Stéphane Grappelli

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« Quella sera ero a suonare il sassofono in un club di Montparnasse e ad un certo momento vidi entrare dal fondo dei loschi individui... io ed i miei colleghi pensammo subito a degli strozzini venuti a riscuotere il pizzo... nella pausa mi vennero incontro... fu lì che incontrai Django e i suoi fratelli... mi chiesero di suonare il violino... io lo feci e da lì a pochi giorni dopo nacque il Quintette. »
(Grappelli intervistato a proposito dell'incontro con Django Reinhardt)
Stéphane Grappelli
Stéphane Grappelli nel 1976 (fotografia di Allan Warren)
Stéphane Grappelli nel 1976 (fotografia di Allan Warren)
Nazionalità Francia Francia
Italia Italia
Genere Jazz
Swing
Periodo di attività 1917-1977
Strumento violino, pianoforte
Gruppi Quintette du Hot Club de France
Gruppi e artisti correlati Django Reinhardt

Stéphane Grappelli, nato Stefano Grappelli (Parigi, 26 gennaio 1908Parigi, 1º dicembre 1997), è stato un violinista, pianista e compositore francese naturalizzato italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Chiamato Stefano alla nascita, prende le prime lezioni da suo padre Ernesto, professore di filosofia e nobile italiano che era giunto in Francia da Alatri, dove i marchesi Grappelli, «una delle famiglie più distinte di Alatri che per ricchezza e per influenza aveva avuto una parte importante nella storia della città»[1], possedevano un antico palazzo munito di torre (torre Grappelli)[2].

A soli quattro anni Stefano perde la madre. Nel 1919 il padre gli fa ottenere la cittadinanza francese e cambiare il nome in Stéphane. Si iscrive al conservatorio di Parigi e non conclude gli studi accademici: apprende essenzialmente da autodidatta, ascoltando le prime registrazioni di Louis Armstrong, Bix Beiderbecke e Joe Venuti. Verso i 15 anni inizia a suonare il pianoforte come accompagnamento per i film muti, nei club e nei ristoranti parigini.

A 19 anni diventa membro stabile della band dell'Ambassador Club e, alternandosi tra pianoforte e violino, continua la sua carriera con i "Gregor and his Gregorians"; quindi, non molto tempo dopo, lavora come violinista e sassofonista con la "Alan Romans Band" di Montparnasse. Proprio in questo periodo avviene l'incontro tra Grappelli ed il celebre chitarrista jazz belga Django Reinhardt.

Dall'incontro con Reinhardt nel 1934 nasce il Quintette du Hot Club de France. Il gruppo acquista subito un'importanza internazionale e attraverso le proprie registrazioni si impone come il primo importante gruppo jazz non americano.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale Stéphane e Django si trovano a Londra. Nonostante il clima di persecuzione razziale nei confronti degli zingari nella Francia occupata dai nazisti, Django decide di ritornare a Parigi. Grappelli continua a lavorare a Londra, collaborando attivamente con George Shearing. Alla fine della guerra, Django e Stéphane si troveranno ancora a suonare sia in Francia sia in Inghilterra fino al 1948, trasferendosi poi a Roma nel 1949 per un lungo ingaggio e l'incisione di moltissimi brani. Grappelli in questi anni subisce la forza del successo del suo più grande collega ed amico, rimanendo in ombra e venendo per lo più associato ad un certo tipo di stile cosiddetto "gipsy": non ha ancora acquisito la notorietà che invece di lì a poco sarebbe divenuta mondiale.

Nel 1966 registra Violin Summit con Svend Asmussen, Jean-Luc Ponty e Stuff Smith, mettendo in evidenza le sue grandi capacità strumentali e solistiche. Il suo primo concerto negli USA è al New York Jazz Festival del 1969; registra in seguito numerosi album con il violinista classico Yehudi Menuhin.

Nel 1973 il mostro sacro del jazz, (così lo definirà il critico del Corriere della Sera Vittorio Franchini) ritorna in Italia, per una serie di concerti al Jazz Power di Milano. Ad accompagnarlo è il Franco Cerri Quintet, con Franco Cerri alla chitarra, Nando De Luca al pianoforte, Giorgio Baiocco al sax e flauto, Pino Presti al basso elettrico, Tullio De Piscopo alla batteria.[3] La sua carriera si è ormai involata verso il più grande successo. In trio o quartetto, partecipa a tutti i principali festival mondiali. Da ricordare il "Tribute to Django" al Kool Jazz Festival di New York nel 1984.

Continua a lavorare con importanti chitarristi, tra cui Denny Wright, Diz Disley, Martin Taylor, Bucky Pizzarelli. Tra le sue numerosissime collaborazioni si possono citare quelle con Duke Ellington, Oscar Peterson, Earl Hines, Giuseppe "Joe" Venuti, Barney Kessel, Gary Burton, Michel Petrucciani e David Grisman, ma la più sorprendente è forse quella con i Pink Floyd: Grappelli appare infatti - pur se non accreditato - nel famoso album Wish You Were Here della band britannica, dove, alla fine della title track, si sente in lontananza un assolo di violino.[4] Nel 2011 la ri-edizione dell'album Wish You Were Here (Immersion Box Set) contiene una versione inedita del brano omonimo, con il violino di Grappelli protagonista in larga parte del brano.

In tarda età visitò più volte la città di Alatri e il palazzo di famiglia per riavvicinarsi alle sue origini; avrebbe voluto tenere un concerto nella cittadina italiana, ma non riuscì a realizzare il suo desiderio[5].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ferdinand Gregorovius, I monti Ernici (1858) in Passeggiate per L'Italia - Volume I, Roma, Ulisse Carboni, 1906. URL consultato il 31 marzo 2011.
  2. ^ Giacomo Pellicciotti, Grappelli, un violino dai mille ricordi in la Repubblica, 23 agosto 1992, p. 34. URL consultato il 1º aprile 2011.
  3. ^ Vittorio Franchini, Stéphane Grappelli, a Milano mostro sacro del Jazz, pubblicato su Corriere della Sera del 27 aprile 1973
  4. ^ Intervista a Roger Waters
  5. ^ realblu.net

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