Bandiera dei quattro mori
La Bandiera dei quattro mori (in sardo logudorese Sos bator moros, in sardo campidanese Is cuatru morus) è la bandiera ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna.
| « campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all'inferitura. » | |
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(Legge Regionale 15 aprile 1999, n. 10; Art. 1)
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Di origine medievale, è composta dalla Croce di San Giorgio e da quattro teste di moro bendate, la cui benda è stata variamente posizionata nel corso dei secoli. È storicamente legata alla Bandiera Testa Mora, della vicina isola della Corsica.
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[modifica] Origine
Nei secoli molti studiosi si sono mossi in un complesso pieno di leggenda e realtà storica, tra Spagna e Sardegna, ma tutt'oggi la sua origine rimane dibattuta.
La tradizione spagnola la considera una creazione di Re Pietro I di Aragona, quale celebrazione della vittoria di Alcoraz (1096). La battaglia sarebbe stata ottenuta grazie all'aiuto di San Giorgio (il cui stendardo era una croce rossa su sfondo bianco), il quale sarebbe intervenuto lasciando poi sul campo le quattro teste recise dei re saraceni (quattro mori).
La tradizione sardo-pisana lega lo stemma al leggendario gonfalone dato da papa Benedetto VIII ai Pisani in aiuto dei sardi contro i saraceni di Musetto, che cercavano di conquistare la penisola e la Sardegna.
Secondo altre teorie, lo scrittore Leonardo Melis, la bandiera dei quattro mori potrebbe avere origine templare.[1]
[modifica] Storia della bandiera
Durante il Regno di Sardegna aragonese e spagnolo la più antica attestazione dell'emblema risale al 1281, al sigillo della cancelleria reale di Pietro d'Aragona. Dopo che la Sardegna entra a far parte della Corona d'Aragona tali sigilli vi giungono a chiusura dei documenti dei re Giacomo II (1326), Alfonso il Benigno (1327-1336) e Pietro IV (1336-1387); alcuni esemplari sono conservati nell'Archivio Storico Comunale di Cagliari.[2] In Sardegna e su documenti sardi la prima sicura attestazione dello stemma è sul frontespizio degli atti del braccio militare del parlamento sardo, i “Capitols de Cort del Stament militar de Serdenya” stampato a Cagliari nel 1591. Durante i secoli i mori furono raffigurati in diverso modo: senza benda, con benda sugli occhi o sulla fronte, a destra o a sinistra, o coronati.
Durante il Regno di Sardegna sabaudo alla metà del settecento invece si stabilì l'iconografia che continuò a perdurare fino al 1999: bandiera di San Giorgio, con in ogni quarto una testa di moro, con benda negli occhi, in direzione dell'inferitura. Nel 1952 lo scudo dei quattro mori bendati negli occhi divenne bandiera ufficiale della Regione autonoma ed ornava inoltre il suo gonfalone (decreto del Presidente della Repubblica del 5 luglio 1952).
Alla successiva istituzione della Regione Sardegna, una apposita legge regionale nel 1999 portò, dopo studi approfonditi, a cambiare la bandiera dei Quattro Mori dalla versione del Regno Sardo-Piemontese a quella che orna un quarto dello stemma d'Armi della Comunità autonoma spagnola di Aragona, con la benda che non copre gli occhi, ma a differenza della bandiera aragonese i mori dal 1999 hanno i loro sguardi opposti all'inferitura.
[modifica] Significato
La bandiera inizialmente era legata alla Corona d'Aragona, e stava a rappresentare la Reconquista spagnola contro i Mori che occupavano buona parte della penisola Iberica, infatti è composta dalla croce di San Giorgio, simbolo pure dei crociati che combattevano gli stessi mori in Terra Santa, e le quattro teste mozzate rappresentavano quattro importanti vittorie conseguite dai aragonesi in Spagna, rispettivamente la riconquista di Saragozza, Valencia, Murcia e le Baleari. Successivamente divenne il simbolo del Regnum Sardiniae et Corsicae, infatti anche la bandiera corsa risale alla stessa epoca, e divenne col tempo la bandiera dell'isola e della popolazione.
Nel 1921 venne fondato il Partito Sardo d'Azione, che ripresero i quattro mori come proprio simbolo. È ipotizzabile che essa fosse stata storicamente interpretata come l’icona dei quattro giudicati, come sostenuto da, Antonio Era, professore dell’Università di Sassari e consigliere regionale, che il 19 giugno del 1950 nelle discussioni del consiglio regionale antecedenti le votazioni che decreteranno i quattro mori bandiera ufficiale della regione Sardegna, criticò il vessillo affermando:
| « Badate che l’emblema dei Quattro Mori non rappresenta, come si dice, i quattro Giudicati in cui la Sardegna era divisa otto-novecento anni fa, quand’era libera e indipendente: si tratta di un errore di interpretazione storica, e dunque non è né ovvio né obbligatorio scegliere proprio questo stemma. Che è, sì, uno stemma popolare e consacra la tradizione plurisecolare della Sardegna , come detto nell’ordine del giorno, ma non è quello stemma sardissimo come si è soliti immaginare. » | |
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(Antonio Era, Discorso al consiglio regionale, 1950)
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Questo discorso denunciò il fatto che la bandiera non fosse di origini sarde, ma è anche prova documentaria del sentimento popolare che leggeva in essa la storia giudicale. Del resto la storia giudicale nata successivamente alla vittoria sui mori saraceni che permise la fondazione dei quattro giudicati, veniva per coincidenza perfettamente espressa dai quattro mori.
Quando nel 1999 la bandiera assunse la sua definitiva connotazione con la bandana sulla fronte per esattezza storica, alcune voci fuori dal coro sollevarono dubbi al riguardo, ritenendo che la bandiera sarda avesse un proprio significato araldico distante da quello aragonese, e che forse quella bandana sugli occhi era una personalizzazione, oltre che un messaggio pieno di significato.
[modifica] Altri utilizzi della testa di moro
| Per approfondire, vedi la voce Armoriale della testa di moro. |
Lo scudo d'armi della Comunità Autonoma spagnola di Aragona è uno stemma diviso in quattro parti in cui nel quarto in basso a sinistra è presente la versione originale della bandiera dei quattro mori, versione Pietro I d'Aragona. La bandiera della Corsica simboleggia una testa di moro.
In campo politoco, il Partito Sardo d'Azione ha adottato come proprio simbolo la bandiera sarda, secondo il modello Savoia su drappo quadrato. Sardigna Natzione riprende invece solo la croce, nera in campo bianco. I quattro mori con quattro bande è comparsa nei manifesti della Provincia di Nuoro (commissionati da una Giunta di Centro Sinistra) sulle tradizioni popolari (1998) dove compariva sovrapposta all'effige di Giovanni Maria Angioy. Le quattro bande rosse associate ad un solo moro sono state presenti nel simbolo del partito "sardistas", una scissione di Destra del PSd'Az avvenuta nel 2000 (capeggiata dal consigliere regionale Efisio Serrenti). La Bandiera "barras e moros" richiama i quattro mori e i pali rossi, quest'ultimi presenti nella bandiera del Regno di Sardegna fino alla fine del 1400.[3] I pali rossi sono stati presenti anche nello stemma del Giudicato di Arborea almeno fino alla guerra col Regno di Aragona. Essi sono un simbolo di tradizione iberica e sono presenti nelle bandiere della Catalogna e del Regno di Aragona. Quest'ultimo regno fu il fondatore nel 1321 del Regnum Sardiniae. I quattro pali rossi indicano l'impronta tracciata dalle quattro dita, indice, medio, anulare e mignolo, della mano intrisa di sangue. Una leggenda catalana narra che con la mano il Conte di Barcellona Guifred el Velloso che unificò i paesi catalani gravemente ferito in battaglia nella lotta contro l'invasore normanno tracciò questo segno su uno scudo dorato.[4] Metaforicamente rappresenta la lotta del popolo per l'autonomia. Questo stendardo è presente nello stemma ufficiale della compagnia barracellare di Dorgali. La bandiera viene chiamata in sardo "barras e moros", testa dei mori bendata sulla fronte e sguardo a destra, senza i mori la definizione araldica è "barras e ruche".[5]
La testa di Moro non è rara nell'araldica europea. Essa appare in molti stemmi di famiglie nobili. In alcuni casi si tratta di stemmi parlanti, in quanto il cognome della famiglia è "Pagano" o nomi equivalenti in altre lingue (ad esempio "Péan" in Bretagna). Nell'araldica italica in generale il moro porta intorno alla testa una banda bianca (detta talvolta "infula"), che indica lo schiavo reso libero, e non è coronato, mentre lo è nell'araldica germanica. Nella tradizione bavarese la testa di moro appare infatti molto spesso, ed è denominata caput ethiopicum, o moro di Frisinga. ...". Non si dimentichi che l'Etiopia era secondo alcune tradizioni la patria di uno dei tre re magi, le cui reliquie erano state trasportate in Germania da Federico Barbarossa.
- Stemma papale di Benedetto XVI
Lo stemma papale di Benedetto XVI contiene una testa di moro. Il sito del vaticano scrive: "...Nel cantone destro dello scudo (a sinistra di chi guarda) vi è una testa di moro al naturale (ovvero di colore bruno), con labbra, corona e collare di rosso. È l'antico simbolo della Diocesi di Frisinga, nata nell'VIII secolo, diventata Arcidiocesi Metropolitana col nome di Monaco e Frisinga nel 1818, dopo il Concordato tra Pio VII ed il Re Massimiliano I di Baviera (5 giugno 1817).
- Stemma papale di Pio VII
Anche nello stemma del Papa Pio VII, Barnaba Niccolò Maria Luigi Chiaramonti (1742 - 1823), compaiono tre teste di Moro.
[modifica] Note
- ^ Ipotesi sostenuta in Shardana i Principi di Dan e in Shardana i Custodi del Tempo.
- ^ Storia dello stemma - Regione Autonoma della Sardegna
- ^ Nell'atlante della fine del 1300 "Libro di tutti i regni" sono rappresentate le bandiere. I pali rossi sono richiamati nella cinquantacinquesima bandiera simbolo del Regno di Sardegna. L'anonimo autore quattrocentesco afferma anche "El rey de Cerdeña á por señales bastones del rey de Aragón" e cioè "Il Re di Sardegna ha per stemma i bastoni del Re di Aragona". http://www.crwflags.com/FOTW/FLAGS/it-sar-k.html
- ^ cfr. pg 272 Assimil - El Catalan - Assimil
- ^ Nell'atlante quattrocentesco sopra menzionato le bande rosse sono alternate a bande gialle e non a bande bianche, vedi.
[modifica] Bibliografia
- Barbara Fois, Lo stemma dei quattro mori: breve storia dell'emblema dei sardi, Sassari, Carlo Delfino Editore, 1990
- Franciscu Sedda, La vera storia della bandiera dei sardi, Cagliari, Edizioni Condaghes, 2007

