Il profeta (film 2009)

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Il profeta
Il profeta.jpg
Tahar Rahim in una scena del film.
Titolo originale Un prophète
Lingua originale francese, arabo, còrso
Paese di produzione Francia
Anno 2009
Durata 155 min
Colore colore
Audio sonoro
Genere drammatico
Regia Jacques Audiard
Soggetto Abdel Raouf Dafri e Nicolas Peufaillit
Sceneggiatura Thomas Bidegain e Jacques Audiard
Distribuzione (Italia) BiM Distribuzione
Fotografia Stéphane Fontaine
Montaggio Juliette Welfling
Musiche Alexandre Desplat
Scenografia Michel Barthélémy e Etienne Rohde
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Il profeta (Un prophète) è un film del 2009 diretto da Jacques Audiard.

Il film narra la prigionia del giovane arabo-francese Malik, dall'ingresso in carcere, solo e appena maggiorenne, all'uscita sei anni più tardi, che lo vedrà completamente trasformato.

Ha vinto il Grand Prix Speciale della Giuria del 62º Festival di Cannes,[1] ben nove Premi César 2010, tra cui quello per il miglior film, ed è stato candidato come miglior film straniero ai Premi Oscar 2010.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Malik El Djebena è un diciannovenne francese di origine araba che nel corso della sua vita ha conosciuto soltanto orfanotrofi e riformatori; non sa né leggere né scrivere ed è condannato a sei anni di carcere per un fallito tentativo di rapina.

In prigione, per Malik, giovane fragile e senza protezioni o amicizie, la vita si presenta subito molto dura. Il leader della mala còrsa, César Luciani, che spadroneggia nel carcere, lo individua come il soggetto ideale al quale far compiere il delitto di un arabo di nome Reyeb, di passaggio in quel carcere. Malik, contro la sua volontà, è addestrato dai còrsi e coperto dai carcerieri corrotti per compiere un delitto che, non senza difficoltà, riuscirà a portare a termine.

Il fantasma di Reyeb continuerà a popolare le notti (e non solo) di Malik che intanto però, senza troppi scrupoli, entra sempre più nelle grazie di Luciani che decide di servirsi del giovane per alcune missioni all'esterno del carcere. Malik ha intanto cominciato a studiare per imparare a leggere, stringendo una forte amicizia col suo insegnante Ryad. Allo stesso tempo diventa amico di Jordi "lo Zingaro", uno spacciatore che ha già una rete organizzata all'esterno ma che ha bisogno di un uomo di fiducia che gli recuperi un ingente quantitativo di droga opportunamente occultato.

Così, per volontà di Luciani che nel frattempo ha visto uscire quasi tutti i suoi compagni, Malik diventa un carcerato modello e, scontata metà della pena, può usufruire di un permesso di mezza giornata. In 12 ore il ragazzo porta a termine la delicatissima missione affidatagli dal boss còrso incassando 5.000 euro, recupera la droga di Jordi e impianta con l'amico Ryad lo spaccio di stupefacenti sulla rotta Parigi-Marbella come pianificato in carcere. È la svolta.

Malik si permette addirittura di dare dei suggerimenti a Luciani per gestire il difficile rapporto con gli arabi. E nel suo secondo permesso, catapultato in aereo a Marsiglia incontra il boss arabo Brahim Lattrache, soddisfacendo così la richiesta di Luciani ma ancor di più intessendo per sé una rete di contatti e alleanze che assicurano il rifiorire dell'attività di spaccio che stava incontrando difficoltà. Lattrache rimane colpito positivamente dal ragazzo cui dà il soprannome di "profeta" avendo questi predetto l'attraversamento di un cervo che sarebbe poi in effetti finito contro la loro auto.

Luciani ribadisce la sua egemonia ma Malik, di fatto, è sempre più forte e audace. Nel terzo permesso il boss còrso gli chiede di uccidere il suo capo, Mercaggi. Ma anziché ucciderlo, il giovane intraprendente lo rapisce, innescando una guerra interna che porta i corsi all'autodistruzione e Luciani all'isolamento definitivo. Tornato in carcere Malik è ormai un leader tra gli arabi e non riconosce più il boss che l'aveva "creato". Finita la prigionia, ad aspettarlo fuori ci sono moglie e il figlio dell'amico Ryad, malato terminale, e sullo sfondo una scorta degna di un boss conclamato.

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Awards 2009, festival-cannes.fr. URL consultato il 12 luglio 2011.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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