Gavino Ledda
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Gavino Ledda (Siligo, 30 dicembre 1938) è uno scrittore, regista studioso della lingua italiana e della lingua sarda, italiano. È conosciuto soprattutto per la sua opera autobiografica Padre padrone (1975).
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[modifica] Biografia
[modifica] Le origini: Ledda filius familias
Ledda nasce a Siligo, in provincia di Sassari, in una famiglia di pastori.
Il padre costringe Gavino ad abbandonare la scuola a soli sei anni, in prima elementare. È lui in persona a prelevare Gavino da scuola, irrompendo nell'aula mentre la maestra sta facendo lezione. Di fronte alla maestra ed alla scolaresca, il padre motiva la propria decisione: occorrono due braccia in più nei lavori agricoli, e Gavino è il più grande dei figli maschi; la scuola è un lusso che i pastori poveri non si possono permettere. Più volte il padre ripete: "Gavino è mio, me lo riprendo" ed impreca contro le autorità pubbliche che "vogliono rendere la scuola obbligatoria" (nel 1938 vigeva già l'obbligo scolastico fino alla terza elementare): "la povertà, quella è obbligatoria". [1]. Avendo frequentato la prima elementare solo per poche settimane, Gavino non sa ancora leggere né scrivere: il padre lo condanna, di fatto, all'analfabetismo, cui lui stesso era stato, a suo tempo, condannato dal proprio padre, che l'aveva prelevato da scuola in maniera analoga. Il padre promette a Gavino che potrà studiare, conseguendo la quinta elementare da privatista, quando sarà più grande.
Il padre introduce Gavino gradatamente alla vita pastorale; i suoi insegnamenti sono però sempre impartiti con una certa brutalità e spesso conditi da percosse. Per i primi tempi permette a Gavino di vivere nel paese di Siligo insieme alla mamma e ai fratelli, ma ben presto lo relega nel podere di famiglia nella isolata località di Baddevrùstana, perché Gavino se ne occupi autonomamente, permettendogli di lavorare a Siligo. Baddevrùstana non è distante da Siligo che pochi chilometri; tuttavia, l'unico mezzo di trasporto di cui la famiglia disponeva era un mulo: il tragitto sembrava perciò lungo e la distanza notevole al piccolo Gavino. Egli, ancora bambino, fa molta fatica ad adattarsi a vivere e lavorare solo a Baddevrùstana. Più mostra insofferenza e ribellione, più violente diventano le punizioni del padre.
Per citare due tra gli episodi più cruenti: lo trascina da Siligo a Baddevrùstana, legato al mulo; lo rincorre frustandogli il viso con un cespuglio spinoso, fino a deformargli completamente il volto. In quest'ultimo episodio, passato "il ciclone pedagogico" [2], il padre si preoccupa seriamente di avere danneggiato irreparabilmente la salute del figlio, e gli occhi in particolare; lo porta a Siligo e chiama il medico, il quale, nonostante le scuse addotte dai genitori di Gavino, comprende perfettamente l'origine delle ferite sul volto del piccolo e minaccia il padre di denuncia, se l'episodio dovesse ripetersi.
Gavino trascorre così la propria seconda infanzia e l'adolescenza: lavorando come pastore alle dipendenze del proprio padre, in un regime di sostanziale schiavitù, e spesso essendo costretto a sopportare quantità di fatica e di stress molto dannose per la salute. Durante l'adolescenza di Gavino, il padre decide di esiliare l'intera famiglia a Baddevrùstana. Anche i fratelli minori di Gavino cominciano a lavorare come lui.
[modifica] L'emancipazione: il servizio militare
L'emancipazione di Gavino dal "Padre padrone" [3] inizia alla fine dell'adolescenza del ragazzo, quando il padre, come aveva promesso a Gavino, gli permette di conseguire la quinta elementare da privatista, e quando la rovina dell'oliveto del padre, distrutto da una gelata, priva sostanzialmente i figli di un futuro come proprietari. Da qui Gavino sviluppa un amore profondo per lo studio, e una tenace volontà di emanciparsi dalla propria condizione di pastore analfabeta incastrato in un contesto retrivo. Dapprima progetta di emigrare in Olanda: ma questo progetto fallisce. Nel 1958 si arruola nell'Esercito iscrivendosi al Corso di Addestramento Reclute: quando lascia la Sardegna, sa a malapena qualche parola di italiano; quando non sa rispondere adeguatamente agli ordini di un superiore, se la cava con un "signorsì!". Studiando e lavorando giorno e notte, sostenuto da una volontà incrollabile, aiutato da un superiore e da un commilitone, migliora notevolmente il proprio italiano, consegue la terza media da privatista e diventa sergente radiomontatore presso la scuola di trasmissioni della Cecchignola, a Roma. Nel 1962 si congeda dall'esercito e torna in Sardegna, per continuare a studiare.
[modifica] Il ritorno in Sardegna
Il congedo viene fortemente disapprovato sia dal padre che dall'intera società che conosceva la famiglia Ledda a Siligo. Gavino viene giudicato presuntuoso perché ha delle ambizioni che sono troppo alte per un ragazzo della sua classe sociale; e gli viene pronosticata una rovina certa. Da sergente con la terza media, avrebbe incontrato rispetto e ammirazione, come un uomo che partendo da una situazione di svantaggio si è fatto da sè; ma fa ridere la pretesa di andare addirittura oltre tale posizione ambendo al diploma, e talora farneticando addirittura di laurea, lui che per nascita non era altro che un pastore povero. Il padre, molto sensibile all'opinione dominante nel paese, si scontra con Gavino diverse volte, cercando di ostacolarlo nello studio :"Ginnasiale! Una parola che non mi inganna" [4].
[modifica] Il diploma superiore e l'emancipazione dal padre
Ma con la propria costanza e capacità Gavino consegue la licenza ginnasiale nel 1962; nonostante il suo successo, o forse proprio per il suo successo, la gente in paese continua a giudicare Gavino con crudeltà. Finalmente avviene l'inevitabile scontro frontale con il padre: Gavino non si sottomette come ha sempre fatto in passato, come gli è stato insegnato a fare fin da piccolo, come i pastori sardi facevano da generazioni, ma si ribella apertamente rivendicando la propria autonomia. Spiegando al padre, in termini chiari, la propria visione del mondo, i propri ideali, i propri progetti; spiega perché non condivide le idee del padre e perché non intende più, d'ora innanzi, sottomettervisi. Lo scontro, anche fisico, non solo tra due uomini ma anche tra "due concezioni del mondo" [5] vede Gavino vittorioso.
[modifica] La laurea, la carriera e le opere
Successivamente, Gavino Ledda consegue il diploma di maturità classica nel 1964 e nel 1969 si laurea in Glottologia all'Università "La Sapienza" di Roma.
Nel 1970 viene ammesso all'Accademia della Crusca con Giacomo Devoto. Nel 1971 è nominato assistente di Filologia romanza e di Linguistica sarda a Cagliari.
Successivamente Ledda decide di narrare la propria vicenda biografica in Padre padrone. L'educazione di un pastore, pubblicato da Feltrinelli nel 1975. Il successo di Padre padrone è clamoroso: il libro vince il Premio Viareggio e viene tradotto in quaranta lingue. Ciò che in quest'opera colpisce il lettore è la profonda maturità dell'autore. La grandezza umana e intellettuale di Ledda consiste proprio nella sua capacità di interpretare la propria vicenda come parte di un processo più ampio di scontro tra mentalità, modi di vivere, culture. È contro la millenaria figura del pater familias, contro il padre-padrone-padrino-patriarca, che Ledda ha combattuto la propria battaglia: non contro la persona del proprio padre; è stata una battaglia contro una mentalità, non contro un individuo. In un'intervista, Ledda ha dichiarato di avere perdonato il padre; ma il lettore attento di Padre padrone si sarebbe accorto di ciò anche se Ledda non l'avesse esplicitamente detto.
Nel 1977, i fratelli Taviani dirigono un film tratto dal libro. Nella scena iniziale del film compare lo stesso Ledda, nell'atto di porgere all'attore che recita la parte del padre un ramo da utilizzare come frusta ("Mio padre aveva anche questo"). Il film dei Taviani vince la Palma d'Oro al Festival di Cannes ed è oggi un classico del cinema, conosciuto internazionalmente con il titolo di "My Father, my Master".
Nel 1984 Ledda dirige il film Hybris,
[modifica] Bibliografia
- 1975: Padre padrone. L'educazione di un pastore
- 1977: Lingua di falce
- 1992: Aurum tellus
- 1995: I cimenti dell'agnello (seconda ediz. riveduta 2000)
- 1998: Padre padrone (nuova edizione riveduta)
- 2003: Padre padrone, edizione riveduta e corretta, con una nota filologica di Giancarlo Porcu: Il Maestrale, Nuoro
[modifica] Note
- ^ Citazioni tratte da Padre padrone
- ^ citazione tratta da Padre padrone
- ^ il "Padre-padrone-padrino-patriarca", citazione da Padre padrone
- ^ citazione da Padre padrone
- ^ citazione da Padre padrone
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