Sartiglia

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Sartiglia
Sartiglia su componidori.jpg
Tipo di festa locale
Data ultima domenica di carnevale e martedì grasso
Celebrata a Oristano
Data d'istituzione 1358

La Sartiglia (Sartilla o Sartilia) è una corsa all'anello di origine medievale (1358)[senza fonte] che si corre l'ultima domenica e il martedì di carnevale ad Oristano. È una fra le più spettacolari e più coreografiche forme di Carnevale della Sardegna. Ricordi sfumati di duelli e Crociate, colori spagnoleschi, echi di nobiltà decaduta e costumi agro pastorali.

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Sartiglia 02.jpg

Il vocabolo Sartiglia o Sartilla (come si diceva un tempo a Oristano) deriverebbe dal castigliano Sortija, che a sua volta ha origine dal latino sorticola, anello, diminutivo di sors, fortuna. Nel significato si coglie il senso della gara che è sì una corsa all'anello, alla stella, ma anche una festa legata alla sorte. Un evento nel quale è facile rintracciare reminiscenze di antichi riti agrari attraverso i quali i popoli intendevano garantirsi la fertilità della terra e l'abbondanza del raccolto.[1]

Origine della Giostra[modifica | modifica wikitesto]

Le radici della giostra sono sicuramente molto antiche e vanno fatte risalire ai giochi militari utilizzati per l'addestramento delle milizie. La loro introduzione in Europa è avvenuta probabilmente grazie ai Crociati intorno all'XI secolo, i quali a loro volta ne avevano appreso la pratica dai loro nemici Saraceni. In Sardegna, le gare cavalleresche di stampo orientale furono importate dalla Spagna, dove già le praticavano i Mori. La Sartiglia è presente ad Oristano dalla metà del XIII secolo[senza fonte]. È probabile che molti giudici e donzelli del Giudicato di Arborea, educati alla Corte Aragonese (dove era praticato l'esercizio all'anello) una volta saliti al trono giudicale abbiano introdotto in città la Sortija o Sartilla spagnola[senza fonte]. La gara subì molte evoluzioni e fu conservata con alcune varianti. Col passare del tempo e con l'introduzione della polvere da sparo, la lancia cadde in disuso e le giostre equestri vennero usate solo come esercizio per le reclute della cavalleria. Nel corso dei secoli la pratica della Sartiglia si mantenne viva dapprima come manifestazione delle classi nobiliari, poi borghesi coinvolgendo infine strati sociali prima esclusi, diventando in tal modo un'espressione di vita, di costumi e di cultura popolari.

La tradizione vuole che, approfittando della confusione carnascialesca, la popolazione e i cavalieri locali dessero sfogo al profondo odio che provavano per i dominatori aragonesi e che, proprio per porre un argine alle risse sempre più frequenti e sanguinose, il canonico oristanese Giovanni Dessì istituisse nel 1543 legati a favore del Gremio dei Contadini e del Gremio dei Falegnami, per il mantenimento della Sartiglia (dove il corpo a corpo era vietato) e per sostenere le spese per il ricco pranzo da offrire ai cavalieri che partecipavano alla Giostra. La tradizione trova conferma nel fatto che il Gremio gode ancora oggi del lascito (su cungiau de sa Sartiglia) per il mantenimento della Giostra. Il registro delle deliberazioni del medesimo Gremio riporta inoltre la notizia della permuta di un chiuso "detto canonico Dessì posto in territorio di Oristano". Al 1543 si fa quindi comunemente risalire il passaggio della giostra da gioco riservato ai militari d'alto rango da ripetersi, probabilmente, più volte l'anno a manifestazione carnevalesca. La numerazione ufficiale parte comunque dal 1465 per cui l'edizione 2012 è stata la 547a.

I protagonisti[modifica | modifica wikitesto]

I Gremi[modifica | modifica wikitesto]

I gremi sono le antiche corporazioni delle arti e mestieri. Il termine Gremio deriva dal mettersi "in grembo" cioè sotto la protezione di uno o più santi patroni[senza fonte]. In Oristano fino al XIX secolo erano attivi sette Gremi: Muratori, Scarpari, Ferrari, Falegnami, Figoli, Sarti e Contadini. Ad oggi sopravvivono il Gremio dei contadini, sotto la protezione di San Giovanni Battista, quello dei falegnami, sotto la protezione di San Giuseppe e quello dei muratori sotto la protezione di Santa Lucia. Al Gremio dei Contadini è affidata l'organizzazione della Sartiglia che si corre la domenica, mentre quello dei Falegnami organizza invece la corsa del martedì. Entrambi sono custodi della tradizione ed è loro compito assicurarne lo svolgimento in qualsiasi condizione meteorologica, economica e sociale. La loro attività si svolge durante tutto l'arco dell'anno ed è strettamente correlata con la giostra equestre. In occasione della festività del santo patrono vengono rinnovate le cariche sociali e si procede alla nomina de s'Oberaju Majore per il Gremio dei Contadini(o Majorale per il Gremio dei Falegnami), cui spetta il compito di scegliere su Cumponidori.

  • Bandieramacellai.png Gremio dei contadini: ha bandiera rossa, è devoto a S.Giovanni Battista e organizza la Sartiglia della domenica
  • Falegnami oristano.png Gremio dei falegnami: ha bandiera rosa e azzurra, è devoto a S.Giuseppe e organizza la Sartiglia del martedì

Su Cumponidori[modifica | modifica wikitesto]

Giampiero Puddu, Cumponidori 2006 per il Gremio dei Falegnami

La Sartiglia della domenica si svolge sotto la protezione di San Giovanni Battista, quella del martedì, organizzata dal Gremio dei Falegnami, sotto la protezione di San Giuseppe. Le usanze stratificate nel tempo fanno da contorno all'unico vero protagonista: su Cumponidori e la sua maschera androgina. È lui il Signore della Festa. Uomo e donna al tempo stesso, né femmina né maschio, su Cumponidori nasce nel corso di una vestizione pubblica, celebrata da ragazze che indossano costumi antichi. La Sartiglia comincia con la vestizione del Capo Corsa, uno dei riti più impenetrabili della tradizione sarda.

Tamburini e Trombettieri[modifica | modifica wikitesto]

Essendo la giostra di origine cavalleresca ogni momento è scandito dai ritmi dei tamburi e dai suoni delle trombe a sottolinearne l'importanza e contribuendo così alla sua solennità. Ogni passo ha il suo significato, viene tramandato da secoli e imparato a memoria. Il suono dei tamburi e gli squilli delle trombe hanno inoltre una funzione di sicurezza, avvisano infatti della discesa in pista di un cavaliere, invitando così a sgomberare il percorso per evitare incidenti.Dal 1861 i trombettieri suonano le prime 6 note dell'inno del Regno D'Italia come Regio Decreto del 1861 n°1654 come volere di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele II che fu il primo a indire la Sartiglia come festa nazionale sarda. I ritmi:

  • Su passu de su Cumponidori (Il passo del Cumponidori). Viene suonato durante la vestizione, durante la cerimonia d'incrocio delle spade, quando su Cumponidori riporta la spada al Gremio e prende su stocu ed infine durante la svestizione.
  • su passu de istrada (Il passo della strada). Eseguito durante la sfilata, accompagna il capo corsa dalla casa dell'Oberaju Majore o "Majorale" del Gremio (rispettivamente dei Contadini e dei Falegnami) al luogo in cui avviene la vestizione, dalla vestizione alla via Duomo per la corsa alla stella, poi dalla corsa alla stella alle pariglie che avvengono in via Mazzini e infine viene suonato nella sfilata che porta il capocorso al luogo della svestizione.
  • Su passu de sa gil. Viene eseguito quando scende in pista su Segundu Cumponi, assistente de su Cumponidori.
  • Su passu de tres (Il passo del terzo). Accompagna la discesa de su Tertzu Cumponi, aiutante di campo de su Cumponidori.
  • Su passu de s'atru Cumponi (Il passo dell'altro Cumponidori). Accompagna il percorso del capo corsa dell'altro Gremio che si porta alla partenza.
  • Su passu de is bachetas (Il passo delle bacchette). Accompagna su Cumponidori che si reca dal presidente del Gremio per ricevere sa pippia de maju con cui benedice la folla chiudendo la corsa alla stella.
  • Sa curreba (la corsa). Si esegue prima che inizi la vestizione de su Cumponidori, durante la discesa dei cavalieri alla stella, durante le pariglie acrobatiche ed infine quando su Cumponidori sveste la maschera. I tamburi tengono un ritmo che accompagna la corsa del cavallo, segnalandone la velocità crescente con il diverso rullare. È il ritmo che ha anche la funzione di avvisare il pubblico dell'arrivo di un cavallo al galoppo.

I Gruppi di Tamburini e Trombettieri che curano la colonna sonora della Sartiglia di Oristano sono: Il Gruppo "Sa Sartiglia", il Gruppo "Città di Oristano" e il Gruppo "Pro Loco", tutti gruppi nati dalla tradizione oristanese, che annoverano fra le loro fila dei veri e propri veterani della giostra equestre.

I Momenti[modifica | modifica wikitesto]

La Candelora[modifica | modifica wikitesto]

L'organizzazione della giostra impiega cavalieri e gremi per buona parte dell'anno, ma è il 2 febbraio, festività della Candelora, il primo atto ufficiale in vista dell'evento. La mattina del due febbraio infatti i rappresentanti dei gremi si recano a messa, nella propria chiesa di San Giovanni dei Fiori quello dei contadini e in Cattedrale quello dei falegnami. Durante la cerimonia religiosa vengono benedetti i ceri il più grande dei quali, riccamente decorato con fiori e ornato di nastri è riservato a su Cumponidori. Al termine della cerimonia il presidente del Gremio, accompagnato dalle massime cariche del gremio stesso, si reca a casa del Cumponidori prescelto e gli consegna il cero benedetto, comunicando così in forma ufficiale a tutta la città il nome di colui che avrà l'onore di guidare la manifestazione, fino allora segreto. In tempi recenti, il nome del Cumponidori prescelto viene comunicato qualche mese prima della candelora, soprattutto per motivi organizzativi, ma la cerimonia non ha perso la sua solennità ed è comunque un momento emozionante.

Il Bando[modifica | modifica wikitesto]

Per lunghi secoli l'attività dei banditori rappresentava una delle principali fonti di informazione di un'intera comunità. Tale formula di comunicazione e di avviso pubblico non mancava di segnalare eventi e cerimonie importanti quali potevano essere spettacoli ed avvenimenti celebrativi. È verosimile che sin dalle più antiche edizioni, anche la corsa della Sartiglia venisse annunciata da un araldo nelle principali piazze della città. Attualmente non si hanno documenti storici relativi a questa fase della giostra che ormai da alcuni decenni, ad opera della Pro Loco cittadina, risulta istituzionalizzata e quindi parte integrante della manifestazione. La figura dell'araldo a cavallo e la lettura del bando risultano oggi i primi atti del giorno della Sartiglia. L'avviso della corsa viene dato nella mattina della domenica di quinquagesima, e del martedì successivo, partendo dalla piazza Eleonora, la piazza prospiciente il Palazzo di Città. Il banditore, scortato da alfieri recanti le insegne della città e accompagnato da tamburini e trombettieri, percorre le strade del centro storico cittadino, raggiunge i borghi più vicini, e, soffermandosi nei principali crocevia, da lettura dell'annuncio dell'imminente corsa. Per provvedere all'utile e nobile divertimento dell'intera comunità, l'autorità cittadina invita cavalieri e pubblico, per correre ed assistere alla corsa, a recarsi presso “sa seu de Santa Maria” ovvero nel piazzale antistante la cattedrale dell'arcidiocesi arborense. L'araldo rende note le volontà dell'autorità civica, l'orario d'inizio della gara e i premi riservati ai cavalieri vincitori che, secondo l'antica costumanza, dovranno cimentarsi nelle prove di abilità con la spada e la lancia, si comunica inoltre la disposizione affinché tutti i cavalieri partecipanti siano sottoposti al comando e all'ordine de “su Mastru Cumponidori”, ovvero del capocorsa già nominato.

La Vestizione[modifica | modifica wikitesto]

Sartiglia 1962, vestizione di Antonio Fiori, di 16 anni

Sono i due Gremi a scegliere e selezionare chi, tra tanti aspiranti, vestirà i panni di su Cumponidori. C'è un antico rituale che viene rispettato e raggiunge il suo culmine nella vestizione del Capo Corsa, il giorno della gara. Un rito denso di sacralità, perché su Cumponidori deve essere forte, puro e coraggioso, deve diventare un sacerdote della fecondità, la cui purezza è legata —nella vigilia della Sartiglia— alla confessione e alla comunione.

Il cavaliere prescelto si presenta, accompagnato da un drappello di tamburini e trombettieri, vestito con una maglietta bianca, calzoni corti di pelle aderenti e con stivali anch'essi di pelle. Accompagnato dal suono delle launeddas sale su un tavolo (sa mesita) vero e proprio altare, posto all'interno della sala, dove abbondano grano e fiori. Da quel momento, su Cumponidori non può più toccare terra (non podit ponnî pei in terra). Qualunque contatto diretto con la Grande Madre deve essere evitato perché egli conservi la purezza necessaria a gareggiare e vincere. A vestire il Cavaliere ci pensano sas Massajeddas, giovani fanciulle in abito sardo, guidate dalla loro maestra, sa Massaja Manna, mani esperte appartenenti a donne del Gremio. Al Capo Corsa non è nemmeno consentito di toccare gli abiti. È una vera funzione, un rito lungo seguito in silenzio da un numero ristretto di persone, i cui passi salienti sono sottolineati da squilli di tromba, rullare di tamburi e applausi, il cui culmine è il momento in cui viene cucita sul viso la maschera. L'espressione profonda di questa maschera trasforma su Cumponidori, lo rende inavvicinabile, inarrivabile. Da quel momento in poi, sino alla fine della corsa, il Cavaliere diventa un "semidio" sceso tra i mortali per dare loro buona fortuna e mandare via gli spiriti maligni. Alla fine su Cumponidori, vestito con in capo un cilindro nero, la mantiglia, una camicia ricca di sbuffi e pizzi, il gilet e il cinturone di pelle, sale sul cavallo che è stato fatto entrare in una sala disposta a religioso silenzio per non innervosire la bestia, gli viene consegnata sa pipia de maju e, completamente sdraiato sul cavallo, esegue sa remada per passare sotto la porta ed uscire all'esterno, dove lo attendono gli altri cavalieri e una folla plaudente che subito inizia a benedire.

La Corsa alla Stella[modifica | modifica wikitesto]

Sartiglia 04.jpg
Sartiglia 2006, su Cumponidori esegue sa remada al termine della corsa alla stella

Ultimata la vestizione su Cumponidori, preceduto da un corteo in abito tradizionale sardo, dai membri del gremio e da tamburini e trombettieri, unitamente ai suoi luogotenenti su Segundu Cumponi e su Tertzu Cumponi, si mette alla testa di altri 117 cavalieri mascherati, con cavalli riccamente bardati, e si dirige verso la via Duomo. Qui, dopo aver benedetto la folla che lo attende, consegna sa pipia de maju a s'Oberaju Majore per riceverne le spade con cui effettuerà la cerimonia dell'incrocio delle spade: al di sotto della stella che è stata appesa sul percorso, per tre volte incrocia la propria spada con quella de su Segundu con evidente valore propiziatorio. Sarà poi lui stesso a poter tentare per primo la sorte, lanciandosi al galoppo con la spada tesa nel tentativo di infilzare la stella. L'onore sarà concesso poi dapprima ai suoi aiutanti di campo e poi, cavallerescamente, alla pariglia dell'altro Cumponidori. Il capo corsa concede via via la spada ad altri cavalieri, in segno di fiducia o di sfida nei confronti della loro abilità. Quanti e quali cavalieri avranno l'onore e l'onere di calcare la pista è sua esclusiva decisione. Una volta soddisfatto del numero di stelle colte per il proprio gremio e per la città, ritorna sul percorso per restituire le spade a s'Oberaju Majore e ricevere su stocu col quale tenterà ancora una volta di cogliere la Stella. Potrà concedere di sfidare la fortuna con quest'arma anche ai suoi luogotenenti, dopodiché, con in mano ancora una volta sa pipia de maju, lancerà il cavallo al galoppo e, completamente sdraiato su di esso, benedirà la folla con ampi gesti: è sa remada, con la quale dichiara conclusa la corsa alla stella e al termine della quale il corteo si riunisce per spostarsi nella via Mazzini, lungo la quale si corrono le pariglie.

Le Pariglie[modifica | modifica wikitesto]

Uscendo lanciati al galoppo dal portico che si apre all'inizio della Via Mazzini, tutti i cavalieri, ad eccezione delle pariglie dei Cumponidoris (che non possono rischiare di cadere da cavallo compromettendo così la propria sacralità) si esibiscono in spericolate acrobazie in piedi sulla groppa dei propri destrieri, fino a quando le condizioni di luce lo consentono. È qui che maggiormente vengono evidenziate qualità quali il coraggio, la destrezza e assume primaria importanza la simbiosi uomo-cavallo. La competizione da individuale passa ed essere un gioco di squadra e solo chi, durante il corso dell'anno, è riuscito a sviluppare particolare affiatamento con i propri compagni e con gli animali, sarà in grado di esibire numeri di grande destrezza e abilità. Le corse a pariglia sono diffuse in tutta la Sardegna e, in principio, non facevano parte della giostra. Furono introdotte in seguito, quando iniziò a partecipare alla giostra anche la parte non nobile della popolazione, anticamente esclusa dalla corsa alla stella. Emblematico a questo proposito è il fatto che si corra su un percorso situato all'esterno delle mura giudicali (un tempo acquitrinoso) e quindi più popolare. Le corse a pariglia sono oggi la parte più spettacolare della giostra, una giuria valuta le esibizioni proposte e il riuscire ad eseguire un buon numero permette di essere ammessi di diritto a partecipare all'edizione successiva della manifestazione.

La svestizione[modifica | modifica wikitesto]

Al termine delle pariglie su Cumponidori saluta la folla benedicendola ancora una volta supino sul cavallo al galoppo, ora assistito dai suoi luogotenenti che gli tengono le briglie e, ricomposto il corteo, si dirige verso lo stesso luogo dove qualche ora prima si era celebrato il rito della vestizione. Qui, sempre a cavallo, si avvicina al tavolo, scende dalla sella badando a non toccare terra e le Massajeddas provvedono a rimuovere gli abiti che ne fanno un semidio e il cavaliere che, per un giorno, è stato re della città, riceve gli applausi e i brindisi in suo onore coinvolgono tutti i presenti. Al contrario della vestizione, che è un rito quasi privato a cui è molto difficile accedere, la svestizione, altrettanto emozionante, è in genere aperta a tutti. Si dà mano ai fiaschi di vernaccia e alle zippole, dando inizio ai festeggiamenti che si protrarranno per tutta la notte. Tutti i cavalieri, tamburini e trombettieri e i componenti del gremio si riuniscono per la ricca cena offerta dal gremio stesso, mentre la folla presente si accalca per le vie del centro storico della città mangiando e bevendo sino a notte fonda.

I simboli[modifica | modifica wikitesto]

La Stella[modifica | modifica wikitesto]

Sartiglia 2006, Gremio dei Falegnami, Stella ad otto punte

La tradizione vuole che l'anello originario continuasse ad essere utilizzato per la corsa fin dal 1543. Per appenderlo sul percorso era utilizzato un sottile filo di lana fin quando uno stagnino (lataraneri), Maistru Busciuca non introdusse la saldatura di un gancetto. Ezechiele Urpis succedette a Maistru Busciuca ed inventò la stella. La bottega di Urpis, si trovava alla fine della via Mazzini, in sa pesada de Portixedda. Qui l'ingegnoso stagnino intuì come una stella forata fosse il bersaglio più adatto per la difficile competizione. La prima stella misurava un raggio di 8 centimetri e un foro centrale di dimensioni molto ridotte, appena quanto un cece. Riuscire a centrarlo lanciati al goloppo richiedeva, oltre che una grande abilità anche una altrettanto grande fortuna: una sola folata di vento era sufficiente a compromettere la riuscita dell'impresa. Le dimensioni della stella rimasero immutate fino al 1955, allorquando la Pro Loco decise di ampliare le dimensioni sia del foro centrale che della stella stessa, per aumentare il numero di stelle mietute e quindi la spettacolarità della corsa. Si ha notizia di stelle a cinque, sei e otto punte, quest'ultima venne utilizzata nella Sartiglia 1976, Cumponidori Enrico Fiori. Ad oggi viene impiegata una stella ad otto punte appesa ad un nastro di raso verde, durante la manifestazione può venire cambiata più volte. Negli ultimi anni viene forgiata una stella in argento massiccio per le discese del capocorsa, che diviene suo trofeo personale qualora riesca nell'impresa di coglierla. La stella è simbolo di buona sorte e di fecondità, per cui, anche fra il pubblico, numerose sono le persone che si accalcano per toccarla e trarne buon auspicio.[2]

Sa Spada e Su Stoccu[modifica | modifica wikitesto]

Sartiglia 2006, Gremio dei Falegnami, su Segundu Cumponi cerca di cogliere la stella con su stocu

Su stoccu è un'asta di legno lavorato con la quale il capocorsa e su segundu cumponi (a discrezione de su Cumponidori anche su Terzu) si possono cimentare una seconda volta nella corsa alla stella. Essendo questa sorta di lancia più grossa rispetto alla spada, centrare la stella è più difficile e riuscire nell'impresa è considerato indice di grande perizia, particolari acclamazioni vengono tributate al Cumponidori che riesca a centrare la stella sia con la spada che con su stocu, guadagnandosi la stella d'oro. Per questo rimane agli annali la Sartiglia 2003 del Gremio dei Contadini, guidata da Gabriele Pinna, il quale riuscì a cogliere due volte la stella, evento che non si verificava da 25 anni. Ancora più raro è che lo stesso cavaliere riesca a centrare tre stelle nelle due giornate fregiandosi della stella di platino, dopo decenni l'impresa riuscì ad Angelo Bresciani nel 1988.

Sa pipia de maju[modifica | modifica wikitesto]

Sartiglia 2006, Gremio dei Falegnami, su Cumponidori con sa pipia de maju benedice la folla

Sa pipia de maju (mazzo di mammole), è una sorta di scettro che sta a simboleggiare l'arrivo della primavera e quindi la fertilità. Le due estremità sono composte da mazzi di viole mammole che, con alcune ore di lavoro, vengono unite ad un fascio di pervinche avvolto in una fettuccia di lino verde che ha la funzione di robusta impugnatura. Brandendola il capocorsa manifesta la propria autorità e, con ampi gesti a forma di croce, impartisce la propria benedizione.

Oristano e la Sartiglia[modifica | modifica wikitesto]

È così che l'ultima domenica e il martedì di Carnevale, ogni anno, Oristano diventa capitale della Sardegna. C'è la Sartiglia. Festa dai mille simboli, festa della magia, della prosperità e della miseria, del dolore e della speranza.

Da Via Sant'Antonio, passando per il Duomo, sino a Via Vittorio Emanuele e Piazza Manno, un fiume di persone, provenienti dalle città e dai paesi di tutta l'isola, si accalca ai bordi di un tracciato di terra e paglia. Ad ogni edizione, su quel percorso pestato dagli zoccoli dei cavalli si riversano secoli di storia. E un fragore di urla e applausi guida le gesta del cavaliere, quando la spada trafigge la stella.

Prima delle acrobatiche e spericolate Pariglie, che regaleranno emozioni e paure sino al tramonto, su Cumponidori dovrà tenere fede ad un ultimo rito, sa Remada, con il Cavaliere costretto a percorrere di corsa la pista disteso di schiena sul dorso del cavallo. Solo allora la Sartiglia potrà essere dichiarata conclusa e il rito definitivamente consumato. Ma sarà una semplice pausa. In attesa dell'edizione successiva, quando ancora una volta la folla si identificherà in quell'eroe, uomo e donna insieme, protagonista di una cerimonia pagano - cristiana che continua a ripetersi inalterata da secoli, forse da millenni.

La Sartiglia tra cultura e tradizione[modifica | modifica wikitesto]

La Sartiglia non è una semplice celebrazione dei riti carnevaleschi, non è nemmeno la riproduzione di una giostra medioevale, né una mera esibizione di audaci e aitanti cavalieri. Dentro la Sartiglia convivono elementi di tradizione e cultura tramandati da centinaia d'anni. In questa manifestazione, che ad Oristano è vissuta con intensità emotiva indescrivibile sin dai tempi del Giudicato d'Arborea, sopravvivono probabilmente alcuni degli aspetti più interessanti e inesplorati della ritualità pagana, contaminata dai cerimoniali di origine cristiana. La Sartiglia di Oristano trae presumibilmente origine dal gioco dell'anello, sortija, contaminandosi di tutti quegli elementi pagani che sono propri di questo popolo. La corsa della Sartiglia è infatti legata alla ciclicità delle stagioni e ha ragione di esistere in quanto propiziazione del raccolto. Il Cumponidori è il tramite divino che agisce per l'ottenimento del risultato. Al termine della Sartiglia su Cumponidori ricompone le pariglie, formate da terzetti di cavalieri e cavalli affiancati, e percorre la via Eleonora, la piazza Eleonora, il corso Umberto fino alla piazza Roma, immettendosi nella via Mazzini per dar vita all'esibizione delle "pariglias"; questa corsa consiste nel percorrere la lunga e diritta via Mazzini mentre i cavalieri fanno delle evoluzioni di vario tipo sui propri cavalli lanciati a galoppo sfrenato. I più abili e temerari sono capaci anche di stare in piedi ai due lati tenendo sulle spalle il compagno al centro che sta in verticale governando i tre purosangue che appaiati galoppano alla massima velocità. L'unica pariglia (Terzetto) che non può esibirsi è quella di su Cumponidori, che si dovrà limitare a fare una galoppata mentre i due compagni ai suoi lati gli reggono le redini (talvolta poggiando le mani sulle spalle dei compagni); infatti, non potendo rischiare di cadere e toccare il suolo, non gli è concesso tentare acrobazie.

I giochi equestri[modifica | modifica wikitesto]

In Sardegna arrivano con la dominazione spagnola nel XIV secolo e sono altamente diffuse in tutto il territorio regionale. Nascono in epoca medievale in Francia, per l'esigenza dei principi di tenere in allenamento le truppe durante i periodi di pace. Osteggiate dalla Chiesa, queste manifestazioni venivano ritenute illecite più della guerra. La guerra infatti rispondeva a motivazioni di pace violata che attraverso la battaglia e lo scontro venivano ripristinate. I giochi equestri, al contrario, per la loro componente ludica e le implicazioni amorose e giocose che le caratterizzavano, distoglievano il popolo che assisteva in massa al loro svolgimento, dalle normali attività lavorative.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giulio Angioni, Sagre, riti e feste popolari della Sardegna, (a cura di) G. Deidda e A. Della Maria, Newton Compton, Roma 2002
  2. ^ Giulio Angioni, Sagre, riti e feste popolari della Sardegna,cit.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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