San Teodoro (Sardegna)

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San Teodoro
comune
San Teodoro – Stemma
San Teodoro – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Sardegna-Stemma.svg Sardegna
Provincia Provincia di Olbia-Tempio-Stemma.png Olbia-Tempio
Amministrazione
Sindaco Antonio Meloni (Uniti per San Teodoro) dal 01/06/2010
Territorio
Coordinate 40°46′00″N 9°40′00″E / 40.766667°N 9.666667°E40.766667; 9.666667 (San Teodoro)Coordinate: 40°46′00″N 9°40′00″E / 40.766667°N 9.666667°E40.766667; 9.666667 (San Teodoro)
Altitudine 15 m s.l.m.
Superficie 107,6 km²
Abitanti 4 630[1] (31-12-2010)
Densità 43,03 ab./km²
Frazioni Li Cupuneddi, Badualga, Budditogliu, Franculacciu, L'Alzoni, La Patimedda, La Runcina, La Traversa, Lu Fraili, Lu Lioni, Lu Nuragheddu, Lutturai, Monte Petrosu, Schifoni, Silimini, Sitagliacciu, Stazzu Brusciatu, Stazzu di Mezu, Straulas, Suaredda, Terra Padedda
Comuni confinanti Budoni, Loiri Porto San Paolo, Padru, Torpè (NU)
Altre informazioni
Cod. postale 08020
Prefisso 0784
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 104023
Cod. catastale I329
Targa OT
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti teodorini
Patrono san Teodoro
Giorno festivo terza settimana di giugno.
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Teodoro
Posizione del comune di San Teodoro nella provincia di Olbia-Tempio
Posizione del comune di San Teodoro nella provincia di Olbia-Tempio
Sito istituzionale

San Teodoro (Santu Diadòru in gallurese, Santu Tiadòru in sardo) è un comune sparso di 4.630 abitanti della provincia di Olbia-Tempio, nella regione storica della Gallura e sorge nell'immediato entroterra alle pendici di monte Nieddu.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome deriva dalla presenza dell'attuale chiesa parrocchiale, dedicata a San Teodoro di Amasea, soldato romano d'oriente, martire del IV secolo d.C. Anche se le prime tracce chiaramente documentate della chiesa risalgono solo al XVII secolo, il territorio risultava abitato già da secoli. Ritrovamenti di resti preistorici e nuragici lo comprovano. Il caso più evidente è quello del nuraghe (in gallurese naracu) della borgata Naracheddu, di cui ci restano solo alcuni filari di pietre.

L'Itinerarium Antoninianum, documento del III secolo d.C., attesta l'esistenza di un centro abitato all'epoca della dominazione romana. La località, denominata Coclearia, potrebbe con buona probabilità essere localizzata in corrispondenza dell'attuale centro abitato principale di San Teodoro. Ritrovamenti archeologici, esposti presso il museo locale, rafforzano tale ipotesi.

Dalla fine dell'età classica e per l'intero periodo alto-medievale, le vicende del territorio teodorino risultano pressoché totalmente avvolte nell'oscurità, sebbene il nome della parrocchiale, chiaramente riferito ai culti della chiesa cristiana d'oriente, potrebbe autorizzare l'ipotesi della presenza di strutture di culto cristiano all'epoca del dominio bizantino in Sardegna. Alcune documentazioni certe sulla vita nel territorio dell'attuale San Teodoro risalgono al tardo periodo giudicale, a partire dal XIII secolo d.C. Il territorio teodorino era allora noto come Offolle e faceva parte del Giudicato di Gallura, che nella fase finale della sua storia passò in possesso del comune di Pisa.

Offolle era collegata con il principale centro urbano gallurese di Civita (in epoca pisana ribattezzata come Terranova, l'attuale Olbia) attraverso una strada, che dai pressi del castello di Pedres scendeva verso sud passando attraverso un territorio il cui nome, "Ùttaru pisanu" potrebbe risalire all'epoca della dominazione pisana. La strada, giunta alle falde di monte Almuttu, portava poi all'agro di Offolle, nelle vicinanze dello stagno, per dirigersi verso gli altri centri costieri a sud dell'attuale San Teodoro.

Le ultime notizie certe su Offolle risalgono al 1348. In seguito, probabilmente a causa delle gravissime pestilenze che colpirono l'Europa, quindi anche la Sardegna e la Gallura, di tale comunità si perde ogni traccia.

Viaggiatori e geografi del XV-XVI secolo, tra cui si ricordi Giovanni Francesco Fara, descrivono il territorio teodorino e le zone costiere della Gallura come lande boscose e semi-spopolate frequentate da pastori transumanti. Varie cale e calette della zona erano frequentate da navi barbaresche, situazione quest'ultima che si sarebbe protratta fino ai primi del XIX secolo.

Tracce di un ritorno alla vita si avranno solo alla fine del Seicento, come risulta da alcune carte conservate all'archivio della Diocesi di Tempio-Ampurias e dai documenti degli archivi di stato della Sardegna, in cui si testimonia l'esistenza all'epoca di insediamenti di coloni tempiesi nell'area allora nota sotto i nomi di Ovodde/Ovoddè/Oviddè, evidenti derivazioni del medievale Offolle.

San Teodoro - Cala Ginepro - sullo sfondo Capo Figari

Il territorio fece parte, fin dall'introduzione del feudalesimo in Sardegna, effettuata in seguito alla conquista aragonese dell'isola nel XIV secolo, di un feudo che comprendeva grosso modo gli attuali comuni di Posada, Siniscola, Torpè, Lodè, Budoni e San Teodoro. Tale feudo fu noto nel corso dei secoli con vari nomi (per es. Contea di Montalbo, Baronia di Posada). il suo centro amministrativo principale era Posada.

Con il riscatto e la successiva eliminazione dei feudi sardi attuati dalla Casa Savoia nella prima metà dell'Ottocento, cui fece seguito la formazione dei moderni comuni, il territorio di San Teodoro d'Oviddè continuò a rimanere accorpato al comune di Posada, che mantenne per lungo tempo svariati territori dell'ex feudo. Già in quegli anni, però, la zona di San Teodoro, così come parte dell'attuale Budoni, era, come su accennato, popolata da coloni di origine tempiese. Questi, avvertendo la necessità di una maggiore autonomia, nonché consapevoli di una serie di differenze culturali (per esempio, linguistiche) che li distinguevano dalla popolazione delle Baronie, richiedevano in modo sempre più deciso il distacco dal comune di Posada. I legami tra la Gallura e la vicina Corsica, caratterizzati, per esempio, da una grande somiglianza di linguaggio, erano avvertiti anche dagli abitanti della vicina Baronia, che fino a pochi decenni fa chiamavano i teodorini e i budonesi di cultura gallurese con il termine sos corsesos (i corsi).

Nel 1927, in epoca fascista, il comune di Posada e con esso San Teodoro, venivano inclusi nell'ambito della nuova provincia di Nuoro, rendendo così ancora più forte il distacco amministrativo di San Teodoro dal resto della Gallura, che invece faceva parte della provincia di Sassari.

Indicativa della diversità culturale che separava Posada e i limitrofi centri delle Baronie dai territori settentrionali del feudo (comprendenti, come già detto, gli attuali comuni di San Teodoro e parte del territorio di Budoni) e, in seguito, del comune, è, tra l'altro, l'appartenenza di tali territori alla diocesi attualmente nota come Tempio-Ampurias, che comprende i territori storici dell'Anglona e della Gallura. Tale appartenenza è comprovata perlomeno dal XVII secolo, ed è prova certa dei legami culturali della comunità teodorina con la realtà gallurese.

La discrepanza, durata a lungo, tra confini amministrativi e confini culturali, ha contribuito a far sì che ancora adesso il comune di San Teodoro venga da alcuni ritenuto parte dell'Alta Baronia e, da altri, parte della Bassa Gallura. Le due distinzioni, in realtà non si escludono necessariamente a vicenda, in quanto la prima è da ritenersi, nel caso teodorino, una definizione di carattere politico-amministrativo, dovuta, come si è visto alla spartizione feudale dei territori sardi, mentre la seconda ha un valore principalmente culturale e linguistico.

Nel 1959, infine, San Teodoro e Budoni sono riusciti a costituirsi come comuni autonomi.

Dal 2005 San Teodoro è entrato a far parte della nuova Provincia di Olbia-Tempio.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Spiagge[modifica | modifica wikitesto]

Le principali spiagge di San Teodoro sono, da sud verso nord:

  • Li Marini, detta anche Costa Caddu (termine gallurese per "cavallo")
  • Seghefusti
  • L'Isuledda
  • Cala d'Ambra, nota in passato anche come Lu Calboni ("il carbone") perché ai primi del Novecento luogo d'imbarco del carbone ricavato dalle foreste locali
  • La Cinta
  • La Punta di l'Aldia (punta della guardia), nota in passato anche come Punta Zapatìnu
  • Lu Impostu ("il luogo di spedizione", forse perché usato in passato come luogo d'imbarco di merci)
  • Cala Brandinchi (forse dal nome della famiglia Brandanu)
  • Salina Bamba ("salina sciapa")
  • Baia Salinedda
  • Cala Suaraccia (la "sugheraccia")
  • Cala Ginepro
  • Cala Ghjlgolu (nome spesso italianizzato in Girgolu)

A Cala Ghjlgolu si trovano i resti del noto scoglio denominato La Tartaruga, che è stato oggetto di deturpazione da parte di ignoti.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[2]

Alba su Monte Pitrosu (Fraz. di San Teodoro)

Etnie[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati dell'ISTAT la popolazione straniera residente al 31 dicembre 2010 era di 289 persone. Le nazionalità più rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Economia[modifica | modifica wikitesto]

L'economia di San Teodoro è basata per la maggior parte sull'industria turistica balneare, ma agricoltura, allevamento e industria di trasformazione alimentare impiegano una forza lavoro non trascurabile.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

La squadra di calcio del San Teodoro milita attualmente in Eccellenza.

È cresciuta l'associazione sportiva Fun Basket che ha già avuto tre ragazze selezionate per una manifestazione regionale a Cagliari.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

La costa di San Teodoro vista da capo Coda Cavallo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ [1] - Popolazione residente al 31 dicembre 2012.
  2. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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