Saul Steinberg

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Saul Steinberg (Râmnicu Sărat, 15 giugno 1914New York, 12 maggio 1999) è stato un disegnatore statunitense.


Artista rumeno di nascita, è stato uno dei più importanti disegnatori del XX secolo.

Suoi disegni sono stati utilizzati nella compilazione del Futuro dizionario d'America pubblicato in USA nel 2005 dalla casa editrice McSweeney's e in Italia da Isbn Edizioni nel 2006.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Cresciuto in una famiglia della media borghesia ebraica, Saul Steinberg passò la giovinezza in Romania, che ricordò sempre come "un paese in maschera", fino a cominciare gli studi universitari in filosofia a Bucarest. Nel 1933 partì per Milano, dove si mantenne agli studi pubblicando vignette umoristiche sulla rivista satirica Bertoldo.

Diploma di laurea di Saul Steinberg, 1940

Steinberg si laureò in Architettura al Politecnico di Milano nel 1940. In una riflessione di molti anni dopo (1985)[1] ebbe a scrivere:

« Questo Diploma del 1940 è soprattutto un Diploma di discriminazione e pregiudizio (di “razza ebraica” ha questa funzione). Ora: Sua Maestà è sparita quattro anni dopo e morì nel ‘47 in esilio, in Egitto. Il Regno d’Italia? Finito. E d’Albania? Che scherzo! Imperatore d’Etiopia? Che tempo crudele e imbecille. Tutto sparito. (...) Il mio diploma stesso, stampato in finto Bodoni su pergamena finta si sta disintegrando e presto sparirà. Il titolo di dottore in architettura non l’ho mai usato e sono stato fortunato a non dover praticare l’architettura che per me è un supplizio. Il Dottore in Architettura è sparito. È rimasto solo Saul, figlio di Morits, di razza ebraica. Infatti questo è un diploma di Ebreo. »

Il periodo italiano lasciò un segno importante nella vita di Steinberg, che per tutta la vita mantenne contatti con artisti e intellettuali italiani (in primo luogo Aldo Buzzi), tornando più volte a lavorare in Italia. Nel 1940, a causa delle leggi razziali, fu costretto a lasciare l'Italia per gli Stati Uniti, dove cominciò a lavorare per il New Yorker. Fu l'inizio di un sodalizio fruttuoso (642 illustrazioni e 85 copertine), durato per quasi sessant'anni.

Nel 1943, presa la cittadinanza americana, si arruolò in marina, e passò gli anni della guerra fra l'estremo oriente, l'Africa e l'Italia. Nei decenni successivi viaggiò molto in Africa, America ed Europa, e vivendo anche a Parigi, Hollywood, e in Italia, e consolidando la sua fama di disegnatore di vignette mute, leggero e profondissimo.

Opere[modifica | modifica wikitesto]

« Il disegno come esperienza e occupazione letteraria mi libera dal bisogno di parlare e di scrivere. Lo scrivere è un mestiere talmente orribile, talmente difficile... Anche la pittura e la scultura sono altrettanto difficili e complicate e per me sarebbero una perdita di tempo. C'è nella pittura e nella scultura un compiacimento, un narcisismo, un modo di perdere tempo attraverso un piacere che evita la vera essenza delle cose, l'idea pura; mentre il disegno è la più rigorosa, la meno narcisistica delle espressioni. »
(Saul Steinberg, intervista di Sergio Zavoli, 1967)

Dal critico americano Harold Rosenberg, a Saul Bellow, allo storico dell'arte Ernst Gombrich, a Italo Calvino, a Eugene Ionesco, a Roland Barthes, sono molti gli intellettuali che hanno scritto su e per i disegni di Steinberg, che hanno così ricevuto una consacrazione critica pari a quella dei maggiori artisti del XX secolo, unita ad un vastissimo successo di pubblico[2].

I temi cari al disegnatore sono molteplici, ma ruotano intorno alla "consapevolezza della linea di essere una linea": ogni figura e ogni personaggio che esce dalla penna di Steinberg è consapevole di essere disegnato (immagine). A questo si intrecciano gli altri temi principali: quello dell'identità costruita (passaporti e documenti falsi (immagine), impronte digitali (immagine), maschere, riflessi), quello della vita sociale (nelle molte opere dedicate alla vita pubblica americana, nelle parate), quello delle parole (nelle rappresentazioni di verbi e aggettivi come personaggi da fumetto (immagine), nella rappresentazione dei linguaggi (immagine)).

Le vignette e illustrazioni di Steinberg (prescindendo dagli anni in Italia) sono apparse sui periodici americani Life, Time, New Yorker e Harper's Bazaar. La sua opera più celebre è View of the world from 9th avenue, copertina di un numero del New Yorker del 1976 (immagine).

Milano ha ospitato fino a qualche anno fa una delle creazioni più singolari di Steinberg, la sua decorazione (graffito nero su fondo bianco) di inizio anni '60 nell'androne della Palazzina Mayer. Attualmente, dopo una sciagurata ristrutturazione, dell'opera rimangono solo le foto di Ugo Mulas[3] (immagine).

I suoi disegni sono stati esposti in più di 80 mostre personali, e sono ora conservati in diversi musei di arte moderna in Israele, Europa e Stati Uniti. Oltre al disegno, Steinberg praticò una forma personalissima di scultura, realizzando maschere in vari materiali (immagine).

Nel 1984 la rivista giapponese Idea lo colloca tra i trenta designers più influenti del ventesimo secolo.[4]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

« The New World, un libro su: numeri, cerchi concentrici, discorsi, geometria, parodie di parodie, Cartesio, Newton, punti interrogativi, Giuseppe Verdi, tavole da disegno, i disastri della fama, segni e allegorie. »
(Saul Steinberg, dall'Introduzione a "The New World", 1965)

Illustrazioni[modifica | modifica wikitesto]

Edizioni originali[modifica | modifica wikitesto]

  • All in Line - New York: Duell, Sloan & Pearce (1945)
  • The Art of Living - New York: Harper & Brothers (1949)
  • The Passport - New York: Harper & Brothers (1954)
  • Steinberg's Umgang mit Menschen - Amburgo: Rowohlt Verlag (1954)
  • Dessins - Parigi: Gallimard (1956)
  • The Labyrinth - New York: Harper & Brothers (1960)
  • The Catalogue - Cleveland: Meridian Books/World Publishing Co. (1962)
  • The New World - New York: Harper & Row (1965)
  • Le Masque (con testi di Michel Butor e Harold Rosenberg e fotografie di Inge Morath) - Parigi: Maeght Editeur (1966)
  • The Inspector - New York: The Viking Press (1973)
  • All Except You (con Roland Barthes) - Parigi: Repères (1983)
  • Dal Vero (con John Hollander) - New York: The Library Fellows of the Whitney Museum of American Art (1983)
  • Canal Street (con Ian Frazier) - New York: The Library Fellows of the Whitney Museum of American Art (1990)
  • The Discovery of America - New York: Alfred A. Knopf (1992)
  • Saul Steinberg: Masquerade (fotografie di Inge Morath) - New York: Viking Studio (2000)

Edizioni italiane[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

  • Riflessi e ombre (con Aldo Buzzi) Milano: Adelphi (2001)
  • Lettere a Aldo Buzzi, 1945-1999 Milano: Adelphi (2002)

Libri su Saul Steinberg[modifica | modifica wikitesto]

  • Harold Rosenberg, Saul Steinberg - New York: The Whitney Museum of American Art (1978)
  • Joel Smith, Steinberg at The New Yorker - New York: Harry N. Abrams (2005)
  • Marco Belpoliti e Gianluigi Ricuperati (a cura di), Saul Steinberg, «Riga» n. 24 - Milano: Marcos y marcos (2005)

Collegamenti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ cit. in: Andrea Rauch, Saul Steinberg. Il Dio misterioso, in Il mondo come Design e Rappresentazione, Firenze, Usher Arte, 2009
  2. ^ I testi citati sono stati pubblicati in Riga 24, Saul Steinberg, a cura di Marco Belpoliti e Gianluigi Ricuperati, Milano, Marcos y Marcos, 2005
  3. ^ Le foto di Ugo Mulas sono state pubblicate in Riga 24, Saul Steinberg, a cura di Marco Belpoliti e Gianluigi Ricuperati, Milano, Marcos y Marcos, 2005, pp. 57-61
  4. ^ Idea, Special Issue, 30 influential Designers of the Century, Tokyo, Seibundo Shinkosha 1984, pagg. 24-27


Controllo di autorità VIAF: 59089542 LCCN: n50020729