Santuario di Nostra Signora di Bonaria

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Coordinate: 39°12′31″N 9°07′32″E / 39.208611°N 9.125556°E39.208611; 9.125556

Santuario e basilica minore
di Nostra Signora di Bonaria
Veduta esterna
Veduta esterna
Stato Italia Italia
Regione Sardegna Sardegna
Località Cagliari
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Arcidiocesi di Cagliari
Stile architettonico barocco, neobarocco
Inizio costruzione 1324
Completamento XX secolo
« Assisti, o Maria, la gente di quest'isola, che a te ricorre fiduciosa, presso il tuo Santuario di Bonaria, chiedendo soccorso nelle lotte tra il bene e il male che agitano il nostro mondo odierno. »
(dalla preghiera alla Madonna di Bonaria scritta da Giovanni Paolo II in occasione della sua visita al Santuario il 20 ottobre 1985)

Il santuario di Nostra Signora di Bonaria è un complesso religioso della città di Cagliari situato in piazza Bonaria, in cima al colle omonimo.

Santuario mariano più importante della Sardegna per la Chiesa cattolica, è costituito da una chiesa piccola (il vero e proprio "santuario", di origini trecentesche) a cui si affianca un tempio più grande, elevato al titolo di basilica pontificia minore da Pio XI nel 1926. Il santuario della Vergine di Bonaria è officiato dai padri mercedari, che abitano l'adiacente convento, ed è sede parrocchiale del quartiere di Bonaria.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Torre costruita dai catalani, parte della antica fortezza, oggi funge da campanile

Il santuario, primo esempio di architettura gotico-catalana in Sardegna, sorge sul colle di Bonaria, nel luogo (allora detto di Bonaire, cioè "buona aria") in cui il re Alfonso d'Aragona, nel 1324, aveva fatto costruire un castello fortificato per conquistare il Castello di Cagliari, roccaforte dei Pisani.

Nel 1335 il re donò la chiesa ai frati dell'Ordine di Santa Maria della Mercede, che vi costruirono un convento, che ancora abitano.

La costruzione della basilica, che affianca il Santuario, risale al 1704, quando i frati mercedari decisero di edificare una chiesa più grande in onore della Vergine di Bonaria. La chiesa, costruita su progetto dell'architetto piemontese Antonio Felice De Vincenti, era stata progettata in origine in stile barocco; i lavori subirono però delle interruzioni, e verso la fine del XVIII secolo vennero affidati all'architetto Giuseppe Viana, che rielaborò il progetto in stile neoclassico.

Nel corso dell'Ottocento i lavori subirono ancora diversi rallentamenti. Il 24 aprile 1885 l'arcivescovo di Cagliari Paolo Maria Serci Serra riconsacrò il santuario dopo che erano stati effettuati dei lavori; una grande lapide, fu posta a ricordo del duplice avvenimento. L'edificio venne però terminato solo nel 1926, anno in cui il papa Pio XI gli conferì il titolo di basilica minore.

Durante la seconda guerra mondiale l'edificio subì gravi danni dovuti ai bombardamenti; venne ristrutturato tra il 1947 e il 1960 e poi di nuovo nel 1998.

Il santuario di Bonaria è stato visitato il 24 aprile 1970 da papa Paolo VI, da papa Giovanni Paolo II il 20 ottobre 1985, da papa Benedetto XVI il 7 settembre 2008 durante la sua visita a Cagliari e da papa Francesco il 22 settembre 2013, per sottolineare il legame tra le città di Cagliari e Buenos Aires, che proprio da questo santuario la capitale dell'Argentina prende il nome.

Il santuario[modifica | modifica sorgente]

Facciata del santuario e della basilica

Il santuario propriamente detto è la piccola chiesa trecentesca, in origine cappella della cittadella fortificata costruita dagli Aragonesi, che oggi si trova a sinistra della basilica.

Il santuario venne ampiamente rimaneggiato negli anni cinquanta del XX secolo, allo scopo di riportarlo alla forma originaria. La facciata, allineata a quella della basilica, è molto semplice, a capanna. Per accedere alla chiesa si entra dal portale, in stile gotico, che fu recuperato dalla medievale chiesa di San Francesco in Stampace, demolita nel XIX secolo.

L'interno, in stile gotico - catalano, è a navata unica con volta ogivale. Sul lato sinistro si aprono tre cappelle, anch'esse in stile gotico, voltate a crociera, mentre sul lato destro si trova l'arco che unisce il santuario alla basilica (le quattro cappelle che si aprivano su questo lato furono demolite in seguito ai lavori di costruzione della basilica).

In fondo all'aula, sopraelevato rispetto al pavimento, si trova il presbiterio che termina con l'abside poligonale dov'è l'altare maggiore; questo è il cuore del santuario, perché sull'altare è intronizzata l'imponente statua lignea trecentesca della Madonna col Bambino, detta Nostra Signora di Bonaria, meta della devozione dei fedeli che, per venerarla, salgono le scalette ai due lati dell'altare, trovandosi così all'altezza dei piedi della statua.

Alla base della balaustra, ai lati della scala d'accesso al presbiterio, vi sono le tombe di Domenico Alberto Azuni, a sinistra, a destra invece quella del servo di Dio fra' Antonino Pisano, frate mercedario di Cagliari, morto nel 1927. In tribuna è ubicato un organo (1886), costruito da Carlo Aletti di Monza.

La basilica[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La basilica ha una facciata in calcare con ampio porticato, sopra il quale, in corrispondenza della navata centrale, vi è un timpano triangolare che racchiude lo stemma dell'Ordine della mercede e, più in basso, sovrastata da un altro timpano triangolare e inquadrata da colonnine classicheggianti, si apre la loggia delle benedizioni.

Nell'atrio, sulla sinistra, si trova una scultura di Enrico Manfrini di Milano, offerta da Orlando Onorato, raffigurante il papa Paolo VI, che visitò il santuario di bonaria nel 1970. I portali in bronzo, di epoca contemporanea, sono stati realizzati da Ernesto Lamagna.

Interno della basilica

Sul sagrato sono due sculture di Franco D'Aspro. L'ampia scalinata che conduce dal sagrato al sottostante viale Diaz, ospita specialmente nel periodo estivo, diversi eventi, tra cui sfilate di moda di stilisti isolani.

Interno[modifica | modifica sorgente]

Il vasto e luminoso interno ha pianta a croce latina, diviso in tre navate, con ampio transetto sovrastato da un'alta cupola (50 metri) ottagonale. Le navate sono separate da quattro arcate, poggianti su colonne binate in calcare bianco. La navata centrale, lunga 54 metri, ha una copertura a volta a botte, mentre quelle laterali sono coperte rispettivamente da quattro cupolette.

L'altare maggiore è sormontato da un baldacchino sorretto da quattro colonne di marmo verde decorato da figure di angeli in rame dorato, così come i capitelli e le arcate. Di fronte al presbiterio, all'altezza dell'ultima coppia di colonne a destra si trova una riproduzione della statua della Madonna di Bonaria.

Nelle navate laterali si aprono le cappelle, quattro a destra e tre sulla sinistra, in cui si trovano grandi tele raffiguranti la Madonna, risalenti agli anni '50 del XX secolo. Le tele raffiguranti Maria Ausiliatrice (prima cappella a destra), l'Assunta (seconda cappella a destra), la Madonna di Fatima (quarta cappella a destra), la Madonna del Rosario (prima cappella a sinistra), la Vergine Immacolata (terza cappella a sinistra) sono opera di Antonio Mura.

Nella terza cappella della navata destra, dipinto della Sacra Famiglia di Giuseppe Aprea, mentre la seconda cappella della navata sinistra racchiude la tela raffigurante la Madonna della Mercede, opera di Gina Baldracchini risalente al 1961.

Il transetto custodisce la statua della Madonna del Combattente, opera di Francesco Ciusa, realizzata tra il 1936 e il 1938. Sempre nel transetto si aprono due cappelle nei rispettivi bracci, in quello destro la cappella della Madonna della Vittoria o dei Caduti, edificata nel 1930 per desiderio delle madri dei caduti in guerra, ornata da un altare marmoreo in stile barocco con un bassorilievo raffigurante La Pietà, nel braccio sinistro la cappella del Santissimo Sacramento, in cui si trova un'altra tela di Antonio Mura, raffigurante la Cena in Emmaus.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

Nel transetto della chiesa, su due cantorie, si trova l'organo a canne Tamburini opus 438, costruito nel 1961.

Lo strumento, a trasmissione elettrica, ha tre tastiere di 61 note ciascuna ed una pedaliera concavo-radiale di 32. La sua disposizione fonica è la seguente:

Prima tastiera - Positivo espressivo
Principale 8'
Bordone 8'
Ottava 4'
Flauto conico 4'
Nazardo 2.2/3'
Ottavina 2'
Sesquialtera 2.2/3'-1.3/5'
Cornetto combinato
Pienino 5 file 2'
Clarino 8'
Campane
Tremolo
Seconda tastiera - Grand'Organo
Principale 16'
Principale dolce 8'
Principale forte 8'
Flauto aperto 8'
Quintadena 8'
Ottava 4'
Flauto armonico 4'
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Ripieno acuto 3 file 1'
Gran ripieno 7 file 2'
Tromba 8'
Tromba squillo 8'
Voce umana 8'
Terza tastiera - Espressivo
Bordoncino 16'
Eufonio 8'
Corno di notte 8'
Viola da gamba 8'
Salicionale 8'
Fugara 4'
Flauto in selva 4'
Flauto in XII 2.2/3'
Silvestre 2'
Terza 1.3/5'
Pienino 5 file 2'
Oboe 8'
Tromba armonica 8'
Coro viole 4 file 8'
Tremolo
Pedale
Acustico 32'
Contrabbasso 16'
Principale 16'
Subbasso 16'
Bordone 16'
Gran quinta 10.2/3'
Ottava 8'
Bordone 8'
Corno 8'
Bombarda 16'
Bombardino 8'
Clarino 4'

Il Museo[modifica | modifica sorgente]

Nel chiostro del convento si può visitare il Museo del santuario, che conserva testimonianze archeologiche, modellini navali, arredi sacri ed ex voto.

Dopo i restauri degli anni cinquanta, l'edificio fu riportato alle sue linee architettoniche originali, cioè al più puro stile gotico-catalano; fu quindi necessario rimuovere tutte le sovrapposizioni fatte nel corso dei secoli. Anche gli ex-voto che vi si conservavano, furono tutti rimossi e sistemati alla meglio in alcuni locali, in attesa di una sistemazione definitiva.

Nel 1968, il rettore padre Pasquale Pasquariello, ebbe la felice idea di creare un piccolo Museo, destinato a conservare e preservare dalla distruzione quel tesoro di fede e di pietà popolare, accumulato durante un così lungo periodo; tale Museo fu inaugurato nel luglio 1968, in occasione della sagra estiva di Bonaria.

Storia della statua di Nostra Signora di Bonaria[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Nostra Signora di Bonaria.
La cupola della Basilica

Secondo la leggenda, il 25 marzo 1370 una nave partita dalla Catalogna fu sorpresa da una tempesta. I marinai decisero allora di gettare in mare tutto il carico, tra cui una pesante cassa. Appena la cassa venne gettata in mare, la tempesta si placò.

La cassa approdò quindi a Cagliari, proprio sotto il colle di Bonaria; i frati del convento, apertala, vi trovarono una statua in legno di carrubo della Vergine Maria che tiene con una mano in braccio il Bambino Gesù e nell'altra ha una candela accesa Santa Maria della Candelora. La devozione alla statua miracolosa si diffuse immediatamente in tutta la Sardegna, specie tra i marinai che la invocano come protettrice.

Narra infatti sempre la leggenda che la navicella d'avorio, offerta in ringraziamento alla Vergine da una devota, che era stata appesa davanti alla statua con una corda di canapa, avesse iniziato a muoversi segnando i venti che spiravano fuori dal golfo di Cagliari e che i marinai, prima di prendere il mare, si recassero sempre nel santuario.

I conquistadores spagnoli diedero per devozione il suo nome alla capitale dell'Argentina, Buenos Aires.

Il 13 settembre 1907 papa Pio X proclamò la Madonna di Bonaria patrona massima della Sardegna.

Cento anni dopo, nel 2007, si è celebrato il centenario di tale proclamazione, conclusosi il 7 settembre 2008 con la solenne celebrazione presieduta da papa Benedetto XVI, giunto in visita pastorale a Cagliari (l'annuncio ufficiale dell'evento è stato dato alla Sardegna intera dall'arcivescovo di Cagliari Giuseppe Mani nella messa della Natività nel duomo, il 25 dicembre 2007). La visita a Cagliari è stato il terzo e ultimo viaggio apostolico in Italia per il 2008, dopo la Liguria e la Puglia.

Il 22 settembre 2013 papa Francesco ha visitato il santuario della Madonna di Bonaria per la sua prima visita pastorale.

La festa di Nostra Signora di Bonaria viene celebrata il 24 aprile.

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