Lingua emiliano-romagnola

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Emiliano-romagnolo (Emiliàn-romagnòl)
Parlato in Italia Italia
San Marino (Romagnolo nella Repubblica di San Marino)
Regioni Emilia-Romagna Emilia-Romagna (Emiliano nelle Province di Piacenza Piacenza, Parma Parma, Reggio Emilia Reggio Emilia, Modena Modena, Bologna Bologna e Ferrara Ferrara)
Persone 3.000.000
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italo-occidentali
    Occidentali
     italodalmate
      italoromanze
       Galloitaliche
        Emiliano-romagnolo
Codici di classificazione
ISO 639-2 roa
SIL EML  (EN)
Emiliano-Romagnolo area.jpg

L'emiliano-romagnolo[1] (nome nativo: emiliàn-rumagnòl) è un gruppo di dialetti della famiglia linguistica gallo-italica parlati nell'Italia settentrionale.

Tale insieme di varietà linguistiche venne riconosciuto fra le lingue minoritarie europee nel 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa); nel 2009 la Registration Autority per lo standard ISO 639-3 ha ritirato il codice "eml" che la identificava, sostituendolo con i codici "egl" e "rgn", assegnati rispettivamente all'emiliano e al romagnolo.[2] L'emiliano-romagnolo rimane ancora censito dall'UNESCO nel Red book on endangered languages tra le lingue meritevoli di tutela.

Classificazione[modifica | modifica wikitesto]

Le parlate emiliano-romagnole sono state indicate fin dai tempi di Bernardino Biondelli come parte del gruppo gallo-italico, assieme a ligure, lombardo e piemontese[3].

Le lingue gallo-italiche fanno parte delle lingue italoromanze (anche se alcuni linguisti le classificano tra le lingue galloromanze), in accordo con la distinzione tra lingue romanze occidentali e orientali descritta da Walther von Wartburg[4].

Diffusione[modifica | modifica wikitesto]

Oltre che in Emilia-Romagna e a San Marino, la lingua emiliano-romagnola è diffusa in alcune regioni confinanti.

Le sue varietà si estendono a nord del fiume Po dove includono una porzione della Provincia di Rovigo storicamente conosciuta come Transpadana Ferrarese, buona parte della provincia di Mantova, la zona sudorientale della Provincia di Cremona intorno a Casalmaggiore (dialetto casalasco) e il circondario di Pavia. Risulta comunque controversa la posizione del pavese (talvolta identificato unitamente all'oltrepadano come pavese-vogherese), parlato nella città di Pavia e nella sua provincia sulla sponda sinistra del Po (ad esclusione del settore settentrionale della provincia, già linguisticamente lombardo). Sebbene qualcuno oggi lo aggreghi al gruppo occidentale della lingua lombarda a causa della sempre più intensa influenza del dialetto milanese[5], a partire da Bernardino Biondelli[6] è ritenuto un dialetto di tipo emiliano[7][8] almeno dal Medioevo[9]. Come varietà emiliana di transizione verso il lombardo è indicato nella Carta dei dialetti d'Italia elaborata da Giovan Battista Pellegrini nel 1977[10]. Sempre in provincia di Pavia è linguisticamente emiliano l'Oltrepò Pavese. Ma seppur gradualmente, i dialetti dell'emiliano-romagnolo si spingono ancora più ad occidente, fino nella provincia di Alessandria[11][12][13][14], in Piemonte. Si noterebbe infatti solo sulla sponda sinistra della Scrivia l'inizio dell'area interessata dalla lingua piemontese[15].

L'emiliano-romagnolo scavalca inoltre l'Appennino settentrionale: in Toscana è parlato nella provincia di Massa-Carrara, specialmente nella città di Carrara e, sue varietà, direttamente riconducibili a quelle romagnole, sarebbero anche quelle diffuse anche nella parte settentrionale delle Marche fino a Senigallia (AN)[16][17], dove iniziano ad assumere le caratteristiche dei dialetti italiani mediani. Fu per primo Bernardino Biondelli ad ascrivere al gruppo dell'emiliano-romagnolo i dialetti estesi fino a Pesaro[18]. Tuttavia, l'appartenenza di alcuni dialetti delle Marche al gruppo romagnolo è contestata, anche se in tutta la provincia di Pesaro-Urbino, nella parte settentrionale di quella di Ancona (zona di Senigallia) e nell'area del monte Cònero si parlano indubbiamente varietà gallo-italiche[19].

Dialetti[modifica | modifica wikitesto]

Essa è normalmente divisa in due componenti principali:

Si ritiene che la differenziazione maggiore tra le due sezioni sopra descritte sia avvenuta nell'alto medioevo, all'epoca della dominazione bizantina in Romagna e longobarda in Emilia e Lombardia.

Probabilmente a causa della divisione politica, la dittongazione gallo-romanza delle vocali [ĕ] ed [ŏ] latine non si estese all'area romagnola. In seguito, con il venir meno della dominazione bizantina e con la riduzione dei dittonghi gallo-romanzi, le differenze si appianarono in parte, pur con esiti vocalici differenti.

Una koinè emiliano-romagnola non esiste ed entrambe le due componenti principali, emiliana e romagnola, risultano frammentate in numerosi dialetti.

Quadro legislativo[modifica | modifica wikitesto]

L'emiliano-romagnolo si deve ritenere una lingua regionale o minoritaria ai sensi della Carta europea per le lingue regionali o minoritarie che all'Art. 1 afferma che per "lingue regionali o minoritarie si intendono le lingue [...] che non sono dialetti della lingua ufficiale dello stato". La Carta europea per le lingue regionali o minoritarie, approvata il 25 giugno 1992 ed entrata in vigore il 1º marzo 1998, è stata firmata dall'Italia il 27 giugno 2000 ma non è ancora ratificata. Lo Stato italiano dunque non riconosce i locutori dell'emiliano-romagnolo come minoranza linguistica.

La regione Emilia-Romagna predispose una legge per la "Tutela e Valorizzazione dei dialetti dell'Emilia-Romagna", la "Legge Regionale 7 novembre 1994, n. 45"[20] che però fu abrogata nel dicembre del 2013[21]. A luglio 2014 il consiglio regionale ha votato all'unanimità una nuova legge per la conservazione e la trasmissione del patrimonio dialettale[22].

Al di fuori dell'Emilia-Romagna, invece, le varietà emiliano-romagnole non sono riconosciute come tali e non non godono di alcuna particolare forma di tutela.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  2. ^ Ritiro del codice e sua sostituzione
  3. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti gallo-italici, 1853
  4. ^ (DE) Walther von Wartburg, Die Ausgliederung der romanischen Sprachräume, 1950.
  5. ^ Daniele Vitali, Dialetti delle Quattro province, Dove comincia l'Appennino. URL consultato il 28 gennaio 2014.
  6. ^ "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  7. ^ Francesco D'Ovidio, Wilhelm Meyer-Lübke, Grammatica storica della lingua e dei dialetti italiani, Hoepli. URL consultato l'11 febbraio 2014.
  8. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 54
  9. ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, pag. 97, cfr Salvioni C., Dell'antico dialetto pavese. Bollettino della Società Pavese di Storia Patria
  10. ^ Carta del Pellegrini
  11. ^ Fabio Foresti, Profilo linguistico dell’Emilia-Romagna, Editori Laterza, Bari, 2010, pag. 120
  12. ^ Introduzione alla dialettologia italiana, Grassi C. - Sobrero A. A. - Telmon T., Editori Laterza, Roma-Bari, 2003, pag. 57
  13. ^ Fabio Foresti, Dialetti emiliano romagnoli, Treccani.it. URL consultato il 12 febbraio 2014.
  14. ^ Bernardino Biondelli, Saggio sui dialetti Gallo-italici. URL consultato l'11 maggio 2014.
  15. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 1
  16. ^ Devoto Giacomo, Giacomelli Gabriella, I dialetti delle regioni d'Italia, Sansoni Università, Firenze, 1972, pag. 73
  17. ^ Profilo linguistico dei dialetti italiani, Loporcaro Michele, Editori Laterza, Bari, 2009, cfr Merlo Clemente, Lingue e dialetti d'Italia in: Terra e nazioni. XV. L'Italia. Caratteri generali, Ed. Mori, Milano, 1936
  18. ^ "Saggio sui dialetti Gallo-italici" di B. Biondelli
  19. ^ Non tutti sono d'accordo con l'inserimento dei dialetti marchigiani settentrionali all'interno del dialetto romagnolo; si veda ad esempio: AA. VV. Conoscere l'Italia vol. Marche (Pag. 64), Istituto Geografico De Agostini - Novara - 1982; Le Regioni d'Italia, Vol X Collezione diretta da Roberto Almagià, Pubblicazione sotto gli auspici del Comitato Nazionale per la celebrazione del centenario dell'Unità d'Italia, 1961; Flavio Parrino, capitolo sui dialetti nella Guida d'Italia - volume Marche del Touring Club Italiano.
  20. ^ Legge Regionale 7 novembre 1994, n. 45, Bollettino Ufficiale Regionale n. 120 dell' 11 novembre 1994.
  21. ^ Regione, Mezzetti: Abrogata una legge, ma continuiamo a valorizzare i dialetti, Reggio24ore
  22. ^ I dialetti tutelati per legge, Regione Emilia-Romagna. URL consultato il 30 luglio 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]