Pubblicità ingannevole

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Un annuncio pubblicitario del 1949 (Il titolo recita: «Dammi un quarto d'ora al giorno e ti darò un corpo nuovo»).

La pubblicità ingannevole è "qualsiasi pubblicità che in qualunque modo, compresa la sua presentazione, sia idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a ledere un concorrente", come definito dall'articolo 20 del decreto legislativo 206/2005 dell'ordinamento giuridico italiano.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Attualmente la pubblicità ingannevole è disciplinata dai D.lgs. 145/2007 (disciplina relativa alla tutela del professionista) e 146/2007 (che aggiorna il Codice di Consumo negli artt. da 18 a 27). L'art. 21 del medesimo codice stabilisce che "per determinare se la pubblicità sia ingannevole se ne devono considerare tutti gli elementi". La competenza è dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust).

Dal canto suo il Codice dell'Autodisciplina Pubblicitaria Italiana (C.A.P.), accettato dalla quasi totalità degli operatori pubblicitari italiani e dai loro clienti, all'art.2 (Pubblicità ingannevole) dispone che "la pubblicità deve evitare ogni dichiarazione o rappresentazione che sia tale da indurre in errore i consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni palesemente non iperboliche". In questo caso la competenza è del Comitato di Controllo e del Giurì, che possono essere interpellati da chiunque vi abbia interesse e decidono della questione in tempi rapidissimi (in media venti giorni per il Giurì, che ha il potere di ordinare la cessazione della campagna pubblicitaria). Contro le decisioni del Giurì non è previsto appello.

In caso di pendenza della controversia di fronte all'Antitrust, l'art.27 del Codice del Consumo dispone che ogni interessato possa chiedere all'Autorità stessa la sospensione del procedimento in attesa della pronuncia dell'organismo di autodisciplina (Giurì). L'Autorità Garante può disporre la sospensione per un periodo non superiore ai trenta giorni. Questo favor per l'autodisciplina è conforme agli orientamenti comunitari.

La pubblicità ingannevole è dunque un atto contrario alla correttezza professionale. Essa è tale quando induce in errore il consumatore, influenzandone le decisioni mediante informazioni false o il mancato apporto di informazioni rilevanti. In caso di pubblicità ingannevole è necessario decidere se essa abbia causato un danno al consumatore. La tutela è prevista anche per la concorrenza tra imprese.

L'ente che controlla i casi di pubblicità ingannevole è l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) che, oltre a definire quali sono i casi di pubblicità ingannevole, deve intervenire per la cessazione di questa. In seguito alla legge numero 49 del 6 aprile 2005 si può arrivare anche alla sospensione dell'attività di impresa fino a 30 giorni, in caso di rifiuto a correggere la pubblicità ritenuta ingannevole.

Pubblicità ingannevole da parte di aziende di rilievo nazionale o locale che inducano ad esempio il consumatore medio ad assumere decisioni che altrimenti non avrebbe preso (informazioni inesatte od omissioni relativamente a prezzo di vendita, sconto promozionale, servizio offerto, costi accessori, eccetera) appartengono ad uno dei possibili casi di applicabilità della class action,[1] infatti in molti casi l'ingannevolezza della pratica è già stata accertata dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Casi di applicabilità della class action

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]