Punta La Marmora

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Punta La Marmora
1438puntaLaMarmora.jpg
Punta La Marmora
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Provincia Nuoro Nuoro
Ogliastra Ogliastra
Altezza 1.834 m s.l.m.
Catena Massiccio del Gennargentu
Coordinate 39°59′N 9°20′E / 39.983333°N 9.333333°E39.983333; 9.333333Coordinate: 39°59′N 9°20′E / 39.983333°N 9.333333°E39.983333; 9.333333
Altri nomi e significati Pedras Caprias o Predas Carpìas (in lingua sarda)
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Punta La Marmora

Punta La Marmora, (Perdas Carpìas o Pedras Carpìdas in lingua sarda ), con i suoi 1.834 metri è la vetta più elevata della Sardegna[1]. Si trova nel Massiccio del Gennargentu, a cavallo tra Ogliastra e Barbagia, nel territorio amministrativo dei comuni di Desulo ed Arzana che per secoli se ne sono contesi la proprietà.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Origine e significato del nome[modifica | modifica sorgente]

La vetta porta il nome del generale e scienziato Alberto Ferrero della Marmora, che descrisse l'Isola in due opere scientifico-letterarie; Voyage en Sardaigne, del 1826 e Itinéraire de l'île de Sardaigne, del 1860[2]. Il toponimo della montagna, nella lingua sarda, era Perdas Carpìas[3] che significa pietre spaccate, per via della natura scistosa delle sue rocce che tendono a frantumarsi.

Territorio[modifica | modifica sorgente]

Le rocce che formano la montagna, prevalentemente scisti, sono di natura metamorfica e risalgono al Paleozoico, epoca in cui ebbe inizio l'orogenesi ercinica[4].

La cima si presenta arrotondata e spoglia, ma le pendici sono parzialmente ricoperte da una vegetazione erbacea ed arbustiva particolare e condizionata, in maniera molto marcata, dalle caratteristiche climatiche sfavorevoli[5]. Sul versante occidentale, nella località di Su Sùssiu (o S'Issùssiu che nel dialetto locale significa il burrone) vegeta un piccolo bosco di tassi millenari (Taxus baccata)[6].

Nelle giornate terse dalla cima si può ammirare un panorama che spazia su una gran parte della Sardegna. Si possono individuare sia le montagne della Corsica meridionale sia le colline di Cagliari, nonché i mari che circondano l'isola.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Durante la stagione invernale si verificano frequenti precipitazioni nevose ed, in casi eccezionali, lo spessore del manto può essere superiore al metro. I mesi di gennaio e febbraio sono quelli in cui si verificano le nevicate più copiose; tuttavia la persistenza del manto nevoso non è sempre duratura. Le nevicate invernali e primaverili talvolta creano dei nevai che persistono fino a giugno inoltrato. Di particolare forza sono i venti che sferzano sulla cima, che sovente possono spirare con raffiche superiori ai 100 km/h[7].

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

La particolarità del clima ha consentito la sopravvivenza di una flora tipica montana. La specie più comune è il ginepro nano (Juniperus nana), spesso associato alla peverina di Gibilterra (Gerastium gibraltaricum), al timo erba-barona (Thymus herba-barona), alla viola sardo-corsa (Viola corsica) ed all'avena altissima (Arrhenatherum elatius). Nelle zone ventose sono presenti anche l'astragalo del Gennargentu (Astragalus genargenteus), la fienarola compressa (Poa compressa), la gramigna di Sardegna (Trisetum gracile), la festuca di Moris (Festuca morisiana) ed il paléo comune (Brachypodium pinnatum)[8]. Tra le rocce vegetano specie come la sassifraga sardo-corsa (Saxifraga cervicornis), la costolina appenninica (Robertia taraxacoides), la fienarola di Balbis , il garofano sicuro, l'arenaria balearica, lo sparviere , l'asplenio settentrionale (Asplenium septentrionale) e la cinquefoglia di Sardegna (Potentilla crassinervia)[9].

La fauna è rappresentata dall'aquila reale (Aquila chrysaetos) e dal muflone (Ovis musimon), che trovano tra queste montagne il loro habitat naturale.

Escursionismo[modifica | modifica sorgente]

La vetta è raggiungibile percorrendo alcuni sentieri escursionistici, curati dall'Ente foreste della Sardegna. Lungo il tragitto si trovano diversi punti panoramici ed aree attrezzate per la sosta. I percorsi attraverso i quali è possibile raggiungere la cima sono:

  • Gennargentu T-721 - Percorrendo questo sentiero è possibile giungere fino alla Punta La Marmora, seguendo il Sentiero Italia con il quale si interseca. Lungo il sentiero si trovano delle aree di sosta e dei punti di ristoro, nonché un rifugio montano. La lunghezza del percorso è di 5,3 km per un dislivello di 149 metri, percorribili mediamente in un'ora e mezzo[10];
  • Girgini - Rifugio La Marmora T-722 - Il sentiero conduce ai ruderi del Rifugio Lamarmora. Lungo il percorso sono sistemate alcune aree di sosta. Il tragitto è lungo 8,2 chilometri su un dislivello di 644 metri. Il tempo di percorrenza è stimato in due ore e cinquanta minuti[11].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ignazio Camarda, op. cit., p.269
  2. ^ Alberto della Marmora. URL consultato il 15 settembre 2010.
  3. ^ Mirta Morandini, Salvatore Cuccuru, op. cit., p.26
  4. ^ Ignazio Camarda, op. cit., p.272
  5. ^ Ignazio Camarda, op. cit., p.272
  6. ^ Citterio G., Puxeddu M.; Giannini R., La foresta relitta di roverella dei Monti del Gennargentu, Sardegna in Forest@, vol. 4, n. 1, 2007, pp. 11-18. URL consultato l'8 ottobre 2010.
  7. ^ Piero Angelo Chessa, Alessandro Delitala, 7. La neve in Il clima della Sardegna (HTML), Sassari, Chiarella, 1997, pp.17-20. (ISBN non esistente). URL consultato il 18 ottobre 2010.
  8. ^ Ignazio Camarda, op. cit., pp.280-281
  9. ^ Ignazio Camarda, op. cit., p.282
  10. ^ Sentiero Gennargentu T-721. URL consultato il 2 settembre 2010.
  11. ^ Sentiero Girgini - Rifugio La Marmora T-722. URL consultato il 2 settembre 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]