John Fitzgerald Kennedy
| John Fitzgerald Kennedy | |
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| 35º Presidente degli Stati Uniti | |
| Durata mandato | 20 gennaio 1960 - 22 novembre 1963 |
| Predecessore | Dwight D. Eisenhower |
| Successore | Lyndon B. Johnson |
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| Senatore, Massachusetts | |
| Durata mandato | 3 gennaio 1953 - 22 dicembre 1960 |
| Predecessore | Henry Cabot Lodge, Jr. |
| Successore | Benjamin A. Smith II |
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| Membro della Camera dei Rappresentanti - Massachusetts, distretto n.11 | |
| Durata mandato | 3 gennaio 1947 – 3 gennaio 1953 |
| Predecessore | James Michael Curley |
| Successore | Thomas P. O'Neill, Jr. |
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| Dati generali | |
| Partito politico | Democratico |
| Tendenza politica | Progressista Liberal[1][2] |
| Firma | |
John Fitzgerald Kennedy, comunemente chiamato John Kennedy o solo JFK, (Brookline, 29 maggio 1917 – Dallas, 22 novembre 1963), è stato un politico statunitense, 35º Presidente degli Stati Uniti.
Candidato del Partito Democratico, vinse le elezioni presidenziali del 1960 e succedette al Presidente degli Stati Uniti Dwight D. Eisenhower. Assunse la carica il 20 gennaio 1961 e la mantenne fino al suo assassinio. Gli subentrò il vicepresidente Lyndon B. Johnson.
Kennedy, di origine irlandese, è stato il primo Presidente degli Stati Uniti di religione cattolica. Fu anche il primo presidente statunitense ad essere nato nel XX secolo ed il più giovane a morire ricoprendo la carica.
La sua breve presidenza, in epoca di guerra fredda, fu segnata da alcuni eventi molto rilevanti: lo sbarco nella Baia dei porci, la Crisi dei missili di Cuba, la costruzione del Muro di Berlino, la conquista dello spazio, gli antefatti della Guerra del Vietnam e l'affermarsi del movimento per i diritti civili degli afroamericani.
Kennedy fu assassinato il 22 novembre del 1963 a Dallas, in Texas. Lee Harvey Oswald fu accusato dell'omicidio e fu a sua volta ucciso, due giorni dopo, da Jack Ruby, prima che potesse essere processato. La Commissione Warren concluse che Oswald aveva agito da solo; tuttavia, nel 1979, la United States House Select Committee on Assassinations dichiarò che l'atto di Oswald era stato probabilmente frutto di una cospirazione. La questione se Oswald avesse o meno agito da solo rimane dibattuta, con l'esistenza di numerose teorie cospirazioniste. L'assassinio di Kennedy fu un evento focale nella storia degli Stati Uniti per l'impatto che ebbe sulla nazione e sulla politica del paese. Ad oggi, la figura di Kennedy continua a ricevere stima e apprezzamento.[3]
Infanzia e formazione [modifica]
John F. Kennedy nacque a Brookline, nel Massachusetts, da Joseph P. Kennedy e Rose Fitzgerald, membri di due famiglie di Boston molto in vista (il nonno materno fu a lungo sindaco della città). Da ragazzo John, soprannominato da tutti "Jack", frequentò la "Dexter School" e in seguito al trasferimento della famiglia da Boston a New York, fu iscritto alla "Canterbury School" di New Milford, una scuola privata. Lì ebbe una breve esperienza di scoutismo.
Successivamente passò al Choate Rosemary Hall, un collegio di Wallingford, nel Connecticut. Nell'autunno del 1935 si iscrisse all'università di Princeton ma fu costretto a lasciarla prima della fine dell'anno, dopo aver contratto l'itterizia. L'autunno successivo iniziò a frequentare l'università di Harvard. Durante gli anni universitari, Kennedy visitò l'Europa due volte, recandosi nel Regno Unito dove il padre era ambasciatore.
Servizio militare e azioni di guerra [modifica]
Nella primavera del 1941, Kennedy si arruolò volontario nell'esercito, ma venne riformato, principalmente per via della sua spina dorsale, affetta da osteoporosi (Kennedy era inoltre affetto da Morbo di Addison)[4]. Tuttavia, con l'aiuto delle raccomandazioni del padre, la Marina degli Stati Uniti lo accettò nel settembre dello stesso anno. Durante questo periodo Kennedy, mentre infuriava la seconda guerra mondiale, partecipò a diverse missioni nel teatro del Pacifico e conseguì il grado di tenente di vascello ed il comando di una PT-109. Le azioni di guerra di cui fu protagonista sono state narrate dallo scrittore John Kerans nel libro Le grandi avventure del mare; le più significative avvennero dopo lo speronamento della motosilurante, comandata dal giovane Kennedy. Nella notte del 2 agosto 1943 la motosilurante PT-109 fu speronata e spaccata in due parti dal cacciatorpediniere giapponese Amagiri ad ovest di Nuova Georgia, vicino alle Isole Salomone, nel Ferguson Passage. Del piccolo equipaggio, quattro marines morirono subito, altri si avvinghiarono a un relitto che ancora galleggiava e altri ancora furono scaraventati in mare dalla violenza dell'urto. Kennedy entrò in azione con determinazione e coraggio e lottò fino alla fine per portare in salvo i compagni sopravvissuti. Egli era stato scagliato attraverso il ponte, riportando danni alla già malandata schiena. Riuscì tuttavia a trascinare con sé - grazie alle sue eccezionali capacità di nuotatore – per tre miglia nell'oceano Partick McMahon, un marine ferito e gravemente ustionato, giungendo fino a Plum Pudding Island dove il suo equipaggio trovò rifugio[5]. Da qui la notte successiva completamente da solo, non curante del fatto che il mare era infestato di squali, raggiunse nuotando per cinque chilometri il Passaggio Fergusson, sorvegliato dagli incrociatori giapponesi, con l'obiettivo di avvistare qualche nave americana. Giunto nelle acque del Passaggio Fergusson, sfortunatamente Kennedy non riuscì ad intercettare nessuna unità militare del Corpo dei Marines e decise di ritornare dai suoi uomini. Si rese conto che la situazione dei feriti si era aggravata e la fame incominciava a tormentarli, perciò fece in modo che tutti raggiungessero l'isola di Olasana dove sapeva che il cocco cresceva in abbondanza. Da qui il giorno seguente un marine australiano riuscì ad inviare un messaggio radio col quale si chiedeva alla base americana di Rendova di provvedere al salvataggio di tutto l'equipaggio[6]. Infatti, il mattino seguente la PT 157, come da accordi radiofonici, si presentò sul luogo dell'appuntamento concordato con Kennedy. Guidata da lui personalmente, la motosilurante raggiunse la scogliera e poi Olasana. Appena fu avvistato, tutti i superstiti gli andarono incontro verso il mare.
Per queste azioni di guerra Kennedy ricevette una medaglia, la Navy and Marine Corps Medal, con la seguente motivazione:
| « Per l'eroismo mostrato nel soccorso di tre uomini in seguito all'attacco ed all'affondamento della sua nave, mentre tentava di attaccare un bombardiere giapponese nell'area delle Isole Salomone la notte tra il 1 agosto e il 2 agosto 1943. Il luogotenente Kennedy, capitano della nave, ha diretto i soccorsi per l'equipaggio e salvato personalmente tre uomini, uno dei quali ferito seriamente. Nei sei giorni successivi è riuscito a portare tutto il suo equipaggio sulla terraferma e, dopo aver nuotato molte ore per assicurare loro aiuto e cibo, è riuscito a portare in salvo gli uomini. Il suo coraggio, la sua resistenza e l'eccellente comando hanno contribuito a salvare diverse vite e continuare la migliore tradizione della Marina degli Stati Uniti » |
Le altre decorazioni della seconda guerra mondiale di Kennedy includono la Purple Heart, l'Asiatic-Pacific Campaign Medal, e la World War II Victory Medal. Venne congedato con onore all'inizio del 1945, solo qualche mese prima della resa giapponese.
Nel maggio del 2002 una spedizione della National Geographic ha trovato ciò che si crede essere il relitto del PT-109 al largo delle Isole Salomone
Inizi della carriera politica [modifica]
Dopo la seconda guerra mondiale fece il suo ingresso in politica, in parte anche per compensare il vuoto lasciato dal popolare fratello Joseph Jr., su cui la famiglia Kennedy aveva puntato molte delle sue speranze, ma che venne ucciso in guerra. Nel 1946 il deputato James M. Curley lasciò il suo seggio, corrispondente ad un distretto elettorale a grande maggioranza democratica, per diventare sindaco di Boston; Kennedy corse per quel seggio e batté il rivale repubblicano con un ampio margine. Fu rieletto due volte, con risultati spesso contrastanti rispetto a quelli del presidente Harry Truman e del resto del Partito Democratico.
Nel 1952 Kennedy si candidò per il Senato con lo slogan "Kennedy farà di più per il Massachusetts". Con una vittoria a sorpresa, sconfisse il favorito candidato repubblicano Henry Cabot Lodge, Jr. con un margine di soli 70.000 voti.
Kennedy sposò Jacqueline Bouvier il 12 settembre 1953. Nei due anni successivi subì diverse operazioni alla spina dorsale e fu spesso assente dal Senato. Durante questo periodo pubblicò il libro Profiles in Courage, in cui venivano raccontati otto casi in cui senatori statunitensi di entrambi i partiti rischiarono le loro carriere pur di non rinnegare i loro ideali personali (John Quincy Adams, Daniel Webster, Thomas Hart Benton, Sam Houston, Edmund G. Ross, Lucius Lamar, George Norris, Robert A. Taft). Il libro vinse il premio Pulitzer del 1957 per le biografie.
Il senatore Joseph McCarthy era un amico della famiglia Kennedy e aveva frequentato una delle sorelle di John, Patricia; Robert Kennedy aveva lavorato nello staff del comitato d'indagine di McCarthy. Nel 1954, quando il Senato era ancora indeciso se censurare McCarthy, John Kennedy aveva preparato un discorso a favore della censura, ma non lo pronunciò mai. Quando, il 2 dicembre 1954 il Senato decise per la censura, John Kennedy era all'ospedale e non disse mai come avrebbe votato. L'episodio danneggiò molto l'immagine di Kennedy tra i liberal[7], specialmente con Eleanor Roosevelt[8].
Nel 1956 Kennedy propose la sua nomination per candidarsi alla vice-presidenza per il Partito Democratico, ma il partito gli preferì il delegato del Tennessee Estes Kefauver. Tuttavia gli sforzi di Kennedy fecero crescere la reputazione del giovane senatore nel partito.
John F. Kennedy votò a favore della formulazione definitiva del Civil Rights Act del 1957, dopo aver votato per il "Jury Trial Amendment", che ridusse l'efficacia dell'atto, ostacolando il rinvio a giudizio per gli autori delle violazioni. Tra i primi sostenitori della campagna presidenziale di Kennedy si annoverarono, infatti, anche segregazionisti convinti come James Eastland, John McClellan e il Governatore del Mississippi James Coleman.[9]
Elezioni presidenziali del 1960 [modifica]
Nel 1960 Kennedy dichiarò il suo intento di correre per la presidenza degli Stati Uniti. Nelle elezioni primarie del Partito Democratico si contrappose al senatore Hubert Humphrey del Minnesota, al senatore Lyndon B. Johnson del Texas e ad Adlai Stevenson II, candidato democratico nel 1952 e nel 1956, che pur non correndo ufficialmente era uno dei favoriti. Kennedy vinse le elezioni primarie in Stati chiave come il Wisconsin e la West Virginia e giunse da favorito alla Convention democratica nel 1960.
Il 13 luglio 1960 il Partito Democratico nominò Kennedy candidato alla presidenza. Kennedy chiese a Lyndon Johnson di essere il suo candidato alla vice presidenza, nonostante gli scontri tra i due durante le elezioni primarie. Johnson, contrariamente alle previsioni dello staff di Kennedy, accettò.
In settembre e in ottobre, Kennedy si confrontò con il candidato repubblicano alla presidenza Richard Nixon nel primo dibattito presidenziale mai trasmesso alla televisione. Durante il dibattito Nixon apparve teso e mal rasato, mentre Kennedy trasmise un'immagine composta e sicura. Kennedy fu ritenuto da tutti il vincitore del confronto, nonostante gli osservatori avessero considerato i due sostanzialmente alla pari in termini di oratoria. Il confronto televisivo Kennedy-Nixon è stato ritenuto un punto di svolta nella comunicazione politica: il momento in cui il medium televisione inizia ad avere un ruolo decisivo ed il modo di presentarsi davanti alle telecamere diventa di capitale importanza per un candidato. Buona parte del merito del buon esito per Kennedy del confronto televisivo andava comunque accreditata, come sarebbe accaduto poi in successive circostanze, all'apporto di uno dei suoi più stretti collaboratori, Arthur Schlesinger Jr., che scriveva i discorsi di Kennedy, chiamati i discorsi della Nuova Frontiera, ispirati al pensiero di Gaetano Salvemini[10].
Nelle elezioni generali dell'8 novembre 1960, Kennedy batté Nixon in una competizione molto serrata, e all'età di 43 anni divenne il primo presidente cattolico ed il più giovane presidente eletto (Theodore Roosevelt era più giovane, ma divenne presidente subentrando a William McKinley quando questi fu assassinato).
Presidenza [modifica]
John F. Kennedy prestò giuramento come 35º presidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 1961 a Washington D.C. Nel suo discorso inaugurale[11] parlò del bisogno di tutti gli americani di essere cittadini attivi, disse: « Non chiedete cosa può fare il vostro paese per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese ». In uno dei famosi discorsi della Nuova Frontiera, chiese alle nazioni del mondo di unirsi nella lotta contro ciò che chiamò "i comuni nemici dell'umanità... la tirannia, la povertà, le malattie e la guerra"[12].
Politica estera [modifica]
Il 17 aprile 1961, l'amministrazione Kennedy mise in atto una versione modificata del piano studiato sotto l'amministrazione di Dwight D. Eisenhower, predecessore di Kennedy che rimandava di attuarlo, per deporre Fidel Castro, leader socialista del governo di Cuba. Durante l'amministrazione Eisenhower questo piano aveva prodotto l'esecuzione di numerosi attentati terroristici in Cuba, da parte del Gruppo Alfha 66[13], uno dei quali portò alla realizzazione della famosa foto icona di Che Guevara, scattata dal fotografo Korda durante i funerali di 75 cubani morti nell'esplosione di una nave. Con i fratelli Kennedy, John e Robert e la supervisione di Allen Dulles della CIA, oltre al famoso tentato sbarco nella Baia dei Porci, in cui 1.500 cubani anticastristi vennero sconfitti dalle forze regolari cubane, si realizzò l'Operazione Mongoose ("piano mangusta"), nella quale terroristi di diversa estrazione effettuarono in 14 mesi 5.780 azioni terroristiche e 716 sabotaggi ad infrastrutture economiche cubane.
Questi eventi portarono alla crisi dei missili di Cuba, che iniziò il 14 ottobre 1962, quando gli aerei-spia U-2 americani fotografarono un sito cubano dove era in costruzione una base missilistica sovietica. Kennedy si trovò di fronte un pesante dilemma: se gli Stati Uniti avessero attaccato il sito, avrebbero dato inizio ad una guerra nucleare con l'Unione Sovietica. Se non avessero fatto nulla, avrebbero avuto una permanente minaccia nucleare nella propria regione, in una vicinanza tale da rendere quasi impossibile un contrattacco qualora i nemici avessero attaccato per primi. E ancora, la paura che gli Stati Uniti apparissero deboli agli occhi del mondo.
Molti ufficiali militari e ministri del governo fecero pressione per un attacco aereo, ma Kennedy ordinò un blocco navale ed avviò negoziati con i sovietici. Una settimana dopo raggiunse un accordo con il Segretario Generale del PCUS, Nikita Khruščёv. Questi si accordò segretamente per ritirare i missili in cambio dell'impegno degli Stati Uniti di non invadere Cuba e di ritirare i propri missili nucleari dalla Turchia.
La crisi dei missili ebbe tuttavia effetti positivi sulle trattative USA-URSS circa la limitazione dei test nucleari. Sia Kennedy che Chruščёv, consapevoli di essersi trovati sull'orlo di una guerra atomica, cercarono di diminuire le tensioni attraverso una fitta corrispondenza. Questa culminò nel 1963 con l'inizio ufficiale dei negoziati, assieme alla Gran Bretagna, che portarono alla firma del Partial Test Ban Treaty, il 5 agosto dello stesso anno. Il trattato, considerato uno dei successi diplomatici dell'amministrazione Kennedy, proibiva agli Stati aderenti qualsiasi esperimento nucleare nell'atmosfera, nello spazio e sott'acqua, lasciando possibili solo i test sotterranei.
Il 26 giugno 1963 Kennedy visitò Berlino Ovest e tenne un pubblico discorso di critica contro la costruzione del Muro di Berlino. Il discorso è noto per la sua famosa frase, pronunciata in tedesco, Ich bin ein Berliner, e salutata dai berlinesi con una grande ovazione.
Argomentando che coloro che rendono impossibile una rivoluzione pacifica rendono inevitabile una rivoluzione violenta, Kennedy cercò di contenere la diffusione del comunismo in America Latina fondando la Alliance for Progress, che inviò aiuti alle nazioni in difficoltà e cercò di imporre un maggior rispetto dei diritti umani nella regione.
Kennedy istituì, durante il primo anno della sua presidenza, i Peace Corps, un programma di volontariato rivolto ai paesi in via di sviluppo. Questo progetto, frutto di un incontro di Kennedy con gli studenti dell'Università del Michigan avvenuto durante la sua campagna elettorale, aveva il compito principale di promuovere una migliore immagine degli Stati Uniti nei Paesi in cui essa era compromessa dalla diffidenza verso gli americani, spesso visti come nuovi colonizzatori, e al tempo stesso di fornire un aiuto tecnico. I Peace Corps, tuttora esistenti, rimangono una delle eredità più durature dell'amministrazione Kennedy.
Il Vietnam fu un altro fronte della politica estera kennediana. Diviso in due come era e come è ancora oggi la Corea (comunisti al nord e capitalisti al sud), durante la sua presidenza a seguito di continue minacce all'indipendenza dello stato meridionale, Kennedy vi incrementò il numero di consiglieri militari facendoli passare da poche centinaia fino a 16.000 (al momento della sua morte). Nell'agosto del 1964 il Presidente Johnson, prendendo spunto da un confuso incidente avvenuto nel golfo del Tonchino, si presentò di fronte al Congresso degli Stati Uniti facendosi dare adeguati poteri per intraprendere iniziative militari. Iniziava la guerra del Vietnam. Nel 1965 partirono i primi bombardamenti aerei, mentre il numero dei soldati impegnati raggiungeva quota 500.000 nel 1967.
Le responsabilità di Kennedy nella guerra del Vietnam sono da decenni oggetto di discussione. Secondo alcuni[14] egli, ordinando il rovesciamento e l'uccisione di Diem, ha acceso la miccia che ha provocato la guerra. Altri, tra cui Robert Dallek in An Unfinished Life: John F. Kennedy, 1917-1963 [15] sostengono invece che Kennedy avrebbe soltanto continuato l'impegno della Legione Straniera nella ex colonia francese.
Nel 1963, anno in cui ci fu il cambio di passo del Presidente Kennedy, riportato anche da Martin Luther King nella sua autobiografia ("The Autobiography of Martin Luther King, Jr. by Martin Luther King Jr. and Clayborne Carson"), Kennedy cominciò a bloccare le manovre dei consiglieri militari e a pianificare la ritirata di alcune migliaia di soldati dal Vietnam. Kennedy non avrebbe quindi dato il via all'escalation, la quale sarebbe solo opera di Johnson, e che al momento dell'assassinio del Presidente non c'era nessuna battaglia in atto[16]. Non trascurabili sono poi le dichiarazioni rilasciate dall'ex segretario della difesa americano (in carica in quegli anni) Robert McNamara, che nel film The Fog of War ha affermato che Kennedy non aveva nessuna intenzione di impegnarsi in una guerra in Vietnam, così come la presenza di un memorandum datato 11 ottobre 1963 in cui Kennedy ordinava il ritiro di 1.000 uomini dal Vietnam, decisione poi subito annullata da Johnson appena divenuto presidente.
Politica interna [modifica]
Uno dei problemi interni agli Stati Uniti più pressanti durante l'era Kennedy fu la turbolenta fine della discriminazione razziale. La Corte Suprema statunitense si era pronunciata nel 1954 contro la segregazione razziale nelle scuole pubbliche, vietandola; tuttavia c'erano molte scuole, soprattutto negli stati meridionali, che non rispettavano questa decisione. Rimanevano inoltre in vigore le pratiche di segregazione razziale sugli autobus, nei ristoranti, nei cinema e negli altri spazi pubblici.
Migliaia di statunitensi di tutte le razze ed estrazioni sociali si unirono per protestare contro questa discriminazione. Kennedy, affascinato in parte anche dalle filosofie socialiste[senza fonte], sostenne l'integrazione razziale ed i diritti civili e chiamò inoltre a sé durante la campagna elettorale del 1960 la moglie dell'imprigionato reverendo Martin Luther King Jr., guadagnandosi il consenso della popolazione nera alla sua candidatura. Tuttavia, da presidente, temette che i movimenti dal basso (grassroots movement) avrebbero potuto irritare troppo i bianchi del sud ed inizialmente tese ad ostacolare il passaggio delle leggi sui diritti civili attraverso il Congresso, dominato da Democratici del Sud, allontanandosi dalle posizioni dei movimenti. Il risultato fu quello di venire accusato da molti leader dei movimenti per i diritti civili di non dar loro il sostegno promesso, qualcuno lo accusò di aver strumentalizzato i movimenti per i diritti civili in chiave meramente elettorale.
Appoggio al programma spaziale [modifica]
Kennedy voleva intensamente che fossero gli Stati Uniti a guidare l'esplorazione dello spazio. L'Unione Sovietica era più avanti degli Stati Uniti nella conoscenza dei viaggi spaziali e Kennedy era convinto che gli Stati Uniti avrebbero potuto colmare il divario. Disse che "nessuna nazione che aspiri ad essere alla guida delle altre può attendersi di rimanere indietro nella corsa per lo spazio"[17];[18][19].
Kennedy chiese al Congresso di finanziare il Programma Apollo per oltre 22 miliardi di dollari, con lo scopo di portare un uomo statunitense sulla Luna entro la fine della decade. "Abbiamo scelto di andare sulla Luna e di fare altre cose, non perché sono facili, ma perché sono difficili", disse Kennedy. Sei anni dopo la sua morte questo obiettivo fu infatti raggiunto nel 1969.
Composizione dell'amministrazione Kennedy [modifica]
| INCARICO | NOME | MANDATO |
| Presidente | John F. Kennedy | 1961-1963 |
| Vice Presidente | Lyndon B. Johnson | 1961-1963 |
| Segretario di Stato | Dean Rusk | 1961-1963 |
| Segretario della Difesa | Robert McNamara | 1961-1963 |
| Segretario del Tesoro | C. Douglas Dillon | 1961-1963 |
| Procuratore Generale | Robert F. Kennedy | 1961-1963 |
| Segretario degli Interni | Stewart Udall | 1961-1963 |
| Segretario dell'Agricoltura | Orville Freeman | 1961-1963 |
| Segretario al Commercio | Luther H. Hodges | 1961-1963 |
| Segretario del Lavoro | Arthur Goldberg W. Willard Wirtz |
1961-1962 1962-1963 |
| Segretario della Salute | Abraham A. Ribicoff Anthony Celebrezze |
1961-1962 1962-1963 |
| Direttore generale delle Poste | J. Edward Day John A. Gronouski |
1961-1963 1963 |
| Capo di gabinetto (facente funzioni) | Kenneth P. O'Donnell | 1961-1963 |
Consiglieri e consulenti del Presidente: Ted Sorensen (speechwriter e avvocato); Arthur Schlesinger Jr. (storico); Arthur M. Okun (economista); James Tobin (economista); Adlai Stevenson II (politico e diplomatico).
Immagine, vita sociale e famiglia di Kennedy [modifica]
Sia "Jack" che la moglie Jacqueline Kennedy, furono molto giovani in confronto alle precedenti coppie presidenziali e furono figure molto popolari, venne loro tributata un'attenzione più simile a quella riservata a cantanti rock ed a stelle del cinema, più che ad un politico ed a sua moglie. Influenzarono persino la moda dell'epoca e loro fotografie comparivano spesso nei rotocalchi dell'epoca.
I Kennedy portarono una ventata di vita nuova nell'atmosfera della Casa Bianca. Convinti che la Casa Bianca fosse un luogo dove celebrare la storia, la cultura e le conquiste americane, invitarono regolarmente artisti, scrittori, scienziati, poeti, musicisti, attori, atleti e vincitori di premi Nobel. Jacqueline Kennedy inoltre riadattò quasi tutte le stanze della Casa Bianca con nuovi arredi e pezzi d'arte.
La Casa Bianca sembrò anche un luogo più gioioso per via della presenza dei due figli piccoli della coppia, Caroline e John Jr. (il cui vezzeggiativo sui rotocalchi diverrà John-John). Nel prato antistante la Casa Bianca i Kennedy misero una nursery, una piscina ed una casetta per bambini su un albero.
Dietro la facciata elegante, anche la vita privata dei Kennedy conobbe qualche tragedia, come la morte del figlio Patrick.
Il carisma che Kennedy e la sua famiglia irradiavano, valsero alla sua amministrazione l'appellativo postumo di "Camelot".
Figli [modifica]
John Fitzgerald Kennedy e Jaqueline Bouvier hanno avuto quattro figli:
- Arabella (nata morta, nell'agosto del 1956)
- Caroline Bouvier Kennedy (n. 1957). Si è sposata nel 1986 con Edwin Arthur Schlossberg, e ne ha avuto tre figli: Rose (1988), Tatiana (1990) e John (1993).
- John Fitzgerald Kennedy Jr. detto John-John, (1960-1999)
- Patrick Bouvier Kennedy (nato nell'agosto 1963 e morto a due giorni di vita per malattia delle membrane ialine)
L'assassinio e gli sviluppi successivi [modifica]
| Per approfondire, vedi Assassinio di John F. Kennedy. |
Il presidente Kennedy fu assassinato a Dallas, in Texas, il 22 novembre 1963 alle 12:30, ora locale, mentre era in visita ufficiale alla città. Fu un evento straordinario e devastante per la vita di molti americani. «Dov'eri quando hanno sparato a Kennedy?» fu una domanda posta di frequente negli anni successivi e continuò a risuonare per decenni dopo il fatto.
Lee Harvey Oswald venne arrestato alle 13:50 in un cinema poco distante da Dealy Plaza, quindi alle 19:00 accusato di aver ucciso un poliziotto di Dallas ed alle 23:30 di aver assassinato il presidente nel quadro di una "cospirazione conservatrice". Oswald venne a sua volta ucciso dopo appena due giorni, il 24 novembre, prima di venire portato in tribunale - dunque senza che ci fosse stato il tempo di intentare a suo carico alcun processo, all'interno del seminterrato della stazione di polizia di Dallas da Jack Ruby, il proprietario di un night club di Dallas noto alle autorità per i suoi legami con la mafia. Ruby giustificò il suo gesto sostenendo di essere un grande patriota e di essere rimasto turbato dalla morte di JFK. Cinque giorni dopo la morte di Oswald, il presidente Lyndon B. Johnson creò la Commissione Warren, presieduta dal giudice Earl Warren, per indagare sull'omicidio.
Nel 1993, il libro Case Closed: Lee Harvey Oswald and the Assassination of JFK del giornalista investigativo Gerald Posner, analizzò le prove su cui si basano le principali teorie cospirative, concludendo che nulla di quanto si sa fino ad ora dimostra l'esistenza di un complotto.
Il libro è stato molto criticato per avere omesso o addirittura interpretato soggettivamente fatti ed elementi tesi ad escludere il complotto.[20][21]
Nel novembre del 2002 venne tolto il segreto alle cartelle cliniche di Kennedy, rivelando che i suoi problemi fisici erano più seri di quanto si pensasse in precedenza. Oltre a soffrire un dolore costante per la frattura di alcune vertebre, soffriva di disturbi digestivi del Morbo di Addison. Kennedy veniva sottoposto ad iniezioni di procaina prima di ogni evento pubblico per poter apparire in salute. La spina dorsale di Kennedy era affetta da un'osteoporosi aggravata dalle iniezioni di corticosteroidi; questo lo costringeva ad usare un busto per alleviare il peso del corpo sulle vertebre inferiori. È stato ipotizzato che lo indossasse anche il giorno in cui venne ucciso - dopo essere stato colpito una prima volta il suo corpo sarebbe dovuto scivolare in una posizione in cui l'automobile gli avrebbe offerto una maggiore protezione, ma il busto mantenne il suo corpo in posizione eretta dando all'assassino il tempo di sparare il colpo fatale alla testa.
Secondo un approfondimento giornalistico ANSA del 2007[22], sarebbero nuovamente emersi dubbi sul fatto che l'arma, un fucile italiano della Regia fabbrica d'Armi di Terni, un Carcano modello 91/38 (numero di serie C2766), possa aver esploso tre colpi in soli sette secondi, in quanto un tiratore professionista (Oswald era invece un tiratore sotto la media) ha impiegato 19 secondi nella medesima operazione.
Ulteriori elementi di fatto depongono a favore di una dinamica del tutto diversa che vede coinvolto almeno un secondo cecchino e che dunque avvalora l'ipotesi di un complotto che mina a monte la "teoria del pazzo solitario". Fra questi il fatto che, secondo la Commissione Warren, una delle tre pallottole che uccise Kennedy sarebbe stata altresì responsabile di aver provocato un totale di sette ferite (cinque su Kennedy, due sul Governatore Connally che sedeva sul sedile anteriore lato passeggero) a seguito di un inverosimile volo a zig-zag. La teoria è stata definita come "la teoria della pallottola magica" ed appare balisticamente insostenibile. È inoltre inverosimile che i presunti tre colpi sparati da Oswald dal quinto piano del deposito di libri all'inizio di Elm Street possano aver attraversato - e colpito Kennedy con estrema precisione - il fitto fogliame di una quercia sempreverde che perde le proprie foglie nella prima settimana di marzo. Infine, appare tranciante il video super 8 girato sulla collinetta erbosa a destra del Presidente da Abraham Zapruder, che dimostra con precisione che la testa di Kennedy venne colpita, nel colpo fatale, alla tempia destra e che dunque almeno un colpo (quello fatale appunto) venne sparato non dal deposito di libri alle spalle di Kennedy, ma da un (secondo) cecchino appostato dietro la staccionata a destra del Presidente, alla fine di Elm Street nei pressi del sottopassaggio.
Confessioni testimoniali in punto di morte [modifica]
Dopo circa cinquant'anni, in punto di morte sono state rese due testimonianze che sembrano le tessere di un mosaico più vasto, quella di E. Howard Hunt[23] e quella di Madeleine Duncan Brown. Entrambi hanno registrato dei nastri[24] l'uno e un video[25] l'altra, che combaciano su molti punti e avvalorerebbero una tesi complottista.
La confessione di James Files [modifica]
Nel 1994, avvalorando la tesi complottistica, il detenuto James Files, ex sicario della mafia di Chicago, dichiarò di aver partecipato all'assassinio di John F. Kennedy, assieme al mafioso Charles Nicoletti, sparando il terzo colpo di pistola dalla collinetta erbosa di Grassy Knoll in Dealey Plaza a Dallas[26].
Onorificenze [modifica]
Onorificenze statunitensi [modifica]
| Navy and Marine Corps Medal | |
| Purple Heart | |
| American Defense Service Medal | |
| American Campaign Medal | |
| Asiatic-Pacific Campaign Medal | |
| Presidential Medal of Freedom | |
| World War II Victory Medal | |
| Service star | |
| Premio Pulitzer | |
Onorificenze straniere [modifica]
| Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana | |
| «Di iniziativa del Presidente della Repubblica» — 3 agosto 1957[27] |
| Grande ufficiale dell'Ordine della stella della solidarietà italiana | |
| — 20 ottobre 1951[27] |
Galleria fotografica [modifica]
-
Incontro con Willy Brandt nel 1961
-
Intervista a Kennedy (1963)
-
Kennedy assieme al ministro della salute, Anthony Celebrezze
-
Kennedy sulla moneta americana da 50 cent
Nella cultura popolare [modifica]
Influenza sui media [modifica]
- La figura di Kennedy ha ispirato il personaggio di James Shea nei romanzi Il ritorno del padrino e La vendetta del padrino, entrambi firmati da Mark Winegardner.
- Il film Thirteen Days è incentrato sulle scelte del presidente americano nei giorni della crisi dei missili di Cuba.
- La serie televisiva I Kennedy.
- Il film di Oliver Stone JFK - Un caso ancora aperto.
- Il film di Tonino Valerii Il prezzo del potere interpreta l'omicidio di Kennedy in chiave western.
- Il film di Lee Daniels The Butler.
- Appare nel videogioco Call of Duty Black Ops dove si ipotizza sia stato ucciso per volere dei sovietici.
- Il romanzo di fantascienza 22/11/'63 di Stephen King (2012) esamina l'affascinante ipotesi di come sarebbe cambiata la storia se Kennedy non fosse stato assassinato.
- L'episodio "Dallas, 14 novembre 1963" della versione del 1985 della serie Ai confini della realtà narra di uno storico, antenato del presidente, che viaggia nel tempo per salvargli la vita però deve affrontare le conseguenze del cambiamento della storia del mondo dopo il salvataggio (tra le varie ipotesi, si parla di un ipotetico assassinio del premier sovietico Nikita Kruscev nello stesso giorno, di una possibile guerra nucleare tra Stati Uniti ed Unione Sovietica e di un'Europa dominata dal regime sovietico).
Curiosità [modifica]
- A lui è dedicato il John F. Kennedy Library a Boston. Fu inaugurato il 20 ottobre 1979 alla presenza del presidente Jimmy Carter.
- A lui è dedicato l'Aeroporto Internazionale John F. Kennedy di New York.
- Kennedy compare anche nel videogioco Call of Duty: Black Ops nella mappa Zombi "Five" come personaggio giocabile
- Da lui prende il nome la struttura per il lancio di veicoli spaziali della NASA situata a Cape Canaveral
Note [modifica]
- ^ Kennedy definiva sé stesso "liberal", poiché la sua candidatura si appoggiò alle sinistre democratiche; tuttavia alcuni politologi, come William E. Leuchtenburg, "The Shadow of FDR: From Harry Truman to Ronald Reagan" (2001) pp 63-120 [ excerpt and text search], Lanfranco Palazzolo in Kennedy shock e Alonzo Hamby, in Liberalism and Its Challengers: From F.D.R. to Bush (1992) considerano Kennedy un moderato, se non un conservatore su molti temi, quali la sua diffidenza sui diritti civili, il suo voto a favore del finanziamento delle scuole confessionali, la sua amicizia con il senatore anticomunista di destra Joseph McCarthy, in modo tale da poterlo definire centrista, a differenza dei fratelli Ted e Bob, dichiarati liberal
- ^ Cfr. anche la voce John F. Kennedy su Conservapedia, enciclopedia on line di orientamento conservatore
- ^ (EN) American Experience: John F. Kennedy, PBS. Retrieved on February 25 2007.
- ^ I dolori del giovane Kennedy
- ^ (EN) Sixty Years Later, the Story of PT-109 Still Captivates by Stephen Plotkin. National Archives Prologue.
- ^ Sixty Years Later, the Story of PT-109 Still Captivates by Stephen Plotkin. National Archives Prologue
- ^ Nella tradizione politica degli Stati Uniti, il termine "liberal" indica un liberalismo progressista molto attento alle questioni sociali, ma nel contempo geloso custode del rispetto dei diritti individuali. (Liberal, 1º novembre 2008). Secondo alcuni, i liberal americani sono l'equivalente dei socialdemocratici europei, o, secondo un'accezione diffusa, dei liberali sociali
- ^ Jean Edward SmithKennedy and Defense, "Kennedy and Defense: The Formative Years", Air University Review, (Mar.-Apr., 1967)Kennedy and Defense.
- ^ T. Reeves, A Question of Character, p. 140.
- ^ Strategia di Pace. I discorsi della Nuova Frontiera di John F. Kennedy. Record Mondadori. 1960
- ^ President Kennedy 1961 Inaugural Address Video su Youtube
- ^ Strategia di pace. I discorsi della Nuova Frontiera di John F. Kennedy.Record Mondadori.1960
- ^ Alfa 66 Alpha 66
- ^ Stanley Karnov. Vietnam a History. WGBH Educational. 1983. Trad. SuperBUR 1ª ed. Aprile 1989. Pag. 112,136,156,157,166,167,168,169,188,189.
- ^ JFK. John Fitzgerald Kennedy, una vita incompiuta di Robert Dallek, Mondadori, (2004) 880 pagine, ISBN 88-04-52684-X
- ^ idem Stanley Karnov. Vietnam a History. Trad. SuperBUR.Pag.139,140,142,146.
- ^ President John F.Kennedy. The Space Effort.Rice University. September 12, 1962 Rice Webcast Archive: President John F. Kennedy on the Space Effort, Rice University, September 12, 1962
- ^ Address at Rice University on the Nation's Space Effort
- ^ Discorso We Choose to go to the Moon
- ^ Massive numbers of factual errors suffuse the book, which make it a veritable minefield, wrote Gerald R. Wrone, who has personally attacked Posner in numerous occasions, in the Southern Journal of History (February, 1995). The Assassination of JFK, RFK & MLK & Conspiracy
- ^ The Posner Follies Part Four - THE ROSE CHERAMIE INCIDENT
- ^ Approfondimento ANSA, 29/06/07
- ^ Howard Hunt Testament
- ^ Deathbed Confession of E. Howard Hunt
- ^ LBJ's Mistress Blows Whistle On JFK Assassination
- ^ (EN) Pamela J. Ray e James E. Files, Interview with History: The JFK Assassination, 2007.
- ^ a b Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.
Bibliografia [modifica]
- Anatolij Andreevic Gromyko, John F. Kennedy e la macchina del potere, collana Orientamenti, traduzione di Walter Monier, Editori Riuniti, Roma, 1969, 260 pp..
- Arthur M. Schlesinger Jr., I Mille giorni di John F. Kennedy alla Casa Bianca, trad. di Giancarlo Carabelli, Rizzoli Editore, Milano, 1966
- Edward Klein, La maledizione dei Kennedy, trad. di Alessandra Benabbi e Cristina Spitali, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2007, ISBN 978-88-04-53311-5
- John F. Kennedy, Ritratti del coraggio, Alberto Gaffi Editore con Fondazione Italia USA, Roma, 2008
- Lanfranco Palazzolo, Kennedy shock, Kaos edizioni, Milano, settembre 2010
Voci correlate [modifica]
- Ich bin ein Berliner
- Leggenda sulle coincidenze Lincoln-Kennedy
- Ordine esecutivo 11110
- Thirteen Days
- James Files
- Nuclear football
Altri progetti [modifica]
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Collegamenti esterni [modifica]
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