Fusione perfetta del 1847

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Il Regno di Sardegna dopo la Fusione Perfetta del 1847

La fusione perfetta del 1847 si riferisce all'unione politica e amministrativa di tutti i territori del Regno di Sardegna, cioè la parte insulare composta dall'isola di Sardegna, e gli Stati di Terraferma del Piemonte, della Savoia, di Nizza e dell'ex Repubblica di Genova e degli ex feudi imperiali dell'Appennino Ligure (che comprendevano la Liguria, Capraia, il Novese e l'Ovadese), in modo simile a quanto la corona inglese aveva fatto cinquant'anni prima con il Regno d'Irlanda per mezzo dell'Atto di Unione.

La fusione[modifica | modifica wikitesto]

Carlo Alberto di Savoia aveva concesso riforme agli "Stati di Terraferma"; i ceti dirigenti di Cagliari e Sassari promossero una mobilitazione popolare[1] per richiedere l'unione con i domini continentali al fine di ottenere l'estensione di quelle riforme anche all'Isola. Carlo Alberto concesse la fusione il 29 novembre del 1847, annunciata dal viceré Claudio Gabriele de Launay [2] con il seguente discorso: ".....(Il re) ha deciso di formare una sola famiglia di tutti i suoi amati sudditi con perfetta parità di trattamento". Con la fusione cessò la carica viceregia.

Cause[modifica | modifica wikitesto]

L'estensione delle riforme era stata voluta soprattutto dal notabilato, dalla nobiltà e dalla borghesia sarda, al fine di facilitare l’esportazione delle merci agricole e l’importazione dei manufatti del Continente[3], nonché per inserirsi anch'essa nell'opera di sfruttamento delle risorse materiali della Sardegna già perseguita dalle borghesie continentali[4][perché la fusione avrebbe favorito i sardi?]. Non mancarono in merito voci contrarie seppur in minoranza, quali quella di Federico Fenu[5] e non tardarono neanche a presentarsi i pentiti di tale opera: emblematico è il parere di Giovanni Siotto Pintor, che parlò in merito di "follia collettiva" ed ebbe a dire, a posteriori, "errammo tutti"[6].

Conseguenze[modifica | modifica wikitesto]

Molteplici furono le conseguenze che scaturirono dalla Fusione perfetta degli Stati che componevano la Corona sabauda. Anche nell'Isola entrarono in vigore i Codici già in forza negli stati continentali: Il Codice Civile, il Codice Militare, il Codice penale.....

Scomparsa dell'antico Parlamento sardo[modifica | modifica wikitesto]

L'unione portò a una serie di conseguenze fra cui la scomparsa dei secolari istituti di autonomia statuale quali l'antico Parlamento sardo e la Real Udienza, garantiti dai trattati internazionali nel momento del passaggio della corona ai duchi di Savoia.

Scomparsa degli altri Stati di Terraferma[modifica | modifica wikitesto]

Gli Stati di Terraferma si fusero all'interno dello Stato sardo

Nascita dello Stato unitario sardo, poi italiano dal 1861[modifica | modifica wikitesto]

Con la Fusione Perfetta il Regno di Sardegna, divenuto con il passaggio della corona ai Savoia nel 1720 uno Stato composto (cioè formato dall'unione di più Stati i quali mantenevano la loro qualità di Stati), divenne unitario, con un solo popolo, un solo potere pubblico, un unico territorio [7], non più pluralista come quello precedente ma centralista sul modello francese, mantenendo la stessa denominazione.

Lo Stato unitario annesse poi quattordici anni più tardi - malgrado la perdita della contea di Nizza e del ducato di Savoia pretese dalla Francia - la Lombardia austriaca e quindi (attraverso fatti d'armi sanciti a posteriori da plebisciti) il granducato di Toscana, le Romagne pontificie, i ducati di Parma e di Modena e, dopo l'impresa dei Mille, il regno delle Due Sicilie e i territori papali delle Marche e dell'Umbria.

Il 17 marzo 1861 il parlamento Subalpino, integrato con i rappresentanti dei territori annessi, adottò una legge la quale stabiliva che: «"il re Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi successori il titolo di re d'Italia"», [8] senza cambiare l'ordinale. Da quel momento, per intendere lo Stato nella sua interezza, si parlò quindi di Regno d'Italia.

Nascita della "Questione sarda"[modifica | modifica wikitesto]

Con la Fusione e con l'Unità nazionale ebbe inizio la "Questione sarda" ossia la presa di coscienza politica di quella parte della popolazione sarda convinta che solamente nella possibilità di autogoverno si sarebbero risolti in futuro i problemi della Sardegna.[9]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Francesco Cesare Casula, La storia di Sardegna, Sassari, Delfino, 1994, ISBN 88-7138-063-0.
  • Francesco Cesare Casula, Sintesi di Storia Sardo-Italiana, Sassari, Delfino, 2011, ISBN 978-88-7138-606-5.
  • (SC) Frantziscu Tzèsare Casula, Sìntesi de Istòria Sardu-Italiana, Sassari, Delfino, 2011, ISBN 978-88-7138-606-5.
  • Luciano Marroccu, Manlio Brigaglia, La perdita del Regno, Sassari, Editori Riuniti, 1995, ISBN 88-359-3917-8.
  • Attilio Mastino, Manlio Brigaglia, Gian Giacomo Ortu, Storia della Sardegna. 2.Dal Settecento a oggi, Roma, Laterza, 2006, ISBN 88-420-7838-7.
  • Giovanni Siotto Pintòr, Storia civile dei popoli sardi dal 1798 al 1848, Torino, F. Casanova successore L. Beuf, 1877.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giovanni Siotto Pintor, uno dei principali sostenitori della Fusione perfetta, nella Storia civile descrive le pacifiche manifestazioni popolari tenute per richiedere le riforme.
  2. ^ Ultimo viceré di Sardegna
  3. ^ Storia dell'autonomia della Sardegna, dall'Ottocento allo Statuto Sardo - Gianfranco Contu e Francesco Casula, pag. 13
  4. ^ Guida d'Italia - Sardegna, pag. 74
  5. ^ Si legga il suo libretto polemico del 1848 La Sardegna e la fusione con il sardo continentale, in cui rivendicando l'indipendenza dell'isola criticava aspramente la scelta della borghesia sarda di legarsi alle sorti di quella piemontese, trascurando essa il fatto che sardi e piemontesi non potevano serenamente convivere fra di loro perché li dividevano “...stirpe, costumi, indole, persino più che gli irlandesi dagli inglesi".
  6. ^ 29 novembre 1847: la Fusione perfetta, una data infausta per i Sardi e la Sardegna - Francesco Casula
  7. ^ Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, pag 244; op. cit.
  8. ^ F.C. Casula, Sintesi di Storia Sardo-Italiana, pag. 60.
  9. ^ Francesco Cesare Casula, Breve Storia di Sardegna, pag 245; op. cit.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]