Partito Comunista di Sardegna

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Il Partito Comunista di Sardegna (in sardo: Partidu Comunista de Sardigna; abbreviato PCS) è stato un partito politico comunista.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il PCS fu fondato Sardegna nel 1943 da Giovanni Antioco Mura[1], uno storico militante socialista di idee indipendentiste, vicino alla corrente politica del sindacalismo rivoluzionario e impegnato nell'organizzazione dei lavoratori (stimolò fra l'altro la nascita di cooperative di pastori e di agricoltori), ed Antonio Cassitta[2], un'ex-militante del Partito Comunista d'Italia vicino alle posizioni di Amedeo Bordiga. Il PCS fu attivo soprattutto nella provincia di Sassari, ma fu presente anche in altre parti dell'isola.

Questo piccolo partito comunista mediterraneo ebbe un programma ambizioso ed originale. Dichiarandosi fedele ai principi del Marxismo-Leninismo, e adottando i principi della Costituzione Sovietica (trascritta nel loro stesso manifesto politico), propugnava la creazione di una Repubblica Socialista di Sardegna, inserita in una più ampia Federazione di Repubbliche Socialiste. Queste posizioni politiche erano in accordo con la politica della Terza Internazionale, sciolta pochi anni prima, nonché con il programma del Congresso di Lione, celebrato nel 1926 dal Partito Comunista d'Italia. La Federazione Socialista proposta dal PCS non avrebbe dovuto comprendere solo territori appartenenti allo Stato Italiano, come si può dedurre dal fatto che l'Italia non è mai espressamente menzionata nel manifesto politico del PCS; questa visione fu combattuta ferocemente dal Partito Comunista Italiano, che in quel periodo era fortemente contrario all'idea di una Sardegna autonoma, status che all'isola sarebbe stato comunque riconosciuto per concessione dello stato italiano nel 1948. Ci furono anche momenti di tensione, come quando i militanti del PCI occuparono la sede sassarese del PCS (che in seguito divenne la sede cittadina della FGCI, l'organizzazione giovanile del PCI). Il PCS ebbe relazioni politiche con i militanti Sardisti nei paesi del Logudoro.

Questo piccolo partito sardo ebbe breve vita, in quanto una parte dei suoi dirigenti fu riassorbita dal PCI, benché Giovanni Antioco Mura, il suo leader, non vi avesse mai aderito. Il PCS riuscì a partecipare ad alcuna competizione elettorale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  • Gianfranco Contu - Francesco Casula, Storia dell'Autonomia in Sardegna. Dall'800 allo Statuto, Stampa Grafica del Parteolla, 2008, pag.24.
  • Paolo Pisu, Partito Comunista di Sardegna. Storia di un sogno interrotto - Nùoro, Insula, 1996.
  • Giovanni Antioco Mura, Sardegna Irredenta, Gastaldi, 1953
  • Giovanni Antioco Mura, L'internazionale e la guerra, Gastaldi, 1958
  • Giovanni Antioco Mura, S'incunza, Gastaldi, 1952
  • Francesco Manconi, Per una biografia politica di Giovanni Antioco Mura, in «Archivio sardo del movimento operaio contadino e autonomistico», n°3, dicembre 1974, pp. 177-199.