Wall of Sound

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Il Wall of Sound è una tecnica di produzione musicale utilizzata nelle registrazioni di musica pop e rock, sviluppata durante i primi anni 1960 dal produttore discografico Phil Spector presso i Gold Star Studios di Los Angeles.

Noto nell'ambiente musicale per la sua forte personalità e le idee poco convenzionali riguardo alle tecniche di registrazione, grazie anche all'elaborazione di questo stile Spector riuscì a trasformare le canzoni in mini-sinfonie, conferendo al produttore un ruolo compositivo almeno pari a quello dell'autore.

La tecnica consisteva essenzialmente nell'aggiunta, alla classica strumentazione basso-chitarra-batteria, di strumenti tipici della musica orchestrale quali archi, ottoni, triangoli, timpani e percussioni che mai, in precedenza, erano stati utilizzati nella musica pop e che venivano registrati e poi sovrapposti (raddoppiandoli e triplicandoli) per ottenere un suono quasi unisono ed arrivare così ad un effetto di riverbero ed un suono più denso, quasi ad avvolgere l'ascoltatore in una massa sonora continua e che lo stesso Spector amava definire "un approccio wagneriano al rock & roll: piccole sinfonie per i bambini".

Una delle canzoni esemplificatrici dell'utilizzo del Wall of Sound è sicuramente Be My Baby, scritta nel 1963 da Jeff Barry ed Ellie Greenwich ed interpretata dalle Ronettes, ampiamente considerata come una delle più belle canzoni pop di tutti i tempi e quintessenza dello stile di Spector. Altri esempi sono la versione (sempre delle Ronettes) del classico Sleigh Ride, Da Doo Ron Ron, scritta sempre dalla coppia Barry-Greenwich e cantata dalle Crystals e poi alcuni lavori di band come Beach Boys e Rolling Stones, come pure Death of a Ladies Man, l'album di Leonard Cohen uscito nel 1977.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (EN) Mick Brown, Tearing Down the Wall of Sound (Knopf, 2007)
  • (EN) Richard Williams, Phil Spector: Out of His Head (Omnibus, 1990)
  • (EN) Dave Thompson, Wall of Pain: Life of Phil Spector (Sanctuary, 2004)
  • (EN) Kingsley Abbott, Little Symphonies: A Phil Spector Reader (Helter Skelter, 2011)

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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