Let It Be (singolo The Beatles)

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Let It Be

Artista The Beatles
Tipo album Singolo
Pubblicazione 6 marzo 1970
Durata 3 min : 50 s (singolo)
4 min : 01 s (album)
Album di provenienza Let It Be
Dischi 1
Genere Rock
Ballata
Etichetta Apple Records
Produttore George Martin e Chris Thomas (single version)
Phil Spector (album version)
Registrazione Apple Studios, 31 gennaio 1969
The Beatles - cronologia
Singolo precedente
(1969)
Singolo successivo
(1970)

Let It Be è una canzone dei Beatles del 1970, composta principalmente da Paul McCartney anche se viene come da consuetudine attribuita al duo compositivo Lennon/McCartney.

Il brano[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

È la sesta traccia dell'omonimo album del 1970. Paul McCartney ha rivelato che l'ispirazione per la canzone gli venne da un sogno, nel quale aveva parlato con la madre Mary, morta di cancro nel 1956 quando lui aveva solo 14 anni. Nel sogno, la madre consigliava a Paul, preoccupato per le tensioni nel gruppo, di lasciare correre, to let it be, che tutto si sarebbe aggiustato.[1][2]

John Lennon accolse la canzone con malcelato sarcasmo, poiché la considerava troppo "pseudo-religiosa", come si evince dalla sua frase in falsetto che sul disco precede la canzone a mo' di scherno. L'antipatia di Lennon per il brano è confermata proprio dalla collocazione della canzone sull'album, posta appena dopo l'irridente frase di Lennon: «And now we'd like to do "Hark The Angels Come"!» ("Ed ora vorremmo eseguire "Udite! Gli angeli cantano"!), e subito prima dell'esecuzione di Maggie Mae, dedicata ad una prostituta di Liverpool.[3]

Il singolo raggiunse la prima posizione in classifica negli Stati Uniti, in Australia, Italia, Norvegia e Svizzera e la seconda posizione in Inghilterra. Fu l’ultimo singolo dei Beatles pubblicato prima dello scioglimento della band. Sia l’album Let It Be che il singolo The Long and Winding Road uscirono quando il gruppo ormai ufficialmente non era più in attività.
Nel 2004 il brano ha raggiunto il ventesimo posto nella classifica delle 500 canzoni migliori di tutti i tempi pubblicata dalla rivista Rolling Stone.

Registrazione[modifica | modifica sorgente]

La versione finale venne registrata il 31 gennaio 1969, come parte del progetto Get Back (l’album che successivamente diventerà Let It Be). McCartney suonava un pianoforte Blüthner Flügel, Lennon il basso, Billy Preston l’organo, George Harrison la chitarra elettrica e Ringo Starr la batteria.[4] In questa seduta furono registrate due versioni della canzone. La prima, denominata 27-A, sarebbe servita come base per tutte le uscite ufficiali del brano. La seconda, la take 27-B, fu eseguita nel film Let It Be e contiene un assolo di chitarra differente da parte di George Harrison.

Il 30 aprile 1969, Harrison sovraincise un nuovo assolo di chitarra sulla take migliore del 31 gennaio.[5] Infine sovraincise un altro assolo anche il 4 gennaio 1970. Il primo assolo fu usato per l’uscita su singolo, il secondo fu usato per la versione dell’album.[6] In entrambe le versioni il pianoforte suonato da McCartney presenta un accordo dissonante a 2:58.

Versione su singolo[modifica | modifica sorgente]

Il singolo venne ufficialmente pubblicato il 6 marzo 1970, con sul lato B You Know My Name (Look Up the Number), con la produzione accreditata a George Martin. Questa versione include un’orchestrazione con dei cori sovraincisi il 4 gennaio 1970—sotto la supervisione di Martin e McCartney—che figurano anche l’unica partecipazione conosciuta a un disco dei Beatles da parte di Linda McCartney.[6][7] Fu durante questa sessione che Harrison registrò il secondo assolo di chitarra. In un primo momento, Harrison aveva pensato di mixare insieme i due assoli e di includerli entrambi nella canzone. L’idea fu scartata e per il mix finale fu inserito solo l’assolo del 30 aprile. Martin mixò l’orchestra molto bassa in questa versione.[6]

La versione del singolo fu inclusa nel greatest hits The Beatles 1967-1970. Le prime stampe del disco, erroneamente riportavano la durata di 4:01 (quella della versione sull’album Let It Be), invece della effettiva durata di 3:52. Questa versione fu anche inclusa nell’album 20 Greatest Hits, sulla raccolta Past Masters Volume 2, e sulla compilation The Beatles 1

La versione sull'album[modifica | modifica sorgente]

Il 26 marzo 1970, Phil Spector remixò la canzone per l’album Let It Be.[8] Questa versione contiene l‘assolo di chitarra più lungo e "massiccio" di quello del singolo, niente cori, un effetto d’eco sul suono dei cimbali suonati da Ringo, e un’orchestrazione più presente. Inoltre, a differenza della versione del singolo, è presente un secondo assolo di chitarra come sottofondo dell'ultimo ritornello.[9] Sull’album, prima della canzone si sente Lennon dire in falsetto, scimmiottando Gracie Fields: «That was 'Can You Dig It' by Georgie Wood, and now we'd like to do "Hark The Angels Come"». Allen Klein incaricò Spector di mixare il disco senza l’approvazione di McCartney, come vendetta per il fatto che Paul non aveva firmato il suo accordo manageriale.[10] Successivamente McCartney dichiarò di non essere assolutamente soddisfatto del lavoro svolto da Spector sull’album.[11][12]

La versione del film[modifica | modifica sorgente]

Un’altra variante apparve nel film Let It Be. Qui, McCartney fa diverse improvvisazioni al pianoforte, sostituendo note lunghe con altre più corte. Durante la strofa finale, inoltre, McCartney cambia le parole "speaking words of wisdom" e "there will be an answer", con "there will be no sorrow". Questa versione non è mai stata pubblicata ufficialmente su disco.

La versione sull'Anthology[modifica | modifica sorgente]

Una prima versione della canzone è stata pubblicata sull’Anthology 3 il 28 ottobre 1996. Questa versione, la take 1, fu registrata il 25 gennaio 1969. Si tratta di una variante molto semplificata, nella quale McCartney non ha ancora aggiunto la strofa finale («And when the night is cloudy...I wake up to the sound of music...»). Il brano contiene anche degli scambi verbali tra Lennon e McCartney prima di registrare un’altra take:
John: «Are we supposed to giggle in the solo?» (Dobbiamo sghignazzare durante l‘assolo?)
Paul: «Yeah». (Sicuro)
John: «OK».
Paul: «This'll-this is gonna knock you out, boy». (Questa ti manderà al tappeto, ragazzo)

La durata della versione sull’Anthology è 4:05.

La versione su "Let It Be... Naked"[modifica | modifica sorgente]

Ancora un’altra variante della canzone apparve sull’album Let It Be... Naked nel 2003. A Ringo Starr non piaceva il trattamento che Spector aveva riservato alla sua parte di batteria sulla versione della canzone sull’album Let It Be, aumentata con un effetto eco, quindi su Let It Be… Naked fu reinserita la batteria originaria della registrazione, senza effetti di studio. Furono anche eliminate le sovraincisioni di tom-tom, dopo l’assolo di chitarra durante la terza strofa.

Missaggi inutilizzati[modifica | modifica sorgente]

Glyn Johns mixò il brano il 28 maggio 1969 per l’inclusione nell’abortito album Get Back. Questa versione non è mai stata pubblicata.[13] Usò lo stesso mix anche durante il suo secondo tentativo di remixare l’album il 5 gennaio 1970, anche questo rifiutato dalla band e mai pubblicato.[14] Entrambe le versioni, comunque, sono disponibili nei numerosi bootlegs delle famose “Get Back Sessions”.

Formazione[modifica | modifica sorgente]

The Beatles

Altri musicisti

Cover[modifica | modifica sorgente]

Let It Be è stata interpretata da moltissimi artisti, quella che segue è solo una lista parziale delle principali cover:

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Miles (1997), p20
  2. ^ Spitz (2005), pp73-76
  3. ^ Michelangelo Iossa, Le canzoni dei Beatles – commento e traduzione dei testi, Editori Riuniti, Roma, 2004, pag. 360, ISBN 88-359-5614-5
  4. ^ Lewisohn (1988), p170
  5. ^ Lewisohn (1988), p175
  6. ^ a b c Lewisohn (1988), p 195
  7. ^ Lewisohn (1996)
  8. ^ Lewisohn (1988), p198
  9. ^ Lewisohn (1988), pp195-198
  10. ^ Spitz (2005), p 851
  11. ^ Chris Long, The Beatles - Let It Be... Naked, BBC, 24 novembre 2003. URL consultato il 10 aprile 2009.
  12. ^ Andrew Walker, Phil Spector: Off the wall?, BBC, 14 febbraio 2003. URL consultato il 13 ottobre 2007.
  13. ^ Lewisohn (1988), p176
  14. ^ Lewisohn (1988), p196

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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