Coreografia

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La coreografia è l'arte di comporre le danze e i balletti, principalmente per la scena, per mezzo di passi e figurazioni. Il termine è di origine greca ed è composto da choreia ("danza") e graphè ("scrittura").

Storia[modifica | modifica sorgente]

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Già nelle danze primitive si rintracciarono i precursori dell'arte coreografica, con le figure del cerchio e della linea aperta che consentivano balli collettivi organizzati. Basti pensare al cerchio a spirale tipico delle danze estatiche, mentre le danze celebrative prediligevano le danze a file parallele o a catena.[1]

Se gli antichi Egizi danzavano attorno all'altare in modo circolare per rispettare i movimenti degli astri o ricordare lo Zodiaco, i greci rafforzarono l'importanza della coreografia istituendo la figura del 'corodidascalo', con il compito di dirigere le evoluzioni e la mimica dei coreuti.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Dopo un lungo periodo di oscurità per la coreografia nel mondo occidentale, a causa dell'avversione della Chiesa nei confronti della danza, intorno al XV secolo vennero diffusi i primi trattati dove si codificarono i passi e le figure: Domenichino da Piacenza con il suo De arte saltandi et choreas ducendi del 1416 e Antonio Cornazano con il Libro dell'arte del danzare del 1455. Una trentina di anni dopo, il maestro di ballo Bergonzio Botta ideò una pregevole coreografia per i cosiddetti balli conviviali.

Nel XVI secolo, la prima scuola di ballo nobile milanese istruì Baltazarini di Belgioioso, che presso la corte francese di Caterina de' Medici ideò nel 1581 uno dei primi esempi di coreografia moderna, denominata Ballet comique de la Reine

Il primo a utilizzare questo termine, o meglio il primo sistema di notazione coreografico, fu il maestro di ballo Raoul-Auger Feuillet nel trattato da lui pubblicato nel XVIII secolo: Chorégraphie, ou Art de décrire la dance par caractères, signes et figures démonstratives (tr.: Coreografia, o Arte di descrivere la danza per mezzo di caratteri, segni e figure dimostrative). Il termine in questo caso designava il sistema di notazione della danza ideato da Pierre Beauchamp, maitre de ballet alla corte di Re Sole, e descritto nella pubblicazione curata dal Feuillet. Per la prima volta i balletti vennero descritti in tutti i loro movimenti, ponendo una chiara associazione fra il motivo musicale e la figura danzante.

Età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Nel XX secolo il fenomeno che reinventò la coreografia moderna fu quello dei Ballets Russes di Djagilev. e Fokine fissò nel 1914 i principi del coreografo moderno sintetizzabili nel cosiddetto 'discorso unitario' in cui la coreografia prevedeva una forte osmosi con la mimica, la danza, la musica, i costumi e la scenografia.[1]

Nel 1935, Serge Lifar pubblica il suo Manifeste du chorégraphe (Manifesto del coreografo), nel quale rivendica a questo ruolo uno statuto di «concetto», pari a quello del regista teatrale. Qualche anno più tardi Lifar propone di chiamare l'autore dei balletti il choréauteur (coreoautore), per liberare i termini «coreografia» e «coreografo» dalla loro ambiguità.

Al giorno d'oggi, la danza contemporanea ripropone la questione dell'autore delle opere collettive e si tende a considerare sempre più i mestieri del coreografo e dell'interprete come diversi e complementari.

Significato e sfumature del termine[modifica | modifica sorgente]

Fino agli Enciclopedisti e al Dictionnaire de la danse di Charles Compan (1787), il termine stava a significare «l'arte di scrivere la danza». Nel 1810, Jean-Georges Noverre ne parla ancora come di una disciplina che «smorza il genio del compositore di balletto».

Solo all'inizio del XIX secolo il termine si comincia a riferire al creatore dei balletti, a colui che «inventa» le figure e i passi di danza. Il primo a farne uso è Carlo Blasis, nel 1820, ma con scarso successo. Si parlava più volentieri di «maestro di ballo» o di «compositore», dato che i danzatori solisti avevano l'abitudine di sistemare da se stessi le loro variazioni.

Nello stesso periodo, George Balanchine introduce il termine «choreographer» nella commedia musicale e nel cinema americano, al posto di «dance director».

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Le muse, De Agostini, Novara, Vol.III, pag.428-430

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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