Charles Manson

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Charles Manson
Charles Manson in una foto del 1971.
Charles Manson in una foto del 1971.
Nazionalità Stati Uniti Stati Uniti
Genere Folk rock
Folk psichedelico
Outsider music
Rock
Periodo di attività 1967 – in attività
Strumento voce
chitarra
basso
Etichetta Transparency Records
Aoroa Records
ESP-Disk
Awareness Records
Album pubblicati 5

Charles Milles Manson (Cincinnati, 12 novembre 1934) è un criminale, cantautore e musicista statunitense, famoso per essere stato il mandante di uno dei più efferati omicidi della storia degli Stati Uniti d'America.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

L'infanzia[modifica | modifica sorgente]

Charles Manson nacque il 12 novembre 1934 a Cincinnati (Ohio). Sua madre, Kathleen Maddox, conduceva una vita sregolata (Manson stesso dichiarò che era una prostituta), e aveva sedici anni quando diede alla luce il figlio. La ragazza dovette rivolgersi alle autorità giudiziarie che riconobbero in un certo “colonnello Scott” il padre del bimbo. Dopo avere convissuto per un certo periodo con un tale William Manson (da cui Charles ricevette il cognome), la Maddox continuò nella sua vita irregolare, compiendo anche reati gravi che le procurarono la carcerazione per qualche anno. Durante il periodo della detenzione, il figlio – che prima veniva affidato temporaneamente a vicini di casa – andò ad abitare con degli zii in West Virginia, poi dal 1942 seguì la madre nelle sue peregrinazioni per sordidi motel fino al 1947, anno in cui venne inserito in un istituto per l’infanzia in Indiana.

Dimostratosi ribelle alle regole in vigore nella scuola, scappò cominciando a compiere furti d'auto e rapine nei negozi, reati minori per i quali trascorse qualche settimana a Indianapolis in un istituto di correzione; dopo altri crimini e un fallimentare tentativo d'inserimento nella "Città dei Ragazzi" gestita da padre Flanagan, venne in seguito mandato all’Indiana School for Boys. Fuggito anche da quell’istituto di rieducazione, Manson compì il suo primo reato federale a sedici anni, trasportando oltre confine un’auto rubata e ciò comportò per lui la detenzione in una serie di riformatori[1]. Durante le detenzioni Manson subì numerose prevaricazioni e abusi sessuali da parte di altri detenuti, talvolta con la complicità stessa delle guardie che si masturbavano in un angolo.[senza fonte]

Il carcere[modifica | modifica sorgente]

La prigione di Terminal Island

Manson fu ospite dei riformatori del Natural Bridge Honor Camp, del riformatorio federale di Petersburg (Virginia) e di quello di Chillicothe in Ohio, nei quali alternò tentativi di fuga e aggressioni a periodi di buona condotta. Al Natural Bridge Honor Camp perse l’opportunità della libertà condizionata per avere sodomizzato un giovane detenuto puntandogli una lama alla gola[2].

Ottenuta la libertà condizionata a metà del 1954, tornò a vivere dai parenti in West Virginia e lì conobbe un’infermiera, Rosalie Jean Willis, con cui si sposò. Assieme a qualche lavoretto irregolare come benzinaio e parcheggiatore, continuò la propria carriera delinquenziale insistendo nel furto di auto e nel loro trasporto oltre il confine di stato. Per il reato federale venne arrestato in California, ma le capacità oratorie e di convincimento di Manson e la condizione della moglie che lo accompagnava, in stato di gravidanza, riuscirono ad ammorbidire lo psichiatra che lo esaminava e che suggerì al giudice la libertà vigilata, misura a cui il malvivente non si sottopose dileguandosi per l’ennesima volta. Riacciuffato, venne spedito nel penitenziario di Terminal Island per scontare una pena di tre anni[3].

Celle del carcere di McNeil Island, 1935

Nel penitenziario di Terminal Island venne a contatto con detenuti incalliti da cui con interesse fu messo a parte dei metodi per avviare alla prostituzione e gestire le donne squillo, conoscenze che Manson mise a frutto in un periodo di libertà in cui reclutò alcune ragazze per diventarne il protettore. Denunciato per quest’attività, il 27 aprile 1960 Manson fu incriminato per “trasporto di donne da uno stato all'altro ai fini di prostituzione”. Assieme alla falsificazione di un assegno, al furto di auto e alla violazione delle norme sulla libertà vigilata, dopo due mesi fu condannato a scontare dieci anni di reclusione nel penitenziario di McNeil Island, nello Stato di Washington[4].

Durante gli anni trascorsi dietro le sbarre, in particolare a McNeil Island, Manson ebbe occasione di costruirsi un bagaglio culturale inquietante, necessario negli anni successivi per elaborare e mettere in pratica i perversi disegni criminali e per controllare e manipolare le persone con cui veniva a contatto. Studiò avidamente negromanzia, magia nera, esoterismo massonico, chirosemantica, scientologia, motivazione subliminale e ipnotismo. In carcere imparò da un detenuto a suonare la chitarra, e nell'ultimo periodo di detenzione si dedicò in modo ossessivo alla musica e alla composizione di canzoni[5].

La "Famiglia"[modifica | modifica sorgente]

Lynette Fromme in una foto del 1965

Manson fu rilasciato su cauzione nel marzo 1967 e, una volta uscito, decise di divenire un musicista hippy, forte del riscontro positivo che questo movimento aveva a quei tempi e mettendo a frutto le capacità musicali acquisite in carcere; dichiarò in seguito di essere stato un fan dei Beatles. In tempo per la Summer of Love, si trasferì a San Francisco dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani – in particolare di sesso femminile – soggiogati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalle sue capacità oratorie. Reclutò fra le prime Mary Brunner, Lynette “Squeaky” Fromme, Patricia Krenwinkel, Susan Atkins (alle quali si sarebbero aggregate l’anno successivo Sandra Good e Leslie Van Houten) che gli sarebbero rimaste a fianco ben oltre le macabre notti estive del 1969. Alla brigata si unirono anche Bruce Davies e Bobby Beausoleil. Per la fine del 1967 il gruppo si mise a vagabondare per la California a bordo di un autobus scolastico dipinto di nero[6].

Presero il nome di The Family ("La Famiglia"), o anche The Manson Family, sebbene Manson abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo. L'uomo riuscì a raccogliere un cospicuo numero di adepti, circa cinquanta persone: molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita dura come Charles, con problemi familiari e spesso di disadattamento sociale. Manson era da questi considerato un leader religioso oltre che morale: affermava infatti di essere la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana insieme e i suoi adepti gli erano molto devoti[7]. Oltre che dalla connotazione religiosa, il suo gruppo differiva dalle "comuni" hippy per il palese e dichiarato disprezzo che nutriva nei confronti dei neri. Manson profetizzava infatti che ci sarebbe stata una guerra interrazziale che avrebbero visto prevalere i neri; ma essendo questi inferiori rispetto ai bianchi da cui avevano appreso tutte le loro conoscenze, non avrebbero potuto mantenere il potere e a quel punto i prescelti della Famiglia avrebbero assunto il comando.

Sandra Good (1969)

The Family, sotto la sua attenta guida, sopravviveva grazie a furti e altre attività criminali. Tra una rapina e l'altra, i membri della setta suonavano la chitarra, praticavano sesso di gruppo e facevano uso di stupefacenti, in particolare hashish e LSD. Le loro attività criminali con il tempo non si limitarono ai furti, ma si estesero agli omicidi. Manson fondò anche un movimento ambientalista chiamato ATWA (acronimo di "Air, Trees, Water, Animals"), che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature e del quale facevano parte alcuni membri della "Famiglia".

Charles Manson voleva diventare un musicista famoso come i suoi idoli e nell'estate del 1968 tentò di realizzare il suo sogno musicale, recandosi in uno studio discografico di Los Angeles, con il supporto economico di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys, che aveva conosciuto dopo che questi aveva dato un passaggio a due ragazze della Famiglia che facevano autostop[8].

L'insuccesso non fece altro che accrescere l'ossessione di Manson di diventare un musicista. Un suo brano, Cease to Exist, fu nuovamente arrangiato dai Beach Boys e inserito nell'album 20/20 (1969) con un nuovo titolo (Never Learn Not to Love), testi modificati e un differente bridge, cosa che suscitò in Manson non poca rabbia nei confronti dell'ex amico[senza fonte].

Gli omicidi[modifica | modifica sorgente]

Tratto di Cielo Drive, nel Benedict Canyon

Il 9 agosto 1969, meno di due settimane dopo aver ordito l'omicidio di Gary Hynman (materialmente commesso da Bobby Beausoleil) Manson pianificò e realizzò un'intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, con l'obiettivo di penetrare nella villa al momento abitata da Roman Polanski e Sharon Tate, attrice e moglie del regista, incinta di otto mesi, e quella sera frequentata anche da alcuni loro amici, tra cui Jay Sebring, parrucchiere dell'attrice, Abigail Folger, figlia dell'imprenditore del caffè "Folger", Voityck Frykowski, il fidanzato della Folger. La villa era di proprietà di Terry Melcher, artista e produttore musicale nonché figlio di Doris Day che aveva espresso inizialmente interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, ma che successivamente si era rifiutato di scritturarlo come musicista per la Columbia Productions; la villa divenne per Manson il simbolo di tutti coloro che l'avevano rifiutato. Manson si era recato in quella villa tempo addietro col desiderio di incontrare nuovamente Melcher per fargliela pagare, ma era stato allontanato da un fotografo amico della Tate che gli aveva rivelato che la villa adesso apparteneva ai coniugi Polanski. Manson ebbe comunque modo di vedere per alcuni secondi una delle future vittime della sua follia omicida.

Sharon Tate

La notte in cui si consumarono gli omicidi, Polanski non era presente: si trovava infatti a Londra per motivi di lavoro (aveva appena finito di girare Rosemary's Baby). Non è mai stato accertato se Manson aspettasse in auto o se rimase nel ranch dove risiedeva l'organizzazione; coloro che materialmente eseguirono gli ordini furono Charles "Tex" Watson (a cui Manson diede il comando dell'operazione stragista), Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e una corda di nylon lunga 13 metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venisse dato l’allarme. A eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione che circondava il parco della villa. In quel momento si accingeva a uscire in macchina un amico in visita al guardiano della villa, Stephen Earl Parent, il quale venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson. Entrati nella villa, i membri della "Famiglia" non ebbero nessuna pietà.

Il primo a morire fu il parrucchiere Jay Sebring, che implorò di lasciar in vita Sharon Tate in quanto incinta, ma venne ferito con un colpo di revolver all'ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Voityck Frykowski, che venne accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per la Folger, accoltellata ripetutamente. L'ultima vittima fu Sharon Tate, 26 anni, incinta di otto mesi. Con uno straccio intriso del sangue dell'attrice, la Atkins scrisse sulla porta da cui avevano fatto irruzione "PIG", maiale in lingua inglese: maiale è anche il termine statunitense con cui si designa in tono spregiativo un poliziotto, e Piggies è il titolo di una canzone dei Beatles[9]. Sullo specchio del bagno venne scritto Helter Skelter: l'espressione inglese "helter skelter" indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei luna park, e fu interpretata da Manson come "arrivo del caos" e "fine del mondo", anche questa è il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti alla strage.

Leslie Van Houten partecipò alla strage dei coniugi LaBianca (foto 1999)

I massacri dell'organizzazione non si placarono e il giorno seguente vennero uccisi l'imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary: i due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa con una forchetta. Sulle pareti venne scritto “Death to Pigs” (Morte ai maiali) col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina venne invece scritto, con una storpiatura grammaticale, "Healter Skelter"; il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con un forchettone conficcato nello stomaco[10]. Un'ulteriore vittima di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family finendo, poi, per cacciarli. Anche Hinman venne accoltellato: sulla parete venne tracciata la scritta "Political Pig", ovvero "Porco politico"[11]; tali scritte vennero ordinate da Manson ai suoi seguaci per cercare di depistare le indagini e far accusare dell'omicidio i neri[12]. L'ultimo assassinio attribuito a "The Family" fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato "Shorty"), colpevole di aver sposato una donna nera e di tramare lo sfratto della banda di Manson dal rifugio dello Spahn Ranch – ma più probabilmente per essere a conoscenza di elementi che riguardavano le due stragi Tate-LaBianca. Il 26 agosto 1969, dopo l’omicidio, il suo cadavere fu fatto a pezzi e questi vennero impacchettati e seppelliti nel letto di un torrente[13].

L'attività criminosa della "Famiglia" continuò incontrastata per altri mesi, fin quando l'avvocato Vincent Bugliosi, di origini italiane, riuscì, dopo molte indagini, a trovare le prove che incastravano Manson. Inoltre alcuni seguaci lo tradirono; testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di "palo" la sera del 9 agosto 1969. Manson venne così arrestato per quello che venne ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

Il processo[modifica | modifica sorgente]

Tex Watson (1971)

Nel 1970 cominciò il processo contro Charles Manson. Egli si presentò con una X incisa sulla fronte: in seguito, dopo diversi anni di prigione, Manson stesso modificò l'incisione sulla fronte facendola diventare una svastica. Il processo è entrato nella storia degli Stati Uniti per la sua incredibile lunghezza: il solo dibattimento preliminare durò quasi un anno. Charles non confessò gli omicidi della sua banda, né di altre azioni criminali; Susan Atkins invece, rivelò che Manson aveva programmato di uccidere in seguito nomi noti nello show business come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton e Frank Sinatra, pur non avendo prove materiali a sostegno. Il 29 marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della "Famiglia", ma nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte e Manson e la sua setta vennero spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo.

Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l'undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta. L'uomo, 72 anni a quel tempo (di cui quarantadue trascorsi in carcere), non era presente all'udienza, ma dichiarò alla stampa per il tramite del proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio. Anche quest'ultima richiesta di scarcerazione anticipata è stata rifiutata nell'aprile 2012 dalle autorità della California[14]. All'età di 76 anni, Manson dovrà attendere almeno altri 15 anni prima di poter presentare un'ennesima domanda per ottenere la libertà anticipata. Sebbene tutti i giudici ritennero opportuno rifiutare ogni sua domanda di rilascio sulla parola, Manson si dice "per lo meno pentito" del suo passato.

Le ipotesi di omicidio[modifica | modifica sorgente]

Non si conoscono con esattezza i moventi che spinsero la banda di Manson a uccidere. Alcuni specialisti avanzano l'ipotesi che Manson fosse ossessionato dalla fama: non essendo riuscito a diventare una rockstar come aveva sempre sognato egli avrebbe scelto l'alternativa più facile, dei folli omicidi che attirassero l'attenzione dell'opinione pubblica.[senza fonte]

Altri ritengono che l’uomo, essendo vissuto nella povertà e in mezzo alla strada, odiasse le persone ricche e famose e per questo covasse desideri di vendetta. Si ritiene che con la scritta "Death to Pigs" Manson volesse dimostrare la propria acredine nei confronti di tutti coloro che appartenevano all'establishment[15].

Manson stesso nel giustificare i propri atti afferma di essere stato ispirato dai Beatles e nello specifico dalla canzone Helter Skelter. Egli credeva di aver individuato nel brano una sorta di "messaggio profetico" a lui indirizzato che gli ordinava di diffondere il caos. Manson affermò inoltre di aver ordinato l’omicidio di Sharon Tate per il desiderio di attribuire l'omicidio alla comunità afro-americana della città di Los Angeles.

Il figlio segreto[modifica | modifica sorgente]

Manson nel 2009

Nel 2009 un disc jockey di Los Angeles, Matthew Roberts, adottato in tenera età da una famiglia e cresciuto nell'Illinois, riuscì a risalire ai propri genitori naturali scoprendo di essere figlio di Charles Manson[16]. A undici anni Roberts aveva scoperto da sua sorella di essere stato adottato, ma si è messo alla ricerca dei suoi genitori biologici nel 1997 nonostante il padre adottivo avesse provato a scoraggiarlo.

Roberts era sicuro che la scoperta lo avrebbe aiutato a «conoscere meglio sé stesso». Invece, conoscere l'identità del suo padre biologico lo ha gettato nella depressione. La storia è raccontata dall'edizione online del tabloid britannico The Sun. «Non ci volevo credere. Ero spaventato e arrabbiato allo stesso tempo. È stato come scoprire che tuo padre è Adolf Hitler», ha detto Roberts. Dalla madre, trovata subito attraverso un'agenzia di servizi sociali, Matthew si è fatto raccontare tutta la storia: lei e Manson si conobbero nel 1967 a San Francisco durante la famosa Summer of Love e, nel corso di un'orgia dove furono consumate massicce dosi di droga, Terry rimase incinta. Nonostante il trauma per aver scoperto di essere il figlio di uno dei più crudeli assassini degli ultimi quarant'anni, Matthew, che si definisce un pacifista («il mio eroe è Gandhi»), ha cominciato a scrivergli. Manson ha confermato di essere suo padre e ha sempre risposto alle sue lettere scrivendo «cose folli» e firmando con una svastica[17].

La lettera a Marilyn Manson[modifica | modifica sorgente]

Nel settembre del 2012 apparve online una lettera di Charles Manson indirizzata a Marilyn Manson[18]. Difficile comprendere il soggetto del messaggio, anche a causa dello stile molto personale di comunicare di Charles Manson. Non risulta che vi sia stata alcuna replica della controversa star del rock alla curiosa missiva[19].

Discografia[modifica | modifica sorgente]

Influenze nella cultura di massa[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

  • Nel 1988, gli U2 pubblicarono la canzone nel loro album e film Rattle and Hum. L'introduzione di Bono Vox per questa canzone fu: «This is a song Charles Manson stole from the Beatles. We're stealing it back.» («Questa è una canzone che Charles Manson rubò ai Beatles. Noi adesso ce la riprendiamo!»)
  • Alkaline Trio: il gruppo pop-punk ha dedicato la canzone Sadie, contenuta nel album Crimson, a Sadie Mae Glutz (nomignolo di Susan Atkins), componente della Manson Family.
  • Guns N' Roses: Axl Rose, leader del gruppo, contro la volontà degli altri componenti del gruppo ha inserito nel disco The Spaghetti Incident? come traccia nascosta subito dopo I Don't Care About You, cover della canzone di Manson Look At Your Game Girl. Negli ultimi secondi del brano, infatti, si sente Axl dire: "Thanks, Charles". Axl Rose indossò inoltre varie volte durante l'"Use your illusion Tour" una t-shirt raffigurante il volto stilizzato di Charles Manson con scritto "Charlie don't surf".
  • Crispin Hellion Glover: I'll Never Say Never to Always.
  • Deicide: il gruppo death metal floridiano ha scritto una canzone su Charles Manson intitolata Lunatic of God's Creation".
  • Eminem: nella canzone I'm Back, tratta dall'album The Marshall Mathers LP, Eminem cita Manson: «Manson, you're safe in that cell, be thankful it's jail» (Manson sei salvo in quella cella, sii grato che è una galera!).
  • GG Allin: Garbage Dump.
  • Kasabian: il gruppo alternative rock britannico prende il nome da Linda Kasabian, l'adepta di Charles che partecipò all'assassinio di Sharon Tate.
  • Leonard Cohen: citazione nel brano The Future.
  • Marilyn Manson: il noto cantante ha dato origine al suo nome d'arte fondendo il nome di Marilyn Monroe con il cognome di Charles Manson dicendo che i due rappresentavano due volti contrastanti dell'America.
  • Ozzy Osbourne: il brano Bloodbath in Paradise parla dell'omicidio di Sharon Tate.
  • Paradise Lost: nell'album Draconian Times sono inseriti alcuni stralci di un'intervista concessa da Manson. Il brano in questione è Forever Failure.
  • Rob Zombie: la figura del "guru" della Family ha affascinato il cantante, il quale ha dichiarato che il suo look (capelli lunghi e barba) è stato ispirato da Manson.
  • Scramblehead: The Fires Are Burning.
  • Skruigners: nella canzone 2003 del gruppo italiano sono presenti alcune strofe di Eyes of a Dreamer di Charles Manson.
  • Slipknot: la band Nu metal americana, ha dedicato a Manson la prima traccia 742617000027 dell'album omonimo; nel brano una voce campionata ripete in loop la frase detta da Manson in un'intervista: "The whole thing, I think it's sick" ("Penso che tutto sia malato").
  • Scars on Broadway: citano Charlie Manson nel brano 3005
  • System of a Down: in ATWA, si fa riferimento al movimento fondato da Manson, oltre a The Family.
  • Teatro Cantiere: Extended Family Jams. La musica di Charles Manson & The Family. Una performance di teatro in cui la compagnia canta alcuni pezzi di Charles Manson.
  • Ramones: il brano Glad to See You Go (album Leave Home, Sire 1977), che cita Charles Manson più volte, si apre con le seguenti parole: «Gonna take a chance on her/One bullet in the cylinder/And in a moment of passion get the glory like Charles Manson» (Le darò una chance/Una pallottola nel tamburo/E in un attimo di passione mi conquisterò la gloria come Charles Manson).
  • The Lemonheads: Your Home Is Where You're Happy e Big Iron Door.
  • Trent Reznor (Nine Inch Nails): ha composto il concept album The Downward Spiral nella villa in cui Sharon Tate fu assassinata. La parola "Pig" fu scritta per la seconda volta sulla porta d'ingresso.
  • The Rotten Charles Manson: Il gruppo Crust punk/Grindcore malaysiano prende il suo nome dal forte disprezzo che nutre nei confronti dell'assassino.
  • Fate Angel: nel testo della canzone 2012 il gruppo Thrash metal floridiano parla del presunto anno della fine del mondo e lo fa coincidere con il rilascio di Charles Manson e la terza guerra mondiale.
  • Dr. Dre and Ice Cube: Natural Born Killaz Charles Manson viene insultato e minacciato: («So FUCK CHARLIE MANSON I'll snatch him out of his truck hit em with a brick and I'm dancin.»)
  • Tori Amos: nella canzone Tear in your Hand lo nomina dicendo I «don't believe you're leaving 'cause me and Charles Manson like the same ice cream, I think it's that girl...»
  • Stephen Sondheim: nella canzone Unworthy of Your Love, scritta per il musical Assassins, Lynette "Squeaky" Fromme canta il suo amore per Manson, arrivando a dichiarare I am nothing/You are wind and devil and God,/Charlie, cioè Io sono niente/Tu sei il vento, il diavolo e Dio/Charlie chiaro riferimento all'attività satanista di Manson
  • Necro: il rapper di Brooklyn utilizza diversi campionamenti della voce di Manson all'interno delle sue canzoni, un esempio è il brano The Real Reality.
  • Negative FX: è disegnata la faccia di Charles Manson sulla copertina dell'album d'esordio omonimo alla band.

Cinema/Televisione[modifica | modifica sorgente]

  • Al termine del film Thank You for Smoking il protagonista, interpretato da Aaron Eckhart, paragona il talento di Charles Manson nell'assassinare con quello di Michael Jordan nel basket.
  • Manson appare come cartone animato nella serie South Park, nell'episodio Natale in Casa Cartman (in inglese Merry Christmas Charlie Manson!)
  • Manson appare come pupazzo animato nell'episodio pilota della serie televisiva animata di MTV Celebrity Deathmatch.
  • Manson appare anche in un altro cartone animato, I Griffin, precisamente nella seconda puntata della prima stagione, I teledipendenti, dove a Peter, il protagonista, viene detto che guardare troppa televisione non è salutare: Charles Manson la guarda sempre in galera. Sempre nei I Griffin Manson appare anche nella seconda puntata della terza stagione, Hollywood a luci rosse, dove Peter parla della sua famiglia in California, uno spaccato mostra Peter mentre chiede a Manson e ai suoi seguaci di non metterlo in imbarazzo a una festa sulle colline di Hollywood.
  • Nel film Natural Born Killer sono fatti parecchi riferimenti a Manson e mostrate alcune sue foto di allora. In una battuta, Mickey (Woody Harrelson) afferma che «è difficile battere il Re».
  • In Yes Man Carl Allen, interpretato da Jim Carrey, rimasto senza benzina in un parco di notte, scherza tra sé e sé dicendo che verrà "massacrato" dalla famiglia Manson.
  • Sempre Jim Carrey nel film Bugiardo bugiardo, dopo aver vinto l'udienza e riconoscendo di aver sbagliato, si rivolge al giudice dicendo «Bene, lo vada a dire a quei bambini quando saranno adottati da Manson e la sua famiglia».
  • Nel film Paura e delirio a Las Vegas, Raoul Duke (Johnny Depp), all'inizio del film, in un momento di delirio si chiede se il suo passeggero si rendesse conto che il deserto che stavano attraversando era stato l'ultimo domicilio conosciuto di Charles Manson.
  • Nel ventesimo episodio della tredicesima stagione de I Simpson (Lisa pseudouniversitaria) viene citata la famiglia Manson.
  • Nel diciassettesimo episodio della ventunesima stagione de I Simpson (American History X-cellente) mentre Burns si trova in prigione, un carcerato di colore, che incarna il personaggio di John Coffey de Il miglio verde, tenta di avvicinarlo alla religione cristiana, raccontandogli inoltre, come conobbe la figura di Gesù Cristo attraverso un libro con sopra l'immagine di Charles Manson (che il carcerato identifica erroneamente con Cristo) e intitolato Helter Skelter.
  • Nel film Io e Annie, Woody Allen si lamenta della decisione presa dalla sua ex moglie, stanca dei rumori costanti di New York, di traslocare in una casa di campagna, asserendo che in quel modo ci sarebbero più rischi di "ricevere visite notturne dai Manson".
  • Nel telefilm Criminal Minds, si fanno diversi riferimenti a Charles Manson, come del resto a molti altri serial killer statunitensi.
  • Nel 2006 è stato distribuito nelle sale cinematografiche degli Stati Uniti Live Freaky, Die Freaky!, un film d'animazione che tratta dell'omicidio della Tate e di coloro che si trovavano nella residenza quella notte. Il film è doppiato da Billie Joe Armstrong, leader, voce e chitarra dei Green Day nel ruolo di Manson; Mike Dirnt (Green Day); Tré Cool (Green Day); Tim Armstrong (Rancid); Davey Havok (AFI)
  • Nel quindicesimo episodio della prima stagione della serie televisiva Una mamma per amica, Lorelai dice a Christopher «In confronto a te Charlie Manson è un bravo ragazzo» (nella versione originale la battuta è: «Charles Manson is freaked out by you right now!»)
  • Nel film La mia vita è uno zoo Benjamin Mee (Matt Damon), quando il figlio gli chiede se è stato espulso dalla scuola per i suoi disegni, gli risponde «Se Charles Manson avesse bisogno di un murale saresti perfetto».
  • Nel diciannovesimo episodio della terza serie di Desperate Housewives, Susan (Teri Hatcher) arrabbiata per il modo di scherzare di Mike (James Denton), lo paragona a Charles Manson.
  • Nel film La casa 7 (in inglese The Horror Show), un commissario degli affari interni accusa il poliziotto Lucas, sospettato di omicidio, che per lui potrebbe essere una specie di Charlie Manson.
  • Nel film jOBS del 2013, diretto da Joshua Michael Stern, il personaggio Mike Markkula quando vede per la prima volta il team della Apple afferma scherzosamente che gli sembrava la famiglia Manson.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • Nel suo primo romanzo su Kathryn Dance, La bambola che dorme, lo scrittore di thriller Jeffery Deaver, ha creato un antagonista ispirato alla figura di Charles Manson.
  • Nel suo primo romanzo, Teoria e pratica di ogni cosa, Marisha Pessl parla estensivamente del personaggio di Charles Manson.
  • Riferimenti a Manson si trovano anche nel romanzo Vizio di forma di Thomas Pynchon, ambientato negli anni immediatamente successivi ai delitti.
  • La novella di Joyce Carol Oates The Triumph of the Spider Monkey è stata ispirata dalla lettura di uno stralcio del libro di Ed Sanders su Charles Manson, The Family, e il protagonista è modellato sulla figura del killer.

Sport[modifica | modifica sorgente]

  • Il wrestler statunitense Phil Brooks, in arte CM Punk, ha dichiarato che il "CM" all'inizio del suo nome d'arte, può avere diversi significati: fra questi, proprio Charles Manson. In una puntata di Monday Night RAW il wrestler si è presentato indossando una maglietta con stampato il volto dell'assassino.

Videogiochi[modifica | modifica sorgente]

  • In Tomb Raider quando Lara Croft si appresta a salvare i membri del suo equipaggio, uno di loro riferendosi ai sudditi del capo locale esclama: " Fantastico! hanno anche loro il loro Charles Manson.

Film su Charles Manson[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio di Charles Manson compare inoltre nei seguenti film di fiction[21] (il primo nome riportato dopo il titolo è quello dell'attore che lo interpreta) :

  • Helter Skelter (film-tv del 1976) con Steve Railsback, diretto da Tom Gries;
  • The Book Of Manson (1989) con Robert Hecker, regia di Raymond Pettibon;
  • Summer Dreams: The Story Of The Beach Boys (film-tv del 1990, per la precisione si tratta della biografia del celeberrimo gruppo di surf rock; Manson appare in una breve sequenza) con Michael Reid Mackay, diretto da Michael Switzer;
  • The Beach Boys: An American Family (mini-serie tv della ABC trasmessa in prima visione nel 2000: altra biopic della mitica band; qui il personaggio occupa maggiore spazio e viene mostrato, tra l'altro, mentre registra un demo nello studio privato di Brian Wilson) con Erik Passoja, regia di Jeff Bleckner;
  • Doomed Planet (2000) con Raven, diretto da Alex R. Mayer;
  • The Manson Family (2003) con Marcelo Games, regia di Jim Van Bebber;
  • Helter Skelter (film-tv del 2004) con Jeremy Davies diretto da John Gray;
  • Live Freaky! Die Freaky! (film d'animazione del 2006) con la voce di Billie Joe Armstrong e la regia di John Roecker;
  • Will You Kill For Me? Charles Manson and His Followers (film-tv 2008) con Charlie Davidson, diretto da Lucilla D'Agostino;
  • Manson (film-tv del 2009) con Adam Wilson, regia di Neil Rawles;
  • Lie (cortometraggio del 2009) con Ryan Kiser, diretto da Vaughn Juares;
  • Leslie, il mio nome è il male film del 2009, regia di Reginald Harkema
  • Dahmer vs. Gacy (2011) con Deron Miller, regia di Ford Austin;
  • Gingerdead Man 3-D : Saturday Night Cleaver (2011) con Bobby Bromley, diretto da William Butler e Silvia St. Croix;
  • Manson Girls (2011) con Bill Moseley, regia di Susanna Lo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, op. cit., pp. 188-192.
  2. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, op. cit., p. 192.
  3. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, op. cit., pp. 193-194.
  4. ^ Sanders, 1971, op. cit., pp. 21-26.
  5. ^ Sanders, 1971, op. cit., pp. 27-31.
  6. ^ Sanders, 1971, op. cit., pp. 33, 34, 40, 41, 43, 45.
  7. ^ Sanders, 1971, op. cit., p. 78.
  8. ^ È la dichiarazione spontanea di Wilson agli inquirenti. In Bugliosi-Gentry, 2006, op. cit., p. 326.
  9. ^ Sanders, 1971, op. cit., pp. 293-313.
  10. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, op. cit., pp. 60-61.
  11. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, op. cit., p. 52.
  12. ^ Sanders, 1971, op. cit., p. 265.
  13. ^ Sanders, 1971, op. cit., pp. 390-391.
  14. ^ (EN) Henry K. Lee, Charles Manson is denied parole for 12th time in San Francisco Chronicle, 12 aprile 2012. URL consultato l'8 aprile 2014.
  15. ^ Vincent Bugliosi, richiamato in June Skinner Sawyers (a cura di), Read the Beatles, Roma, Arcana Edizioni, 2010, p. 229.
  16. ^ Dj quarantenne di Los Angeles scopre di essere figlio di Manson in la Repubblica (Londra), 24 novembre 2009. URL consultato l'8 aprile 2014.
  17. ^ (EN) Pete Samson, I traced my dad and discovered he is Charles Manson in The Sun, 23 novembre 2009. URL consultato l'8 aprile 2014.
  18. ^ (EN) Charles Manson writes Marilyn Manson an open letter from his prison cell in New Musical Express, 21 settembre 2012. URL consultato l'8 aprile 2014.
  19. ^ Una lettera di Charles Manson a Marilyn Manson in lamusicadicharlesmanson.blogspot.it, 10 settembre 2012. URL consultato l'8 aprile 2014.
  20. ^ (EN) Charles Manson in Discogs.
  21. ^ (EN) Charles Manson (character), Internet Movie Database. URL consultato l'8 aprile 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Vincent Bugliosi e Curt Gentry, Helter Skelter - Storia del caso Charles Manson, Mondadori, 2006. ISBN 88-04-54385-X.
  • Charles Manson (trad. di Alessandro Papa), I vostri bambini, Stampa Alternativa, 1994.
  • Ed Sanders, La "Famiglia" di Charles Manson. Gli assassini di Sharon Tate, Feltrinelli, 1971. (ISBN non esistente)

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