di Action Comics n.1 (giugno 1938) viene creato il primo supereroe della storia del fumetto: Superman. Si tratta di un difensore della giustizia che è in possesso di superpoteri grazie alla sua origine aliena. In questa creazione si mescolano elementi della letteratura Pulp e delle storie di fantascienza dell'epoca. Senza neanche prevederlo la National Allied Publications crea un'icona dell'immaginario collettivo del ventesimo secolo e mette le basi per la creazione di un genere che caratterizzerà l'editoria del fumetto fino ai primi anni cinquanta. In questo periodo si raggiungono anche i record assoluti di vendita per i supereroi e i fumetti in generale (è la Golden Age della storia dei fumetti)[6]. Nell'anno successivo si arriva all'ideazione dell'altro personaggio simbolo dell'editore e cioè Batman sul numero 27 di Detective Comics (maggio 1939).

All-American Publications[modifica | modifica wikitesto]

Altre case editrici seguono il successo portato dal genere supereroi e tra queste vi è la All-American Publications di Max Gaines. In poco tempo l'intraprendenza di questo editore porta alla creazione di personaggi storici quali Flash (Jay Garrick) - Atomo (Al Pratt) - Lanterna Verde (Alan Scott) - Wonder Woman. Le serie su cui vengono pubblicate le loro storie sono però distribuite dalla Detective Comics Inc. che nei primi anni quaranta è ancora principalmente un distributore. Avendo Max Gaines bisogno di fondi si rivolge al proprietario della Detective Comics: Harry Donenfeld. Questi accetta di aiutarlo alla condizione che Jack Liebowitz (suo socio e redattore alla National Comics) diventi partner della All-American Comics. Gaines accetta e le conseguenze sono una progressiva integrazione tra le due compagnie: la National Allied Publications e la All-American Publications. Di fatto entro il 1944 la fusione distributiva e direzionale è totale e tutte le serie prodotte dai due editori portano in copertina il logo di distribuzione DC. Le conseguenze sono un ampliamento del parco personaggi gestito dalla Detective Comics che ora può contare anche su altri supereroi quali Wonder Woman e Flash. Una delle scelte editoriali più vincenti di Max Gaines fu il lancio della serie All-Star Comics nel 1940. Sul numero 3 di tale serie debutta la Justice Society of America, il primo supergruppo della storia e di fatto il primo albo che vede l'incontro di personaggi di diverse case editrici. Nel gruppo troviamo supereoi quali Hourman I (Rex Tyler) - Sandman I (Wesley Dodds) della National Comics e Flash - Atomo - Lanterna Verde della All-American Publications. Questi supereroi e le storie narrate sulla serie costituiscono le fondamenta dell'Universo fumettistico della futura DC Comics.

I Fumetti entrano in guerra (1941-1945)[modifica | modifica wikitesto]

Lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale trascina gli USA nel conflitto dopo il raid aereo giapponese su Pearl Harbour il 7 dicembre 1941. L'impatto sull'industria del fumetto è incredibilmente positivo e le vendite dei comic books triplicano nell'arco dei quattro anni di impegno nel conflitto[7]. Questo nonostante il razionamento della carta e i molti autori e disegnatori arruolati e mandati al fronte. Tra questi è degno di nota Bert Christman, noto per il suo lavoro su Sandman (Wesley Dodds)[8] e morto in azione con il reparto denominato Flying Tigers[7]. Tra i più celebri a dover lasciare i fumetti per i campi di battaglia vi sono stati Joe Simon e Jack Kirby che poco prima di partire crearono Boy Commandos, tipico esempio di fumetto ambientato in zone di guerra e incentrato sull'eroismo dei soldati delle truppe alleate. La serie ebbe un successo enorme vendendo un milione di copie per numero[7]. Anche Jerry Siegel diede il suo contributo creando The Star Spangled Kid, una sorta di combattente mascherato con i simboli della bandiera americana. Debutta sulla storica serie Star Spangled Comics che darà anche i natali nel 1944 ad altre due celebri creazioni di Jack Kirby: Guardiano e Newsboy Legion. Come si può notare in questi fumetti ambientati in zone di guerra sono assenti eroi con superpoteri quali Superman, Wonder Woman o altri membri della Justice Society of America. Questo è reso necessario dal fatto che un supereroe come Superman potrebbe porre fine alla Guerra in un attimo e i fumetti si troverebbero immediatamente in un mondo pacifico e al di fuori del contesto storico. Per questo la DC opta per la creazione di un manufatto magico cioè La lancia del Destino in possesso di Adolf Hitler e che gli permette di neutralizzare i poteri dei supereroi nei territori occupati dalle Forze dell'Asse. Su tutti i fumetti della DC Comics si cerca allo stesso tempo di aiutare lo sforzo del Governo promuovendo l'acquisto di war bonds ed enfatizzando l'eroismo e il sacrificio dei soldati al fronte. Il fumetto diventa un potente veicolo propagandistico che viene abilmente usato per alimentare il sogno di vittoria delle democrazie occidentali e screditare-diffamare il nemico nazifascista o nipponico.

Il declino dei supereroi (1946-1951)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della Guerra le vendite di fumetti dei supereroi scesero drasticamente, insieme con le vendite globali dell'editoria a fumetti. Nella storia dei comics americani tale periodo viene indicato come la fine dell'epoca d'oro del fumetto, un evento che costringe la stessa DC a cambiare radicalmente la propria linea editoriale. Segno emblematico del tempo è la trasformazione della storica serie All-Star Comics (che vedeva protagonisti i membri della Justice Society of America) in All-Star Western con il n.58 (datato maggio-giugno 1951). Difatto si passa da una serie di supereroi ad un serie di genere western. Non si tratta di un caso isolato ma la crisi del genere colpisce tutte le serie dell'editore e anche dei suoi competitors. Basti pensare che la Timely Comics sospende le storie di Capitan America e ogni altra serie supereroistisca. Da questa prima implosione del mercato dei supereroi (quello trainante sin dal 1938) si salvano tre personaggi destinati a diventare icone: Superman le cui storie continuano sulla serie omonima, su Action Comics e su Adventure Comics (come Superboy), Batman sulla serie omonima e Detective Comics, e Wonder Woman. La DC riesce quindi a mantenere vivo un genere che sembra aver speso tutto a livello di mercato e interesse. Questa posizione gli permetterà di ricreare interesse intorno agli eroi mascherati e rilanciare l'intero settore alla fine degli anni cinquanta ponendo le basi della Silver Age.

Ma per sopravvivere al turbolento periodo che si snoda tra il 1945 e i primi anni sessanta non si può solo fare affidamento alle tre icone sopra citate, l'editore deve cercare di trovare nuovi lettori e nuovi spunti narrativi volgendo l'attenzione a diversi generi che spaziano dalla fantascienza al western, dall'horror alle storie romantiche.

Nuovi generi (1948-1956)[modifica | modifica wikitesto]

Il lento ma inesorabile declino di vendite porta la DC a puntare in maniera decisa su altri generi e alla guida di questa nuova impostazione editoriale troviamo Irwin Donenfield come Editor-in-chief e le cui scelte portano la casa editrice ad attraversare positivamente questo difficile momento del mercato fumettistico[9]. L'anno in cui si comincia ad intravedere il mutamento nel parco testate è il 1948 quando la serie supereroistica All-American Comics diviene All-Star Western e anticipa la trasformazione di All-Star Comics in All-Star Western nel 1951. In entrambi i casi, al posto dei supereroi trovano spazio personaggi western quali Johnny Thunder, e i Trigger Twins. Ma sorprendentemente il personaggio di maggior successo risulta essere Tomahawk, ambientato circa cento anni prima del periodo del classico genere western[9]. Infatti le sue avventure si inseriscono durante l'epoca coloniale e della Guerra d'Indipendenza americana. Il successo è tale che gli viene dedeicata una serie a partire dal 1950 e che dura per 22 anni.

Il 1948 segna anche il lancio di nuove serie del genere crime story, storie a fumetti che prendono spunto dall'attualità e raccontano lo scontro tra le forze dell'ordine e la malavita. Il più celebre titolo di questa nuova generazione è Gang Busters che debutta a dicembre. Lo stesso anno ha debuttato Mr.District Attorney e due anni dopo Big Town (1950)[10]. La caratteristica di queste pubblicazioni è che si basano su dei serial radiofonici dell'epoca. Il passo successivo è l'approccio al genere horror con la nascita di House of Mistery nel 1951 (anch'essa vagamente ispiratasi ad un radio show trasmesso tra il 1945 e il 1949) e The Phantom Stranger (1952) tra i titoli più celebri[11].

Verso la fine degli anni cinquanta si guarda anche alla fantascienza per cercare nuovi spunti per i fumetti anche se difatto le tematiche tipiche del genere sono già presenti nelle avventure di supereroi come Superman che ha nelle sue stesse origini al tematica per eccellenza della science fiction cioè l'arrivo di alieni (o un alieno) sulla Terra. Non è un caso quindi che Tommy Tomorrow (capostipite dei nuovi eroi futuristici) venga pubblicato su Action Comics (serie natale di Superman). Il successo è tale che il suo corso di pubblicazione copre 11 anni (1948-1959). Julius Schwartz propone ed ottiene la pubblicazione della serie antologica Strange Adventures, serie cult dell'epoca che permette a Schwartz di ottenere consensi come redattore-scrittore. Su questa serie debutta Capitan Comet nel giugno 1951 ma il più celebre spaceman della DC diviene Adam Strange che debutta sulla serie Mistery in Space. Viene creato da Otto Binder e Gil Kane e racchiude molte delle caratteristiche e ingenuità delle storie di questo periodo, Adam è un uomo ordinario che viene trasportato da un raggio cosmico su un altro pianeta di nome Rann dove trova amore e avventura.

The Silver Age (1956-1971)[modifica | modifica wikitesto]

Introduzione del Comics Code Authority (1956)[modifica | modifica wikitesto]

Nonostante i ripetuti tentativi di rilanciare le vendite del mercato fumettistico nei primi anni cinquanta, i risultati non sono stati soddisfacenti. A questo si aggiunge la feroce campagna contro i fumetti dello psichiatra Fredric Wertham che con il libro Seduction of the Innocent incolpa i fumetti di corrompere l'etica delle menti dei giovani americani. Il suo obiettivo principale sono i fumetti dell'orrore dell'editore EC ma non si sottrae neppure l'attacco a personaggi storici della DC come lo stesso Batman che viene accusato di omosessualità latente nei confronti di Robin. Le sue accuse di violenza, eccessi di scene macabre e promiscuità sessuale arrivano di fronte allo stesso Senato Americano. Gli editori si trovano forzati a creare un codice di auto-censura denominato Comics Code Authority che di fatto limita la creatività e i temi trattati dai fumetti e arriva a far chiudere pubblicazioni e case editrici. Tra queste vi è la storica EC e i suoi fumetti horror. Da questa propaganda anti-fumetti ne esce però rafforzata proprio la DC, grazie al suo personaggio simbolo Superman e grazie al fatto che le serie crime e horror da lei pubblicate non presentano mai eccessi nella rappresentazione di scene violente. Non a caso dopo l'introduzione dell'Autorità sul codice dei fumetti viene lanciata la storica serie House of Secrets, contenente storie del mistero, e che punta a raccogliere i lettori rimasti orfani delle altre serie del genere.

Il rilancio dei supereroi[modifica | modifica wikitesto]

Nella seconda metà degli anni cinquanta la DC si trova ad avere una posizione di relativa forza sul mercato in quanto i suoi rivali storici della Golden Age quali la Fawcett Comics e quelli più recenti quali la EC hanno esaurito il loro ciclo (per cause esterne di carattere politico e giuridico). Ora però il Direttore editoriale Irwin Donenfield vuole tornare ad aumentare le quote di mercato e per fare ciò si rivolge al redattore-scrittore Julius Schwartz. L'idea di base è di riprendere i personaggi dei supereroi degli anni quaranta e riproporli ad una nuova generazione di lettori[12]. Bisogna sottolineare che le tre icone del genere quali Superman, Batman e Wonder Woman non hanno mai cessato la pubblicazione ma ora si vuole cercare di riportare in auge le decine di personaggi mascherati della Golden Age.

Il punto di partenza è il rilancio di Flash su Showcase n.4 (settembre-ottobre 1956). Il personaggio è sempre un supereroe in grado di muoversi a velocità elevatissime ma non è più Jay Garrick (il Flash degli anni quaranta e membro della Justice Society of America) bensì Barry Allen[13]. Si decide quindi di inserirlo in un contesto aggiornato ai tempi e si modernizzano anche il costume (ricreato da Carmine Infantino e Joe Kubert) nonché le origini dei poteri, che sono spiegate con un taglio più scientifico. Di fatto si crea un nuovo universo supereroistico popolato di personaggi che spesso si ispirano a supereroi già pubblicati nella Golden Age[12]. L'operazione ha successo e porta al proliferare di serie supereroistiche che registrano una forte crescita delle vendite durante gli anni sessanta.

Flash(Barry Allen) ottiene la sua serie regolare con The Flash n.105 (febbraio-marzo 1959) dopo aver avuto il suo rodaggio editoriale su una serie antologica come Showcase. Lo stesso tipo di percorso viene scelto per la genesi e il lancio di molti altri supereroi. Julius Schwartz cura personalmente la creazione del nuovo Lanterna Verde Hal Jordan su Showcase n.22 (ottobre-novembre 1959) per poi lanciarlo nella nuova serie regolare Green Lantern nel 1960. Anche in questo caso il precedente Lanterna Verde (cioè Al Scott) è sostituito da un nuovo personaggio i cui poteri non sono più di origine magica ma dati da un corpo di polizia spaziale. I due autori John Broome e Gil Kane sapranno poi dare a questo eroe un background narrativo mai tentato prima su una serie supereroistica[14]. La prossima idea di Schwartz è la rinascita dei supergruppi cioè un insieme di supereroi che si uniscono a combattere minacce di vasta portata. Sullo storico The Brave and The Bold n.28 (marzo 1960) nasce la Justice League formata da Lanterna Verde, Aquaman, Wonder Woman, Flash e Martian Manhunter[15]. L'immediato successo porta al repentino lancio della serie Justice League of America e segna un nuovo inizio per l'intero movimento fumettistico americano.

L'epoca di Carmine Infantino (1966-1976)[modifica | modifica wikitesto]

Nuova proprietà e nuova direzione[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 viene proposto al disegnatore Carmine Infantino di diventare il nuovo Direttore Editoriale della DC[16]. Infantino veniva già considerato il direttore artistico dell'editore e la sua capacità di creare delle copertine sorprendenti e originali l'ha portato a realizzare le matite o gli schizzi della copertina di quasi ogni albo pubblicato dalla DC. Così dopo il ritiro di Irwin Donenfield, viene nominato direttore editoriale, ricoprendo una carica mai avuta in precedenza da un artista[16]. Nel 1967 abbiamo un altro storico cambiamento in quanto la DC viene acquistata dalla Kinney National Services che acquista poi il gruppo Warner Bros. la cui integrazione con la DC sarà lenta ma inesorabile[16]. Da questo momento in poi la DC non è più soltanto un editore ma entra a far parte di un sistema interconesso di aziende (cioè una corporation) destinate a diventare uno dei gruppi mediatici più potenti al mondo. Nonostante questo cambio di proprietà, Infantino viene lasciato libero di lavorare e decidere e nel 1972 viene promosso Editore. La sua prima mossa è quella di promuovere artisti quali Mike Sekowski, Joe Kubert e Joe Orlando al ruolo di Redattori e supervisori delle varie collane[16]. Comincia inoltre a reclutare nuovi artisti ed autori da altre casa editrici quali Steve Ditko, Dennis O'Neil e nel 1970 riesce a strappare alla Marvel l'ormai leggendario Jack Kirby. Questi realizza nei primi anni settanta la saga del Quarto Mondo, lanciando diverse nuove collane e portando nell'universo DC nuovi orizzonti narrativi e personaggi quali il supercriminale Darkseid, divenuto negli anni la vera nemesi storica di tutti i più potenti supereroi DC tra i quali lo stesso Superman e il supergruppo Justice League. Tra i giovani autori reclutati va menzionato il giovanissimo Jim Shooter che a soli 14 anni assume il compito di scrittore della Legione dei Super-eroi realizzando un ciclo di storie memorabili[17]. Già nella sua prima storia (cioè Adventure Comics n.346 del 1967) introduce quattro nuovi personaggi quali Principessa Projecta, Iron Lad, Karate Kid e Nemesis Kid[18]. Nello stesso anno su Action Comics crea con Al Plastino il supercriminale denominato Il Parassita, destinato a diventare uno dei nemici storici di Superman. L'importanza di questo autore appena quattordicenne è scritta nella storia del fumetto e lo vede diventare Redattore in capo alla Marvel Comics dal 1978 al 1987[19], fondatore dell'etichetta Epic Comics (nel 1982)[19] e delle case editrici indipendenti Valiant Comics (nel 1989) e Defiant Comics (nel 1993).

La conquista della TV[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno dell'insediamento di Infantino, la DC compie un passo fondamentale (seppur ancora inconsapevole) della trasformazione dei suoi personaggi da personaggi cartacei in fenomeni multimediali capaci di radicarsi nell'immaginario colelettivo, espandendosi verso un pubblico che mai aveva letto fumetti di supereroi. Il 12 gennaio del 1966 debutta sul canale ABC la serie televisiva Batman con Adam West nel ruolo dell'Uomo Pipistrello, Burt Ward nel ruolo di Robin e una moltitudine di star di Hollywood ad interpretare il ruolo del supercriminale di turno nei vari episodi[20]. La serie si rivela inizialmente uno dei più grendi successi nelle storia della televisione americana e viene trasmessa due volte a settimane con storie divise in due episodi con relativo cliffhanger tra le puntate[20]. La popolarità di Batman raggiunge livelli mai visti ma le vendite dei fumetti non ne beneficeranno nel lungo periodo. Infatti la serie televisiva ci presenta un personaggio distante dalla figura di vigilante mascherato creata da Bob Kane e il tono delle storie viene subito definito camp dalla ctitica[20]. Questo a sottolineare un tentativo maldestro e a tratti ridicolo di impostare le scene d'azione, l'utilizzo eccessivo delle tecniche di ripresa Dutch Tilts (cioè a camera angolata), una scelta della fotografia che accentua troppo i colori vivaci e la presenza di oggetti di scena di dubbio gusto (che si suppone ispirati dalla pop art del periodo)[20]. Tra l'altro la serie va incontro ad un rapido declino degli ascolti già durante la seconda stagione, tendenza inesorabile che porta alla chiusura dello show nel 1968 dopo 120 episodi[20]. L'effetto di questa prima opera per la televisione avrà un impatto duraturo non solo su Batman ma sulla percezione del grande pubblico nei confronti dei supereroi e delle dinamiche narrative che ne regolano le sue storie[20]. Nonostante il successo della serie e delle repliche in syndication, Carmine Infantino si trova di fronte non solo ad un calo delle vendite dei fumetti tra cui lo stesso Batman, ma anche alla necessità di ridare credibilità ad un personaggio stravolto nella sua natura e modernizzare allo stesso tempo quegli elementi primigeni che ne avevano decretato il successo nei decenni passati[21].

Tra le conseguenze positive dello show live action di Batman si può annoverare la nascita dell'interesse dei grandi network per i supereroi. Il passo successivo è lo sviluppo di serie d'animazione che sembrano la naturale trasposizione delle storie dei comics all'interno del mezzo televisivo. La prima serie d'animazione è dedicata a Superman e viene supervisionata da Mort Weisinger[22]. Debutta il 10 settembre del 1966 con episodi di appena 7 minuti che alternano avventure dell'Uomo d'Acciaio a quelle di Superboy e del supercane Krypto[22]. Il titolo della serie è The New Adventures of Superman e viene prodotta con tecniche di animazione scadenti, riprendendo il sistema limited animation diffuso dagli studios Hanna-Barbera a partire dal 1958[22]. Si tratta di una tecnica d'animazione a basso costo che permette di creare cortometraggi animati in tempi relativamente brevi[22]. Nonostante ciò la serie riscuote un discreto successo e nel 1967 è sostituita dallo show The Superman-Aquaman Hour. La novità risiede nella presenza di Aquaman a cui si aggiungono diversi personaggi DC quali Atom, Flash, Green Lantern e Hawkman[22]. Si tratta di supereroi relativamente poco conosciuti e che grazie al piccolo schermo cominciano a far breccia nell'immaginario delle nuove generazioni. Nel 1968 lo show cambia in The Batman-Superman Hour e nel 1969 diviene The Adventures of Batman[22]. Quest'ultima serie presenta esclusivamente avventure di Batman e Robin, doppiati dal duo di attori West-Burt, presentandosi di conseguenza come il naturale proseguimento della serie televisiva di Batman terminata appena l'anno prima[22]. Nel 1973 gli studios Hanna-Barbera presentano alla ABC il progetto per una nuova serie d'animazione liberamente ispirata ai fumetti della Justice League. L'idea viene subito accettata e nasce quindi lo Super Friends Show che vede protagonisti Superman, Batman, Robin, Wonder Woman, insieme a dei nuovi personaggi (creati appositamente per la serie) quali Marvin, Wendy e Wonder Dog[22]. Il successo ottenuto è strepitoso e prosegue ininterrottamente fino a metà anni ottanta con cambiamenti minori che riguardano solo il titolo e alcuni dei personaggi. Infatti prende il nome The All-New Super Friends Hour nel 1977, Challenge of the Super Friends nel 1978, The World's greatest Super Friends nel 1979, e Super Friends: The Legendary Super Powers Show nel 1984[22].

Rinnovamento dei personaggi classici[modifica | modifica wikitesto]

Tra la fine degli anni sessanta e i primi anni settanta, personaggi classici quali Batman, Superman e Wonder Woman risentono di un forte un calo di vendite[21]. La concorrenza della Marvel si fa ormai sentire e le vendite delle serie delle tre icone della DC diminuiscono. Il compito di aggiornare questi personaggi viena assegnato a Dennis O'Neil e al veterano Julius Schwartz[21]. Il cambiamento più radicale viene tentato sul personaggio di Wonder Woman a partire dall'albo Wonder Woman n.178 del 1968[23]. A Diana vengono tolti tutti i superpoteri e viene trasformata in una donna indipendente e moderna (secondo gli stereotipi dell'epoca) con qualche conoscenza delle arti marziali[21]. Steve Trevor, l'uomo che ama, viene ucciso nel tentativo di azzerare il passato del personaggio[24]. L'idea non funziona ed è lo stesso pubblico femminile a ribellarsi ad un ridimensionamento così drastico dei poteri della Principessa Diana. Dopo venti numeri O'Neil è così costretto a riportare il personaggio al suo status quo originario. Nel 1971 arrivano anche dei cambiamenti per Superman[25], un personaggio iconico e immutato da trent'anni. L'idea di O'Neil, supportato da Schwartz è quella di ridimensionare i poteri di Superman (senza però stravolgerne la natura come con Wonder Woman), eliminare la minaccia della kryptonite (con la quale si erano ormai scritte decine di storie inutili e ripetitive) e dare un nuovo lavoro a Clark Kent[21].Quest'ultimo viene riassegnato come reporter televisivo togliendolo dalla redazione del Daily Planet e privandolo di elementi fantascientifici come i robot con le fattezze di Clark/Superman che permettevano di risolvere qualsiasi dubbio riguardo alla sua identità segreta. I disegni di questo periodo sono ancora assegnati a Curt Swan, il quale realizza alcune delle sue migliori opere sull'Uomo d'Acciaio[21]. Tutti questi cambiamenti non servono però a risollevare le vendite e l'interesse dei lettori. Il lavoro di revamping effettuato su Batman ha invece successo e non è effimero e passeggero ma getta le basi per la future incarnazioni del personaggio, da quella di Frank Miller nei fumetti a quella di Tim Burton nei film[21]. O'Neil e Adams intuiscono che il personaggio deve tornare alle sue origini di vendicatore mascherato, ossessianato dalla sua lotta al crimine. Neal Adams cerca di ridare all'Uomo pipistrello quell'aspetto oscuro e inquietante che aveva caratterizzato le storie degli anni trenta, il suo stile realistico lo aiuta a circondare il personaggio di una drammaticità e autenticità mai visti prima[21]. Determinante è anche il contributo delle chine di Dick Giordano, responsabili dei toni più scuri riscontrabili sulle tavole del fumetto[21]. A questo si aggiungono le storie e i dialoghi di Dennis O'Neil, prive dei toni ingenui e "naif" del Batman degli anni sessanta e dirette verso tematiche più mature e attuali[21].

Nel 1972 la DC cerca di reintrodurre nel mondo dei comics uno dei supereroi di maggior successo di tutti i tempi: Capitan Marvel[26]. Questo personaggio, pubblicato dalla Fawcett Comics tra il 1939 e il 1953 era riuscito a battere Superman nelle vendite dei fumetti, compromettendone la popolarità all'alba dell'epoca dei supereroi (Superman viene creato nel 1938 e Capitan Marvel nel 1939). La DC aveva quindi agito per vie legali accusando di plagio la Fawcett (accampando motivazioni discutibili) e facendo chiudere le serie a lui dedicate[26]. Ancora oggi è poco chiara la ragione della sentenza che aveva dato ragione alla DC e che difatto cancellava dal panorama fumettistico una delle icone della Golden Age. Come se non bastasse la DC a distanza di un ventennio compra i diritti di tutti i personaggi della Fawcett e decide di lanciare una serie sul personaggio/rivale di Superman (almeno a livello commerciale)[26]. Il titolo della pubblicazione non può però essere Capitan Marvel, in quanto già esiste un Capitan Marvel pubblicato dalla stessa Marvel Comics (che non ha nessuna attinenza con quello del '39)[26]. La serie prende il nome Shazam!, il termine udato dal giovane Billy Batson per trasformarsi nel magico eroe Marvel[27]. Il progetto viene assegnato a Julius Scwartz e Dennis O'Neil che però (per loro stessa ammissione) non riescono nell'impresa di ridare splendore ad uno dei miti dei supereroi[26]. Probabilmente il peccato originale risiede nell'aver tentato di ricreare le atmosfere classiche (ormai troppo ingenue e favolistiche), chiamando ai disegni il disegnatore originale della Golden Age C.C.Beck[26]. La serie debutta con data di copertina febbraio 1973 e non riscuote il successo sperato ma riesce però a ridestare l'interesse per il personaggio. Questo porta sorprendentemente alla creazione di una serie televisiva andata in onda sulla CBS a partire dal 1º settembre 1974 e che vanta una durata di tre stagioni per un totale di 28 episodi[26]. La trasmissione ha un discreto successo e aiuta le vendite della serie a fumetti, che però si trova a dover chiudere con il numero 35 del maggio/giugno 1978, a circa un anno dalla chiusura della serie televisiva[28].

Nuovi e oscuri eroi[modifica | modifica wikitesto]

Durante la gestione Infantino le novità narrative e creative sono molteplici, aumenta la libertà espressiva degli autori, i disegni sono più dinamici ma il tratto saliente rimane il lato oscuro dei nuovi supereroi DC. Non a caso uno degli ultimi personaggi disegnati da Infantino è Deadman sulla serie Strange Adventures. Nel 1968 Steve Ditko realizza la serie The Creeper il cui protagonista è un sinistro personaggio ben lontano dagli stereotipi supereroistici della Silver Age. Da menzionare lo stesso anno il debutto del gruppo di spie denominato Secret Six il cui leader non viene mai identificato. Nel 1971 viene anche creato il personaggio del genere western Jonah Hex, prototipo dell'anti-eroe che avrebbe caratterizzato la produzione fumettistica degli anni settanta (e quindi della Bronze Age dei comics). Grazie a questi nuovi personaggi e ad altri quali Black Orchid (su Adventure Comics) il lavoro direttivo di Infantino riesce a trascinare il mondo dei comics americani fuori da un ambito narrativo considerato spesso infantile e bidimensionale. Si accende proprio in questo periodo la scintilla che spingerà il fumetto supereroistico e non solo verso atmosfere più cupe e violente, cominciando a mettere le fondamenta per una revisione del genere che sdoganerà il fumetto verso un pubblico più maturo e post-adolescenziale.

Jenette Khan al comando (1976-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Logo DC 1977-2005, noto come "Bullet Logo" o "DC Bullet"

Nel 1976 il presidente Sol Harrison della DC compie una scelta sorprendente e mette al posto di Carmine Infantino una giovane redattrice di 28 anni e senza nessuna esperienza nell'editoria dei fumetti supereroistici:Jenette Khan, che diviene nuovo redattore-capo e responsabile creativo e di marketing di un colosso dell'editoria quale la National Periodical Publications[29]. Questo è infatti il nome con la quale si chiama ancora ufficialmente la DC e una delle prime decisioni della Khan è quella di passare definitivamente al nome DC Comics e per l'occasione commissiona un nuovo logo a Milton Glaser[29]. L'artista crea il famoso Bullet Logo, con cui si identificherà la casa editrice per quasi trent'anni. Finora Khan ha diretto riviste per bambini e non si è mai trovata a dover affrontare la gestione di un parco testate così vasto come quello DC[29]. A questo si aggiunge la difficoltà del periodo, che vede un lento ma inesorabile declino delle vendite e una riduzione dei margini di guadagno in seguito all'aumento del costo della carta. E ormai la Marvel Comics si appresta a effettuare il sorpasso nelle vendite sulla DC, che negli ultimi 13 anni ha assistito all'espansione della Casa delle Idee senza riuscire a controbatterla in maniera efficace. Dal punto di vista creativo il lavoro di Carmine Infantino è stato comunque encomiabile e il rinnovo dei personaggi classici ha dato speranza alla possibilità di uscire da vecchi stereotipi e raggiungere nuovi lettori. Anche questa è un'eredità pesante per la nuova publisher[29]. Inizialmente assume il ruolo di redattore-capo per cinque anni fino al 1980 e, dopo la decadenza di Sol Harrison, assume anche il titolo di Presidente (dal 1980 al 2002), concentrando su di sé un potere mai avuto prima da nessuna all'interno della DC Comics e non solo.

Gli anni da Redattore-capo e l'implosione della DC (1976-1980)[modifica | modifica wikitesto]

Appena assunto l'incarico il nuovo capo Jenette Khan sceglie di appoggiarsi al veterano Joe Orlando come consulente creativo e a Paul Levitz, allora appena diciannovenne, nel ruolo di consulente finanziario e delle vendite[29]. Insieme devono affrontare la crisi del mercato, l'aumento del costo della carta e l'aumento di quote di mercato da parte della Marvel, ma la strategia scelta è disastrosa. Nel 1977 la Khan lancia 20 nuove testate portando il numero totale delle pubblicazioni a 49 (spesso a discapito della qualità di storie e disegni) e il prezzo medio per un albo standard si alza a 35 centesimi con il numero di pagine che scende ad appena 17 (minimo storico per un albo spillato standard)[30]. Per controbilanciare la scarsità di materiale di queste nuove serie si propende per il lancio dei One-Dollar Comics, albi a fumetti di circa 100 pagine dal costo di 1 dollaro[30]. Il pubblico si ritrova però con un albo troppo costoso e pieno di ristampe. D'altra parte il mercato non riesce a recepire l'eccessivo e rapido aumento dell'offerta di nuove serie che non presentano la qualità necessaria e neppure un preciso parco lettori al quale sarebbero indirizzate. A peggiorare la situazione arriva la nomina di Jim Shooter a Editor-in-Chief della Marvel Comics. Shooter ha la capacità di conferire al parco testate Marvel coerenza narrativa e solida continuity, che affascinano i lettori e aumenta la sinergia tra le varie pubblicazioni. Inoltre, invece di aumentare a dismisura gli albi pubblicati, si concentra nel rinnovare le serie storiche con giovani autori di talento.

Il 1978 doveva essere l'anno della DC Comics e le prospettive di un rilancio sono ampliate dal film cinematografico Superman[31]. Si tratta del primo blockbuster dedicato ad un supereroe e che vede l'impiego di effetti speciali d'avanguardia (vincerà un Premio Oscar per questi) e un cast di attori quali Marlon Brando, Gene Hackman e l'allora semi-sconosciuto Christopher Reeve nei panni dell'Uomo d'acciaio[31]. Il film ha un successo strepitoso (il maggiore del gruppo Warner Bros. prima del 1978[31]) e riesce a conciliare sia i gusti dei lettori di comics sia quelli di gran parte del pubblico che identifica ancora i supereroi con le interpretazioni macchiettiste dei personaggi del Batman di Adam West di una decina di anni prima[31]. Questo successo però non viene sfruttato dalla DC che invece di aumentare le vendite dei suoi fumetti, continua a perdere mercato e proprio alla fine dell'anno va incontro a un collasso delle vendite che la costringe a chiudere 31 testate. La colpa è dovuta al deficitario sistema distributivo tramite edicola, alla mancata riorganizzazione del parco testate e a una carenza di idee e autori validi all'interno della struttura creativa. Il 1978 viene ricordato come l'anno della "DC Implosion" (in lingua italiana traducibile con "implosione della DC"):

  • Il sistema di distribuzione presenta il problema che tutti gli albi invenduti dalle edicole sono restituiti e vanno distrutti[32]. Presto la Khan si rende conto che per vendere un albo se ne stampano quattro, scarto inaccettabile in un periodo di forte aumento dei costi della carta[32]. A questo si aggiunge il fatto che l'edicola ha difficoltà ad evidenziare le novità al potenziale pubblico[32]. Quest problemi li ha anche la Marvel ma a fine anni settanta riesce a proporre serie più accattivanti grazie ad autori molto creativi, che Shooter riesce a sfruttare al meglio.
  • Per quanto riguarda il parco testate, le serie DC Comics si muovono all'interno di una continuity ormai difficilmente comprensibile e dove esistono una moltitudine pressoché infinita di Terre parallele le quali vengono create per giustificare incongruenze narrative o storie immaginarie dove gli autori creano situazioni bizzarre e scarsamente verosimili. In questo caso Joe Orlando non si dimostra in grado di organizzare i diversi scrittori e disegnatori nel creare un universo coerente e coeso. I lettori, spesso confusi dall'esistenza di più versioni di Superman o Flash, perdono interesse e preferiscono le serie Marvel dove la continuity è gestita in maniera ferrea da Shooter e i suoi editor.
  • Infine bisogna sottolineare che a fine anni settanta e nei primi anni ottanta i migliori autori del periodo lavorano per la Marvel Comics. Gli autori e artisti rimasti alla DC si trovano inoltre di fronte a una mancanza di linea guida a livello editoriale e all'impossibilità di modificare in maniera sostanziale le caratteristiche stilistiche e narrative degli iconici personaggi DC.

Gli anni ottanta: sperimentazione e ripresa (1980-1989)[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1980 Jenette Khan assume anche il ruolo di Presidente (mantenendo quello di Redattore-capo) e concentra su di sé un potere decisionale e creativo senza precedenti nella DC Comics. I suoi primi cinque anni le hanno inoltre permesso di verificare le reali condizioni del mercato fumettistico e delle pressanti necessità di cambiamento sia a livello creativo che organizzativo. Le scelte da lei operate nel corso del decennio portano la DC a una nuova era di ispirazione e sperimentazione, dando spazio alle nuove tendenze più di ogni altra casa editrice del periodo[33].

Nuovi formati e riorganizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Il primo passo (già iniziato a fine anni settanta) consiste nel miglioramento delle condizioni economiche e lavorative degli autori, soprattutto i freelancer ai quali si garantisce anche una copertura per l'assicurazione sanitaria[29]. Per quanto riguarda gli autori-dipendenti si cerca dove possibile di sottoscrivere contratti di almeno un anno o più[29]. Dal 1981 inizia un royalty plan che garantisce agli autori una percentuale sui guadagni di un albo una volta superate le 100000 copie (cioè il break-even di quel periodo)[29]. Questa politica a favore dei creativi viene migliorata sotto l'impulso di Dick Giordano che a partire dal 1984 assume la carica di Vicepresidente-Editor esecutivo della DC Comics. Sotto la sua guida l'impulso a produrre fumetti di qualità aumenterà costantemente così come l'attenzione alle esigenze sia contrattuali che creative degli scrittori e disegnatori. Grazie al giovane Paul Levitz (confermato nella sua carica) si compie un passo decisivo per la DC e per l'intero mercato fumettistico in quanto intuisce che il futuro della casa editrice dipende da un nuovo tipo di distribuzione differente da quello delle edicole (definito Newsstands Market)[32]. Si tratta del canale alternativo della distribuzione nei negozi specializzati di fumetti (conosciuti come comic-shop o fumetterie in italiano). A fine anni settanta coprono solo il 10% del mercato ma quindici anni dopo arriveranno quasi all'80%[32]. Tramite questa distribuzione, definita Direct Market, non ci sono più resi e vi è la possibilità di dare la giusta rilevanza alle nuove proposte soprattutto se si tratta di materiale sperimentale e rivolto a un pubblico più adulto di quello abituale (in genere composto da adolescenti o bambini)[33]. Bisogna sottolineare che finora i fumetti sono venduti principalmente da supermercati, edicole e drugstore, quindi luoghi in cui non vi è interesse a una reale diffusione ed esposizione delle serie a fumetti. Le fumetterie sono invece di proprietà spesso di appassionati, comunque di imprenditori maggiormente interessati alla diffusione del fumetto, e sono frequentate da lettori di ogni età, quindi più disposti ad acquistare regolarmente una serie o a puntare su materiale innovativo. Per accontentare questo nuovo canale distributivo bisogna però individuare anche nuovi formati e questo avviene alla DC per un caso fortuito. Nel 1979, in seguito al successo del film Superman esce infatti la prima miniserie della DC: World of Krypton[33]. Si tratta di una serie dalla durata prestabilita di quattro numeri che è ambientata su Krypton. A differenza delle serie regolari (che prevedono un'indeterminata uscita di numeri) qui si ha una storia che viene raccontata in un arco di tempo e albi stabilito. Questo piace agli autori che possono concentrarsi sulla qualità delle storie e dei disegni senza l'ossessione delle scadenze mensili ma intriga anche i vertici dell'azienda che vedono nel nuovo formato la possibilità di sperimentare, senza azzardare l'investimento economico richiesto dal lancio di una nuova serie regolare. Questo tipo di formato piace inoltre alle fumetterie che lo promuovono entusiasticamente rendendolo presto un punto di riferimento per il tipo di comic prediletti dal Direct Market[33].

La grande svolta arriva nel 1982 con la pubblicazione di Camelot 3000 nel formato miniserie. Si tratta di una serie di 12 numeri prodotta esclusivamente per il Direct Market e stampata su carta Baxter, cioè un tipo di carta più pregiato che permette di mettere in risalto colori e disegni molto meglio del consueto. Il prezzo del singolo albo è superiore ma si tratta di un'opera ormai non più diretta alle edicole o solo ad adolescenti, ma ad un pubblico maturo. Difatti non presenta il marchio del Comics Code Authority ma è invece consigliata ad un pubblico adulto. Questo formato segna l'inizio di un'epoca di sperimentazione e valorizzazione delle fumetterie, aprendo la porta per opere simili quali Ronin di Frank Miller l'anno successivo. L'opera di Miller viene ulteriormente migliorata come stampa e qualità della carta, introducendo il formato Prestige per un albo a fumetti (cioè stampato su carta patinata, con copertina in cartoncino). Questo è poi il formato usato per le graphic novel, ultima tappa di un rinnovamento grafico (ma anche di contenuti) che porta i fumetti DC e non solo verso un pubblico più adulto e stratificato di quanto si fosse mai visto prima[33].

La DC post-Crisis[modifica | modifica wikitesto]

Grazie al Direct Market e ai nuovi formati la DC recupera mercato e si pone come una concreta rivale della Marvel negli anni ottanta. Il punto debole della casa editrice rimane la sua continuity incoerente e poco lineare[34]. Il problema è che la realtà DC è composta da oltre una dozzina di differenti dimensioni (nel 1985), spesso con versioni alternative di personaggi come Superman e Batman[34]. A questo si aggiunge il fatto che i personaggi acquisiti da altre case editrici come la Charlton, la Fawcett e la Quality vivono le loro storie in realtà differenti. Oltre alla confusione narrativa la dirigenza creativa e manageriale, ora composta dal trio Khan-Levitz-Giordano, si trova ad affrontare la necessità di aggiornare personaggi ormai cinquantenari come Superman, Batman e Wonder Woman per le nuove generazioni[34]. In questa impresa hanno già fallito in passato veterani come Julius Schwartz, Carmine Infantino e Joe Orlando. Adesso però c'è una nuova generazione di autori capitanata da Marv Wolfman (grande esperto di continuity DC) che propone all'editore il progetto più audace mai realizzato per svecchiare l'universo DC e cioè Crisi sulle Terre Infinite, miniserie di 12 numeri pubblicata tra il 1985 e il 1986[34]. La storia vede centinaia di personaggi DC combattere contro un essere talmente potente che cancella tutte le terre parallele (con le loro storie e le rispettive versioni dei personaggi) tranne cinque, destinate a fondersi in una sola realtà, che contiene tutti i personaggi della casa editrice all'interno di una cronologia dettagliata (ricostruita in una apposita miniserie di compendio). L'obbiettivo è di dare agli autori la possibilità di riscrivere le vicende dei supereroi classici senza sentire il peso di decenni di storie e superare quindi la sensazione di immobilità spesso presente (o anche solo percepita) negli albi DC.

Dal punto di vista editoriale questa Crisis rientra nella tipologia dell'evento-crossover, cioè una storia raccontata in una serie limitata che ha però degli intrecci narrativi con decine di altre serie a fumetti (chiamati Tie-in)[35]. Per la DC è la prima storia di questo tipo ma non si tratta di un'idea originale in quanto è copiata da quanto fatto da Jim Shooter alla Marvel l'anno prima (il 1984) con Guerre segrete. Nonostante questo però l'opera DC ha una portata storica di più ampio respiro e le conseguenze sono così radicali da introdurre la terminologia «Pre-Crisis» e «Post-Crisis» per indicare uno spartiacque, non solo nella storia DC, ma in quella del fumetto di supereroi in generale[35]. L'importanza dell'evento non risiede infatti nella storia di per sé ma nelle nuove proposte della casa editrice negli anni successivi e soprattutto nel 1986, da alcuni considerato come il più importante anno nella storia dell'editore di Superman e Batman[35]. In quest'anno vengono infatti pubblicate due opere seminali come Il ritorno del Cavaliere Oscuro e Watchmen[35]. Con queste due opere nasce il moderno comic book, inteso come espressione artistica che gode di successo e di considerazione critica al pari delle opere letterarie[35].

Gli anni novanta (1990-1999)[modifica | modifica wikitesto]

Sono anni caratterizzati (nella prima metà) dalla prevalenza della forma sulla sostanza[36] e dalla esplosione di vendite che avviene tra il 1990 e il 1994. I fumetti tornano a vendere milioni di copie come nel periodo Golden Age e gli artisti diventano delle super-stars in grado di far vendere un albo per i loro disegni o anche per il solo fatto che ne realizzano la copertina[36]. La copertina di un albo diviene fondamentale per incrementarne le vendite o decretarne il successo. Per questo cominciano a proliferare copertine variant, limited (in italiano: «a tiratura limitata»), incellophanate e con ologrammi[36]. I lettori sembrano inoltre attirati dalle storie a fumetti "ad evento", cioè storie che promettono di raccontare lotte e/o cambiamenti epocali per i supereroi coinvolti, spesso e preferibilmente con l'annuncio di una morte imprevista e clamorosa di un personaggio importante (o ritenuto tale). Questo tipo di storie caratterizzerà tutto il decennio e riguarda in particolar modo tutti i personaggi iconici della DC che in un modo o nell'altro si trovano costretti ad affrontare la loro morte/caduta e resurrezione/rinascita. La DC sfrutta al massimo questo periodo arrivando a ideare La morte di Superman, saga-evento del decennio che verrà ripetuta su altri personaggi come lo stesso Batman con la storyline Knightfall.

Il problema di fondo è che l'esplosione delle vendite e l'interesse per i comic è soprattutto frutto di una bolla speculativa alimentata dalle fumetterie dell'epoca, ormai diventate il motore trainante del mercato[36]. I lettori che le frequentano comprano spesso anche fino a dieci albi dello stesso numero sperando di specularci nella rivendita in futuro[36]. Gli stessi negozi ordinano sempre copie in eccesso dei numeri uno di nuove serie e di albi-evento dove si crea o muore un personaggio. Il tutto è guidato da una sorta di allucinazione collettiva che porta a pensare che quasi ogni albo a fumetto è una buona forma di investimento[36]. Come tutte le bolle speculative, il collasso avviene anche per questa e il mercato a fumetti si ritrova in caduta libera già a partire dal 1994. Questo porta alla chiusura di migliaia di comic-shop e al ridimensionamento drastico di tutto il direct-market, elemento che colpisce fortemente sia le majors che gli editori indipendenti. A fine decennio tutte le politiche editoriali devono essere riviste.

La morte e resurrezione di Superman[modifica | modifica wikitesto]

Agli inizi degli anni novanta la DC decide di realizzare un evento editoriale che segnerà la storia del fumetto e il record assoluto di vendite per un albo a fumetti[37]. Con un tempismo di mercato perfetto la DC decide di realizzare una saga a fumetti che porta alla definitiva (almeno così facevano trapelare) morte del personaggio simbolo dei supereroi cioè Superman[37]. Il tutto viene sapientemente costruito sotto la direzione di Mike Carlin (redattore delle testate di Superman) che riesce a dare all'evento una risonanza mediatica mai avuta prima da nessun'altra storia a fumetti[37]. Questo avviene anche grazie alla popolarità del personaggio e al fatto che i media cadono ingenuamente nel tranello che si stia davvero assistendo alla fine editoriale dell'Uomo d'Acciaio. L'albo che vede la morte del primo dei supereroi avviene su Superman (Vol.2) n.75 di Dan Jurgens e si tratta del fumetto più venduto di tutti i tempi per un totale di 6 milioni di copie[37]. L'albo esce con data di copertina «gennaio 1993» (ma distribuito il 18 novembre 1992) e segna l'inizio di quello che ancora oggi rimane l'anno-record per le vendite dei fumetti statunitensi. Questo non è solo dovuto alla DC ma anche alla neonata casa indipendente Image Comics e alla sconsiderata espansione del parco testate Marvel e DC tra il 1991 e il 1993. Il problema è che il mercato non può reggere un tale livello di offerta semplicemente perché mancano lettori decisi ad acquistare sempre e comunque nel lungo termine. Superman è la dimostrazione stessa della schizofrenia del mercato in quanto per poter vendere i suoi albi, la DC è condannata a inventare continuamente espedienti narrativi clamorosi e discutibili per creare albi evento che attirino l'attenzione del pubblico e dei media. Questa tendenza era già iniziata nel 1990 quando si è deciso che Clark Kent rivelasse a Lois Lane di essere Superman[38], una storia attesa dai lettori da più di cinquant'anni e che sovverte le dinamiche interpersonali del personaggio forse più della sua apparente morte. Dopo che questa è avvenuta con tanto di funerali, la DC pubblica il Regno dei Superman nel quale appaiono quattro differenti personaggi a reclamare il ruolo del defunto Superman[39], il cui sepolcro viene però trovato vuoto[40]. A questo evento segue la Resurrezione (e si chiude quindi il ciclo messianico dell'essere caduto dai cieli) alla quale seguirà un'altra svolta epocale e cioè il matrimonio di Clark Kent con Lois[41]. Per cercare di alzare ulteriormente le vendite, la DC arriva a cambiare il costume e i poteri di Superman, snaturando il personaggio e sfiancando i lettori, che questa volta non premiano più l'evento con valanghe di ordinativi. Ci si comincia ad accorgere che il mercato è ormai prosciugato e in una flessione di vendite senza precedenti[42].

Collasso delle vendite e diversificazione editoriale[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni novanta la DC cade nello stesso errore di programmazione e marketing della rivale Marvel e di molti altri editori indipendenti. Infatti il duo Marvel-DC aumenta continuamente le offerte di nuove serie, miniserie e storie-evento che collegano decine di testate e talvolta centinaia di personaggi[42]. Il tutto è accompagnato da una riduzione della qualità media degli albi dei supereroi e un aumento del prezzo di copertina[42]. Il problema è che non esiste un mercato in grado di sostenere questo tipo di offerta e dopo il 1993 inizia un crollo delle vendite che porta entro il 1996 alla pubblicazione del 70% in meno di nuove serie rispetto solo a tre anni prima[42]. La Marvel Comics che è passata dal produrre 40 titoli al mese nel 1985 a 140 nel 1993, si trova in estrema difficoltà e dichiara bancarotta il 27 dicembre 1996[42]. La stessa DC soffre il momento negativo ma la gestione Khan-Levitz-Giordano riesce con una certa lungimiranza a prevedere la necessità di allargarsi verso nuovi lettori non legati al mercato speculativo del decennio e non necessariamente interessati al genere supereroistico. In seguito a questa visione del mercato si cominciano a delineare progetti editoriali che diversifichino le proposte della casa editrice.

Il progetto di maggior successo (e ancora attivo oggi) è la creazione dell'imprint Vertigo sotto la direazione di Karen Berger, che debutta nel 1993 con la miniserie Neil Gaiman e Chris Bachalo Death: l'alto costo della vita e la miniserie Enigma di Peter Milligan e Duncan Fegredo[43]. A queste si uniranno poi altre serie regolari già in corso di pubblicazione quali Hellblazer, Swamp Thing, Shade, the Changing Man, Animal Man e la Doom Patrol[43]. Tutte queste testate hanno già visto il loro battesimo tra gli anni ottanta e i primi anni novanta e rientravano tra quelle serie che la DC definiva come "suggerite per un pubblico adulto"[43]. La creazione della Vertigo è quindi un processo già iniziato diversi anni prima (grazie a Dick Giordano, Karen Berger e Paul Levitz) e destinato a creare serie a fumetti indirizzate ad un pubblico adulto, con arte e soggetti innovativi e un approccio svincolato dai comics mainstream[43]. Bisigna aggiungere che questo è reso possibile dall'arrivo della prima Invasione di autori britannici (o British Invasion) nei comics d'oltreoceano[43]. Molti di questi titoli sono infatti in mano ad autori e artisti britannici come ad esempio la pluripremiata serie The Sandman di Neil Gaiman, l'opera che insieme alla Swamp Thing di Alan Moore e alle serie di Grant Morrison (quali Animal Man e Doom Patrol) hanno fatto da pietra angolare per le pubblicazioni future della Vertigo[43]. Per questo la DC ha avuto il merito di supportare la ricerca di nuovi talenti presi dal Regno Unito e la stessa Berger ha reclutato di persona molti di questi autori negli anni ottanta[43].

Il 1993 vede anche il lancio di un altro imprint, con una gestione ancora più autonoma di quanto fosse quella di Karen Berger per la Vertigo. Si tratta della linea di comics Milestone fondata da quattro autori di origine afroamericana quali Dwayne McDuffie (redattore), Denis Cowan (direttore editoriale), Derek Dingle (presidente) e Michael Davis (consulente creativo, ma solo per breve tempo)[44]. McDuffie sostiene che nei comics americani i principali protagonisti siano bianchi di origine caucasica e gli eroi di colore siano rappresentati solo in ruoli secondari e spesso vittima di stereotipi[44]. Questo vale anche quando si rappresentano supereroi o supercriminali di origine asiatica, latina, slava o qualsiasi altra etnia non conforme a quella ritenuta dominante in Nord America[44]. La Milestone viene quindi creata nel 1992 da autori che desiderano creare nuovi supereroi (soprattutto afroamericani) che rappresentino correttamente le diversità etniche e culturali di cui fanno parte. La nuova etichetta ha però bisogno di appoggiarsi ad un editore che distribuisca le sue creazioni, garantendo al contempo piena libertà crareativa. Jenette Khan e Paul Levitz accettano che sia la DC Comics a proporre questa nuova linea di fumetti multietnici in accordo al programma di diversificazione delle proproste intrapreso con la Vertigo[44]. Così come accade con quest'ultima, gli albi Milestone escono con un loro simbolo sulla copertina e godono di piena indipendenza dalle linee editoriali del DC Universe[44]. Il primo albo debutta ad aprile del 1993 ed è la serie regolare Hardware di McDuffie-Dwayne-Palmiotti. Il protagonista è un eroe di colore che sviluppa una armatura high-tech in stile Iron Man[44]. La seconda serie esce il mese successivo e ci presenta Icon, da molti definito un Black Superman[44] anche se la dinamica delle storie, incentrate spesso su Rocket (una ragazzina divenuta sidekick di Icon), sono alquanto differenti[44]. La creazione più famosa e longeva rimane però Static, che debutta a giugno del 1993 e vedrà dedicarsi anche una serie animata per la televisione dal titolo Static Shock. Altre serie pubblicate sono: Blood Syndacte, Kobalt, Shadow Cabinet, Xombi, Deathwish[44]. La Milestone non riesce a superare la crisi di vendite della seconda metà degli anni novanta e chiude nel 1997[45]. La serie più longeva è Hardware che dura 50 numeri e finisce il suo run ad aprile di quell'anno[46].

Nel 1994, il redattore Andy Helfer viene incaricato di rivitalizzare l'etichetta Piranha Press[47]. Creata originariamente negli anni ottanta è uno degli imprint più sperimentali della DC che però ha riscosso finora poco successo[47]. Nell'ambito del progetto di diversificazione avviato dal presidente Khan, Helfer deve rinnovare l'etichetta e rivolgersi ad un pubblico nuovo[47]. La prima decisione è quella di cambiare il nome e creare una nuova etichetta chiamata Paradox Press che ha lo scopo dichirato di pubblicare fumetti (anche) per chi non legge fumetti[47]. Le pubblicazioni rientrano in tre categorie: i "Factoid Books" che si ispirano a leggende urbane, biografie di personaggi famosi e teorie complottistiche, la "Fictional Line" che pubblica opere di scrittori e artisti famosi che sviluppano tematiche finora poco toccate dai comics e "Raccolte di opere già edite" che vanno dal Gregory di Marc Hempel al manga Gon di Masashi Tanaka[47]. La linea dei Factoid Books ha un discreto successo ed il suo titolo di punta è The Big Book of..., composto da una serie di volumi in bianco e nero in formato graphic novel[47]. L'impostazione della pagina prevede una griglia di nove pannelli che riesca a racchiudere una singola storia[47]. Ogni volume affronta un particolare tema e vi partecipano artisti famosi da Dick Giordano a Joe Orlando[47]. Nell'ambito delle opere "fictional" la prima ad essere pubblicata è la miniserie Brooklyn Dreams di Jean Marc DeMatteis, parzialmente autobiografica, alla quale fa seguito la prima opera definita Paradox Mistery[47] e dal titolo La Pacifica di Joel Rose, Amos Poe e Tayyar Ozkan. Ma le pubblicazioni di maggior successo dell'etichetta rimangono A History Of Violence: A Small Town Killing, opera a cui si ispira l'omonimo film di David Cronenberg e Road to Perdition, graphic novel di Max Allan Collins da cui è stato tratto il film Era mio padre con Tom Hanks e Paul Newman[47]. Le ultime opere originali ad essere pubblicate dalla Paradox sono la miniserie The Remarkable Worlds of Professor Phineas B. Fuddle, miniserie di Boaz e Erez Yakin (pubblicata nel 2000)[48], e On The Road to Perdition di M.A.Collins e J.L.Garcia Lopez, miniserie che si ricollega alla storia Road to Perdition. L'ultimo albo esce nel 2004 e segna la fine dell'imprint. Le opere saranno però in parte inglobate e riproposte nel catalogo Vertigo.

Acquisizione dei Wildstorm Studios (1998)[modifica | modifica wikitesto]

Il 27 agosto 1998[49], la DC Comics (grazie alle trattative imbastite da Paul Levitz) riesce ad acquisire uno dei brand di maggior successo dell'editoria indipendente degli anni novanta[49]. Si tratta dei Wildstorm Studios di Jim Lee, una delle colonne portanti della Image dal 1992 al 1998[49]. La Wildstorm ha venduto in pochi anni decine di milione di copie dei suoi albi e ha in catalogo titoli di grande successo quali WildC.A.T.S. e Gen 13 e innumerovoli altri personaggi divenuti particolarmente famosi nel decennio[50]. Oltre a questi possiede imprint dedicati alle opere creator owned (cioè di proprietà degli autori) e vanta collaborazioni tra alcuni dei nomi più importanti del panorama fumettistico statunitense[50]. Jim Lee mantiene la direzione editoriale dei suoi studios, quindi (inizialmente) slegati dalle politiche della DC e allo stesso tempo si dedica al rilancio dei più importanti personaggi del DC Universe quali Batman, Superman e la Justice League. Grazie all'acquisizione degli studios la DC si ritrova a pubblicare alcune delle opere più importanti del periodo tra le quali Authority di Warren Ellis (dal maggio 1999), che propone un supergruppo in chiave revisionista e non incline al politically correct[50], Danger Girl di J.Scott Campbell e Astro City di Kurt Busiek (tramite l'etichetta Homage)[50]. Oltre ad aumentare la diversificazione e qualità del materiale proposto aumentano anche le vendite dei supereroi classici, rivitalizzati dai disegni di Jim Lee e dei suoi collaboratori.

All'interno dell'ascquisizione degli studios di Jim Lee rientra anche l'etichetta America's Best Comics di Alan Moore (che ne faceva parte)[50] e che quindi ritorna a lavorare per la DC dopo il periodo d'oro degli anni ottanta in cui ha pubblicato per l'editore alcune delle opere più importanti della storia del fumetto[35]. Dal 1999 l'autore britannico comincia a lanciare diversi nuovi progetti con i quali decide omaggiare alcuni generi letterari dell'epoca vittoriana, i racconti dei Pulp magazine e i fumetti della Silver Age[50]. Da queste premesse nasceLa Lega degli Straordinari Gentlemen, un supergruppo formato da personaggi quali il Capitano Nemo e l'Uomo Invisibile in azione nell'epoca vittoriana, Tom Strong, un omaggio ai personaggi pulp quali Doc Savage ma anche una ripresa di elementi classici del genere supereroistico[50]. A questi si aggiunge Promethea (dall'agosto 1999 all'aprile 2005)[51], una rivisitazione di Wonder Woman con maggior attenzione al mondo esoterico e alla storia della magia[50]. L'etichetta propone altro materiale di successo quale il poliziesco Top Ten, in cui un distretto di polizia deve gestire una città popolata da supereroi (o super citizens in originale), e varie miniserie spin-off di Tom Strong[50]. La serie di maggior impatto della ABC rimane La Lega degli Straordinari Gentlemen che gode anche di un adattamento cinematografico del 2003 con Sean Connery dal titolo La leggenda degli uomini straordinari[50].

I maggiori successi della Wildstorm (come imprint della DC Comics) sono i fumetti pubblicati su licenza (o Licensed Comics in originale)[52]. Tra il 2000 e il 2001 viene lanciata una linea di fumetti ispirati all'universo di Star Trek con miniserie che prendono spunto dalle varie serie televisive a parteire dalla serie classica sino a Star Trek: Voyager. A partire dal 2006 in seguito ad un accordo con la New Line Cinema escono le serie di genere horror tratte dalle saghe cinematografiche A Nightmare on Elm Street, Friday the 13th e The Texas Chainsaw Massacre[52]. Tra queste la pubblicazione di maggior successo (e quella più attesa dai fan del genere)[52] è la miniserie Freddy vs. Jason vs. Ash che vede l'incontro/scontro di tre icone del cinema horror degli anni ottanta[52]. La realizzazione è resa possibile grazie ad un inter-company crossover con la Dynamite Entertianment che detiene i diritti dei personaggi della trilogia Evil Dead di Sam Raimi tra cui quello di Ash Williams[52]. La Wildstorm si espande anche nel campo delle serie a fumetti ispirate ai videogiochi più famosi. Grazie a questa iniziativa la DC Comics pubblica due delle sue serie di maggior successo degli anni duemila[52]. La prima è World of Warcraft, serie del 2008 scritta da Walter Simonsons e ispirata all'omonimo videogioco. Il successo è tale che la pubblicazione viene trasformata da miniserie di 6 numeri a serie regolare[52]. La seconda esce nello stesso anno ed è uno dei maggior successi della DC Comics del periodo[52]. Si tratta della serie Gears of War ispirata al videogioco creato dalla Epic Games per la console Xbox 360[52]. La sceneggiatura adrenalinica di Joshua Ortega e i disegni ispirati di Liam Sharp riescono a catturare le atmosfere del videogame[52] e il primo numero vende oltre 400 mila copie (un record per il 2008)[52]. Le vendite sono favorite anche dal tipo di distribuzione, infatti la serie viene venduta non solo tramite le fumetterie ma anche nella catena Blockbuster e nei negozi di videogiochi[52]. Tra le altre pubblicazioni su licenza dell'imprint di Jim Lee vi sono varie miniserie su Resident Evil (pubblicate fino al 2009), la miniserie Dante's Inferno del 2010 basata sull'omonimo videogioco, le miniserie dedicate alle serie d'animazione Robotech e Thundercats e all'anime giapponese Ninja Scroll. A queste si aggiungono quelle dedicate a due delle serie televisive di maggior successo degli anni duemila, cioè Supernatural della CW e Fringe, creata da J.J. Abrams.

Gli anni duemila (2000-2009)[modifica | modifica wikitesto]

Il nuovo decennio vede il succedersi di tre presidenti passando dalla fine della gestione Khan al periodo di Paul Levitz (2003-2008) fino ad arrivare alla nomina di Diane Nelson nel 2009. Dopo un periodo di stabilità che durava da fine anni settanta la DC affronta quindi un periodo di transizione. A livello globale l'occidente individua un nuovo nemico nel terrorismo e nella crisi economica[53]. Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una lunga guerra e la speranza di una pace mondiale diventa utopia. Queste incertezze si trasferisono anche nei fumetti che assumono un tono più cupo e riflettono le incertezze della socità[53]. La DC torna a parlare di guerra e le sue drammatiche conseguenze nei suoi fumetti[53]. Emblematica è la saga denominata World War III (cioè Terza Guerra Mondiale) che vede Black Adam come nemesi dei supereroi DC[53]. Anche la capitale Washington viene invasa dalle Amazzoni nella saga Amazon Attacks. Tornano tra l'altro i fumetti di guerra con gli albi War Story e Haunted Tank (ambientato nel conflitto del Golfo) per la Vertigo e una miniserie sul Sergente Rock di Billy Tucci[53].

In questa decade assumono un ruolo fondamemtale gli autori e tra questi Grant Morrison, Geoff Johns, Mark Waid e Jim Lee[53]. A loro si devono alcune delle storie di maggior successo dell'editore, grazie alle quali si arriva (anche se per brevi periodi) a superare le vendite della rivale Marvel Comics. Aumenta anche l'importanza delle raccolte delle serie a fumetti in volumi cartonati o brossurati da destinare al circuito librario e al mercato diretto[53]. Le raccolte della serie del Sandman di Gaiman in versione absolute edition rimangono per anni in testa alle classifiche di vendita del New York Times[53]. Il processo di sdoganamento del fumetto verso un pubblico di ogni età ed estrazione (iniziato dal trio Khan-Levitz-Giordano a inizi anni ottanta) ha raggiunto il suo obiettivo[53].

La fine della gestione Khan[modifica | modifica wikitesto]

Il 6 febbraio 2002 viene annunciato che il presidente Jenette Khan, in carica da 21 anni (e da 26 come redattore capo), lascia il suo ruolo[54]. Il comunicato ufficiale porta la firma di Barry M.Meyer (Presidente della Warner Bros) e sottolinea l'importanza della Khan nel trasformare la DC in una industria editoriale multimediale che tocca ogni aspetto dell'entertainment[54]. Durante la sua gestione sono usciti dieci blockbuster cinenatografici da adattamenti di fumetti DC e diverse serie televisive live-action e d'animazione che hanno allargato enormemente la popolarità dei personaggi a fumetti[54]. Viene anche menzionato il lavoro di ristrutturazione editoriale che ha portato alla creazione di nuove etichette editoriali quali la Vertigo e la acquisizione dei Wildstorm Studios di Jim Lee[54]. Anche Jenette Khan rilascia delle dichiarazioni ufficiali in cui parla della sua eperienza alla DC come una parte fondamentale della sua vita e dice di aver raggiunto quasi tutti gli obbiettivi che si era fissata quando prese le redini dell'azienda e che ora vede come la sua famiglia[54]. Puntualizza inoltre il ruolo fondamentale svolto (da lei e i suoi collaboratori) nell'aver trasformato il medium fumettistico in una forma d'arte riconosciuta e accettata da un pubblico di ogni età (soprattutto i lettori adulti)[54]. Da queste dichiarazioni (e quelle successive) non traspare mai chiaramente se la Khan è stata messa da parte dalle nuove politiche dirigenziali del gruppo Warner Bros (di cui la DC Comics è solo una divisione) oppure siano state scelte di natura personale e professionale della stessa Jenette[54].

Il bilancio della gestione Khan risulta difficile in quanto copre un periodo di oltre 25 anni. Si passa dalla disastrosa gestione di fine anni settanta (che coincide con la Implosione DC del 1978) per arrivare alla pubblicazione dell'albo più venduto della storia della DC Comics (e del fumetto) nel 1993 (cioè quello della morte di Superman). A questo si aggiunge il rinnovamento dei personaggi DC con la saga Crisi sulle Terre Infinite del 1986 e la fiducia data agli artisti britannici quali Alan Moore, Grant Morrison e Neil Gaiman[43]. Questi autori costituiscono l'epicentro della British Invasion e del movimento revisionista del fumetto che porta il medium a nuovi livelli d'eccellenza[43]. La stessa Khan, tramite la redattrice Karen Berger si impegna a creare fumetti diretti esplicitamente ad un pubblico adulto e la linea Vertigo riamane una delle eredità più longeve di questa politica editoriale[43]. Non bisogna però sottovalutare l'importanza data da Jenette alla diffusione in altri media quali cinema e televisione. Emblematici rimangono i 4 lungometraggi di Superman con Christopher Reeve e i film di Batman di Tim Burton, i primi a proporre un Batman degno del suo appellativo di Cavaliere Oscuro. La serie animata televisiva del 1992 (Batman: the Animated Series) e il successo di pubblico e critica ricevuti sono un landmark per qualsiasi adattamento futuro di un personaggio a fumetti. Il periodo di presidenza Khan è legato indissolubilmente al personaggio di Superman che viene sfruttato (forse eccessivamente) per cercare di trainare l'intero parco testate dell'editore[55][56]. Nel 1986 vengono riscritte le origini del personaggio da Byrne, nel 1989 viene lanciato uno show televisivo su Superboy della durata di 100 episodi (nonostante non esistesse più un Superboy/Clark Kent a livello fumettistico dal 1986), nel 1993 Superman muore e viene lanciata una serie televisiva sulla ABC[37] per poi arrivare alla resurrezione di Superman e al suo matrimonio con Lois Lane che però viene anticipato da una puntata della serie televisiva e poi realizzato anche nei fumetti[56]. Nel 2001 esce la show televisivo Smallville che vede un giovane Clark alle prese con il manifestarsi dei suoi superpoteri durante i turbamenti e le difficoltà dell'adolescenza. La serie ha un incredibile successo e viene riconfermato per dieci stagioni[57].

Le ultime scelte di Jenette Khan (2000-2002)[modifica | modifica wikitesto]

Gli anni duemila si aprono negli USA con le elezioni presidenziali e la DC decide di eleggere un suo presidente fittizio degli Stati Uniti, il quale estenderà la sua influenza su tutte le serie supereroistiche dell'editore[53]. La scelta è azzardata e ricade sul supercriminale Lex Luthor che grazie alla sua ricchezza, influenza e capacità di manipolazione arriva a sedersi nell'ufficio ovale della Casa Bianca[53]. Nella realtà viene invece eletto George W.Bush. In questi ultimi tre anni viene inoltre dato il via ad un ritorno o aggiornamento di alcuni personaggi classici, nel rispetto della loro continuity precedente. L'esempio più ecclatante e di successo è il ritorno di Oliver Queen come Green Arrow in una nuova serie scritta dal regista Kevin Smith[53]. Non si tratta di un reboot del personaggio che era morto in un albo del 1995 ma è lo stesso Oliver che si scopre essere stato resuscitato dal suo amico Hal Jordan. Si tenta anche un rilancio dei Nuovi Dei di Jack Kirby. La nuova serie su Apokolips e Genesis viene affidata a Walter Simonson che sviluppa una storia in continuity con l'epopea del Re dei comics[53]. Il tipo di approccio con il quale si cerca di rinvigorire i personaggi classici (inseriti nell'universo DC post-Crisis) continuerà anche nella gestione di Paul Levitz ma verrà poi bruscamente interrotta nel 2011 con il reboot dell'intero parco testate DC. Il 2002 vede l'uscita di due delle più famose, premiate e longeve serie Vertigo e cioè Fables di Bill Willingham e Y:The Last Man di Brian Vaughan alle quali si aggiunge The Filth di Grant Morrison, una delle sue opere più bizzarre[53]. In un periodo caratterizzato dai venti di guerra successivi all'11 settembre 2001, la DC decide di pubblicare un ciclo di storie a fumetti ambientate nella seconda guerra mondiale ma che rifuggono ogni enfasi nazionalistica o celebrazione eroica per puntare invece l'indice sulla crudeltà e disumanizzazione di ogni tipo di azione militare[53]. L'autore che realizza questi albi intitolati War Story è l'irlandese Garth Ennis.

L'eredità della Khan rimane nella forza creativa lasciata agli autori e artisti che lavorano per la DC. Questo permetterà l'aprirsi di un nuovo decennio ricco di opere premiate dalla critica e dal pubblico[53]. Si parte dalla saga Hush di Batman disegnata da Jim Lee per arrivare al Superman (All-Star) di Morrison e le continue nuove proposte della linea Vertigo di Karen Berger[53]. Una delle ultime scommesse di Jenette è l'autore Geoff Johns, che nel 1999 ottiene la sua prima serie regolare dal titolo Stars and S.T.R.I.P.E.[58]. Questo giovane scrittore diviene responsabile del rilancio definitivo dei personaggi storici Lanterna Verde e Flash (con un'operazione simile a quella operata da Smith su Green Arrow) proponendosi come autore di punta della casa editrice sia a livello di vendite che come consulente creativo[53].

DC Entertainment (2009-2014)[modifica | modifica wikitesto]

Il logo della DC dal 2005 al 2012

Nel corso del 2008 la DC ha subito una profonda ristrutturazione per meglio sfruttare le sinergie delle sue proprietà-personaggi a livello mediatico e cercare quindi di contrastare efficacemente il nuovo colosso multimediale di cui fa ora parte la rivale Marvel. Nel settembre 2009 la Warner Bros. (proprietaria della DC Comics) ha deciso di riorganizzare i vertici esecutivi della casa editrice. Dopo le dimissioni di Paul Levitz da presidente (lo è stato per 7 anni dal 2002 al 2009[59]), Diane Nelson è stata nominata a capo della nuova struttura editoriale denominata DC Entertainment[60]. Paul Levitz rimane come consulente e sceneggiatore mentre la Nelson lavorerà in collaborazione con Jeff Robinov, presidente della Warner Bros Pictures Group (la divisione che cura la produzione cinematografica della Warner). L'obbiettivo è velocizzare la trasposizione di un fumetto in altri prodotti mediatici quali film, serie televisive o cartoni animati ed integrarli con operazioni di merchandising a livello globale. Non per caso Diane Nelson è stata Vicepresidente esecutivo e responsabile del Global brand management della Warner Bros. Entertainment per poi passare ad essere presidente della Warner Premier[61]. In queste funzione ha avuto lo scopo di ottimizzare a livello globale i marchi e le proprietà del gruppo Time Warner distingundosi particolarmente per la gestione del brand di Harry Potter[61]. Con la trasformazione da DC Comics a DC Entertainment si vuole quindi una compagnia che sfrutti i personaggi e le storie a fumetti per creare prodotti mediatici facilmente riconoscibili e quindi vendibili al grande pubblico. Rispetto a Levitz (che nasce come autore di fumetti), la Nelson ha costruito la sua carriera nel Corporate worldwide marketing and planning della Warner Bros. e quindi sembra più idonea allo sviluppo delle nuove sinergie e trasposizioni dei fumetti in altri media[61]. Finora la gestione di questo passaggio è stato l'anello debole rispetto alla Marvel Comics che tramite i Marvel Studios cura direttamente la fase produttiva dei progetti legati ai suoi fumetti. Negli ultimi anni la DC (a parte Superman e Batman) non ha saputo sviluppare un progetto organico ed efficace per produrre e promuovere i suoi personaggi come franchise cinematografici. Anche per questo motivo la Nelson ha preso la decisione di spostare gli uffici della DC dalla loro sede storica di New York a Burbank in California[62]. La nuova sede sarà quindi più vicina ed integrata con gli uffici e studios della Warner Bros e sarà operativa dal 2015, mentre il 2014 è dedicato allo spostamento logistico e del personale[62].

Linea editoriale ed etichette[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 2011, dopo la miniserie Flashpoint, la DC Entertaiment ristruttura l'intero parco testate della sua divisione a fumetti sia per le pubblicazioni DC Comics che per le etichette editoriali (in lingua inglese Imprints)[63]. Le pubblicazioni vengono così suddivise:

  • DC Comics: si tratta della linea editoriale principale nella quale confluiscono la maggior parte delle serie supereroistiche, i personaggi dell'etichetta Wildstorm Productions di Jim Lee e alcuni dei personaggi Vertigo che venivano pubblicati sotto tale etichetta dal 1993. La sezione DC Comics riparte con 52 nuove serie ed è a sua volta suddivisa in gruppi di titoli affini per personaggi, tematiche e target di pubblico. Quindi abbiamo il settore Justice League che oltre alle due serie Justice League e Justice League International presenta alcuni dei supereroi più popolari come Wonder Woman, Aquaman, Flash e molti altri. A questo si aggiungono il gruppo di fumetti legati a Superman e Batman, quelli imperniati su Lanterna Verde, The Dark dove confluiscono ex-personaggi Vertigo come Swamp Thing, The Edge (con titoli e personaggi sia dell'universo Wildstorm che DC), Young Justice che ha come titoli di punta Teen Titans e Legion of Super-heroes.
  • DC Comics Collected Editions: questa sezione pubblica raccolte dei fumetti DC che spaziano l'intero arco di vita dell'editore dal 1935 ad oggi. I formati usati sono del tipo Hardcover (con copertina cartonata), Deluxe Edition Hardcover (un formato più costoso e con un numero di pagine superiore a 300), Tradepaperbacks (brossurato e più economico, che talvolta presenta storie in bianco e nero).
  • Vertigo: si tratta della linea editoriale indirizzata ad un pubblico maturo e attiva dal 1993. Sotto tale etichetta rientrano anche le proposte della defunta Paradox Press e in genere le serie, miniserie e graphic novel più sperimentali e rigorosamente pubblicate con l'avvertenza Mature Readers (cioè «Per lettori maturi»).
  • DC Comics Kids: etichetta dedicata a un pubblico pre-adolescenziale e che traspone in fumetti serie a cartoni animati realizzate sia sui supereroi DC Comics, sia su franchise della Warner Bros. come Looney Tunes e Scooby-Doo. Le serie regolari dedicate ai supereroi sono Green Lantern:The Animated Series, Superman Family Adventures e Young Justice.
  • Mad Magazine: rivista satrica, fumettistica e alternativa nata sotto l'editore EC Comics nel 1952. Continua ad essere pubblicata dalla DC Entertainment nonostante la diversità di contenuto e di genere rispetto ad ogni altro prodotto editoriale proposto dalla casa editrice.

A maggio 2011, la DC ha annunciato la fine di tutte le serie storiche di supereroi per agosto 2011[64] facendo ripartire, con il nome di Nuovi 52, tutto il suo universo narrativo attraverso il lancio di cinquantadue nuove serie in sostituzione delle precedenti.

In lingua italiana la pubblicazione di buona parte dei Nuovi 52 inizia a maggio 2012, con delle anteprime sul finire di aprile in alcune fiere[65].

Crisi e crossover-evento[modifica | modifica wikitesto]

Come tutti i grandi editori di fumetti si cerca di sfruttare la popolarità di alcuni personaggi per rilanciarne altri. Anche la DC decide periodicamente di realizzare dei crossover, che coinvolgono alcuni, se non tutti, i personaggi pubblicati ogni mese.

Durante la Golden Age la DC non adotta lo sviluppo classico dei crossover, che prevede una storia in più parti che inizia su un albo a fumetti per poi proseguire su quello di un altro personaggio. Questo espediente narrativo viene adottato soprattutto nella Silver Age (introdotto frequentemente sulle serie della rivale Marvel). Per fare incontrare i vari personaggi si utilizza invece una serie apposita intitolata All-Star Comics. Nei primi due numeri sono presenti storie di personaggi differenti ma a partire dal n.3 si fonda il primo supergruppo della storia del fumetto: la Justice Society of America. Si ha così modo di creare vicende a cui partecipano molti personaggi che appaiono su serie differenti o anche che non hanno una testata a loro dedicata.

A partire dalla Silver Age si diffonde un particolare tipo di espediente narrativo simile ad un crossover ma che non vede l'incontro di supereroi di diverse serie ma di Terre Parallele (o Multiple). Una minaccia che coinvolge più universi differenti ma coesistenti prende il nome di "Crisis" (crisi in lingua inglese)[66]. Tale espediente narrativo porta alla creazione del "Primo Multiverso DC" composto da realtà parallele dove è possibile raccontare le vicende dei personaggi in contesti anche radicalmente differenti. A metà degli anni ottanta con la miniserie Crisi sulle Terre infinite si mette fine al Primo Multiverso DC per dare origine ad un nuovo universo coerente e facilmente gestibile a livello narrativo e di continuity. Nasce così un nuovo tipo di evento editoriale definito «crossover-event», in genere sviluppato su una serie limitata che va ad intrecciarsi con gli albi delle serie regolari, aumentando l'interazione i personaggi e spesso anche le vendite di tutte le pubblicazioni coinvolte. Il primo evento Post-Crisis di quest tipo è Legends, seguito nei decenni successivi da storie strutturate nello stesso modo e che vengono proposte dalla DC ogni anno.

Elenco delle principali Crisi e crossover-event realizzati da questa casa editrice:

  • Crisi on Earth-One and Earth-Two: su Justice League of America (Vol.1) n.21-22 (agosto-settembre 1963) si incontrano per la prima volta la JSA (primo supergruppo di Terra-Due) e la JLA (primo supergruppo di Terra-Uno).
  • Crisi sulle Terre multiple: da allora in poi periodicamente (circa con cadenza annuale) i due supergruppi si incontrano per sventare Crisi che minacciano più Terre parallele. In questo ciclo di storie si mettono le basi per lo sviluppo del primo Multiverso DC.
  • Crisi sulle Terre infinite n.1-12 (aprile 1985 - marzo 1986): miniserie che vede la distruzione del primo Multiverso. Dal punto di vista editoriale si vuole semplificare la continuity dei personaggi e delle serie. Dopo il 1985 tutte le storie si svolgono in un unico universo narrativo. Le origini di quasi tutti i personaggi vengono riscritte o comunque aggiornate.
  • Legends n.1-6 (novembre 1986 - aprile 1987): il semidio Darkseid cerca di screditare i supereroi agli occhi degli altri esseri umani, ma fallisce. Si tratta del primo evento post-Crisis e coinvolge tutte le principali serie pubblicate. Tutti i supereoi si trovano a combattere ma questa volta la minaccia non prende il nome editoriale di Crisis e non vi è nessun accenno a Terre parallele.
  • Millennium n.1-8 (gennaio-febbraio 1987): la Justice League of America e gli altri supereroi si trovano a combattere i Manhunters, la razza di androidi creata dai Guardiani di Oa prima di passare al Corpo delle Lanterne Verdi. Lo scopo della miniserie è di stabilire un nuovo background narrativo per la Green Lantern Hal Jordan nel nuovo contesto post-Crisis.
  • Invasione! n.1-3 (1988): i supereroi combattono la razza aliena dei Dominators (Dominatori).
  • Guerra degli dei n.1-4 (settembre-dicembre 1991): primo grande evento DC Comics ispirato alla mitologia. La dea malvagia è Circe che vuole distruggere Gaea (la madre Terra). Per il suo fine riesce a scatenare un confronto tra il pantheon degli dei greci e quello degli dei romani. La battaglia topica è Wonder Woman vs. Capitan Marvel.
  • Armageddon 2001 n.1-2 (maggio-ottobre 1991): la storia non si articola con crossover all'interno delle serie regolari ma negli albi con cadenza annuale (Annuals). La minaccia consiste nel supercriminale del futuro Monarch. L'importanza del personaggio è data dal fatto che, con il nome Extant, sarà uno dei protagonisti di Zero Hour.
  • Eclipso: L'oscurità interiore
  • Linee di sangue (Bloodlines in originale): la storia si dipana nell'arco di 25 albi annuali per poi concludersi con la miniserie di 2 numeri Bloodbath (dicembre 1993)[67]. La Terra viene invasa da alieni parassiti che si nutrono del fluido spianle degli esseri umani[67]. Alcuni dei terrestri attaccati sopravvivono e manifestano superpoteri[67]. I media li definisce New Bloods e saranno fondamentali nello sventare la minaccia aliena[67]. Lo scopo editoriale è quello di creare nuovi supereroi da inserire nell'universo DC, da qui il nome nuovo sangue. Questo riprende il nome con cui sono stati lanciati i primi supereroi Image l'anno prima e cioè giovane sangue (ovvero gli Youngblood).
  • Ora zero n.4-0, la numerazione è inversa, (settembre-ottobre 1995): lo scopo degli autori è di dare maggior coerenza e linearità all'Universo narrativo post-Crisis. Dopo 9 anni si torna ad utilizzare il termine Crisis (il titolo originale dell'opera è Zero Hour: Crisis in Time).
  • Our Worlds at War
  • Il Male si scatena (Underworld Uleashed in originale, novembre-dicembre 1995): si tratta di una miniserie di 3 numeri scritta da Mark Waid e disegnata da Howard Porter[68]. Ha diversi tie-in con le serie regolari ed è coadiuvata da alcuni albi speciali. Narra dell'arrivo del demone Neron che propone ai supercriminali un aumento dei loro poteri in cambio della loro anima[69]. Viene però sconfitto da Capitan Marvel che gli offre la sua anima ma questa ha una consapevolezza talmente elevata che il demone ne rimane sopraffatto[69]. Si tratta del primo evento editoriale DC che mette al centro la figura del Capitan Marvel originale della Fawcett Comics e ha lo scopo di rilanciare il personaggio. Nello stesso anno esce infatti la serie regolare The Power of Shazam di Jerry Ordway con protagonista Billy Batson e il suo potente alterego.
  • L'ultima notte: con l'ultimo sacrificio da vivo di Hal Jordan per la Terra.
  • Genesi
  • One Million
  • Il Regno: una sorta di pre-quel della miniserie fuori continuity Kingdom Come – Venga il tuo Regno.
  • Il giorno del giudizio
  • I nostri mondi in guerra
  • Crisi d'Identità
  • Crisi Infinita
  • Crisi finale
  • La Triplice Crisi

A questi si possono aggiungere gli incontri/scontri con altre grandi case editrici, come quello con i personaggi della concorrente Marvel Comics (JLA/Vendicatori).

  • Da ricordare l'avventura editoriale congiunta tra DC e Marvel che diede vita all'effimero marchio Amalgam, dove i personaggi delle due case editrici erano fusi gli uni con gli altri dando vita a supereroi che miscelavano poteri e carattere dei personaggi uniti.

La DC in Italia[modifica | modifica wikitesto]

I diritti per la pubblicazione in italiano dei fumetti DC sono stati detenuti da diversi editori nel corso degli anni. Le case editrici che hanno pubblicato materiale DC sono state le Edizioni Juventus, l'Editore SAEV-Vecchi, la Casa editrice Vittoria, la Società editrice Cremona Nuova, la Mondadori, la Williams, la Cenisio, l'Editoriale Corno, la Labor Comics, la Rizzoli, la Comic Art, la Play Press, la Magic Press, la Kappa Edizioni, la Planeta de Agostini, la BAO Publishing e RW Edizioni (attuale e principale editore italiano per i fumetti DC Comics) .

Il periodo anteguerra (1939-1940)[modifica | modifica wikitesto]

Il debutto del primo fumetto DC avviene sul n.19 della serie Gli Albi dell'Audacia del 2 luglio 1939 delle Edizioni Juventus[70]. Si tratta di una storia di Superman che però non è tratta dalla serie regolare Action Comics ma dalle strisce giornaliere realizzate per i quotidiani statunitensi[70]. Inoltre in ottemperanza alle politiche dell'Italia fascista il personaggio viene italianizzato. Di conseguenza il nome di Superman diviene Ciclone e il simbolo sul petto non prevede più la S ma i colori della bandiera italiana[70]. Anche il resto del costume non mantiene i colori originali e le traduzioni e i disegni vengono cambiati radicalmente per dare al fumetto un'ambientazione italica. Viene pubblicato fino al 1940 su Albi dell'Audacia, su 2 de L'Audace (Editore SAEV-Vecchi), su un Albogiornale (Casa Editrice Vittoria) e su Albi Juventus (Società editrice Cremona Nuova e Casa Editrice Vittoria)[70].

Il nome Ciclone con cui viene chiamato Superman in questo periodo non va confuso con il supereroe italiano Ciclone di Carlo Cossio pubblicato anch'esso su Albogiornale tra il 1947 e il 1948[71]. Si tratta comunque di una versione nostrana di Superman di cui ricalca la forza sovraumana e l'invulnerabilità. Le storie di Cossio prersentano però una vena ironica e dissacrante che le rendono una parodia del genere supereroistico[71].

Il primo dopoguerra (1945-1947)[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, i fumetti DC tornano grazie alla Casa Editrice Milano o Edizioni Milano (poi divenuta Edizioni Mondiali) che tra il 1945 e il 1946 pubblica una serie antologica senza titolo (ma citata come Collezione Uomo Mascherato prima serie)[70]. La pubblicazione ha frequenza settimanale e conta 31 albi (senza data di pubblicazione) nei quali si presentano a rotazione diversi personaggi del periodo Golden Age della DC Comics[70]. Superman viene però ancora presentato con diversi nomi generici quali L'Uomo d'Acciaio, L'Uomo Mascherato, L'Uomo Prodigio[72] mentre Batman viene ribattezzato L'ala d'acciaio[70]. Su questa serie debuttano anche Lanterna Verde/Alan Scott, Crimson Avenger, lo Spettro, Hourman, e Sandman/Wesley Dodds (chimato prima Saetta e poi l'Uomo della Sabbia)[70]. Le traduzioni sono ancora approssimative e le tavole originali vengono ancora modificate o ridisegnate. Mancano sempre i credits e raramente viene pubblicata una cover delle serie originali[70].

Tra il 1945 e il 1947 le Edizioni Milano pubblicano altre due storiche serie quali Collezione Uomo Mascherato (seconda serie) e il giornale Urra! (pubblicato tra il 27 aprile 1947 e il 2 novembre dello stesso anno)[73]. Per quanto riguarda la Collezione Uomo Mascherato non si hanno date certe perché non presenta date di pubblicazione ma se ne conosce la periodicità settimanale[73]. Dal n.67 cambia il titolo in Collezione Uomo d'Acciao in virtù del successo delle storie si Superman qui pubblicate[73]. Inizialmente il termine Uomo Mascherato con cui si intitola la serie, indicava il personaggio principale che era Blue Beetle (allora ancora edito dalla Fox Comics e ora facente parte dei personaggi DC)[73]. Sempre su questa serie appare Batman (come Fantasma dal n.48) e per la prima volta in Italia si vedono il Joker (sul n.58) e Lex Luthor (sul n.46)[73]. Robin (con il nome Aquilotto) appare per la prima volta in una storia pubblicata su Urra! nel 1947[73]. Tutte le storie pubblicate su queste serie provengono dalle strisce realizzate per i quotidiani statunitensi (ignorando quelle dei comic-books) e si tratta di materiale tradotto dalle pubblicazioni francesi[73]. Le strisce sono ritoccate o ridisegnate e spesso il senso delle storie viene stravolto[73]. Tra l'altro i personaggi DC vengono pubblicati con quelli di altre casi editrici come per esempio Tarzan e il già citato Blue Beetle[73]. Da notare che in diversi albi di Collezione Uomo Mascherato (poi Collezione Uomo d'Acciaio) Superman viene correttamente tradotto in Superuomo mentre Clark Kent viene inspiegabilmente ribattezzato Dan Carret[73].

L'epoca Mondadori (1954-1974)[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi anni cinquanta è la Mondadori a prendere i diritti per la pubblicazione dei personaggi DC in Italia e il 16 maggio 1954 lancia la serie Albi del Falco - Nembo kid. Il protagonista è Superman, qui chiamato Nembo Kid (perdurando l'usanza in auge dal periodo fascista di evitare il nome originale), e le storie sono tratte dalle serie regolari Action Comics e Superman (e non più dalle strips dei quotidiani)[74][75]. Restano i rimaneggiamenti, le traduzioni errate e un Superman senza il suo classico simbolo sul costume. Il formato è a 32 pagine 12,5X18 cm, simile agli Albi della Rosa che contenevano materiale della Disney[75]. Questa rimane la serie della DC più longeva pubblicata in Italia, per un totale di 574 numeri nell'arco di circa 16 anni[74]. Inizialmente è quindicinale per poi passare (dal n.103) a settimanale[74]. Sul n.33 torna anche il personaggio di Batman, qui chiamato Pipistrello e dal n.105 arrivano anche per lui le edizioni delle storie delle serie regolari Detective Comics e Batman[74]. Da segnalare che sulla collana cominciano ad essere pubblicate storie prese in ordine sparso dalle serie denominate Superman Family. Dal n.47 arriva Superboy, qui chiamato Nembo Kid Ragazzino[75], con storie tratte da Adventure Comics e Superboy[75]. Dal n.50 vengono anche presentate storie tratte da Superman's Pal Jimmy Olsen e dal n.143 le avventure di Lois Lane tratte da Superman's Girlfriend Lois Lane[75]. Supergirl arriva nel n.197 ma viene ribattezzata Nembo Star[75]. Nel n.221 viene pubblicata la prima storia in Italia della Legione dei Supereroi, qui chiamata Legione degli Ultra Eroi[75].

Il 20 giugno 1960 nasce anche l'almanacco mensile Superalbo - Nembo Kid (poi divenuto Batman - Nembo Kid), un mensile di 68 pagine in grande formato dove si possa dare più spazio alle nuove storie e personaggi nati negli Stati Uniti con l'inizio della Silver Age dei comics[75]. Su questa nuova serie vengono presentate con una certa continuità le storie della Legione dei Supereroi di Jim Shooter e Flash II (Barry Allen) di John Broome e Carmine Infantino, anche se queste sono presentate a zig-zag anche su gli Albi del Falco[75]. Su Superalbo - Nembo Kid n.20 viene presentata la celebre storia Flash dei due mondi[74], tratta da Flash (Vol.1) n.123, in cui Barry incontra il Flash della Golden Age Jay Garrick, dando origine al primo Multiverso DC[74]. Anche se in maniera approssimativa e arbitraria, la Mondadori pubblica diverse storie di alcuni personaggi Silver Age quali Green Lantern II (Hal Jordan), Freccia Verde, la Justice League of America (qui chiamata Amici della legge) e Teen Titans (come Giovani Titani)[75]. Una vera rivoluzione (per l'editoria italiana) avviene con il n.529 di Albi del Falco dove finalmente Superman prende il suo nome originale il quale appare anche in copertina[74]. Anche il suo costume viene presentato nella versione originale e dal n.575 (aprile 1967) il titolo della collana diviene Superman assumendo anche un formato molto simile al comic-book originale (solo poco più largo e basso)[74]. Da notare che nel dicembre 1966 viene anche lanciata una serie dal titolo Batman che cerca di sfruttare la rinnovata popolarità del personaggio in seguito alla prima forma di bat-mania seguita alla trasmissione degli episodi dello show televisivo con Adam West[74]. Nel 1968 c'è un salto di qualità nell'edizione Mondadori sia di Superman che di Batman, il formato è ormai quasi identico a quello del comic book originale, la metà delle pagine sono a colori e le traduzioni migliorano, la periodicità è quattordicinale[74]. Questo però non basta a bloccare la perdita di lettori e una progressiva disaffezione per i personaggi DC ormai reduci da decenni di edizioni alterate, censurate e disorganiche, con i nomi degli stessi supereroi e supercriminali quasi mai fedeli agli originali e nessun rispetto per la continuity dell'universo fumettistico di riferimento[74]. A marzo del 1970 chiude Superman (con il n.651) e Batman (con il n.82)[74]. Il mese successivo l'Editoriale Corno dà inizio all'epoca Marvel in Italia con la pubblicazione de L'Uomo Ragno n.1 (aprile 1970) a cui fa seguito Devil il mese dopo (maggio 1970)[76]. Il Mitico Thor e i Fantastici Quattro escono nel 1971[76]. Gli albi di supereroi della Corno godono di buone traduzione e ottime colorazioni (se paragonate a quelle Mondadori)[76], inoltre non soffrono di rimaneggiamenti (se non lievi) e presentano ai lettori un nuovo universo fumettistico che risulta essere da subito più coerente e attuale rispetto a quello della DC Comics[76].

La Mondadori pubblica ancora un paio di storie di Flash sulla collana trimestrale Comix, pubblicata tra il 1970 e il 1971 e durata appena 3 numeri[76]. Tra il 1973 e il 1974 riprende il personaggio di Wonder Woman e lo presenta sulla collana Il Mago - la rivista dei fumetti e dell'umorismo[77]. Finora la storica supereroina è apparsa in Italia con il nome di Stella come co-protagonista delle avventure della Justice Leaugue ma ora si presentano le storie delle serie a lei dedicate[77]. Sorprendentemente però si pubblicano le storie (ormai datate) del periodo Golden Age e che non riescono più ad suscitare l'interesse dei lettori anni settanta[77]. Le storie pubblicate sono una decina (dal n.21 al n.32). Gli unici aspetti positivi di questa edizione sono il ripristino del nome originale e della continuity del personaggio, infatti la prima storia pubblicata è quella tratta da All American Comics n.8 del dicembre 1941 (prima apparizione del personaggio)[77].

Gli anni settanta: Williams, Cenisio e Editoriale Corno (1971-1979)[modifica | modifica wikitesto]

L'anno dopo la chiusura delle testate di Superman e Batman della Mondadori, i personaggi vendgono riproposti dalla casa editrice Williams Intereuropa[76], anche stampato Inteuropa. Nel luglio 1971 escono le due serie Supernman e Batman che inizialmente hanno periodicità mensile ma a partire dal giugno 1972 passano ad essere quindicinali di 48 pagine[76]. Il formato è simile a quello originale ma mezzo centimetro più basso e mezzo centimetro più largo[76]. Tutte le pagine sono colorate ma la grafica, la colorazione e il lettering sono pessimi[76]. Questo è dovuto al fatto che risultava difficile reperie gli impianti originali e quindi le storie sono ricolorate in Italia[76]. La qualità media non è però inferiore a quelle offerta dalla Mondadori ma non è all'altezza agli albi Marvel editi in quel periodo dall'editoriale Corno[76]. L'aspetto positivo è dato dall'inserzione (talvolta) di adesivi e la volontà di espandere il parco testate proponendo alcune delle storie più importanti della Silver Age[76]. Difatti a giugno del 1972 parte anche una serie dedicata a Flash II (Barry Allen) che include storie di Aquaman[76]. Su Batman si vedono le storie di Lanterna Verde II (Hal Jordan) tra le quali alcune disegnate da Gil Kane e altre tratte dal memorabile ciclo di Dennis O'Neil e Neal Adams prese da Green Lantern e Green Arrow[76]. Su Superman invece vengono pubblicate anche storie della Legione dei Super-eroi e di Lois Lane. L'epansione della Williams ha però vita breve e la serie Flash chiude con il n.15 (marzo 1973) e Batman chiude con il n.21 (gennaio 1974)[76]. Per Superman si tenta un rilancio con una serie rinominata Collana Super e che vede alternarsi storie di Superman a storie di Superboy, che si scambiano anche il logo[76]. Il tentativo di rivitalizzare almeno il supereroe più celebre della DC non ha successo e la collana chiude con il n.28 (luglio 1974)[76].

Il 1975 segna uno dei punti più bassi per l'interesse dei fumetti DC in Italia, infatti nessun editore ne pubblica le storie[77]. Nel contempo l'Editoriale Corno consolida il dominio del mercato supereroistico Marvel grazie all'espansione delle sue collane e del numero di lettori[77].

La DC torna in edizione italiana nel 1976 grazie alla casa editrice Cenisio che propone inizialmente due serie ormai classiche cioè Superman e Batman[77]. Per i primi 13 numeri si tratta di albi di 48 pagine (a £300) con tutte le pagine colorate (tra l'altro egregiamente rispetto al recente passato), buone traduzione, note sulle edizioni originali e credits dell'opera (prima volta in Italia per gli albi DC)[77]. Il rapporto qualità/prezzo regge il confronto con gli albi Corno ma già dopo un anno, nel 1977 solo una parte delle pagine sono colorate e le dimensioni dell'albo sono ridotte[77]. Nonostante questo nel 1978 si lancia una serie dedicata a Flash, con 48 pagine che passano a 32 nel 1980 (n.21)[77]. Nel 1979 viene lanciata la serie Sgt.Rock e una serie sulla Legione dei Super-eroi (la periodicità varia da bimestrale a trimestrale)[77]. Nel marzo del 1980 si arriva anche a lanciare la serie Wonder Woman (la prima intitolata all'Amazzone per il mercato domestico)[77]. Dal n.5 diviene Aquaman e Wonder Woman ma chiude già con il n.8 (ottobre 1980)[77]. Durante questo periodo la Cenisio lancia anche diversi speciali tra cui Superman contro Cassius Clay, Shazam con le storie del Capitan Marvel originale, e Batman contro Hulk[77].

Nella seconda metà degli anni settanta anche l'Editoriale Corno pubblica materiale DC[78]. Il primo albo è lo speciale L'Uomo Ragno contro Superman, pubblicato in formato oversized con colori e gtrafiche molto simile all'edizione originale[78]. Si tratta del primo albo in cui un supereoe DC si incontra con un supereroe Marvel e ad affrontarsi sono proprio i due personaggi più famosi dei rispettivi editori (ormai padroni del mercato). Da marzo del 1977 la Corno lancia anche la serie quindicinale Kamandi che pubblica l'intero ciclo realizzato da Jack Kirby, in appendice vi sono altre storie di Kirby quali quelle realizzate per la serie Superman's Pal Jimmy Olsen e il Sandman originale (cioè Wesley Dodds)[78]. Inoltre pubblica per la prima volta in Italia alcune storie tratte dalla saga del Quarto Mondo, concepita e realizzata da Kirby a inizio anni settanta dopo il suo divorzio dalla Marvel Comics. La serie si conclude nell'agosto del 1978 dopo 38 numeri[78]. Sempre dal marzo del 1977 esce un altro quindicinale dal titolo Il Soldato Fantasma con in appendice le storie de Lo Spirito del Carro (Haunted Tank in originale)[78]. la serie dura 16 numeri fino all'ottobre dello stesso anno[78]. Bisogna sottolineare che le due serie Kamandi e Il Soldato Fantasma hanno un formato e colorazione fedeli all'originale, godono di una buona traduzione e parte redazionale[78]. Si tratta infatti delle migliori edizioni DC Comics mai edite in Italia[78], superiori anche a quelle della Cenisio che in questo periodo pubblica le storie dei personaggi più famosi quali Superman e Batman[78]. Dal giugno del 1978 la Corno pubblica anche una serie antologica chiamata Il Super-Eroe, dal formato ridotto ma sempre con buone colorazioni e traduzioni[78]. Contiene diverso materiale prodotto da Kirby e tratto dalle serie Forever People, Mister Miracle e Challengers of the Unknown, oltre a Starfire, Isis e Star Hunters[78].

La crisi del fumetto supereroistico (1980-1986)[modifica | modifica wikitesto]

A partire dal 1980 in Italia arriva una profonda crisi dei fumetti (soprattutto dei supereroi Marvel e DC) che porta ad una lenta ma inesorabile diminuzione delle vendite che colpisce sia l'Editoriale Corno che la Cenisio[77]. La prima è costretta a chiudere tra il 1980 e il 1983 quasi tutte le sue testate. Rimane in edicola solo con la seconda serie dell'Uomo Ragno che chiude con il n.58 (febbraio 1984) e con le ristampe dello stesso personaggio su L'Uomo Ragno Gigante, che chiude il mese dopo con il numero 93[77]. I personaggi DC riescono a rimanere in edicola qualche mese di più, l'ultimo albo della Cenisio esce infatti a dicembre del 1984 ed è il n.108 della serie Superman[77].

La DC Comics torna in edicola grazie alla Labor Comics nell'ottobre del 1985[78]. Questo mese esce infatti la rivista Match che contiene storie su Jonah Hex, il Vigilante e sul telefilm Visitors[78]. L'edizione è di alta qualità con rilegatura brossurata (72 pagine), copertina plastificata e carte patinata[78]. Si tratta della miglior edizione italiana degli albi DC sino ad allora[78]. Lo stesso mese viene lanciata anche la rivista Alien con materiale dell'etichetta Epic Comics della Marvel[78]. I progetti della Labor sono ambiziosi e molto curati ma la sua vita editoriale non dura nemmeno un anno e chiude le pubblicazioni nel luglio 1986[78]. Match dura appena sei numeri[78]. La casa editrice pubblica anche due volumi cartonati a bassa tiratura e che racchiudono due miniserie non di primaria importanza se si considera l'offerta della DC dell'epoca. Il primo volume si intitola Super Powers e racchiude l'omonima miniserie di 5 numeri disegnata da Jack Kirby e scritta da Joey Cavalieri[79]. La storia è fuori continuity rispetto all'Universo DC e si basa su una linea di action figures uscite negli Stati Uniti per la Kenner[79]. Si tratta quindi di un'operazione di merchandising del 1984 che acquista poco significato nel panorama editoriale italiano del 1986. Il secondo volume ha come protagonista Ray Palmer (il secondo Atom), un personaggio secondario dei supereroi DC. Qui ci viene presentata una sua miniserie del 1983 che vede ai testi Jan Strnad e ai disegni Gil Kane[80].

Il ritorno della DC Comics: Rizzoli e Comic Art (1988-1995)[modifica | modifica wikitesto]

Il ritorno della DC in Italia dopo 4 anni di assenza avviene grazie alla Rizzoli nel gennaio 1988[81]. L'editore sceglie di partire dalla pubblicazione di una opere più celebri del decennio: The Dark Knight Returns di Frank Miller[81]. Il problema è che la miniserie viene inserita nella rivista Corto Maltese che presenta materiale non supereroistico e con traduzioni e stampa non all'altezza dell'opera originale[81]. I quattro capitoli che la compongono vengono inspiegabilmente diluiti in un arco di tempo di 18 mesi, dal gennaio 1988 al giugno 1989[81]. La stessa fine viene subita dalla miniserie Ronin, sempre di Frank Miller[81]. Bisogna notare che la Rizzoli ignora completamente l'evento che ha ridescritto la continuity della DC e cioè Crisi sulle Terre Infinite, ormai già uscita negli USA da due anni. Si concentra invece sulle miniserie che maggiormente hanno ridefinito i comics come mezzo di intrattenimento quali Watchmen e V for Vendetta di Alan Moore, le opere sopra citate di Miller (a cui si aggiunge Batman Year One) e Black Orchid di Neil Gaiman[81]. La scelta può essere anche condivisa ma la qualità dell'edizione italiana rimane scarsa, mancano le copertine originali (quasi sempre), e il tutto viene sempre pubblicato come inserto su una rivista antologica come Corto Maltese, ormai in crisi di vendite e forse per questo si cerca di mantenerla in vita con la pubblicazione caotica (come periodicità e formato) delle migliori opere DC dell'ultimo decennio[81]. La Rizzoli non può trascurare un personaggio simbolo come Superman e riportarlo in Italia con la miniserie Man of Steel di John Byrne[81]. Si tratta della prima opera post-Crisis pubblicata in edizione italiana e serve da nuovo punto di partenza (è quindi un reboot) per Superman dopo gli eventi di Crisis[81]. Byrne ha infatti il compito di rinarrarne la genesi e ricontestualizzarlo nel nuovo universo DC. Il primo inserto esce su Corto Maltese n.59 dell'agosto 1988. Non ci sono le copertine, la carta è scadente e manca addirittura l'ultima tavola dell'ultimo capitolo, quella che chiude l'opera[81]. Siamo quindi di fronte ad una delle peggiori edizioni dai tempi della Mondadori[81]. Successivamente viene pubblicata anche la collana regolare mensile curata da Byrne ma anche in questo caso l'edizione è pessima e si saltano amche dei numeri[81]. Migliore sorte non tocca a Watchmen che viene pubblicato in appendice a Superman con mini capitoli di 8 pagine (spezzando il capitolo originale in tre parti) e omettendo le appendici testuali. L'opera di Moore arriverà ad avere inserti autonomi con una periodicità che varia dal bimestrale al trimestrale[81]. Bisogna però sottolineare che Watchmen viene riproposto nel 1993 in un unico volume in formato comic book con tutte le copertine, le appendici , con carta e stampa pregiata e ottima traduzione[81]. Lo stesso tipo di edizione viene riservato per V for Vendetta e per Dark Knight Returns. La Rizzoli decide però di non puntare su una edizione organica delle serie DC dell'epoca post-Crisis e di fatto ne abbandona progressivamente i diritti già a partire dal 1990, arrivando a lasciare Superman nel 1993 (proprio poco prima della sua epocale morte, pubblicata invece da Play Press) e puntando solo su Batman affidato alla Glenat[81]. Questa lancia una serie quindicinale nel settembre del 1992 che segue immediatamente il ciclo di storie narrate in Year One e dal n.15 vi pubblica anche le storie della serie Legends of the Dark Knight (che sono fuori continuity)[81]. In appendice arriva anche a pubblicare le primissime storie del Cavaliere Oscuro della Golden Age[81]. La serie però si ferma nel marzo 1995 a ridosso dell'edizione della saga Knightfall, celebre per l'introduzione Bane[81], una delle nemesi più riuscite e popolari della epoca moderna di Batman.

Nel 1989, solo un anno dopo la Rizzoli, anche la casa editrice Comic Art punta a rilanciare in Italia i fumetti DC[82]. Nell'agosto di quell'anno esce infatti il primo numero di All American Comics, titolo che ricorda una delle serie più famose della Golden Age dell'editore statunitense[82]. L'edizione risulta essere discretamente curata nelle traduzioni e nella grafica ma il problema riguarda la scelta dei contenuti che raccoglie nella stessa rivista serie di diverse case editrici spesso distanti nei contenuti, nel genere e nel periodo di pubblicazione[82]. Si passa quindi dal personaggio pulp Shadow di Howard Chaykin alla serie post-Crisis di Deadman, per poi passare a Stray Toaster di Bill Sienkiewicz della Epic e al Muden's Bar di Brian Bolland della First Comics[82]. Oltre a questo materiale viene anche pubblicato Rom Spaceknight (serie Marvel nata per pubblicizzare un giocattolo), una graphic novel dell'Uomo Ragno, l'American Flagg di H.Chaykin, lo Shadow di Mike Kaluta e Li'l Abner di Al Capp (degli anni cinquanta)[82]. Il primo ciclo della rivista termina nel 1990 dopo 12 numeri. La Comic Art decide però di rilanciarla partendo dal numero 13 e confondendo ulteriormente il lettore riguardo al materiale proposto. Infatti da questo numero si alternano albi con materiale DC ad albi (quelli pari) con materiale Marvel[82]. Dal n.20 propone solo materiale di qiuest'ultima e chiude con il n.51 (marzo 1994) in seguito all'arrivo della Marvel Italia[82]. Nel giugno del 1990 lancia una nuova serie antologica (formato comic book) dal titolo Horror[82]. In qiesto caso il genere delle storie presentate è esplicito nel titolo anche se nei contenuti non c'è solo materiale DC ma anche di altre case editrici[82]. Il merito di questa serie è di aver tentato di proporre in Italia quell'insieme di titoli, curati da Karen Berger a fine anni ottanta, che porteranno nel 1993 alla formazione dell'etichetta Vertigo. Vi si trovano infatti Hellblazer, Swamp Thing e il Sandman di Neil Gaiman. La serie non ha però fortuna e chiude l'anno dopo con il n.13 (luglio 1991)[82]. Dopo la chiusura di Horror e il passaggio di All American Comics a solo materiale Marvel, la Comic Art lancia una nuova serie antologica dal titolo DC Comics Presenta dove inserisce svariato materiale DC spesso iniziato in precedenti pubblicazioni[82]. Qui si conclude il ciclo del Deadman di Neal Adams (iniziato su All American Comics), continua lo Swamp Thing di Alan Moore (ripreso da Horror), Sandman, Hellblazer, Books of Magic, il Demon di Matt Wagner, la miniserie Deadman: Love after Death, e la miniserie Death: l'alto costo della vita[82]. Quest'ultima è la prima edizione italiana della prima serie DC pubblicata sotto l'etichetta Vertigo. Nonostante la qualità del materiale proposto la rivista non riesce a raccogliere nuovi lettori, anche perché si ritrova a proporre spesso serie già iniziate su pubblicazioni precedenti[82]. L'editore cambia quindi completamente il formato e contenuto del materiale proposto e vara degli albi che copiano fedelmente il comic book americano di 32 pagine[82]. Partano le serie Sandman, Shade, Swamp Thing e Hellblazer[82]. Si passa quindi da riviste antologiche contenenti materiale talvolta disomogeneo ad albi incentrati su una singola serie DC. Il progetto non funziona e dopo appena un anno chiude. Siamo nel 1995 e la Comic Art cessa di pubblicare materiale DC Comics in Italia[82]. Nello stesso anno termina anche il Batman gestito dalla Glenat con il doppio numero 51/52 (marzo). L'intero parco testate della DC passa quindi alla Play Press come unico licenziatario. Quest'ultima ha già cominciato a pubblicare dal 1990 quelle serie a cui non era interessata la Rizzoli o non rientravano tra quelle detenute dalla Comic Art.

Il periodo Play Press (1990-2006)[modifica | modifica wikitesto]

La Play Press è stata una delle prime case editrici a riportare i fumetti statunitensi in edicola dopo la crisi dei primi anni ottanta. Nell'aprile del 1986 pubblica infatti una serie sui Transformers, allora in licenza alla Marvel Comics[83]. Nel 1988 lancia Gli eroici G.I.Joe per poi arrivare l'anno successivo a pubblicare Iron Man, prima serie di genere supereroistico edita da Play Press[83]. L'interesse a pubblicare serie DC Comics si concretizza nel 1990 con l'uscita della seri Justice League che debutta con la miniserie Legends per poi pubblicare la nuova versione della Lega della Giustizia post-Crisis degli autori DeMatteis-Giffen-Maguire. La serie comprimaria è la Wonder Woman di George Perez e il la saga Millenium[83]. Si tratta del tentativo di proporre in Italia il materiale del nuovo universo DC nato in USA a partire dal 1986 dopo gli eventi di Crisis[83]. La Play pubblica anche il nuovo Flash, cioè Wally West e fa uscire la serie Green Arrow che contiene il rilancio del personaggio ad opera di Mike Grell. In appendice arriva anche Green Lantern cambiando il logo della testata in Green Arrow/Green Lantern[83]. Entrambe le serie non riscuotono il successo sperato e chiudono nel 1992, la Justice League con il n.33 (dicembre) e Green Arrow/Green Lantern con il n.28/29 (numero doppio uscito a luglio)[83]. In aiuto alla Play arriva la chiusura di Corto Maltese e il passaggio dei diritti di Superman a cui seguono quelli di Batman nel 1995[83]. Nel novembre del 1993 esce la nuova serie di Superman che ricomincia dal ciclo di storie che ruotano intorno alla sua morte e resurrezione[83]. La scelta è vincente e il numero dove l'Uomo d'acciaio soccombe a Doomsday vende oltre 100000 copie[83]. A giugno del 1994 esce anche Superman Classic che riprende le storie di Superman uscite tra la miniserie The Man of Steel di Byrne (quella che ridefinisce il personaggio per l'epoca contemporanea) e il periodo immediatamente precedente The Death Of Superman[83]. Nel marzo dello stesso anno esce il mensile Lobo dedicato ad uno degli anti-eroi più celebri degli anni novanta a cui seguono Flash, l'antologico DC Prestige e DC Collection (novembre)[83]. Il primo albo dedicato a Batman della Play Press è Le Avventure di Batman, che ripropone le storie (fuori continuity) ispirate nei temi e nella grafica al cartone animato di successo (uscito anche in Italia in quel periodo) di Paul Dini[83]. La prima serie a proporre le storie ambientate nel DC Universe è Batman Saga del novembre 1995 che parte con l'intero ciclo Khightfall, punto di partenza fondamentale per le storie del Batman anni novanta[83]. A questa viene abbinata anche una serie (tipo flip book) dedicata a Catwoma e Wonder Woman (quindi tutta al femminile) e la collana Le leggende di Batman (dal giugno 1996)[83]. Le edizioni Play sono caratterizzate da una qualità di stampa mediocre e da buone traduzioni, sono quindi migliori di gran parte dela materiale Rizzoli ma inferiori mediamente alla Comic Art[83]. Emerge inoltre una difficoltà oggettiva a proporre serie DC che riescano a reggere il mercato per più di 2 o 3 anni (fatta eccezione per le icone Batman e Superman)[83]. Nel 1992 si chiude infatti la serie sullo storico gruppo Justice League (dopo soli due anni dal debutto), la Lega viene poi riproposta nel 1998 in albetti di 48 pagine con un'ottima colorazione e qualità di stampa, inoltre viene proposto il ciclo di storie di Grant Morrison (ai vertici delle classifiche di vendita negli USA)[83]. La serie dura però solo 22 numeri e chiude nell'ottobre del 1999[83]. Da notare che nel 1998 chiude Flash con il n.38, Superman Classic con il n.43 e Wonder Woman con il n.21. L'anno dopo a luglio chiudono anche le serie Batman ( con il numero doppio 81/82) e Superman (con il n.124/125)[83]. A gennaio 2000 chiude anche la rivista Play Magazine (collana ombrello per miniserie, albi unici e annual DC) con il numero 43[83]. La Play Press si è quindi trovata in difficoltà proprio nel momento in cui (dal 1995) è divenuta l'unica licenziataria del materiale DC Comics[83]. Questo è dovuto al progressivo declino della cura dei redazionali, traduzioni e qualità di stampa e l'aumento dell'offerta e dei costi delle testate[83]. Bisogna però tener conto del radicale cambiamento del mercato fumettistico italiano dopo il 1994. In quest'anno infatti la Marvel Comics fonda la Marvel Italia che prende in gestione l'intero Universo Marvel con un'ottima edizione e rapporto qualità/prezzo. Allo stesso tempo si assiste all'esplosione di vendite dei manga giapponesi, che conquistano l'interesse soprattutto dei lettori delle nuove generazioni. A questo si aggiunge la crescita d'interesse per l'intrattenimento videoludico e l'espandersi del mercato delle console e dei videogiochi, elemento che sottrae risorse economiche a quella fascia di pubblico che dovrebbe essere maggiormente interessata ai comics supereroistici (questo fattore colpisce anche il mercato americano). La Play decide quindi di affidare alla distribuzione nelle fumetterie di gran parte del materiale DC (quindi tramite il mercato diretto) scomparendo quasi completamente dalle edicole[83]. A novembre del 1999 c'è un tentativo di rilancio di Batman e Superman con due serie per le edicole dal titolo Batman nuova serie e Superman nuova serie. Il formato, i contenuti ed i prezzi sono però fuori mercato[83]. Si tratta di albi quindicinali di 48 pagine a £3500 che aumentano a £4000 per poi arrivare a £8000 per 64 pagine mensile[83]. La qualità della stampa e dei colori non è sempre all'altezza della Marvel Italia e a questo si aggiunge la presentazione di storie di Batman e Superman non esaltanti[83]. Non va meglio sul versante delle fumetterie e librerie, perché le serie vengono raccolte in volumi costosi e non sempre con un'ottima resa grafica (come si addice ad un prodotto di questo tipo)[83]. Nell'ottobre del 2003 la Play cerca di tornare nelle edicole con la serie antologica DC Universe, scelta discutibile visto lo scarso apprezzamento che nell'ultimo decennio aveva accolto pubblicazioni di questo tipo (da All American Comics della Comic Art a Wiz della Panini Comics)[83]. La serie propone però uno dei cicli migliori di Batman cioè Hush di Jeph Loeb e Jim Lee a cui si aggiunge Superman: Birthright di Mark Waid e Formerly Known as the Justice League del trio DeMatteis-Giffen-Maguire (seguito del celebre ciclo della Justice League International post-Crisis)[83]. A queste si aggiunge successivamente il ciclo di Superman di Brian Azzarello e Jim Lee (una delle opere di maggior successo della DC negli anni duemila)[83]. DC Universe chiude però con il n.27 nel luglio 2006[83]. La chiusura della serie lascia incompiuta la miniserie Green Lantern Rebirth di Geoff Jhons[83], l'opera che ha definitivamente reintrodotto Hal Jordan come Lanterna Verde nell'Universo DC. Visto il successo del Batman e Superman disegnati da Jim Lee, la Play lancia due serie Batman Magazine e Superman Magazine che le ripropongono ai lettori ad un prezzo inferiore (in quanto non contenute nell'antologico DC Universe da €5)[83]. Le serie sono comunque chiuse nel 2006 così come qualsiasi altra pubblicazione di materiale DC da parte di Play Press[83]. Questa termina il suo periodo di gestione delle opere DC nella completa disaffezione da parte dei lettori che ne accusano l'incapacità di optare per un piano editoriale coerente, per una politica dei prezzi troppo alta, qualità della colorazione-stampa-traduzione quasi sempre mediocri, e per l'opportunità fallita di presentare in maniera organica (anche se incompleta) il DC Universe in Italia (di cui è stata unica licenziataria dal 1995 al 2006)[83]. L'editore però non è mai riuscito a riprendersi dai suoi errori e cede anticipatamente i diritti DC a luglio 2006 nonostante scadessero a dicembre di quell'anno[83].

Dopo il 2006[modifica | modifica wikitesto]

Dal 2006 al 2011 gli editori che hanno gestito la pubblicazione italiana degli albi DC Comics sono stati quattro: Planeta de Agostini che ha rilevato i diritti detenuti precedentemente da Play Press per gli "eroi classici" e le serie Vertigo, la Magic Press per l'imprint Wildstorm e la Kappa Edizioni per le storie di Spirit e le graphic novel di Will Eisner. Panini Comics ha proposto la nuova serie di Spirit di Darwyn Cooke.

Dal 2011, i diritti per la pubblicazione di gran parte delle opere edite dalla DC Entertainment in Italia è detenuta dalla RW Edizioni. Il primo numero pubblicato è JLA Zero, distribuito come copia omaggio nel gennaio 2012. Nell'editoriale dell'albo si annunciò l'intenzione di iniziare la pubblicazione partendo dalle serie nate dal reboot dell'universo DC avvenuto dopo la miniserie Flashpoint e che ha visto il lancio di 52 nuove serie (denominate The New 52 in originale) sul mercato statunitense.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d DC Entertainment. URL consultato il 24 marzo 2014.
  2. ^ a b Alan Cowsill, Alex Irvine & AA.VV. (testi), DC Comics anno per anno, una storia per immagini, Panini S.p.A., Modena, 2011, p.12
  3. ^ More Fun Comics n.9, marzo-aprile 1936
  4. ^ Alan Coswill, Alex Irvine & AA.VV.,op.cit., p.13
  5. ^ AA.VV. (testi-disegni), Adventure Comics nn.32-529, DC Comics, New York, 1938-2011
  6. ^ I dati di vendita del pariodo Golden Age e la durata temporale dello stesso sono confermati da Overstreet Comic Book p lkmùòlm rice guide, la rivista periodica più diffusa tra i collezionisti di fumetti americani.
  7. ^ a b c Les Daniels, DC Comics: A Celebretionof the World's Favorite Comic Book Heroes, Watson-Gutpill Publications, New York, 2003, p.64
  8. ^ Bert Christman ha realizzato i disegni per le storie del primo Sandman su Adventure Comics nn.40-48, DC Comics, New York, luglio 1939 - marzo 1940. Si tratta delle prime storie di Sandman nella sua versione Golden Age.
  9. ^ a b Les Daniels, op.cit., p.98
  10. ^ Les Daniels, op.cit., pp.100-101
  11. ^ Ibidem
  12. ^ a b Les Daniels,op.cit., pp.116-117
  13. ^ Robert Kanigher - John Broome (testi), Carmine Infantino (matite), Joe Kubert (chine), Julius Schwartz (direttore editoriale e creativo), Showcase (Vol.1) n.4, Superman National Comics (poi Dc Comics), New York, settembre-ottobre 1956
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