Festival di Monterey

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Il Festival Internazionale di Musica Pop di Monterey (Monterey Pop Festival) è stato un festival musicale che si è svolto dal 16 giugno al 18 giugno 1967. Vi parteciparono più di 200.000 persone ed esso è anche riconosciuto come l'inizio del movimento hippie e il precursore del festival di Woodstock, che si svolse due anni più tardi.

Il festival[modifica | modifica sorgente]

Allestito vicino al paese di Monterey, California in un'arena naturale che aveva per anni ospitato il Monterey Jazz Festival, la manifestazione fu organizzata dal produttore discografico Lou Adler, dai cantanti Paul Simon, Michelle Phillips e John Phillips dei The Mamas & the Papas, dal produttore Alan Pariser e da Derek Taylor. La scaletta del festival incluse membri dei Beatles e dei Beach Boys. Il poster pubblicitario fu disegnato dall'art director Tom Wilkes. Fu creato per l’occasione un “comitato di garanti” di cui facevano parte fra gli altri Donovan, Paul McCartney, Mick Jagger, Smokey Robinson e Brian Wilson[1].

Gli artisti suonarono gratis e tutto il ricavato fu donato in beneficenza, con l'unica eccezione di Ravi Shankar che fu pagato 3.000 dollari per la sua lunga performance pomeridiana con il sitar.

Il biglietto di ingresso costava un dollaro. Il festival è tipicamente ricordato (con l'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band uscito due settimane prima) come l'apice della cosiddetta "Summer of Love".

Il festival entrò nella storia anche per la prima grande apparizione americana di Jimi Hendrix, permessa grazie all'insistenza di Paul McCartney[2], e degli Who. Fu anche il debutto di Janis Joplin, che apparve come membro dei Big Brother and the Holding Company, e Otis Redding, nei Booker T. & the M.G.'s. Redding sarebbe morto pochi mesi dopo.

Musicisti[modifica | modifica sorgente]

Venerdì, 16 giugno[modifica | modifica sorgente]

Sabato, 17 giugno[modifica | modifica sorgente]

Domenica, 18 giugno[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Derek Taylor, Estate d’amore e di rivolta, ShaKe Edizioni Underground, Milano 1997, pag. 80.
  2. ^ Walter Everett, The Beatles as Musicians - Revolver through the Anthology, Oxford University Press, Oxford/New York 1999, pag. 129.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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