Abbey Road (album)

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Abbey Road
Artista The Beatles
Tipo album Studio
Pubblicazione 26 settembre 1969
Durata 47 min : 25 s
Dischi 1
Tracce 17
Genere Pop rock[1]
Rock progressivo[1]
Hard rock[1]
Etichetta EMI, Apple Records
Produttore George Martin
Registrazione Abbey Road Studios,Olympic Studios e Trident Studios Londra, da aprile ad agosto 1969.
The Beatles - cronologia
Album precedente
(1969)
Album successivo
(1970)
Recensioni professionali
Recensione Giudizio
Ondarock Pietra miliare
Allmusic 5/5 stelle
Rolling Stone 5/5 stelle
The Daily Telegraph 5/5 stelle
Down Beat 4/5 stelle
Pitchfork Media 10/10 stelle
(EN)

« One thing I can tell you is you've got to be free. »

(IT)

« Una cosa che ti posso dire è che devi essere libero. »

(Come Together, Lennon-McCartney)

Abbey Road è un album del gruppo musicale britannico The Beatles del 1969.

Il disco[modifica | modifica wikitesto]

Gli studi della EMI in Abbey Road, di cui l’album porta il nome

Abbey Road è l'ultimo album in studio inciso dai Beatles; il successivo Let It Be (pubblicato nel maggio del 1970) contiene infatti brani registrati in precedenza (fra il dicembre 1968 e il gennaio 1969) ed è in gran parte una registrazione live (seppure di brani inediti e con ampie rielaborazioni in studio).

Abbey Road ha una struttura unica nella discografia beatlesiana. Il lato B, infatti, è costituito quasi interamente da un lunghissimo medley in cui ballate e brani rock and roll si susseguono senza soluzione di continuità, con temi ripresi e variazioni, fino a un imponente crescendo finale. Questa formula anticipa le suite che caratterizzeranno gran parte della produzione rock degli anni settanta. Fra i temi che si susseguono ce ne sono molti divenuti celebri, da She Came In Through the Bathroom Window a Golden Slumbers, fino al celebre finale, in cui il potente crescendo introdotto da Carry That Weight si risolve all'improvviso nella delicata melodia di The End, una canzone di una sola strofa: "and in the end the love you take is equal to the love you make", verso che John Lennon definì «cosmico e filosofico»[2].

Fra gli altri brani celebri, sul lato A spicca Come Together di Lennon (destinata a diventare uno dei suoi cavalli di battaglia nei concerti come solista) e Something, che assieme a Here Comes the Sun è la più celebre canzone di George Harrison. Octopus's Garden fu la seconda e ultima composizione di Ringo Starr nei Beatles.

Le strisce pedonali di Abbey Road, 1975

È decisamente un album importante e il suo altissimo livello ha quasi del miracoloso[3]: i quattro musicisti erano allora impegnati, a parte forse McCartney, nelle loro personali avventure e disavventure soliste (pensiamo solo all'eroina per John Lennon), e partecipavano solo raramente alle registrazioni, e quasi mai tutti insieme. Poteva uscirne un album stanco, raffazzonato, slegato al suo interno (come capiterà al successivo Let It Be), e invece siamo di fronte ad una vera pietra miliare, non solo per i Beatles ma per l'intera musica rock.

I motivi di questa eccellenza sono vari: la raggiunta maturità compositiva di Harrison, l'idea assolutamente rivoluzionaria per i tempi (e forse tuttora) del medley nel secondo lato, l'incipit fulminante della lennoniana Come Together e la soave The End di McCartney nel finale, la celebre copertina, l'uso accorto del Moog che non scade mai in abuso, lo sberleffo della ghost track Her Majesty, l'evoluzione tecnica di Ringo Starr, l'eccellente ricamo compiuto dagli archi. Tutto contribuisce a dare una sensazione di armonia e compattezza che spiegano come questo resti ancora oggi uno degli album più venduti del quartetto, un autentico longseller.

La rivista Rolling Stone ha inserito l'album al 14º posto della sua lista dei 500 migliori album[4].

La storia dell'album[modifica | modifica wikitesto]

Il Rooftop Concert e l'abbandono del progetto Get Back[modifica | modifica wikitesto]

Per comprendere bene Abbey Road è necessario fare un salto nel passato. Il 30 gennaio 1969 i Beatles suonarono per l'ultima volta dal vivo, in quello che passerà alla storia come il Rooftop Concert. Il giorno dopo i quattro musicisti si trovarono in sala d'incisione per registrare i video delle ultime tre canzoni che avrebbero dovuto completare l'album Get Back e fissarono per il 3 febbraio la riunione d'affari della Apple, la loro società. Quella sera segnarono la fine della loro carriera di gruppo, spaccandosi: da una parte Harrison, Lennon e Starr volevano assumere il manager degli Stones Allen Klein per rimettere in sesto la disastrata Apple, e dall'altra McCartney che invece voleva affidarne la gestione allo studio legale Lee Eastman Inc. La discussione, durata fino a tarda notte, non portò da nessuna parte. Quando i tre se ne andarono, lasciando McCartney da solo nella sala riunioni, si raggiunse l'apice di quella che Lennon definì la "morte lenta"[5], iniziata con il decesso del manager della band Brian Epstein nell'estate del 1967[6].

Il faticoso inizio del progetto Abbey Road[modifica | modifica wikitesto]

Con la certezza che ormai la calma era tornata, Paul riunì i Beatles ad Abbey Road sotto l'attento controllo di George Martin per il 26 aprile. L'obiettivo era di registrare un numero di brani sufficienti per coprire almeno una facciata entro giugno, mese che Lennon aveva richiesto di vacanza per la sua campagna pacifista in compagnia della moglie Yoko Ono. Il più impegnato nel progetto era ovviamente McCartney, al punto che per una settimana prima dalla data di inizio registrazioni si presentò ad Abbey Road per provare la giusta performance vocale di Oh! Darling. Il risultato è ovviamente incredibile, la migliore interpretazione del bassista negli album dei Beatles e forse dell'intera carriera. Per la verità Harrison si teneva piuttosto distante dal progetto e le assenze di Lennon non erano affatto diminuite. Arrivò l'estate e le uniche canzoni registrate erano, oltre alla già citata Oh! Darling, la scherzosa Octopus's Garden di Ringo e la bellissima You Never Give Me Your Money, ballata dolente composta da McCartney traendo spunto dalla discussione del 3 febbraio. Nei primi giorni di giugno la EMI, desiderosa di calmare i fan che non comprendevano perché le canzoni eseguite sulla terrazza non fossero ancora in vendita, fece uscire come singolo The Ballad of John and Yoko, Lennon iniziò i suoi bed-in di pace assieme alla moglie e registrò Give Peace a Chance, che porta anche la firma di McCartney, come per sdebitarsi del lavoro svolto da Paul per The Ballad of John and Yoko.

Il nome dell'album[modifica | modifica wikitesto]

La targa stradale di Abbey Road

L'appuntamento coi Beatles fu fissato il 2 luglio. L'album, ancora privo di nome, non aveva nemmeno una scaletta. Paul accarezzò l'idea di rispolverare i vecchi demo di Get Back, dar loro una ripulita ed aggiungere qualcuno dei nuovi brani. Contro ogni aspettativa il progetto pian piano decollò: furono incise in una settimana nell'ordine Her Majesty, Golden Slumbers, Carry That Weight, Here Comes the Sun e Maxwell's Silver Hammer. Si ripartì poi alla fine di luglio e vennero snocciolate Come Together, The End, Sun King, Mean Mr Mustard, Polythene Pam, She Came In Through the Bathroom Window. Arrivò agosto, fu registrato l'ultimo pezzo, Because.

Ora bisognava dare un titolo ed una copertina all'album: circolavano alcuni spunti, "Four in the Bar" e "All Good Children Go to Heaven", ma quello che alla fine sembrava essere in prima posizione era "Everest" (la marca di sigarette che fumava all'epoca il tecnico del suono dei Beatles Geoff Emerick); tuttavia la prospettiva di volare in Tibet per scattare la fotografia per la copertina non trovò consensi. Quasi per gioco, Ringo propose "Abbey Road". E così nacque l'idea del nome[7]. L'8 agosto i Beatles attraversarono le strisce pedonali poste davanti agli studi di registrazione, e la celebre copertina dell'album che immortalò la scena avrebbe fornito ai sostenitori della leggenda della morte di Paul McCartney diversi elementi a sostegno della loro tesi. Curiosamente tale data coincide con la strage di Bel Air in cui nella notte dell'8 agosto l'attrice Sharon Tate fu massacrata dai seguaci della setta di Charles Manson: lui stesso ammise di essersi ispirato alla canzone dei Beatles Helter Skelter (tratta dal White Album). Anche un'altra canzone scritta da Harrison – Piggies – fu ispiratrice di quel massacro, dato che gli assassini scrissero con il sangue delle vittime la parola "PIG" sulla porta della villa di Bel Air. E anche Abbey Road – come era avvenuto precedentemente con Magical Mystery Tour e il White Album – richiamò le ossessioni maniacali di Manson. Il 25 novembre 1969, durante una perquisizione del ranch che costituiva il rifugio del criminale e della sua “famiglia”, fu scoperto e asportato dalla polizia il pannello di un armadietto su cui si leggeva “1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, all good children go to Heaven”[8]: sono i versi di chiusura di You Never Give Me Your Money, primo brano del Medley che copre il lato B del disco.

L'intero mese di agosto fu dedicato ai missaggi e ai vari lavori di editing. Nessuno sapeva che sarebbe stato l'ultimo album dei Beatles, tranne i Beatles stessi e le persone a loro vicine.

Gli attriti[modifica | modifica wikitesto]

Vi furono accese discussioni riguardo alla composizione dell'album: in parecchi nella EMI spingevano affinché si creasse un greatest hit tra l'abortita Get Back (sarebbe stata rispolverata l'anno dopo con il titolo di Let It Be e coi Beatles già sciolti) e il nuovo album, ma per una volta McCartney e Lennon erano d'accordo e furono irremovibili. L'armonia tra i due tuttavia durò poco; al momento della stesura della scaletta ci fu un accordo coatto: Lennon avrebbe deciso l'ordine dei brani e McCartney poté inserire quello che sarebbe diventato il long medley, cioè la successione senza pausa di You Never Give Me Your Money/Sun King/Mean Mr Mustard/Polythene Pam/She Came In Through the Bathroom Window/Golden Slumbers/Carry That Weight/The End. A pochi giorni dalla pubblicazione tuttavia Paul riuscì a convincere George Martin ad invertire l'ordine scelto da John (l'album avrebbe dovuto aprirsi con Here Comes the Sun e chiudersi con I Want You) e Abbey Road fu pubblicato con la scaletta definitiva, compresa l'involontaria ghost track Her Majesty alla fine di The End. Il 25 settembre Lennon entrò negli studi londinesi per urlare la sua assuefazione all'eroina in Cold Turkey, il suo primo singolo da solista; il giorno dopo Abbey Road uscì nei negozi di dischi del Regno Unito. E da quel giorno i Beatles non esistono più.

La copertina[modifica | modifica wikitesto]

Abbey Road nel 1969

Quella di Abbey Road è una copertina delle più celebri e citate della storia della musica pop[9]. È l'unica copertina di un disco dei Beatles dove non compaiono né il titolo né il nome del gruppo. Si vedono i Beatles intenti ad attraversare un passaggio pedonale di Abbey Road, la via di Londra dove si affacciano gli Abbey Road Studios, nei quali i Beatles incisero per l'intera carriera. Il popolarissimo ritratto fotografico è opera di Iain McMillan, che verso mezzogiorno dell'8 agosto 1969, in bilico su una scala in mezzo alla strada, con la sua Hasselblad professionale immortalò i Beatles che andavano avanti e indietro lungo le strisce pedonali. Delle sei pose scattate la scelta cadde sulla quinta: in primo luogo perché era l'unica in cui i quattro erano ben allineati, e poi perché, considerata la fase della loro carriera, li rappresentava in marcia da sinistra a destra, cioè come se andassero via dagli studi di registrazione della EMI – il cui ingresso si trova sul marciapiede di sinistra[10].

Diversi elementi in questa foto contribuirono ad alimentare la leggenda della morte di Paul McCartney: Paul, terzo a seguire nella fila, è l'unico scalzo ad attraversare la strada (nel Regno Unito i morti vengono sepolti scalzi) e fuori passo; in testa al gruppo c'è John Lennon che dovrebbe rappresentare il gran sacerdote, ministro del culto, a seguire Ringo Starr completamente vestito di nero (da impresario delle onoranze funebri) e in ultimo George Harrison vestito tutto in jeans, come un becchino[11]; la targa LMW 281F (letta 28IF) del maggiolino parcheggiato sulla sinistra indicherebbe l'età di Paul se fosse stato in vita all'epoca dell'uscita del disco[12] (ma all'epoca della celebre fotografia, scattata l'8 agosto 1969, Paul aveva 27 anni, essendo nato il 18 giugno 1942); LMW viene interpretato come "Linda McCartney Weeps" (Linda McCartney piange)[13]; il fatto che Paul, mancino, tenga una sigaretta nella destra. Sul lato opposto un grosso furgone nero parcheggiato ricorda un "Black Maria", di quelli utilizzati dalla polizia mortuaria negli incidenti stradali[14].

Turisti in posa sulle strisce (2010)

I riferimenti a questa celebre copertina in opere di altri artisti sono numerosissimi. The Abbey Road E.P., dei Red Hot Chili Peppers, ha la copertina con i membri del gruppo intenti ad attraversare lo stesso passaggio pedonale e completamente nudi (a eccezione di un singolo calzino per ciascuno, indossato a coprire il pene). Altre parodie si trovano in The Rutles di Eric Idle, e in Shabbey Road di Bob and Tom. Nella sigla iniziale della serie televisiva Grumpy Old Men del 2006, Rick Wakeman, Tim Rice, Rory McGrath e Arthur Smith stanno attraversando le strisce di Abbey Road quando vengono investiti da un automobilista che parla al cellulare mentre guida.

Lo stesso McCartney, con riferimento alla leggenda della sua morte, riprese l'immagine nella copertina del suo album dal vivo Paul Is Live e alla fine del video del brano Spies Like Us.

Il passaggio pedonale di quella celebre foto è oggi una vera e propria attrazione turistica, con centinaia di visitatori che ogni giorno, da più di 40 anni, si mettono in posa per una foto ricordo. La targa stradale Abbey Road è la più rubata del Regno Unito.

I brani[modifica | modifica wikitesto]

Come Together[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Come Together.
Lennon fu accusato di plagio da Chuck Berry

Originariamente, Come Together nacque a Montreal, Canada, come demo di Lennon a supporto della campagna politica che Timothy Leary stava conducendo contro Ronald Reagan per la poltrona di governatore della California. Il motto di Leary, profeta della controcultura underground della fine degli anni sessanta, era infatti “Come together - Join the Party” (“Mettetevi insieme - Unitevi al partito”, ma anche “Venite assieme - Partecipate alla festa”)[15].

John intuì il valore della canzone e, a seguito dell’arresto di Leary per possesso di marijuana, la portò con sé a Londra e dal 21 luglio 1969 il gruppo cominciò a lavorarla in studio fino a farla diventare una delle produzioni qualitativamente migliori della loro carriera[16]. Il testo nonsense presenta richiami all’uso di droghe, con la ripetizione ossessiva di shoot, che è in realtà shoot me (fammi una pera) con l’ultimo monosillabo “nascosto” da una nota di basso[17], e allusioni sessuali, con il doppio senso del verbo come (venire).

Nel testo, Lennon cita il termine “Coca-Cola”, e perciò il pezzo fu messo al bando dalla BBC: questo violava il codice sulla pubblicità in TV. Inoltre Lennon fu accusato di plagio per aver inserito nella canzone due frasi tratte da You Can't Catch Me di Chuck Berry. La disputa giuridica si compose amichevolmente dopo qualche anno, anche grazie alla disponibilità di Lennon a incidere tre brani dell’editore di Berry – You Can't Catch Me e Sweet Little Sixteen che apparvero nell’album Rock'n'roll[18], e Ya Ya eseguita in Walls and Bridges[19].

Pubblicata il 31 ottobre come lato B del singolo che la vedeva assieme a Something[20], raggiunse la vetta delle classifiche americane, mentre in Inghilterra non andò oltre il quarto posto[21].

Something[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Something.

Il 25 febbraio 1969, giorno del suo ventiseiesimo compleanno, George Harrison si recò da solo in sala di registrazione per incidere una copia dimostrativa di quello che sarebbe diventato a giudizio unanime il suo capolavoro. In quella sede, George si esibì in parti strumentali alla chitarra, al piano e in sezioni vocaliche, mettendo su nastro un demo tanto semplice quanto suggestivo[22]. A quella stessa seduta risalgono anche le primissime registrazioni di Old Brown Shoe, destinata ad essere il lato B di The Ballad of John and Yoko, e All Things Must Pass, che avrebbe dato il titolo all'album All Things Must Pass di Harrison pubblicato nel 1970, dopo lo scioglimento del gruppo[23].

Non si trattava in realtà di una creazione totalmente nuova. Il 19 settembre dell’anno precedente, nel corso della prima seduta di registrazione del brano Piggies, George aveva accennato il motivo di Something alla tastiera di un clavicembalo. Chris Thomas – quel giorno, produttore in sostituzione di Martin e clavicembalista – rimase entusiasta del pezzo e propose di inserirlo nel White Album in sostituzione di Piggies. Ma l’ebbe vinta la ritrosia di Harrison, e Something vide la luce solo a fine settembre dell’anno successivo[24].

In un primo tempo, forse per paura di un rifiuto da parte dei suoi compagni, Harrison offrì la canzone a Joe Cocker che la incise con qualche lieve variazione nelle parole e nella tonalità di base; invece, nonostante i timori dell’autore, Lennon e McCartney si dissero rammaricati per la decisione di cedere la composizione, proponendo di registrarla come gruppo ad Abbey Road[25]. E ciò avvenne per diverse sedute fino alla sovraincisione finale degli archi che ebbe luogo il 15 agosto[26].

Secondo l’opinione comune, il pezzo è dedicato alla moglie Pattie Boyd ma è lo stesso autore a smentire questa convinzione[27]. Le parole iniziali prendono spunto dal brano Something in the Way She Moves del cantautore americano James Taylor che aveva esordito nel dicembre 1968 con un album su etichetta Apple nel quale McCartney aveva suonato il basso.

Dopo Yesterday, è la canzone dei Beatles della quale sono state realizzate più cover. Negli anni ottanta, Frank Sinatra avrebbe definito Something «la più grande canzone d’amore degli ultimi cinquant’anni»[28].

Maxwell's Silver Hammer[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maxwell's Silver Hammer.
Incudine, usata nel pezzo come strumento a percussione

La traccia era già stata provvisoriamente incisa su nastro alla fine del 1968 con l’idea di includerla nel White Album. Accantonato il progetto, pochi mesi dopo era stata ripresa e suonata – ma non registrata – dal gruppo nei Twickenham Studios[29]. Il 9 luglio i Beatles si riunirono negli studi di Abbey Road e in quell’occasione finalmente fu registrata la base ritmica di Maxwell’s Silver Hammer alla quale successivamente furono sovraincise parti di chitarra. Senza contare i ritocchi finali in una seduta del 6 agosto, la registrazione occupò tre giorni di luglio nei quali, fra le percussioni, fu usata una vera incudine – affittata per l’occasione da un’agenzia teatrale –, battuta da Mal Evans[30][31]. Il testo, secondo Paul McCartney, intendeva essere «una metafora sugli alti e bassi della vita»[32].

I giudizi sul pezzo divergono. Paul – autore del brano e voce solista – riteneva che il motivo avesse tutte le potenzialità per un singolo di successo[33]; John, al contrario, non si mostrò mai entusiasta e, come ebbe a dichiarare in seguito, non si divertì granché in quelle tre sedute[34]. Il parere di Ian MacDonald è severo; secondo il critico musicale, dalla composizione risalta un «McCartney immaturo ed egocentrico che aveva scialacquato la riserva di pazienza e di concordia del gruppo con ridacchianti insulsaggini come questa»[33].

Oh! Darling[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Oh! Darling.

Il 20 aprile iniziarono le registrazioni di Oh! Darling (I'll Never Do You No Harm), titolo provvisorio della canzone che aveva già visto una primissima edizione il 27 gennaio. Il protagonista assoluto fu Paul McCartney, che volle dare alla propria voce un timbro ruvido e arrochito. Per questo, durante l’intera settimana precedente l’inizio delle incisioni andò in sala a esercitarsi e nelle cinque sedute di registrazione che ci vollero per terminare il lavoro rifece ossessivamente la parte vocale, mai pienamente soddisfatto. Riferisce il tecnico di studio Alan Parsons:[35]

« Il vero tormentone era Paul che tornava sempre a rifare la voce di Oh! Darling. Arrivava, cantava e poi sentenziava: “No, non ci siamo. Riprovo domani”. Ricordo che arrivò a dire: “Cinque anni fa, una cosa simile l'avrei fatta in un lampo”, e si riferiva, immagino, ai tempi di Long Tall Sally e Kansas City. »

Musicalmente lo spunto per la composizione può essere rintracciato in Can’t Believe You Wanna Leave di Fats Domino, ma dal punto di vista della metrica e della struttura Oh! Darling si avvicina molto a Need Your Love So Bad, che i Fleetwood Mac avevano ripreso da Little Willie John[36].

Anche in questo caso Lennon, pur riconoscendo il valore del brano, manifestò palesemente le proprie perplessità sul lavoro svolto da Paul McCartney, a riprova delle tensioni fra i due[37].

Octopus's Garden[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Octopus's Garden.
Un polpo nel suo habitat stimolò la fantasia di Starr

Nell'agosto del 1968 Ringo Starr si trovava con la famiglia in vacanza in Sardegna. In una chiacchierata con un pescatore, rimase incantato dalla descrizione delle abitudini del polpo. Ricorda lo stesso Ringo:[38]

« Mi disse che i polpi se ne andavano in giro sul fondo del mare a raccogliere sassolini e oggetti lucenti con i quali costruivano giardini... Pensai che fosse una cosa fantastica. »

Ringo si mise a scrivere la sua seconda canzone delineando un motivo semplice e senza pretese nel suo stile country & western[39]; e al ritorno dalla vacanza, assieme a Harrison si impegnò a migliorare e rifinire il pezzo (è di George l’assolo di chitarra d’apertura[40]). Ripensando a Yellow Submarine, di cui riprendeva le atmosfere[41], per produrre suoni gorgoglianti Ringo si mise a soffiare con una cannuccia bollicine in un bicchiere pieno d'acqua. Alan Brown, tecnico della seduta del 17 luglio, così racconta:[35]

« Ci mettemmo un microfono vicinissimo, in modo da riprodurre tutti i suoni, fino all'ultima bolla. »

I Want You (She's So Heavy)[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi I Want You (She's So Heavy).
Il primo modello di moog in commercio (1964)

Il 22 febbraio, quasi tre settimane dopo il litigio, i quattro Beatles si ritrovarono senza ancora aver bene capito cosa avrebbero fatto e soprattutto come utilizzare tutti i nastri incisi per l'album Get Back. Evitando le discussioni economiche, lasciate in mano ai loro legali, i quattro si riunirono ai Trident Studios (gli studi della Apple erano momentaneamente in fase di ristrutturazione[42]) per lavorare sulla copia di prova di una canzone di Lennon abbozzata negli studi della Apple il 29 gennaio: I Want You (She's So Heavy). Era il primo vagito di Abbey Road, anche se nessuno sapeva ancora cosa fosse. L’incisione del 22 febbraio costituisce infatti la linea di demarcazione fra il progetto Get Back e l’album in gestazione[43].

Dopo le prime due sedute, il pezzo fu lasciato a riposare per essere ripreso in due sessioni in aprile e infine completato a metà agosto. Il 20 di quel mese vide i quattro musicisti riuniti per l’ultima volta tutti insieme contemporaneamente in sala d’incisione[44] per operazioni di mixaggio. In quell’occasione, mentre i tecnici si preparavano a predisporre una dissolvenza conclusiva, Lennon, riascoltando il risultato finale, ordinò a un incredulo Geoff Emerick di tagliare il nastro di netto a un certo punto, senza alcun fade out, producendo la brusca conclusione del lato 1 dell’album[45].

È di Lennon, oltre al contributo della voce principale, la linea della chitarra solista[39], I Want You (She's So Heavy) è considerata da parte della critica il primo pezzo heavy metal della storia del rock[46]. Nei suoi ricordi, Tony Bramwell si assume la paternità dell’aggettivo “heavy” pronunciato in una breve chiacchierata con Paul McCartney e fatto proprio dai Beatles nell’espressione colloquiale “it’s so heavy, man”[47].

Here Comes the Sun[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Here Comes the Sun.

Una bella giornata di prima primavera, George Harrison decise di sottrarsi alla routine del lavoro burocratico di Savile Row[48]. Se ne andò nel Surrey, a casa dell'amico Eric Clapton, e cominciò a trastullarsi con la chitarra nel giardino inondato di sole. La struttura di Here Comes the Sun scaturì dallo strumento con naturalezza. Lo dice lo stesso Harrison:[49]

« Anche solo trovarmi là fuori al sole fu per me una grande liberazione. La canzone mi venne fuori così, spontaneamente. »

Secondo il suo autore, il brano si richiama alle frasi musicali di The Bells of Rhymney nella versione dei Byrds[50]. Il 7 luglio 1969, dopo qualche mese trascorso a rifinirlo, George portò il pezzo in studio e lì fu registrata la prima versione con Paul al basso, Ringo alle percussioni e George alla voce e alla chitarra acustica. Nell'ultima seduta relativa a Here Comes the Sun, il pezzo vide la sovraincisione di viole, violoncelli, clarinetti, flauti, ottavini e un contrabbasso diretti da George Martin[51].

Because[modifica | modifica wikitesto]

Beethoven ispirò Lennon in Because
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Because.

Fu, in ordine di tempo, l'ultima canzone registrata per Abbey Road. Per la sua creazione, John Lennon si ispirò alla sonata per piano in Do# minore, Opera 27 nº 2 (universalmente nota come Al chiaro di luna) di Beethoven, che Lennon aveva sentito suonare da Yoko Ono e alla quale aveva chiesto di riprodurre gli accordi al contrario; e ne aveva tratto una delicata composizione, certamente la più complessa dal punto di vista armonico in cui il quartetto si fosse cimentato in tutta la propria carriera[52].

George Martin intervenne direttamente nella prima seduta del 1º agosto per istruire i quattro Beatles sui passaggi musicalmente più ostici e per incidere gli arpeggi al clavicembalo elettrico[53]. Nelle due successive sedute del 4 e del 5 agosto furono sovraincise una parte di Moog suonato da George Harrison e ulteriori parti vocali. E in tre giornate di registrazione la canzone fu completata.

Il Medley[modifica | modifica wikitesto]

Altrimenti noto come The Long One, la celebre suite che occupa gran parte del lato B di Abbey Road nasce da diversi fattori.

In primo luogo, George Martin incitava i quattro musicisti a «pensare in modo sinfonico»[54], stimolandoli a maggiore complessità delle strutture armoniche e melodiche dei loro pezzi e all’uso del contrappunto. Inoltre, nel mese di luglio 1969 i Beatles avevano lavorato in sala di incisione producendo composizioni di buon valore; ognuna di esse aveva alle spalle una propria storia e una propria fisionomia ma nessuna era pienamente sviluppata e perciò pronta per la pubblicazione sull’album come entità individuale[55]. Infine, Paul McCartney ammirava le suite di gruppi come Mothers of Invention, Small Faces e Who, ed era rimasto colpito da come i Beach Boys riuscissero a cucire insieme segmenti sonori sviluppandone un tema di più largo respiro[56].

Fu perciò proprio McCartney a lanciare la proposta di riunire quelle canzoni in un collage[57]. Martin si dichiarò entusiasta dell’idea, che piacque anche a Ringo e a George. John fu l’unico a mostrare scetticismo rispetto a questa soluzione ma, in totale minoranza, dovette cedere accettando di partecipare al progetto mantenendo comunque profonde riserve[16]. Dichiarò Lennon in seguito: «Mi piaceva la facciata A dell’album. Non mi è mai piaciuta quella specie di opera pop sull’altro lato, credo sia spazzatura[58].

Le parole di The End

Dopo sedute di registrazione, sovraincisione, missaggio e montaggio, prese corpo una suite composta da You Never Give Me Your Money/Sun King/Mean Mr Mustard/Polythene Pam/She Came In Through the Bathroom Window/Golden Slumbers/Carry That Weight/The End. Dopo venti secondi dalla conclusione di The End, chiudeva la sequenza la traccia Her Majesty, che Paul aveva inciso da solo su tre nastri nella seduta del 2 luglio e che in un primo tempo era stata montata fra Mean Mr Mustard e Polythene Pam. L’echeggiante accordo che si sente in apertura di Her Majesty altro non è che quello conclusivo di Mean Mr Mustard, deliberatamente lasciato nella versione definitiva[59].

Il brano conclusivo subì un sorte curiosa. In fase di montaggio, Paul McCartney, dopo aver riascoltato l’assemblaggio dei brani in sequenza nel Medley, decise che Her Majesty montata centralmente ne interrompeva la scorrevolezza, e pertanto diede ordine al tecnico John Kurlander di eliminarla. Kurlander, ligio alle regole che vigevano ad Abbey Road, rimosse la ballata di Paul ma, anziché eliminarla, la attaccò in coda al nastro segnalando il volere di Paul. Nel passaggio dal nastro alla lacca di prova, però, un altro tecnico – non è chiaro se intenzionalmente o per errore – lasciò il motivo nella stessa collocazione in cui Kurlander lo aveva posizionato. E, deliziato dall’ascolto del risultato finale, Paul approvò incondizionatamente la nuova disposizione[60].

Tracce[modifica | modifica wikitesto]

Una luminaria a Liverpool che riproduce la copertina dell'album.

Lato A

  1. Come Together (Lennon-McCartney) - 4:20
  2. Something (Harrison) - 3:03
  3. Maxwell's Silver Hammer (Lennon-McCartney) - 3:27
  4. Oh! Darling (Lennon-McCartney) - 3:26
  5. Octopus's Garden (Starkey) - 2:51
  6. I Want You (She's So Heavy) (Lennon-McCartney) - 7:47

Lato B

  1. Here Comes the Sun (Harrison) - 3:05
  2. Because (Lennon-McCartney) - 2:45
  3. You Never Give Me Your Money (Lennon-McCartney) - 4:02
  4. Sun King (Lennon-McCartney) - 2:26
  5. Mean Mr. Mustard (Lennon-McCartney) - 1:06
  6. Polythene Pam (Lennon-McCartney) - 1:12
  7. She Came In Through the Bathroom Window (Lennon-McCartney) - 1:57
  8. Golden Slumbers (Lennon-McCartney) - 1:31
  9. Carry That Weight (Lennon-McCartney) - 1:36
  10. The End (Lennon-McCartney) - 2:19
  11. Her Majesty (Lennon-McCartney) - 0:23

Una versione in cassetta per gli USA presentava due brani invertiti: Come Together apriva il lato B e Here Comes the Sun di Harrison il lato A.

Formazione[modifica | modifica wikitesto]

Altri musicisti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Abbey Road in Allmusic, All Media Network.
  2. ^ Everett, p. 271.
  3. ^ «[Abbey Road] è un'opera di qualità sorprendente, forse addirittura il miglior album mai creato dal gruppo», Lewisohn, 1990, p. 427.
  4. ^ (EN) 500 Greatest Albums of All Time, Rolling Stone. URL consultato il 15 settembre 2012.
  5. ^ (EN) Greg Kot, Strawberry Fields For Ever, Chicago Tribune. URL consultato il 30 ottobre 2011.
  6. ^ Come molti, anche Walter Everett fa risalire la fine dei Beatles alla morte di Epstein. Everett, p. 130.
  7. ^ Emerick, p. 297.
  8. ^ Sanders, p. 458.
  9. ^ Lewisohn, 1990, p. 417.
  10. ^ La ricostruzione grafica dei sei scatti si trova in Schreuders, Lewisohn, Smith, pp. 92-3. Le sei pose sono riprodotte in Anthology, pp. 342-3.
  11. ^ Harry, p. 10.
  12. ^ Norman, p. 550.
  13. ^ Emilia Morelli (a cura di), L’improbabile storia dei Beatles, radio.rai.it. URL consultato il 5 luglio 2013.
  14. ^ Schreuders, Lewisohn, Smith, p. 93.
  15. ^ Turner, p. 202.
  16. ^ a b Ingham, p. 294.
  17. ^ Dichiarò Geoff Emerick: «Sul disco finito, in realtà si sente soltanto la parola “shoot”, perché la nota di basso cade proprio sul “me”.» Lewisohn, 1990, p. 404.
  18. ^ Harry, p. 215.
  19. ^ Turner, p. 203.
  20. ^ La scelta si deve al manager Allen Klein. Everett, p. 251.
  21. ^ Lewisohn, 2005, p. 351.
  22. ^ The Beatles Anthology 3, 2º CD, traccia 16 - Apple Records 1996.
  23. ^ Lewisohn, 1990, pp. 380-1.
  24. ^ Lewisohn, 1990, p. 340.
  25. ^ Harrison era il chitarrista solista nell'incisione di Cocker, ma la versione di quest’ultimo, benché incisa prima, fu pubblicata nell’album Joe Cocker! del novembre 1969, successivamente a quella dei Beatles. Everett, pp. 248-9.
  26. ^ Lewisohn, 1990, p. 341.
  27. ^ «Non era scritta per Patti [sic]. Tutti dicono che lo fosse, ma non lo era. [...] Non riguardava nessuno in particolare.» In Badman, p. 469.
  28. ^ MacDonald, p. 336.
  29. ^ Lewisohn, 1990, pp. 399-400.
  30. ^ Lewisohn, 1990, p. 401.
  31. ^ Il tecnico Emerick ricorda infatti che, data la pesantezza del martello, fu Mal Evans a sollevarlo e batterlo sull’incudine e non Ringo. In Emerick, p. 278.
  32. ^ «Proprio quando sembra che tutto stia andando per il meglio, “bang bang”, si abbatte su di te il martello d’argento di Maxwell», in Harry, p. 496.
  33. ^ a b MacDonald, p. 344.
  34. ^ Lewisohn, 1990, p. 400.
  35. ^ a b Lewisohn, 1990, p. 403
  36. ^ Everett, p. 253.
  37. ^ Così commentò John: «Oh! Darling era una delle grandi canzoni di Paul che non cantò molto bene. Ho sempre pensato che avrei potuto farla meglio. Era più nel mio stile che nel suo.» In Miles, p. 433.
  38. ^ Turner, p. 205.
  39. ^ a b Badman, p. 470.
  40. ^ Hertsgaard, p. 355.
  41. ^ Turner, p. 206.
  42. ^ Lewisohn, 1990, pp. 379-80.
  43. ^ Lewisohn, 1990, p. 379.
  44. ^ Lewisohn, 1990, p. 424.
  45. ^ Emerick, p. 301.
  46. ^ Miles, p. 433.
  47. ^ Bramwell, p. 332.
  48. ^ Harrison, p. 144.
  49. ^ Turner, p. 207.
  50. ^ Badman, p. 471.
  51. ^ Lewisohn, 1990, p. 421.
  52. ^ Spitz, p. 543.
  53. ^ Lewisohn, 1990, p. 413.
  54. ^ Martin, p. 159.
  55. ^ In uno scambio di battute con Lennon, Martin le definì “frammenti di canzoni”, in Emerick, p. 288.
  56. ^ Everett, p. 256.
  57. ^ MacDonald, p. 352.
  58. ^ Wenner, p. 100.
  59. ^ Lewisohn, 1990, p. 411.
  60. ^ Emerick, p. 291.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • (EN) Keith Badman, The Beatles Off the Record, London, Omnibus Press, 2007, ISBN 978-1-84772-101-3.
  • (EN) Tony Bramwell, Magical Mystery Tours - My Life with the Beatles, New York, St. Martin’s Press, 2006, ISBN 978-0-312-33044-6.
  • (EN) Geoff Emerick, Here, There and Everywhere, New York, Gotham Books, 2007, ISBN 978-1-59240-269-4.
  • (EN) Walter Everett, The Beatles as Musicians - Revolver through the Anthology, Oxford/New York, Oxford University Press, 1999, ISBN 978-0-19-512941-0.
  • George Harrison, I Me Mine, Milano, Rizzoli, 2002, ISBN 88-7423-014-1. (I Me Mine, Chronicle Books, San Francisco, 2002)
  • Bill Harry, Beatles - L’enciclopedia, Roma, Arcana, 2001, ISBN 88-7966-232-5. (The Beatles Encyclopedia, Blandford, London, 1997)
  • Mark Hertsgaard, A Day in the Life - La musica e l’arte dei Beatles, Milano, Baldini&Castoldi, 1995, ISBN 88-85987-91-5. (A Day in the Life - The Music and Artistry of the Beatles, Macmillan, New York, 1995)
  • Chris Ingham, Guida completa ai Beatles, Milano, Vallardi, 2005, ISBN 88-8211-986-6. (The Rough Guide to the Beatles, Rough Guide Ltd, 2003)
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  • Mark Lewisohn, La grande storia dei Beatles, Firenze-Milano, Giunti, 2005, ISBN 88-09-04249-2. (The Complete Beatles Chronicle, Pyramid Books, London, 1992)
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  • George Martin, Summer of Love - The Making of Sgt. Pepper, Roma, Coniglio Editore, 2008, ISBN 978-88-6063-160-2. (Summer of Love - The Making of Sgt. Pepper, Macmillan, London, 1994)
  • Barry Miles, Paul McCartney - Many Years From Now, Milano, Rizzoli, 1997, ISBN 88-17-84506-X. (Many Years From Now, Kidney Punch Inc., 1997)
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  • Ed Sanders, La “Famiglia” di Charles Manson - Gli assassini di Sharon Tate, Milano, Feltrinelli, 1971. (The Family. The Story of Charles Manson’s Dune Buggy Attack Battalion, Dutton & Co. Inc., New York, 1971)
  • (EN) Piet Schreuders, Mark Lewisohn, Adam Smith, The Beatles’ London - A Guide to 467 Beatles Sites, London, Portico Books, 2008, ISBN 978-1-906032-26-5.
  • Bob Spitz, The Beatles. La vera storia, Milano, Sperling & Kupfer, 2006, ISBN 88-200-4161-8. (The Beatles - The Biography, Little, Brown and Company Inc, New York, 2005)
  • Steve Turner, La storia dietro ogni canzone dei Beatles, Firenze, Tarab, 1997, ISBN 88-86675-23-2. (A Hard Day’s Write - The Stories Behind Every Beatles Song, Carlton Books Ltd, 1994)
  • Jann S. Wenner, John Lennon ricorda - Intervista integrale a ‘Rolling Stone’ del 1970, Vercelli, White Star, 2009, ISBN 978-88-7844-473-7.

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