Beatles for Sale

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Beatles for Sale
Artista The Beatles
Tipo album Studio
Pubblicazione 4 dicembre 1964
Durata 33 min : 26 s
Dischi 1
Tracce 14
Genere British invasion[1]
Pop rock[1]
Rock psichedelico[1]
Pop[1]
Rock and roll[1]
Beat[1]
Etichetta Parlophone (in Italia: Parlophon PMCQ 31505)
Capitol Records.
Produttore George Martin
Registrazione agosto-ottobre 1964
The Beatles - cronologia
Album precedente
(1964)
Album successivo
(1965)

Beatles for Sale è il titolo del quarto album del gruppo musicale britannico The Beatles, prodotto da George Martin come i precedenti. L'album, che contiene numerose cover, viene generalmente considerato dalla critica come il meno interessante nella discografia dei quattro di Liverpool[2], che erano reduci da un periodo molto impegnativo tra esibizioni dal vivo e sessioni di registrazione.

I brani[modifica | modifica sorgente]

No Reply[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi No Reply (The Beatles).

Apre l’album un composizione di John Lennon che, a detta del medesimo autore, si ispira al brano Silhouettes portato al successo nel 1957 dal quartetto dei Rays[3]. Paul ricorda di essere intervenuto per aiutare John a completare la canzone concorrendo all’elaborazione della terza strofa e del middle eight[4].

Il testo ripercorre alcuni dei tratti distintivi di John, in particolare il senso di abbandono e la sindrome del rifiuto. Musicalmente, accompagnata dalla chitarra ritmica acustica (come acustica è anche la chitarra di George), emerge la voce di Lennon le cui sonorità verranno accresciute manipolandola con effetti eco in fase di remixaggio finale.

La registrazione, effettuata nella seduta serale del 30 settembre 1964, richiese otto nastri che videro fra l’altro i battiti di mani di tutti e quattro i membri del gruppo e il pianoforte di George Martin.

I’m a Loser[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I'm a Loser.

Di nuovo Lennon in un pezzo inequivocabilmente personale, un autoritratto[5]. Su I’m a Loser avrebbe detto infatti John: «Ho sempre scritto di me quando ne ho avuto la possibilità […] Mi interessa la musica che parla in prima persona»[6].

Con un titolo emblematico dell’amaro pessimismo lennoniano, I’m a Loser – registrata in 8 take il 14 agosto – viene messa in relazione alle successive Help! e Nowhere Man in quanto le tre composizioni costituiscono sotto il profilo emotivo ed esistenziale una richiesta di soccorso da parte di John[7]. Il testo, abbozzato durante la sua permanenza a Parigi, risente delle liriche di Bob Dylan che in quel periodo era fatto oggetto di attenta analisi – oltre che di grande apprezzamento – dai Beatles, in particolare da parte di Lennon[8].

Baby's in Black[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Baby's in Black.

Primo pezzo scritto ad appena un mese dalla pubblicazione dell’album A Hard Day’s Night, venne composto congiuntamente da McCartney e Lennon nella casa di quest’ultimo a Kenwood, dove i due si trovarono con l’intenzione di produrre qualcosa di bluesy. La musa ispiratrice del brano è da molti considerata Astrid Kirchherr, l’affascinante artista tedesca divenuta loro amica nel periodo di Amburgo[9], qui rappresentata in lutto per la morte di Stu Sutcliffe[10].

Come sarà successivamente in Norwegian Wood, il tempo del brano è un valzer in 3/4, allora innovativo per i moduli compositivi del gruppo, e il pezzo venne considerato così convincente che in seguito nei concerti dal vivo Baby’s in Black sarebbe stato eseguito come terzo pezzo in scaletta dopo Rock and Roll Music e Long Tall Sally[11].

L’apertura con le note di George Harrison lascia spazio alla linea vocalica che, altro elemento di novità, viene interamente cantata a due voci dagli autori. Il pezzo fu registrato l’11 agosto in quattordici take dei quali solo cinque erano completi. In quell’occasione, Harrison volle prendere l’iniziativa – scavalcando il produttore George Martin – di scegliere le modalità tecniche e sonore del breve assolo iniziale. Fu la prima volta che il gruppo mostrò di voler assumere il controllo della propria produzione artistica[12].

Nel 1984 il brano fu riproposto in una cover di Elvis Costello[5].

Rock and Roll Music[modifica | modifica sorgente]

Chuck Berry (1972)
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Rock and Roll Music.

Dopo Roll over Beethoven nel secondo album With the Beatles, Rock and Roll Music è un altro doveroso omaggio a Chuck Berry, visto il debito dei Beatles nei confronti del chitarrista di colore che era stato uno dei pilastri della loro formazione musicale[13]. I suoi pezzi – assieme a quelli di Elvis Presley – erano quelli più apprezzati dal gruppo e i più riprodotti nei loro concerti live.

Poiché il brano era da tempo nella scaletta delle esibizioni dal vivo, i Beatles avevano acquisito grande familiarità con l’esecuzione e pertanto fu necessaria una sola prova per raggiungere il risultato finale che ha il sapore “da palco”. La performance del gruppo è notevole, tale da superare in potenza la stessa versione originale[14]. Particolarmente contagiosa la prova vocale di Lennon, che rimorchiò George Martin in una energica linea pianistica di rock’n’roll[15].

I’ll Follow the Sun[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I'll Follow the Sun.
Pete Best (2005)

La canzone, composta da Paul McCartney, risale al 1959, quando ancora l’autore abitava in Forthlin Road. Secondo quanto ricorda Pete Best[16], l'autore eseguiva il pezzo al pianoforte come intermezzo fra due spettacoli almeno dal 1960, eppure solo quattro anni dopo, a causa della mancanza di materiale di loro produzione, i Beatles decisero di recuperarlo per rimpolpare l’album[17]. Il middle eight della melodia originaria fu trasformato radicalmente[18], il motivo fu rallentato e venne rimossa la codetta che in chiusura della composizione inizialmente ripeteva per tre volte il verso “but tomorrow may rain so, I’ll follow the sun”[19].

I’ll Follow the Sun venne registrata il 18 ottobre su otto nastri, e come al solito l’ultimo fu considerato il migliore. L’ottavo nastro inoltre presentava l’assolo centrale eseguito con la chitarra elettrica, a differenza dei precedenti in cui l’assolo era realizzato con un’acustica. Le ovattate percussioni che segnano il tempo sono ottenute da Ringo Starr schiaffeggiando le proprie cosce, con un microfono posizionato fra le ginocchia[20].

Mr. Moonlight[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Mr. Moonlight (Piano Red).

Le cover che il gruppo incise per Beatles for Sale facevano parte del repertorio dei concerti e perciò era agevole la loro esecuzione in sala di registrazione. Tuttavia non fu questo il caso di Mr. Moonlight. Infatti i primi quattro nastri furono registrati il 14 agosto: c’è già l’incipit vocale di Lennon, i tam tam percossi da Harrison, ma la sezione mediana strumentale è eseguita dalla chitarra. La versione non si dimostrò soddisfacente e la canzone venne lasciata riposare; fu ripresa per un rifacimento dopo ben due mesi, il 18 ottobre, su otto nastri che videro, fra l’altro, l’inserimento dell’assolo dell’organo Hammond suonato da Paul McCartney, al posto di quello di chitarra della precedente versione[21].

L’originale era stato composto da Roy Lee Johnson ed eseguito nel 1962 da Willie Perryman, musicista statunitense a quei tempi noto come Dr Feelgood and the Interns, formazione semisconosciuta al grande pubblico, ma non agli addetti ai lavori – nel 1966 la loro Bald Headed Lena sarebbe stata ripresa dai Lovin’ Spoonful di John Sebastian. Il pezzo presente su Beatles for Sale viene considerato uno dei brani meno apprezzati in tutto il repertorio dei Beatles[22].

Kansas City/Hey-Hey-Hey-Hey![modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Hey-Hey-Hey-Hey!.
Little Richard (2006)

Un altro omaggio al rock’n’roll d’oltreoceano. Little Richard aveva composto e inciso nel 1956 il pezzo Hey-Hey-Hey-Hey!, ma dal 1959 lo aveva fuso in un medley assieme a Kansas City. Quest’ultimo brano era stato scritto nel 1951 da Mike Stoller e Jerry Leiber, inciso per la prima volta nel 1952 col titolo Kansas City Loving e portato in vetta alle classifiche nella versione di Wilbert Harrison.

Nel 1962 i Beatles avevano suonato in Inghilterra e ad Amburgo come gruppo di spalla nel tour europeo di Little Richard e avevano familiarizzato con l’artista americano da cui Paul McCartney aveva imparato la tecnica vocale per l’urlo tipico di Richard[23]. Ma ben prima di allora il medley era nel repertorio dei concerti dei Beatles. Venne poi accantonato nel 1963 e ripreso l’anno successivo, in occasione di una esibizione del gruppo a Kansas City, qualche settimana prima di essere registrato in studio.

Il 18 ottobre, i quattro si ritrovarono in sala di incisione e, forti della confidenza che avevano con l’esecuzione del pezzo, lo registrarono in un fiato tanto che dei due nastri di prova il migliore fu considerato proprio il primo. Il critico Mark Lewisohn sostiene che all’incisione contribuì anche George Martin al piano, «a stento udibile»[24]. La carica di energia con cui i Beatles eseguirono il medley, l’assolo di George e in particolare la voce graffiante di Paul fecero dell’esecuzione una delle cover meglio riuscite nella carriera dei Beatles[25].

Eight Days a Week[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Eight Days a Week.

Il titolo del brano d’apertura del lato B dell’album è dovuto, secondo una testimonianza di Paul McCartney, a una buffa espressione di uno degli autisti di cui si serviva il musicista, che con quelle parole intendeva lamentarsi degli estenuanti ritmi di lavoro[26]. Altre fonti accreditano il gioco di parole a Ringo Starr che, sempre per lo stesso motivo, coniò quell’espressione surreale[27].

Eight Days a Week è il primo pezzo nella storia del rock a presentare una dissolvenza in apertura e non, come avveniva comunemente, in coda[28]. La registrazione richiese l’intera sessione pomeridiana e quella serale del 6 ottobre. Paul si presentò infatti in studio con la canzone abbozzata, senza introduzione né middle eight[29], e in sala il gruppo cominciò a incidere dei nastri di prova con sistemazioni e aggiunte per completare il brano. Scelto il sesto nastro, si procedette con altri sette per fissare la voce di John (benché la composizione fosse di Paul e generalmente chi dei due componeva il pezzo ne era anche il vocalist). Il 18 dello stesso mese vennero registrati altri due nastri con la conclusione del brano, mentre il fade in venne elaborato nella sala di controllo dello Studio 2 in fase di remixaggio.

Paul McCartney sperava che la sua composizione fosse pubblicata come singolo, e le sue aspettative durarono finché John non propose I Feel Fine che si dimostrò subito superiore scalzando il pezzo di Paul[30]. Come in diversi altri casi, in seguito John – nonostante la sua convincente prova vocale – sminuì il brano, tacciandolo di affettazione e frivolezza[29].

Words of Love[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Words of Love.
Buddy Holly

Buddy Holly, scomparso nel 1959 in un incidente aereo, aveva significativamente influenzato – assieme a Chuck Berry ed Elvis Presley – la formazione musicale dei Beatles. Tale era la considerazione di Buddy Holly che, nella loro carriera, i Beatles eseguirono in totale più di dieci pezzi dell’artista americano. Oltre all’aspetto strettamente musicale, il gruppo ammirava il fatto che, a differenza di Presley, le canzoni che Holly interpretava erano di sua composizione. E in ultimo, sotto il profilo estetico, con i suoi occhiali pesanti aveva guadagnato le simpatie di John Lennon, confermando al Beatle che era possibile sfondare nel mondo del rock’n’roll pur essendo miopi e occhialuti[31].

Non poteva quindi mancare un omaggio anche al cantante americano. Words of Love, pubblicata da Holly nel 1957, faceva parte del repertorio dei Beatles dal 1958 e nei concerti live era cantata da John e George. Il pezzo era ben rodato, e perciò tre nastri in tutto furono sufficienti per giungere alla versione definitiva, nella seduta che ebbe luogo il 18 ottobre. Divergono le opinioni di chi sia stato il partner vocale di Lennon. C’è chi sostiene, a dispetto delle indicazioni ufficiali, che fu George a cantare assieme a John[14]. Altri affermano che l’altra voce era quella di Paul McCartney[32].

Honey Don’t[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Honey Don't.
Il disco della versione di Carl Perkins

Altra cover, stavolta tratta dal repertorio del musicista statunitense Carl Perkins, soprannominato in patria The King of rockabilly. L'originale, pubblicata il 1º gennaio 1956, era il lato B della celebre Blue Suede Shoes, e i Beatles avevano acquisito familiarità con il pezzo, che era nella scaletta dei loro concerti dal vivo dal 1962. Nelle occasioni dei loro spettacoli live, il brano era cantato da John Lennon, ma poiché fino ad allora – e anche successivamente, con eccezione di Let It Be – anche Ringo Starr, benché la sua voce non potesse rivaleggiare con quella degli altri tre, comunque forniva il proprio contributo vocale in almeno una traccia del disco, al batterista fu affidata la parte di vocalist del brano[33].

L’ultimo giorno delle registrazioni per Beatles for Sale, il 26 ottobre 1964, la sessione pomeridiana ad Abbey Road vide la registrazione del pezzo in cinque prove, l’ultima delle quali fu ritenuta quella migliore[34].

Nel 1964, per la prima volta Carl Perkins effettuò, assieme a Chuck Berry, un tour in Gran Bretagna. Il giorno prima di tornare in patria, Perkins fu invitato dai quattro Beatles – grandi ammiratori del chitarrista americano – agli studi di Abbey Road dove, con sua grande sorpresa, ebbe modo di sentire il gruppo suonare in suo onore tre successi – Honey Don’t, Everybody’s Trying to Be My Baby e Matchbox – che erano stati ripresi dal suo repertorio[35].

Every Little Thing[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Every Little Thing (brano musicale).

Scritta da Paul nel periodo in cui abitava a Wimpole Street e dedicata alla sua ragazza Jane Asher[36], Every Little Thing nasceva, secondo le intenzioni dell’autore, come potenziale singolo, ma lo stesso McCartney si rese conto che la composizione poteva essere al massimo il riempitivo per un album poiché «non aveva quel che ci voleva»[37]. Ma – e questo fatto rimane una stranezza per le abituali dinamiche del gruppo – il brano nella sua versione sul disco venne cantato da John Lennon anziché, come era usuale, dall’autore della canzone.

Il pezzo, armonicamente piuttosto semplice ma ricco dal punto di vista della suggestione[38], fu eseguito in studio il 29 settembre, e il quarto e ultimo tentativo della giornata risultò essere il migliore. Tuttavia, il giorno seguente il gruppo incise altri cinque nastri del brano, alcuni dei quali del tutto inutilmente dal momento che si trattò di tentativi andati a vuoto. La versione finale vede le innovative sonorità dei timpani percossi da Ringo Starr[39].

I Don’t Want to Spoil the Party[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I Don't Want to Spoil the Party.

È una composizione che ricalca lo stile country & western scritta prevalentemente da Lennon con la collaborazione di McCartney. Il suo testo ruota attorno all’incapacità di mascherare l’infelicità, e per questo motivo John considerò il brano profondamente personale[40], come confermerebbe anche il sorriso insincero di molte fotografie che riprendevano il Beatle durante la tournée americana[31].

La registrazione di I Don’t Want to Spoil the Party avvenne dapprima in sette prove nella seduta pomeridiana del 29 settembre e in altre dodici in quella serale dello stesso giorno, per un totale di diciannove nastri dei quali solamente cinque erano completi[41].

What You’re Doing[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi What You're Doing.

La composizione di What You’re Doing è principalmente opera di McCartney. Come altri, il brano si ispirava al rapporto sentimentale fra Paul e Jane Asher, ma l’autore non deve essere stato particolarmente soddisfatto della propria creazione, se ebbe a dire in seguito che «Forse la registrazione è migliore della canzone, alcune lo sono. A volte una buona registrazione migliorava la canzone»[7].

Composta il 30 agosto 1964 ad Atlantic City[42], la sua registrazione risultò più impegnativa rispetto a quanto solitamente impiegato per altri brani. La prima seduta vide i quattro musicisti in studio il 29 settembre, data in cui incisero sette nastri con la base ritmica. Il giorno seguente altri cinque tentativi non portarono a un risultato convincente, e per continuare il lavoro il gruppo si aggiornò al 26 ottobre. In quella data il pezzo andò incontro a un rifacimento che rimane su sei nastri, l’ultimo dei quali risultò essere la versione definitiva. Quella produzione segnò un punto di svolta nel processo produttivo del gruppo in studio. Fu infatti la prima volta che i Beatles intervennero in fase di mixaggio con l’utilizzo per via tecnologica di effetti sonori e di distorsioni[43]. Ian MacDonald è sul punto più cauto, rilevando che non è possibile sostenere con sicurezza l’avvenuta manipolazione senza una comparazione fra la versione di What You’re Doing del settembre e il suo rifacimento del mese successivo[44].

Everybody’s Trying to Be My Baby[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Everybody's Trying to Be My Baby.

A causa della penuria di materiale originale composto dai Beatles, anche l’ultima traccia dell’album è il rifacimento di un brano di Carl Perkins pubblicato nel suo album Teen Beat del 1958, disco che conteneva anche Matchbox e Honey Don't, altre due covers del gruppo di Liverpool e già apparso a intermittenza nel repertorio dei concerti dal vivo del gruppo.

Everybody's Trying to Be My Baby fu registrata in un solo colpo, nel quale si raggiunse la versione desiderata. La linea vocalica principale eseguita da George Harrison è trattata pesantemente con STEED (Single Tape Echo ed Echo Delay), ossia con effetti eco su singolo nastro unitamente a effetti di eco ritardata[32].

Tracce[modifica | modifica sorgente]

  1. No Reply (Lennon-McCartney) - 2:14
  2. I'm a Loser (Lennon-McCartney) - 2:30
  3. Baby's in Black (Lennon-McCartney) - 2:04
  4. Rock and Roll Music (Berry) -2:30
  5. I'll Follow the Sun (Lennon-McCartney) - 1:47
  6. Mr. Moonlight (Johnson) - 2:33
  7. Kansas City/Hey-Hey-Hey-Hey! (Leiber-Stoller/Penniman) - 2:31
  8. Eight Days a Week (Lennon-McCartney) - 2:42
  9. Words of Love (Holly) - 2:12
  10. Honey Don't (Perkins) - 2:55
  11. Every Little Thing (Lennon-McCartney) - 2:01
  12. I Don't Want to Spoil the Party (Lennon-McCartney) - 2:32
  13. What You're Doing (Lennon-McCartney) - 2:31
  14. Everybody's Trying to Be My Baby (Perkins) - 2:23

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Altri musicisti[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f (EN) Beatles for Sale in Allmusic, All Media Network.
  2. ^ «Nessuno potrebbe considerarlo come “scarso” – come nessun altro album dei Beatles, del resto – ma tutti lo considerano il pezzo più scarso dell’intera loro collezione […]». Lewisohn, op. cit., p. 104. E secondo Mark Hertsgaard l’album fu «L’unico vero infortunio artistico della Beatlemania», Hertsgaard, op. cit., p. 125.
  3. ^ Spitz, op. cit., p. 341.
  4. ^ Miles, op. cit., p. 139.
  5. ^ a b Riley, op. cit., p. 121.
  6. ^ Wenner, op. cit., p. 12.
  7. ^ a b Miles, op. cit., p. 139.
  8. ^ «Penso che sia stato Dylan ad aiutarmi a realizzarla […] attraverso le sue canzoni», in Spitz, op. cit., p. 337.
  9. ^ Ingham, op. cit., p. 250.
  10. ^ Harry, op. cit., p. 71.
  11. ^ Miles, op. cit., pp. 138-9.
  12. ^ Lewisohn, op. cit., p. 93.
  13. ^ Lennon riteneva che Chuck Berry fosse «uno dei più grandi poeti del tempo, un poeta del rock» e aggiungeva: «Mi è piaciuto tutto quello che ha fatto. Sempre.» In Spitz, op. cit., p. 281.
  14. ^ a b MacDonald, op. cit., p. 139.
  15. ^ Lewisohn, op. cit., p. 101. Ma secondo i ricordi di un tecnico EMI testimone oculare presente in sala quel giorno, il piano era suonato da Paul McCartney che aveva ceduto il basso a George Harrison. In Emerick, op. cit., p. 97.
  16. ^ MacDonald, op. cit., p. 137.
  17. ^ Così spiegò Paul: «Di tanto in tanto, ci viene in mente un brano valido di quelli che avevamo composto agli inizi della nostra carriera, e uno di essi, I’ll Follow the Sun appunto, è contenuto in questo LP.» In Turner, op. cit., p. 74.
  18. ^ Badman, op. cit., p. 135.
  19. ^ Everett, op. cit., p. 34.
  20. ^ Emerick, op. cit., p. 96.
  21. ^ Lewisohn, op. cit., pp. 94 e 100.
  22. ^ Everett, op. cit., p. 257.
  23. ^ MacDonald, op. cit., p. 368.
  24. ^ Lewisohn, op. cit., p. 100.
  25. ^ MacDonald, op. cit., p. 134.
  26. ^ Miles, op. cit., p. 138.
  27. ^ Turner, op. cit., p. 79.
  28. ^ Lewisohn, op. cit., p. 98.
  29. ^ a b MacDonald, op. cit., p. 131.
  30. ^ Turner, op. cit., p. 69.
  31. ^ a b Turner, op. cit., p. 73.
  32. ^ a b Lewisohn, op. cit., p. 101.
  33. ^ Harry, op. cit., p. 362.
  34. ^ Lewisohn, op. cit., pp. 102-3.
  35. ^ Avrebbe ricordato Perkins: «George Martin chiese “Siete pronti?” e Ringo iniziò con Honey Don’t. Fu un momento magico… Ero in studio quando incisero Honey Don’t, Matchbox e Everybody’s Trying to Be My Baby.» In Harry, op. cit., p. 580.
  36. ^ Miles, op. cit., p. 94.
  37. ^ Miles, op. cit., pp. 137-8.
  38. ^ MacDonald, op. cit., p. 127.
  39. ^ «Ringo se la spassava con uno strumento inedito nelle registrazioni dei Beatles, i timpani [...]» Lewisohn, op. cit., p. 97.
  40. ^ Dichiarò Lennon: «Fra le mie composizioni è una delle più personali. Nei primi tempi componevo meno di Paul perché non ero bravo alla chitarra come lui. Paul mi ha insegnato moltissimo.» In Harry, op. cit., p. 370.
  41. ^ Lewisohn, op. cit., p. 97.
  42. ^ Everett, op. cit., p. 260.
  43. ^ Miles, op. cit., p. 139.
  44. ^ MacDonald, op. cit., p. 129.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • (EN) Keith Badman, The Beatles Off the Record, London, Omnibus Press, 2007, ISBN 978-1-84772-101-3.
  • (EN) Geoff Emerick, Here, There and Everywhere, New York, Gotham Books, 2007, ISBN 978-1-59240-269-4.
  • (EN) Walter Everett, The Beatles as Musicians - The Quarry Men through Rubber Soul, Oxford/New York, Oxford University Press, 2001, ISBN 0-19-514105-9.
  • Bill Harry, Beatles - L’enciclopedia, Roma, Arcana, 2001, ISBN 88-7966-232-5. (The Beatles Encyclopedia, Blandford, London, 1997)
  • Mark Hertsgaard, A Day in the Life - La musica e l’arte dei Beatles, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, ISBN 88-85987-91-5. (A Day in the Life - The Music and Artistry of the Beatles, Macmillan, New York, 1995)
  • Chris Ingham, Guida completa ai Beatles, Milano, Vallardi, 2005, ISBN 88-8211-986-6. (The Rough Guide to the Beatles, Rough Guide Ltd, 2003)
  • Mark Lewisohn, Beatles - Otto anni ad Abbey Road, Milano, Arcana Editrice, 1990, ISBN 88-85859-59-3. (The Complete Beatles Recording Sessions, EMI Records Ltd, London, 1988)
  • Ian MacDonald, The Beatles. L’opera completa, Milano, Mondadori, 1994, ISBN 88-04-38762-9. (Revolution in the Head, Fourth Estate, London, 1994)
  • Barry Miles, Paul McCartney - Many Years From Now, Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-84506-X. (Many Years From Now, Kidney Punch Inc., 1997)
  • (EN) Tim Riley, Tell Me Why - The Beatles: Album by Album, Song by Song, The Sixties and After, Da Capo Press, USA, 2002, ISBN 978-0-306-81120-3.
  • Bob Spitz, The Beatles. La vera storia, Milano, Sperling & Kupfer, 2006, ISBN 88-200-4161-8. (The Beatles - The Biography, Little, Brown and Company Inc, New York, 2005)
  • Steve Turner, La storia dietro ogni canzone dei Beatles, Firenze, Tarab, 1997, ISBN 88-86675-23-2. (A Hard Day’s Write - The Stories Behind Every Beatles Song, Carlton Books Ltd, 1994)
  • Jann S. Wenner, John Lennon ricorda - Intervista integrale a ‘Rolling Stone’ del 1970, Vercelli, White Star, 2009, ISBN 978-88-7844-473-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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