The Walrus and the Carpenter

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Illustrazione di John Tenniel del 1871

The Walrus and The Carpenter è il titolo di un poemetto nonsense scritto da Lewis Carroll e pubblicato nel 1871 in Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò.
È generalmente considerato uno tra i più illustri nonsense scritti in lingua inglese.

Traduzione[modifica]

Sul mare il sol risplende
E splende sulla sponda
Sforzandosi di rendere
Più lucida ogni onda…
Il fatto era stranissimo
Perché era notte fonda.
Splende la luna acida
Che essendo il giorno chiuso
Trova il sole superfluo,
Lo considera un intruso.
“Ma che faccia di bronzo!
Mai visto un tal sopruso!”
L'acqua del mare è umida,
La sabbia invece asciutta.
Non si vedea una nube in ciel
(perché non c'era); e in tutta
L'aria non c'era un solo uccel…
Sembrava una combutta.
Ed il Tricheco e il Carpentier
Venivano con lena
E alla vista piangono
Di tutta quella rena.
“Se la spazzasser – dicono –
Noi non staremmo in pena!”
“Sette fanciulle e sette scope
Per sei mesi a spazzare
Secondo te – disse il Tricheco –
Ce la potrebber fare? “
“Non credo” disse il Carpentiere
E giù lacrime amare.
“Venite qui care Ostriche!”
Se ne uscì poi il Tricheco.
“Due passi e quattro chiacchiere
Vi invito a fare meco!
Soltanto quattro vengano
Io più di due non reco.”
L'Ostrica anziana lo guardò
Ma non proferì motto;
L'Ostrica anziana ammiccò
Con aria di rimbrotto…
L'invito insomma declinò
Con un contegno chiotto.
Ma quattro Ostriche giovani
Accettano con fede;
Stiran la giacca, lustrano
La scarpa a ciascun piede…
Stranissimo per l'ostrica,
Che piede non possiede.
Quattro altre le seguirono
E quindi altri quartetti;
Parecchie si affollarono
A frotte ed a pacchetti…
Fra l'onde si accavallano
Per esser fra gli eletti.
Quindi il Tricheco e il Carpentiere
Passeggian sulla riva
Fino a trovare un mare basso,
Atto all'iniziativa:
E sosta delle Ostriche
L'attenta comitiva.
“È tempo - fa il Tricheco -
Di chiacchiere cordiali
Su scarpe, navi, ceralacca…
Su cavoli e Reali…
Su quanto è bollente il mar…
Se i porci abbian le ali. “
“Aspetta – gridan le Ostriche –
A far la discussione;
Molte di noi son troppo grasse
E molte hanno il fiatone !”
“Va bene” disse il Carpentiere,
Con lor soddisfazione.
“Ci serve una pagnotta sai –
Disse il Tricheco schietto –
Del pepe e dell'aceto poi
Un litro di chiaretto…
Se siete pronte o Ostriche
Darei l'avvio al banchetto. “
“Mangiando noi?” le Ostriche
Domandano allarmate
“Vostre amiche carissime
Ci avete dichiarate!”
“Che notte! – fa il Tricheco –
E voi non l'ammirate?”
“Che care a venir qui tutte
Avervici è un piacere”
“Mi tagli un'altra fetta?”
Domanda il Carpentiere.
“Ma insomma vuoi deciderti?
Ti metti o no a sedere?”
“Peccato - fa il Tricheco allor –
Trattarle così male.
Han camminato e corso tanto…
È stato un po' sleale”
Domanda il Carpentier:
“Mi passeresti il sale?”
“Piango – dice il Tricheco –
Sono proprio commosso”
E sceglie tra quei mitili
In lacrime il più grosso.
Dal dispiacer terribile
Aveva il naso rosso.
“E adesso care Ostriche
Torniam sotto la luna?”
Fa il Carpentier ma le Ostriche
Non dan risposta alcuna.
Il che non è affatto strano:
Non ne restava una.

Altre apparizioni[modifica]

  • Tale poemetto viene citato durante i primi minuti del film Dogma di Kevin Smith ed interpretato tramite una visione allegorica, che vede il tranello attuato dal Carpentiere e dal Tricheco a svantaggio delle ostriche come l'inganno della religione organizzata verso i fedeli: il Carpentiere, lavoratore, rappresenterebbe la religione occidentale in quanto allegoria di Cristo, perché falegname come il padre; il Tricheco, invece, la religione orientale, per il rimando della sua stazza a quella del Buddha.

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