Basilica di San Gavino, San Proto e San Gianuario
Coordinate: 40°49′55″N 8°24′3″E / 40.83194°N 8.40083°E
| Basilica di San Gavino | |
|---|---|
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Portale principale (XV secolo) |
|
| Paese | Italia |
| Regione | Sardegna |
| Località | Porto Torres |
| Religione | Cattolicesimo |
| Diocesi | Arcidiocesi di Sassari |
| Stile architettonico | protoromanico |
| Inizio costruzione | ante 1065 |
| Completamento | 1080 circa |
La basilica di San Gavino a Porto Torres è la chiesa romanica più grande e antica della Sardegna.[1] Il tempio, uno dei monumenti più insigni dell'isola, è un importante luogo di culto legato alla venerazione delle reliquie dei martiri turritani. Già sede cattedrale, è attualmente la chiesa principale di Porto Torres e sede parrocchiale.
Indice |
[modifica] Cenni storici
La città di Turris Libisonis fu sede episcopale dal 489 al 1441, anno in cui la sede si trasferì a Sassari.[2] La basilica di San Gavino, ex cattedrale, sorge nel Monte Angellu, area in cui gli scavi archeologici hanno attestato la presenza di una necropoli paleocristiana e due antiche basiliche (una delle quali, a pianta centrale, era il Martiryon costruito sulla tomba di san Gavino, i cui resti furono inglobati nella cripta della basilica) databili al V - VII secolo.
La prima menzione documentaria della chiesa di San Gavino è databile intorno al 1065 ed è contenuta nel Condaghe di San Pietro di Silki.[2] Lo Pseudocondaghe di San Gavino, documento apografo del XVII secolo, riporta alcune vicende della costruzione della basilica. Secondo lo Pseudocondaghe, l'inizio dei lavori risale alla prima metà dell'XI secolo e si deve a Gonnario Comita,[2] giudice di Torres e di Arborea, che commissionò l'opera a maestranze pisane. Nello Pseudocondaghe si narra che il Judike: « feghit venner XI Mastros de pedra, et de muru sos plus fines, et megius qui potuerunt acatare in Pisas, et posit ad operare sa ecclesia.»[3] La costruzione proseguì sotto Torchitorio Barisone I de Lacon-Gunale, figlio di Gonnario Comita, e venne inaugurata dal giudice Mariano di Torres e dall'arcivescovo Costantino di Castra nel 1080.[4]
Nel prospetto settentrionale della basilica, due epigrafi incise sulla base marmorea della prima parasta a partire dall'abside orientale attestano la presenza nei pressi di altrettante sepolture privilegiate: un titulus, recante la data 1211, fa riferimento ad un defunto del quale purtroppo non si è conservato il nome e invoca con decisione l'inviolabilità della tomba (...et nullus alius in hoc tumulo requiescat in pace) mentre l'altra iscrizione, antecedente alla prima, ricorda un personaggio di nome Guido de Vada.
Ancora un'epigrafe, datata 1492 e presente sul portale romanico, attesta i lavori compiuti nel XV secolo che introdussero nella costruzione elementi dello stile gotico-catalano.
Nel XVII secolo venne sistemata la cripta che accolse le reliquie dei martiri turritani rinvenute nel 1614 in seguito agli scavi voluti dall'arcivescovo Gavino Manca de Çedrelles.
[modifica] Descrizione
[modifica] Esterno
La basilica è situata tra due cortili, detti atrio Comita e atrio Metropoli, su cui si affacciano i due lati lunghi dell'edificio. Nel fianco meridionale si apre l'ingresso principale, costituito da un pregevole portale gemino del XV secolo in stile gotico-catalano; il grande arco a tutto sesto che sovrasta il portale è retto da colonnine e presenta la cornice dell'estradosso che poggia su due capitelli scolpiti con la raffigurazione di due angeli che reggono uno stemma ciascuno. La chiesa è biabsidata con absidi contrapposte infatti ce n'è una su entrambe i lati corti della basilica. Il paramento esterno della fabbrica, in pietra calcarea, è scandito da lesene e archetti pensili. La copertura del tetto è in lastre di piombo.
[modifica] Interno
L'interno è a pianta rettangolare, diviso in tre navate tramite due serie di archi a tutto sesto retti da ventidue colonne di spoglio, in granito rosa e marmo grigio, e da tre coppie di pilastri cruciformi. I capitelli sono quasi tutti di epoca romana. La pianta a sviluppo longitudionale è conclusa su ambo i lati minori da un'abside. La navata centrale, molto più larga di quelle laterali con un rapporto di 3:1, è coperta a capriate lignee che riportano numerose scritte in colore rosso risalenti al XVII secolo, mentre le campate delle navatelle laterali sono voltate a crociera. Attuali studi effettuati dall'Università di Pisa stanno rilevano l'intero corpo basilicale con i più recenti metodi di scansione laser e fotogrammetria.
L'altare maggiore, fino al XIX secolo collocato al centro della navata, si trova ora nell'abside situata a sud ovest, mentre l'abside contrapposta, a nord est, ospita un catafalco ligneo del XVII secolo con le statue policrome dei santi martiri Gavino, Proto e Gianuario, raffigurati in posizione giacente.
Dalle navate laterali si accede all'anticripta e alla cripta, dove sono custoditi artistici sarcofagi romani, dentro i quali si conservano quelle che i fedeli venerano come le reliquie dei martiri turritani. L'anticripta è un ambiente in stile classico rinascimentale, caratterizzato da numerose nicchie entro le quali si collocano statue marmoree di martiri.
[modifica] Note
- ^ Porto Torres, Basilica di San Gavino URL consultato l'11 febbraio 2008
- ^ a b c R. coroneo, Architettura romanica dalla metà del Mille al primo ‘300, scheda 1 Op. cit. in bibliografia
- ^ fece arrivare 11 scalpellini e muratori tra i più abili e capaci che si potessero trovare a Pisa e si cominciò a costruire la chiesa
- ^ La Basilica di San Gavino URL consultato l'11 febbraio 2008
[modifica] Bibliografia
- Roberto Coroneo. Architettura Romanica dalla metà del Mille al primo '300. Nuoro, Ilisso, 1993. ISBN 88-85098-24-X
- Francesca Segni Pulvirenti, Aldo Sari. Architettura tardogotica e d'influsso rinascimentale. Nuoro, Ilisso, 1994. ISBN 88-85098-31-2
- Attilio Mastino, Cinzia Vismara. Turris Libisonis. Sassari, Carlo Delfino editore, 1994. ISBN 88-7138-089-4
- Giuseppe Piras, Le iscrizioni funerarie medievali della basilica di San Gavino: contributi preliminari per una rilettura, in Il regno di Torres 2. Atti di «Spazio e Suono» 1995 - 1997, a cura di Giuseppe Piras, Sassari, Centro Studi Basilica di San Gavino Editore, 2003, pp. 302-342.
- Il Condaghe di San Gavino, a cura di Giuseppe Meloni, Cagliari, 2005.