Salvatore Satta

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Salvatore Satta

Salvatore Satta (Nuoro, 9 agosto 1902Roma, 19 aprile 1975) è stato un giurista e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Ultimo figlio del notaio Salvatore Satta e di Antonietta Galfrè, parente del poeta Sebastiano Satta, dopo aver frequentato il Liceo ginnasio statale Giorgio Asproni di Nuoro, conseguì la licenza liceale a Sassari presso il Liceo "Azuni" nel 1920, laureandosi poi nella stessa città in giurisprudenza nel 1924, con tesi sul Sistema revocativo fallimentare. È uno dei più grandi giuristi italiani, immensa la sua opera sulla procedura civile, e tra i più grandi narratori.

Carriera universitaria[modifica | modifica sorgente]

Allievo e assistente di Marco Tullio Zanzucchi, conseguita la libera docenza nel 1932, inizia la sua carriera accademica nel 1934 presso la facoltà di giurisprudenza dell'Università di Camerino. Divenuto ordinario nel 1937, passa all'Università di Padova (1937), Genova (1938-1958) e Roma (1958-1975) (di cui sarà anche preside dal 1971 al 1975). In quelle facoltà terrà i corsi di diritto fallimentare e di diritto processuale civile. Dal 1945 al 1946 è rettore dell'Università di Trieste.

Per la peculiarità delle sue tesi, a differenza di altri docenti della stessa materia Satta non sarà un vero e proprio caposcuola[senza fonte]. Tra i suoi allievi, Lucio Lanfranchi, Francesco Cordopatri, Carmine Punzi, Romano Vaccarella, Girolamo Bongiorno, Ferdinando Mazzarella, Girolamo Monteleone, Antonio Nasi.

Sposa nel 1939 Laura Boschian, un'assistente alla cattedra di Letteratura Russa a Trieste, dalla quale avrà due figli, Filippo e Gino (il primo seguirà le orme del padre, optando per il diritto amministrativo e costituzionale).

La codificazione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1938 è chiamato dall'ufficio legislativo del Ministero della Giustizia a far parte della commissione per il codice di commercio e del comitato per la legge fallimentare. Il codice di commercio non sarà approvato, e parte dei materiali predisposti confluiranno nei libri IV e V del codice civile del 1942, mentre la legge fallimentare è entrata in vigore nel 1942. Negli scritti successivi, Satta prenderà le distanze dalla legge fallimentare, probabilmente perché le soluzioni da lui proposte non furono prese in considerazione dagli altri membri del comitato, tra cui Alberto Asquini. Non partecipa ai lavori per il codice di procedura civile, anche perché le sue vedute sono notoriamente divergenti rispetto a quelle degli studiosi (fra cui Piero Calamandrei) che predisporranno il testo del 1940, ma a partire dal 1946 è chiamato a far parte di numerose commissioni ministeriali per la riforma del codice vigente.

Opere giuridiche[modifica | modifica sorgente]

Nei suoi anni universitari pubblicò numerosi studi giuridici, tra cui il più importante è un monumentale Commentario al Codice di Procedura Civile, un'opera in cinque volumi che ne hanno fatto uno dei più noti processualcivilisti italiani del secondo dopoguerra. Nel 1948 viene pubblicato il manuale "Diritto Processuale Civile" a lungo adottato come libro di testo di diritto processuale civile nelle più prestigiose università italiane. L'opera è attualmente giunta alla XIII edizione, a cura del prof. Carmine Punzi. Molto conosciute, anche, le sue "Istituzioni di diritto fallimentare", pubblicate nel 1948, divenute poi il più ampio manuale "Diritto fallimentare", la cui prima edizione, per i tipi della Cedam, uscì nel 1974. Anche questo manuale fu aggiornato, dopo la morte del maestro, dai suoi allievi ed in particolare da Romano Vaccarella.

All'epoca del referendum sul divorzio del 1974, Salvatore Satta si schiera per il sì all'abrogazione della legge del 1970, sostenendo l'indissolubilità anche civile del matrimonio.

Colpito da un male incurabile, Salvatore Satta muore a Roma il 19 aprile 1975.

Lo scrittore[modifica | modifica sorgente]

Si deve alla sua famiglia se Salvatore Satta è conosciuto anche come romanziere: infatti dopo la sua morte la famiglia riprese le vecchie carte del giurista, scoprendo, tra di esse, il dattiloscritto de Il giorno del giudizio (in seguito venne trovato, nelle pagine di una vecchia agenda, anche il manoscritto). Satta aveva iniziato a scriverlo nel 1970, non senza sofferenza, riesumando nella sua memoria le immagini degli abitanti, ormai quasi tutti morti, che "vivevano", se così si può dire, a Nuoro, la città della sua infanzia. Il libro tratta proprio di questo: è una sfilata di personaggi di cui lo scrittore traccia una minuziosa indagine psicologica, a partire dal padre notaio finendo per tutto il contorno cittadino, in una rievocazione a metà tra lo Spoon river e la danza macabra.

Il "romanzo" è stato pubblicato postumo nel 1977 dalla Casa Editrice Cedam, specializzata in pubblicazioni giuridiche. Inizialmente passato sotto il più cupo silenzio di critica, esso è stato quasi totalmente ignorato. Ma appena pochi anni dopo, quando viene pubblicato di nuovo dalla Adelphi (1979), diventa un caso letterario di dimensioni mondiali. Oggi il romanzo, tradotto in diciassette lingue, è considerato un'opera letteraria di grande spessore e riscuote ampi consensi da parte della critica più qualificata.

Altre opere sono La veranda, originata dall'esperienza trascorsa dallo scrittore in un sanatorio di Merano, sulla propria e altrui sofferenza e De Profundis, mirabile affresco sulla triste condizione umana, nato dalle riflessioni sulla negativa esperienza maturata durante il periodo del secondo conflitto mondiale.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Diritto[modifica | modifica sorgente]

  • Contributo alla dottrina dell'arbitrato, Milano, Giuffrè, 1932.
  • La rivendita forzata, Milano, Giuffrè, 1933.
  • L'esecuzione forzata, Milano, Giuffrè, 1937.
  • Teoria e pratica del processo, Milano, Giuffrè, 1940.
  • Guida pratica per il nuovo processo civile italiano, Milano, Giuffrè, 1941.
  • Manuale di diritto processuale civile, Padova, Cedam, 1948.
  • Istituzioni di diritto fallimentare, Roma, Società Editrice del "Foro Italiano", 1948.
  • Diritto processuale civile, 1948.
  • Commentario al codice di procedura civile, Milano, Vallardi, 1959-71.
  • Soliloqui e colloqui di un giurista, Padova, Cedam, 1968.
  • Quaderni del diritto e del processo civile, 1969-73.
  • Diritto fallimentare, 1974.
  • Il mistero del processo, Milano, Adelphi, 1994 (postumo).

Altri saggi e Letteratura[modifica | modifica sorgente]

  • De profundis, Padova, Cedam, 1948 -Milano, 1980 - Nuoro, 2003.
  • Il giorno del giudizio, Padova, Cedam, 1977. 1978. -Adelphi, Milano, 1979. 1990.- Milano, Euroclub, 1979.-Gruppo Editoriale Fabbri-Bompiani-Sonzogno-Etas, 1982.
  • La veranda, Milano, Adelphi, 1981. - Milano, Euroclub, 1982.- a cura di A. M. Morace, Nuoro, Ilisso, 2002.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • U. Nicolini, Leggendo il "De profundis" di Salvatore Satta, “Humanitas”, IV, 1949.
  • F. Martinazzoli, De profundis, "Studi sardi", IX, 1950.
  • E. Pera Genzone, Salvatore Satta, "De profundis", "Filosofia", aprile 1981.
  • R. Morabito, La storia senza storia di Salvatore Satta, in Parola e scrittura, Roma, Bulzoni, 1984.
  • N. De Giovanni, La scrittura sommersa-Itinerari su Salvatore Satta, Cagliari, Gia Editrice, 1984.
  • G. Mameli, Scrittori sardi del Novecento, Cagliari, EdiSar, 1989.
  • M. G. Longhi, Elogio del Giorno del giudizio: saggi di analisi testuale, s.l., Edizioni Mare, 1990.
  • U. Collu (a cura di), Salvatore Satta giuristascrittore, Atti del Convegno internazionale di Studi "Salvatore Satta giuristascrittore", Nuoro 6-9 aprile 1989, Nuoro, Consorzio per la pubblica lettura "S. Satta", 1990.
  • Giulio Angioni, Rileggendo da antropologo 'Il giorno del Giudizio', in U. Collu 1990 (vedi qui sopra), pp. 283-290.
  • Cristina Lavinio, Il giorno del giudizio di Salvatore Satta, in Narrare un'isola. Lingua e stile di scrittori sardi, Roma, Bulzoni, 1991, pp. 111–120.
  • Cristina Lavinio, L'(auto)ironia ossimorica di un "ridicolo dio", in Id. Narrare un'isola, Roma, Bulzoni, 1991, pp.121-150.
  • B. Bigi, L'autorità della lingua: per una nuova lettura dell'opera di Salvatore Satta, Ravenna, Longo 1994.
  • V. Gazzola Stacchini, Come in un giudizio. Vita di Salvatore Satta, Roma, Donzelli, 2002.
  • B. Pischedda, "Ora che la terra li copre tutti": S. Satta, Il Giorno del giudzio, in La grande sera del mondo: romanzi apocalittici nell'Italia del benessere, Aragno, Torino 2004, pp. 29-83.
  • B. Pischedda, Le agende di Satta, in Mettere giudizio. 25 occasioni di critica militante, Diabasis, Reggio Emilia 2006, pp. 29-33.
  • (DE) Klaus Lüderssen: Die düstere Poesie des Paradoxen im Recht. Juristen sollten Literatur studieren; Kafka, der Dichter des „Prozesses“ hatte europäische Verwandte in Tadeusz Breza und Salvatore Satta. In: FAZ, Nr. 36 vom 11. Februar 2006, S. 45.
  • (DE) Maria Schäfer: Studien zur modernen sardischen Literatur. Die Menschen- und Landschaftsdarstellung bei Grazia Deledda, Salvatore Satta, Giuseppe Dessi und Gavino Ledda. Dissertation, Universität Saarbrücken 1986.
  • Antonio Delogu, Giuseppe Capograssi tra Salvatore Satta e Antonio Pigliaru in Antonio Delogu e Aldo Maria Morace, a cura di, Esperienza e verità, Il Mulino, 2009;
  • Antonio Delogu, Le radici fenomenologico-capograssiane di Satta giurista-scrittore in Salvatore Satta giurista scrittore, Nuoro, Consorzio per la Lettura 'S. Satta', 1990;
  • Antonio Delogu, Giudizio e pena in Salvatore Satta in U. Collu, a cura di, Salvatore Satta, oltre il giudizio. Il diritto, il romanzo, la vita, Donzelli, 2005;
  • Antonio Delogu, Giustizia e pena in Salvatore Satta in Rivista Internazionale di Filosofia del Diritto, 2007, n.4.
  • Cristina Lavinio, Ex ungue leonem. Stimoli didattici dal frammento al testo, in Il giorno del giudizio. Ambiti e modelli di lettura, a cura di M. Masala e V. Serra, Aipsa Edizioni, Cagliari, 2012, pp. 123-135.
  • Giulio Angioni, Il luogo del giudizio, in Il dito alzato, Palermo, Sellerio, 2012, pp. 186-191.
  • Francesco Casula,Letteratura e civiltà della Sardegna, vol.I, Grafica del Parteolla Editore, Dolianova, 2011, pagg.179-189.

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