Cossoine
| Cossoine comune |
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| Dati amministrativi | |||||
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| Provincia | |||||
| Sindaco | Alfredo Unali (Insieme per Cossoine) dal 31/05/2010 | ||||
| Territorio | |||||
| Coordinate | 40°26′0″N 8°43′0″E / 40.43333°N 8.71667°ECoordinate: 40°26′0″N 8°43′0″E / 40.43333°N 8.71667°E | ||||
| Altitudine | 529 m s.l.m. | ||||
| Superficie | 38,83 km² | ||||
| Abitanti | 886[1] (30-09-2012) | ||||
| Densità | 22,82 ab./km² | ||||
| Comuni confinanti | Bonorva, Cheremule, Giave, Mara, Padria, Pozzomaggiore, Romana, Semestene, Thiesi | ||||
| Altre informazioni | |||||
| Cod. postale | 07010 | ||||
| Prefisso | 079 | ||||
| Fuso orario | UTC+1 | ||||
| Codice ISTAT | 090027 | ||||
| Cod. catastale | D100 | ||||
| Targa | SS | ||||
| Cl. sismica | zona 4 (sismicità molto bassa) | ||||
| Nome abitanti | cossoinesi | ||||
| Patrono | santa Chiara | ||||
| Giorno festivo | 11 agosto | ||||
| Localizzazione | |||||
Posizione del comune di Cossoine all'interno della provincia di Sassari |
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| Sito istituzionale | |||||
Cossoine è un comune di 886 abitanti della provincia di Sassari. Esso è compreso nella regione storico-geografica del Meilogu, a sua volta sub-regione del Logudoro .
Indice |
Storia [modifica]
Come suggerisce il toponimo stesso, il paese fu probabilmente fondato nel primo Medioevo da una tribù corsa, proveniente dalle coste nordorientali della Sardegna, come testimonia l'appellativo di "Corsein" presente nelle carte geografiche più antiche e l'alta frequenza del cognome Unali (da "Gunale", che infatti è il toponimo storico di una curatoria del Giudicato di Gallura).
Nel suo territorio si trovano anche testimonianze di civiltà antecedenti, tra cui alcuni Nuraghi, trovandosi esattamente nella cosiddetta valle dei Nuraghi. Non mancano testimonianze del passaggio di altri popoli, tra cui i Romani con "Lucentia" o "Castrum Lucentinum" (oggi "Lughentinas") e i Bizantini con l'insediamento di "Kourin", presso la chiesa di Santa Maria Iscalas, tra le più antiche dell'isola.
Altro luogo noto di Cossoine è la spaventosa voragine di Mammuscone, che nel Medioevo era considerata dalla credulità popolare la porta dell'Inferno: si dice che per ordine del clero o dei feudatari locali (nobili iberici di ascendenze germaniche) vi venissero gettate le adultere, i vecchi non più utili ai lavori di campagna ormai incapaci di pagare corvè e decime, e soprattutto le coppie che si rifiutavano di sottostare allo Ius primae noctis, che veniva crudelmente imposto a tutte le donne. È probabilmente questo terribile istituto giuridico il motivo per cui oggi gli abitanti di Cossoine (soprattutto quelli delle famiglie di più antico radicamento e meno miste con forestieri) presentano una statura più alta, tratti sottili, occhi chiari e una complessione generale meno mediterranea rispetto al circondario; sono presenti addirittura i capelli rossi con una frequenza davvero anomala per l'isola. Queste caratteristiche vanno di pari passo con la quasi totalità di cognomi sardi, per cui risulta difficile trovare spiegazioni alternative a un'effettiva attuazione storica dello Ius primae noctis.
Questo e altri soprusi fecero sviluppare negli abitanti del villaggio un carattere indomito e anarchico rispetto alle autorità dei dominatori e dei nobili collusi col potere, tanto da ricevere l'appellattivo di "Orgosoleddu". Fino all'Ottocento il paese era lo spauracchio dei parroci della sede vescovile per la sua inospitalità all'autorità spirituale e il cattolicesimo era praticato prevalentemente dalle famiglie delle classi alte, mentre le masse popolari aderivano ad un culto distorto con superstizioni e reminiscenze di culti pagani. Il territorio, allora ricco di foreste nei monti e di paludi nelle valli, tra i più selvaggi della provincia di Sassari, era il paradiso dei protagonisti del banditismo locale, quali i fratelli Cabizza del villaggio stesso e Peppino Marceddu di Pozzomaggiore, e anche di altri latitanti, come il famigerato Francesco Derosas di Usini.
Nel Novecento il progresso delle comunicazioni portò il villaggio ad un certo grado di sviluppo economico e sociale. Il quasi completo abbattimento degli alberi durante la costruzione della ferrovia impedì ogni futuro insediamento di banditi, tanto che Cossoine restò immune dal fenomeno dei sequestri di persona, che nell'isola invece aumentavano insieme allo sviluppo economico.
Dopo alcuni decenni le migliori condizioni nutritive e sanitarie portarono come rovescio della medaglia ad un eccesso di popolazione, che a partire dagli Anni 50 provocò inevitabilmente una notevole emigrazione, soprattutto in Argentina, Nord Italia e Nord Europa.
A partire dagli anni Ottanta del Novecento si aprì per Cossoine una stagione di notevoli cambiamenti sociali ed urbanistici, i quali garantirono al paese un profondo rinnovamento e ad una maggiore emancipazione economica. Tali miglioramenti furono portati avanti dalle Giunte di sinistra e dalle numerose associazioni caratterizzate dalla forte presenza dei giovani di Cossoine.
Tradizioni [modifica]
Cossoine è citato in diverse fonti storiche per una singolare caratteristica dei suoi canti: al contrario della comune consuetudine sarda di un canto a tenore esclusivamente maschile, in questo villaggio esisteva una tradizione femminile, che da più di un secolo è andata irreversibilmente persa.
Beni culturali [modifica]
- Chiesa di Santa Maria Iscalas, chiesa bizantina
- Chiesa di Santa Chiara
- Chiesa di San Sebastiano
Economia [modifica]
L'economia del Paese era fino all'800 tradizionalmente imperniata sulle colture cerealicole e leguminose, grazie alla feracità dei suoli vulcanici. Oggi si basa quasi esclusivamente sull'allevamento.
Evoluzione demografica [modifica]
Abitanti censiti[2] 
Letteratura [modifica]
Ha dato i natali allo scrittore Gavino Cossu (1844-1890), fra i massimi esponenti del romanzo storico in Sardegna. Cfr., tra l'altro, G. Cossu, Il Colle del Diavolo, Cargeghe, Documenta-Biblioteca di Sardegna, 2007, con "Prefazione" di C. Piana (riedizione dell'opera Il Colle del Diavolo ovvero Lupo Doria-Malaspina marchese di Bonvhei. Tradizione popolare sarda del secolo XIII, Cagliari, Tipografia del Corriere di Sardegna, 1869); G. Deriu, "Il Colle del Diavolo" di Gavino Cossu tra realtà e finzione, in LibroSardo 4/03, Cargeghe, Documenta-Biblioteca di Sardegna, 2008.
Note [modifica]
- ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2012.
- ^ Statistiche I.Stat - ISTAT; URL consultato in data 28-12-2012.
Bibliografia [modifica]
- M. L. Chicconi (a cura di), Raccontando Cossoine, con "Presentazione" di A. Sotgiu, Cargeghe, Documenta, 2009.
- G. Deriu, scheda "Cossoine", in Studio sui centri storici medioevale del Meilogu, Bonorva, Comunità Montana N. 5, 1991, ora in L'insediamento umano medioevale nella curatoria di "Costa de Addes", Sassari, Magnum, 2000. Attenzione: la chiesa di sca. Maria de Curin, citata a proposito dei termini della domo de Teclata (Il Condaghe di San Pietro di Silki, 311), non deve affatto essere identificata con Santa Maria Iscalas (Cossoine), come qualche storico ha opinato, bensì con Santa Maria di Curos (Villanova Monteleone).
- G. Deriu, schede "Androliga", "Monticleta [Montirigheddu?]", "Alchennero" e "Domestica di Zinnigas [Su Tinnialzu]", in G. Deriu - S. Chessa, Semestene ed il suo territorio dal Basso Medioevo agli inizi dell'Epoca Contemporanea, Sassari, Edes, 2003.
- G. Nurra, Tradizioni e Usanze Popolari di Cossoine, Macomer, Eurografica, 2004.
- G. Pittalis, Un paese del Logudoro. Cossoine e dintorni nella Storia di Sardegna, Sassari, Magnum, 2004.
- G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai nostri giorni, Cargeghe, Documenta, 2011; edizione ebook, Cagliari, Logus Mondi Interattivi, 2012.
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