Benedetto Antelami

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Dettaglio della Deposizione

Benedetto Antelami (Val d'Intelvi, 1150 circa – 1230 circa) è stato uno scultore e architetto italiano. Attivo prevalentemente a Parma nell'edificazione del battistero, è uno dei pochi artisti di rilievo del XII-XIII secolo dei quali sia giunto a noi il nome.

Vita e opere[modifica | modifica sorgente]

Poco ci è noto della sua vita. Forse originario della Lombardia, in particolare della Val d'Intelvi (come sembra suggerire il cognome), dove sono documentati alcuni Magistri Antelami (pronuncia Antèlami), fu comunque attivo solo nell'area di Parma dal 1178 a poco dopo il 1200.

La ricostruzione dei suoi dati biografici prende infatti le mosse esclusivamente dalle due iscrizioni datate che l'artista ha lasciato: quella del 1178 sulla Deposizione della cattedrale di Parma (Benedictus Antelami dictus) e quella del 1196 sullo stipite del portale del battistero della stessa città (Benedictus).

Da questi dati e dal confronto critico delle opere parmensi autografe con altre sculture di area padana e francese, gli studiosi hanno provato a ricostruire più o meno credibilmente la sua origine, la formazione artistica e le vicende professionali che lo avrebbero visto operare come scultore e come architetto.

Egli doveva essere a conoscenza, oltre che della scultura e dell'architettura romanica dell'Italia settentrionale, anche degli sviluppi artistici contemporanei di area provenzale. Si crede, infatti, che abbia lavorato come apprendista alla chiesa di Saint-Trophime ad Arles. De Francovich aveva ipotizzato anche altri due viaggi di formazione, uno nell'Île-de-France (dopo il 1191), dove sarebbe venuto in contatto con le novità dell'arte gotica di Chartres, ed un altro dopo il 1218 a Laon[1].

Gli storici dell'arte sono concordi nel riconoscere come opere dell'Antelami, oltre alle opere parmensi firmate (la Deposizione e la decorazione scultorea del battistero), anche le sculture del duomo di Fidenza, il ciclo dei mesi destinato al duomo di Parma e altre sculture presenti nell'area padana; la maggior parte degli studiosi crede plausibile un intervento di Antelami come caput megister, una specie di architetto, nei due cantieri del battistero parmense e della cattedrale fidentina.

In questo modo gli estremi terminali della sua biografia ricostruita lo vedrebbero morire quasi ottantenne intorno al 1227-30.

Nella cattedrale di Parma[modifica | modifica sorgente]

La Deposizione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Deposizione dalla croce (Antelami).
La Deposizione del duomo di Parma

L'opera più antica documentata è il bassorilievo con la Deposizione dalla croce, datata 1178, l'unico pannello sopravvissuto di un pontile che si trovava nel duomo di Parma. In quest'opera, oggi collocata alla destra del transetto, sono incisi il suo nome e la data:

"ANNO MILLENO CENTENO SEPTVAGENO OCTAVO / SCVLTOR PAT(RA)VITM(EN)SE SE(C)V(N)DO
ANTELAMI DICTVS / SCVLPTOR FVIT HIC BENEDICTVS"

Nell'anno 1178 (mese di aprile) uno scultore realizzò (quest'opera); questo scultore fu Benedetto detto Antelami[2]

Qui, oltre all'elemento provenzale, si possono notare influenze classiche e bizantine.

Il bassorilievo raffigura il momento nel quale il corpo di Cristo viene calato dalla croce, con vari elementi tratti dall'iconografia canonica della Crocifissione (i soldati romani che maneggiano la veste di Cristo, le personificazione dell'Ecclesia e della Sinagoga, ecc.) e della Resurrezione (le tre Marie), mentre di origine classica sono la personificazione del sole e della luna (due teste umane inserite in ghirlande) e le rosette che ornano il bordo superiore. Classico è anche l'ornato a racemi della fascia che orla la composizione, ma la tecnica orientale della niellatura e Il risultato nella modellazione dei corpi umani appare meno tozzo delle figure di Wiligelmo, ma la dinamica della scena è meno vivace, con le figure ferme in pose espressive. L'impressione di spazialità data dai due piani sovrapposti sui quali sono posti i soldati che tirano a sorte le vesti è il primo esempio del genere in Italia.

La cattedra vescovile[modifica | modifica sorgente]

Scolpì nello stesso periodo anche la cattedra episcopale, con poderose figure altamente plastiche e dotate di un notevole espressività. La cattedra episcopale offre il primo esempio di quella concezione strettamente unitaria di architettura e scultura tipica della sua opera; tutte le parti scolpite, le scene sui due fianchi con la Conversione di San Paolo e il San Giorgio che uccide il drago, i due telamoni, i due mastini, i due leoni assecondano lo schema quasi cubico della cattedra e sono saldamente contenuti entro limiti architettonici.

Re Davide nel duomo di Fidenza
Il profeta Ezechiele nel duomo di Fidenza

Il duomo di Fidenza[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Duomo di Fidenza.

Tra il 1180 e il 1190 (ma alcune fonti riportano il 1198) viene collocata la decorazione scultorea della facciata del duomo di Fidenza, realizzata con l'aiuto della bottega.

Le rappresentazioni più interessanti sono le due statue a tutto tondo del Re Davide e del profeta Ezechiele, collocate entro nicchie accanto al portale centrale: la ripresa della scultura a tutto tondo (sebbene in questo caso la collocazione architettonica non permetta allo spettatore di apprezzarne più punti di vista) non ha precedenti sin dell'epoca tardo-antica, né ebbe seguito in altri autori fino a Donatello. Il modello per queste rappresentazioni fu la scultura francese coeva, alla quale l'artista attinse per dare monumentalità e naturalezza alle due statue.

L'apparato decorativo si estende poi a quasi tutta la facciata della cattedrale: una serie di bassorilievi presenta le Storie di San Donnino, l'Eterno ed i Profeti sull´arcata del frontespizio, il profeta Enoc, Ercole e il leone nemeo, Erode, la Cavalcata dei Magi e il Viaggio dei pellegrini, la Consacrazione del vescovo di Fidenza e altre raffigurazioni simboliche.

Il battistero di Parma[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battistero di Parma.

L'architettura[modifica | modifica sorgente]

Il battistero di Parma

Più tardi, lavorò alle decorazioni del battistero di Parma, un edificio del quale fu anche l'architetto e che rappresenta il suo capolavoro. Una lapide attesta l'inizio della decorazione nel 1196:

BIS BINI DEMPTIS / ANNIS DE MILLE DUCENTIS // INCEPIT DICTUS / OPUS HOC SCULTOR BENEDICTUS

Tolti quattro anni (due volte due) al 1200 lo scultore Benedetto iniziò questa opera [3]

Senza precedenti è lo sviluppo in altezza, come se si trattasse di una torre ottagonale tronca. La superficie esterna è decorata da un complesso schema, con pieni e vuoti che ritmano effetti di chiaroscuro. Al pian terreno, su tre facciate, si aprono portali strombati con archi a tutto sesto, mentre sugli altri lati si trovano degli archi ciechi, grandi quanto un portale, con al centro delle colonnine, in una collocazione insolita. I portali sono decorati da vari rilievi, tra i quali spiccano le lunette probabilmente di mano dello scultore stesso. Quattro registri superiori sono decorati da loggette architravate, interrotte in corrispondenza dei contrafforti sugli angoli. L'ultima fascia è decorata da archetti ciechi di dimensione sfasata rispetto alle loggette sottostanti.

Gli elementi che lo compongono sono tutti ancora romanici, ma la loro disposizione è completamente originale: sviluppo verticale, senso del ritmo, elaborate proporzioni, sono infatti tutte caratteristiche tipicamente "gotiche" del Battistero.

All'interno il battistero è scandito da 16 arcate che compongono delle nicchie; la parte più rilevante è costituita dalla cupola a ombrello del soffitto: sedici nervature tubolari si dipartono a raggiera dal centro della cupola, ognuno dei quali termina su una colonna, a sua volta sovrapposta ad altre fino al suolo.

La scultura[modifica | modifica sorgente]

Anche il corredo scultoreo è di altissimo livello, soprattutto nelle lunette dei tre portali che all'esterno raffigurano:

  • Adorazione dei Magi (Portale della Madonna)
  • Giudizio Universale (Portale del Giudizio)
  • Leggenda di Barlaam (Portale della Vita).

Tutte e tre alludono alla salvezza umana tramite il battesimo, ma ognuna è studiata secondo la funzione specifica del portale. Nel portale dove entrava chi doveva ricevere il sacramento (i catecumeni) è raffigurata la leggenda di Barlaam, un soggetto di derivazione orientale: è raffigurato un uomo su un albero insidiato da un drago, che simboleggia il peccato. Sull'albero però si trova anche un favo, che forse è metafora della salvezza spirituale offerta dal battesimo. Attorno si dispiegano raffigurazioni del tempo (il sole e la luna con le personificazioni del giorno e la notte). L'archivolto e l'architrave sono decorate da rilievi di profeti e di animali simbolici tratti dai bestiari[4].

All'interno le lunette dei portali raffigurano episodi biblici:

  • Fuga in Egitto
  • Presentazione al tempio
  • Re Davide che suona l'arpa.

Sulle pareti esterne del livello inferiore corre uno zooforo, una serie di formelle (settantacinque o settantanove), eseguite probabilmente dal maestro stesso. Le formelle rappresentano il fantastico nella scultura: animali di varia natura, sirene e i segni dello zodiaco, rappresentati dietro figure di uomini al lavoro nei campi, durante le varie stagioni.

Il ciclo dei mesi di Parma[modifica | modifica sorgente]

All'interno del battistero sono collocati le sculture ad altorilievo appartenenti ad un ciclo pressoché completo raffigurante i mesi e le stagioni. Questi erano probabilmente lavori per il portale principale della facciata del duomo, ma il lavoro venne interrotto, forse a causa della morte di Antelami. Pur non potendosi escludere gli interventi della bottega, è unanimemente riconosciuto come il capolavoro di Antelami, il lavoro nel quale profuse una sintesi della sua concezione della rappresentazione dell'uomo e nel quale raggiunse l'apice della sua raffinatezza esecutiva.

Vi sono raffigurati uomini occupati in lavori agricoli stagionali, un tema già presente dal secolo precedente (per esempio al duomo di Modena, dove si dà un significato nobilitante e salvifico al lavoro, secondo la nuova dottrina teologica che non lo vede più come maledizione divina. In queste rappresentazioni, Antelami e la sua bottega profusero una straordinaria cura nei particolari, con un'attenta descrizione degli utensili, delle piante, dei frutti, ecc., tutti scolpiti secondo un realistico naturalismo.

Seguaci[modifica | modifica sorgente]

Monumento equestre a Oldrado da Tresseno, Palazzo della Ragione, Milano

I seguaci di Benedetto Antelami diffusero la sua maniera nei centri emiliani e dell'Italia settentrionale, come nei rilievi delle lunette dei portali della chiesa di Sant'Andrea di Vercelli, o come nel monumento equestre a Oldrado da Tresseno, collocato su una parete esterna del Broletto a Milano.

Uno degli artisti che si distinse maggiormente sviluppando uno stile personale è il cosiddetto Maestro dei Mesi, autore di una lunetta nella chiesa di San Mercuriale di Forlì raffigurante il Sogno e Adorazione dei Magi (1220 circa) e di un ciclo dei mesi per la Cattedrale di Ferrara (1230 circa).

Un'altra scultura a tutto tondo, già ritenuta della bottega dell'Antelami o alla sua scuola, recentemente è stata assegnata alla mano del maestro: la Madonna col Bambino dell'abbazia di Fontevivo[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Géza De Francovich, Benedetto Antelami, 1952. Queste ipotesi, che servivano a spiegare gli sviluppi dell'arte di Antelami, sono oggi considerate assolutamente superate (W. Sauerlaender, 1995).
  2. ^ il distico concede molte licenze alla metrica e alla rima, soprattutto per l'aggiunta non prevista della precisazione del mese (mense secundo); nel calendario medievale il primo mese è marzo, pertanto l'opera fu completata nel mese di aprile, probabilmente in coincidenza con la Settimana Santa.
  3. ^ il distico in questo caso rispetta metrica e rima
  4. ^ Benedetto Antelami e il Battistero di Parma (a cura di Chiara Frugoni)
  5. ^ Antelami: La Madonna di Fontevivo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giuseppe Merzario, I maestri Comacini. Storia artistica di mille duecento anni (600-1800), Milano 1893.
  • Ugo Donati, Breve storia di artisti ticinesi, Arturo Salvioni & Co. Editori, Bellinzona 1936, 26.
  • Gian Pietro Bognetti, I magistri Antelami e la Valle 'intelvi, in Periodico Storico Comense, II, n.s. 1938, 1-56.
  • Ubaldo Formentini, L'arte romanica genovese ed i Magistri Antelami, in Storia di Genova dalle origini al tempo nostro, III, Milano 1942, 275-313.
  • Gian Pietro Bognetti, Gli Antelami e la carpenteria da guerra, in Munera. Scritti in onore di Carlo Castiglioni, Milano 1944, 217.
  • Géza De Francovich, Benedetto Antelami. Architetto e scultore e l'arte del suo tempo, 2 voll., Milano, Electa, 1952.
  • Kurt W. Forster, Benedetto Antelami. Der grosse romanische Bildhauer Italiens, München, Hirmer, 1961.
  • Arturo Carlo Quintavalle (a cura di), Benedetto Antelami, catalogo della mostra (Parma, 1990) Milano, Electa, 1990.
  • F. Gandolfo, Antelami, Magistri, (ad vocem) in Enciclopedia dell'Arte Medievale, II, Roma 1991, 68-70.
  • Albert Dietl, Willibald Sauerländer, Chiara Frugoni, Saverio Lomartire e Bruno Zanardi, Benedetto Antelami e il Battistero di Parma, (a cura di C. Frugoni), Einaudi, Torino 1995.
  • Moritz Woelk, Benedetto Antelami. Die Werke in Parma und Fidenza, Münster, Rhema, 1995, ISBN 978-3-930454-01-3.
  • Ennio Poleggi, Città e magistri antelami: una storia sequestrata, in Magistri d'Europa. Eventi, relazioni, strutture della migrazione di artisti e costruttori dei laghi lombardi. Atti del convegno (Como, 23-26 ottobre 1996), NodoLibri, Como 1997, a cura di Stefano Della Torre, Tiziano Mannoni, Valeria Pracchi, 389-406.
  • Anna Decri, La presenza degli Antelami nei documenti genovesi, in Magistri d'Europa. Eventi, relazioni, strutture della migrazione di artisti e costruttori dei laghi lombardi. Atti del convegno (Como, 23-26 ottobre 1996), NodoLibri, Como 1997, a cura di Stefano Della Torre, Tiziano Mannoni, Valeria Pracchi, 407-432.
  • Eugenio Riccomini, (a cra di), Antelami: La Madonna di Fontevivo, Catalogo della mostra tenuta al Museo Civico Medievale, Bologna 1997.
  • Saverio Lomartire, Magistri Campionesi a Bergamo nel Medioevo da Santa Maria Maggiore al Battistero, in Svizzeri a Bergamo nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal '500 ad oggi. Campionesi a Bergamo nel Medioevo, (a cura di Giorgio Mollisi ), Arte&Storia, anno 10, numero 44, settembre-ottobre 2009, 92-103 (con ampia bibliografia), 55.
  • Saverio Lomartire, Comacini, Campionesi, Antelami, "Lombardi". Problemi di terminologia e di storiografia, in Els Comacini i l'arquitectura romanica a Catalunya, Atti del Convegno internazionale (Girona/Barcellona, 25-26 novembre 2005), 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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