Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu

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Coordinate: 40°21′03.6″N 8°26′40.92″E / 40.351°N 8.4447°E40.351; 8.4447

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Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu
L'esterno.
L'esterno.
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Località Siligo
Religione Cattolica
Titolare Maria
Stile architettonico Bizantino
Inizio costruzione Probabilmente fine VI secolo
Completamento Modifiche nell'XI secolo

La chiesa di Nostra Signora di Mesumundu, generalmente identificata con Santa Maria di Bubalis[1], si trova nel territorio di Siligo, in provincia di Sassari. Costruita intorno alla fine del VI secolo, rappresenta un'architettura di notevole importanza. La chiesa poggia sulle rovine di un edificio probabilmente termale di epoca romana, che fanno parte a loro volta del circostante parco archeologico di Mesumundu. La struttura fu rimaneggiata in epoca romanica (XI secolo). Nel XIX secolo era ridotta in stato di rudere a causa di un crollo che aveva interessato parte l'abside sud, la quale fu ricostruita nel 1934.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il tempietto fu eretto in epoca bizantina intorno alla fine del VI secolo, sulle rovine di un preesistente insediamento romano[2]. Si ritiene che, nell'XI secolo, a seguito della donazione del Judike Barisone I, fatta a favore dell’abbazia di Montecassino, col titolo di Santa Maria in Bubalis, alcuni monaci benedettini presero possesso di terre e beni e fondarono un monastero[3], riadattando l'antico tempietto alle nuove regole dell'orientazione liturgica, stabilite nell'XI secolo. Verso la fine del XIX secolo e i primi del XX la chiesa fu oggetto di interesse da parte dello storico dell'architettura Dionigi Scano, che curò anche un progetto di restauro che non fu mai attuato. Fra la fine degli anni '50 e i primi '60, a seguito di due campagne di scavi l'archeologo Guglielmo Maetzke, pubblicò due studi sulle preesistenze di età romana e stabilisce la datazione del tempietto al VI secolo.

La struttura d'impianto[modifica | modifica wikitesto]

Interno della chiesa.

Il tempietto particolarmente semplice nella costruzione è assimilabile per l’icnografia alla tipologia a croce con cupola. Dell'impianto originario rimangono il corpo centrale, una rotonda con cupola di copertura con due grandi finestre a sesto ribassato aperte sulla parte alta, assieme a due bracci diseguali entrambi absidati, orientati ad ovest e a sud. Il primo è coperto con una volta a botte, il secondo è dotato di un’ampia finestra arcuata e coperto a semicupola. Nella costruzione della fabrica furono riutilizzate parti delle murature degli ambienti termali preesistenti. Fu altresì ripristinato il vecchio acquedotto romano, di cui rimane un frammento all'esterno a sud del monumento, che convogliava le acque termali dalla sorgente del s'Abba Uddi all’interno dell'edificio, dove sono visibili i resti delle canalette di epoca bizantina, inglobate nelle fondazioni e, ad una quota inferiore, un frammento della canalizzazione romana[4]. Secondo alcuni l'edificio potrebbe essere stato un battistero. Ma una valida ipotesi circa la destinazione d'uso del tempio bizantino viene fornita dal glottologo Giulio Paulis, attraverso la spiegazione dell'etimologia della parola mesumundu. Pertanto questo tempio, dedicato al culto della Madre di Dio, fu associato alle virtù miracolose dell’acqua santa attraverso il rito dell'aghiasma che consisteva nell'immersione in una piscina dei malati fiduciosi di ottenere la guarigione[5]. Della fabbrica originaria rimane un frammento costituito dal corpo centrale, una rotonda cupolata con due grandi finestre a sesto ribassato aperte sulla parte alta, e due bracci diseguali entrambi absidati, orientati ad ovest ed a sud. La fabbrica ha una forte somiglianza con il battistero di Yalova[6] nel mar di Marmara (Turchia).

Interventi in epoca romanica[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il 1064 l’antico tempietto bizantino fu riadattato dai monaci benedettini alle nuove regole dell’orientazione liturgica, stabilite dopo il grande scisma del 1054. Creando un'abside sul lato est e, dopo aver praticato un varco sulla parete ad ovest, un ingresso che venne evidenziato all’esterno con la costruzione di un vestibolo (demolito durante i lavori di restauro del 1934). Gli interventi furono realizzati con materiali di recupero delle rovine romane e con qualche concio di basalto proveniente dallo spoglio del vicino nuraghe Culzu[7].

Epoche successive[modifica | modifica wikitesto]

La struttura di Nostra Signora di Mesumundu, una volta abbandonata dai monaci, pare sia stata utilizzata come chiesa dagli abitanti di Villanova Montesanto, almeno fino a quando non fu costruita la chiesa di San Vincenzo Ferrer probabilmente nella seconda metà del XVIII secolo [8].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ S. Chessa sostiene l'ipotesi che Santa Maria di Bubalis (Bubalis > Bualis) fosse ubicata nel territorio di Tergu cfr., S. Chessa, L'insediamento umano medioevale nella curatoria di Montes (comuni di Osilo e Tergu), Sassari, 2002, pp. 145-51
  2. ^ G. Maetzke, Siligo (Sassari). Resti di edificio romano e tombe di epoca tardo imperiale intorno a S. Maria di Mesomundu, Notizie degli Scavi di Antichità, 1965, pp. 311-314.
  3. ^ A. Saba, Montecassino e la Sardegna medioevale. Note storiche e codice diplomatico sardo cassinese, Montecassino, 1927, pp. 21-23
  4. ^ F. A. Pittui, Il tempio dell’aghiasma (Note sul tempietto bizantino di Santa Maria di Bubalis detta Nostra Segnora de Mesumundu, Siligo (SS) in L’almanacco Gallurese 2002-2003, pp.122-123.
  5. ^ Paulis G., Grecità e romanità nella Sardegna bizantina e alto-giudicale, Cagliari, 1980
  6. ^ Cyril Mango, Architettura Bizantina, Milano, 1989, p. 8, fig. 2.
  7. ^ Frank A. Pittui, Il tempietto di Nostra Segnora de Mesumundu: Interpretazioni e restauri in Sacer n.13, 2006
  8. ^ G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai giorni nostri, Cargeghe, 2011, pp. 48-49 nn. 15-16 e 50-51 n. 32

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • F. A. Pittui, Il tempietto di Nostra Segnora de Mesumundu: Interpretazioni e restauri in Sacer n.13, 2006.
  • F. A. Pittui, Il tempio dell’aghiasma (Note sul tempietto bizantino di Santa Maria di Bubalis detta Nostra Segnora de Mesumundu, Siligo (SS) in L’almanacco Gallurese 2002-2003.
  • P.G. Spanu, La Sardegna Bizantina tra VI e VII secolo, Mediterraneo tardoantico e medievale, Scavi e ricerche, 12, Oristano, 1998.
  • A. Teatini, "Alcune osservazioni sulla primitiva forma architettonica della chiesa di Nostra Signora di Mesumundu a Siligo (Sassari)", in Sacer, III, 1996, pp. 119–149.
  • G. Paulis, Grecità e romanità nella Sardegna bizantina e alto-giudicale, Cagliari, 1980.
  • G. Maetzke, Siligo (Sassari). Resti di edificio romano e tombe di epoca tardo imperiale intorno a S. Maria di Mesomundu, Notizie degli Scavi di Antichità, 1965.
  • G. Deriu, scheda "Siligo", in L'insediamento umano medioevale nella curatoria di "Costa de Addes, Sassari, Magnum, 2000.
  • G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai nostri giorni con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, in Meilogu, tomo I, Cargeghe, Documenta, 2011; L'originaria curatoria di Meilogu: territorio e centri abitati, in Meilogu, tomo II, Cargeghe, Documenta, 2014.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Riferimenti esterni[modifica | modifica wikitesto]