Urospermum dalechampii

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Progetto:Forme di vita/Come leggere il tassoboxCome leggere il tassobox
Boccione maggiore
Urospermum dalechampii 4 (Corse).JPG
Urospermum dalechampii
Classificazione Cronquist
Dominio Eukaryota
Regno Plantae
Superdivisione Spermatophyta
Divisione Magnoliophyta
Classe Magnoliopsida
Sottoclasse Asteridae
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Hypochaeridinae
Genere Urospermum
Specie dalechampii
Classificazione APG
Regno Plantae
(clade) Angiosperme
(clade) Eudicotiledoni
(clade) Tricolpate basali
(clade) Asteridi
(clade) Euasteridi II
Ordine Asterales
Famiglia Asteraceae
Sottofamiglia Cichorioideae
Tribù Cichorieae
Sottotribù Hypochaeridinae
Nomenclatura binomiale
Urospermum dalechampii
(L.) Schmidt, 1795
Nomi comuni

Amarago
Grugno
Lattugaccio di Daléchamps

Il boccione maggiore (nome scientifico Urospermum dalechampii (L.) Schmidt, 1795) è una specie di piante spermatofite dicotiledoni appartenenti alla famiglia Asteraceae dall'aspetto di piccole margheritine gialle.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

Il nome del genere (Urospermum) deriva da due parole greche oura ( = coda, becco) e sperma ( = seme) e fa riferimento al becco (un lungo prolungamento apicale) dell'achenio.[1][2] Il nome specifico (dalechampii) è in onore e ricordo del medico botanico, filologo e naturalista francese Jacques Daléchamps o D'Aléchamps (1513 - 1588) morto a Lione, autore fra l'altro dell'opera enciclopedica "Historia generalis plantarum" del 1586.[3]
Il binomio scientifico della pianta di questa voce è stato proposto inizialmente da Carl von Linné (1707 – 1778) biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, nella pubblicazione "Species Plantarum" del 1753, perfezionato successivamente dal botanico boemo Franz Willibald Schmidt (1764 - 1796) nella pubblicazione "Sammlung Physikalisch-Ökon. Aufs.: 276" del 1795.[4]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Il portamento

L'altezza di queste piante varia da 20 a 40 cm. La forma biologica è emicriptofita scaposa (H scap), ossia sono piante perenni, con gemme svernanti al livello del suolo e protette dalla lettiera o dalla neve, dotate di un asse fiorale eretto e spesso privo di foglie. Tutta la pianta è villosa per peli patenti.[2][3][5]

Radici[modifica | modifica wikitesto]

Le radici sono fittonanti.

Fusto[modifica | modifica wikitesto]

La parte aerea del fusto è eretta e ascendente; inoltre è fogliosa nella metà inferiore.

Foglie[modifica | modifica wikitesto]

Le foglie

Le foglie si dividono in basali e cauline. Quelle basali hanno una lamina di tipo pennatosetto e sono lunghe 5 – 6 cm; quelle cauline inferiori sono progressivamente maggiori e meno profondamente divise; mentre quelle cauline superiori hanno un contorno lanceolato e sono subintere e sessili. I margini delle foglie possono essere dentati. Dimensione delle foglie cauline inferiori: larghezza 2 cm; lunghezza 6 – 8 cm.

Infiorescenza[modifica | modifica wikitesto]

L'involucro

Le infiorescenze consistono in singoli capolini (uno o pochi) su un lunghi peduncoli ingrossati. I capolini sono formati da un involucro più o meno urceolato composto da 7 - 8 brattee (o squame) disposte su una sola serie (o 2) all'interno delle quali un ricettacolo fa da base ai fiori tutti ligulati. Le squame sono lunghe 12 – 14 mm, a forma da ovato-lanceolata a lanceolato-lineare, sono concresciute nel terzo inferiore, superiormente sono libere; i margini sono scariosi e gli apici sono acuminati. Il ricettacolo, da piatto a convesso, è "nudo", ossia privo di pagliette a protezione della base dei fiori. Diametro del capolino: 3,5 – 7 cm. Diametro dell'involucro: 10 – 20 mm.

Fiore[modifica | modifica wikitesto]

I fiori

I fiori da 20 a 50, sono tutti del tipo ligulato[6] (il tipo tubuloso, i fiori del disco, presente nella maggioranza delle Asteraceae, qui è assente), sono tetra-ciclici (ossia sono presenti 4 verticilli: calicecorollaandroceogineceo) e pentameri (ogni verticillo ha 5 elementi). I fiori sono tutti ermafroditi e zigomorfi.

  • Formula fiorale: per questa pianta viene indicata la seguente formula fiorale:
* K 0/5, C (5), A (5), G (2), infero, achenio[7]
  • Calice: i sepali del calice sono ridotti ad una coroncina di squame.
  • Corolla: la corolla dei fiori periferici alla base è tubolare e incolore lunga 12 mm e termina in una ligula raggiante (larga 3 mm; lunga 20 mm) con 5 denti apicali; la ligula è colorata di giallo chiaro nella parte adassiale, mentre in quella abassiale sono presenti delle striature purpuree.
  • Fioritura: da maggio a agosto.

Frutti[modifica | modifica wikitesto]

I frutti sono degli acheni con pappo. L'achenio è colorato di marrone, è rugoso (tubercolato) con un corpo appiattito-oblungo ed è lungo 6 – 8 mm; all'apice è presente un becco lungo il doppio dell'achenio stesso (un diaframma separa il becco dalla parte contenente l'embrione). Il pappo caduco è formato da 18 - 22 peli piumosi, bianchi, subuguali disposti in una (o 2) serie insieme ad alette rigide; le setole alla base sono connate.

Riproduzione[modifica | modifica wikitesto]

  • Impollinazione: l'impollinazione avviene tramite insetti (impollinazione entomogama).
  • Riproduzione: la fecondazione avviene fondamentalmente tramite l'impollinazione dei fiori (vedi sopra).
  • Dispersione: i semi cadendo a terra (dopo essere stati trasportati per alcuni metri dal vento per merito del pappo – disseminazione anemocora) sono successivamente dispersi soprattutto da insetti tipo formiche (disseminazione mirmecoria).

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Distribuzione della pianta
(Distribuzione regionale[9] – Distribuzione alpina[10])
  • Habitat: l'habitat tipico per questa pianta sono i prati aridi, gli incolti (anche le vigne e gli uliveti) e le aree lungo le vie; ma anche gli ambienti ruderali, nelle scarpate e nei luoghi rocciosi misti a prato. Il substrato preferito è sia calcareo che siliceo con pH neutro, medi valori nutrizionali del terreno che deve essere arido.[10]
  • Distribuzione altitudinale: sui rilievi queste piante si possono trovare fino a 1200 m s.l.m.; frequentano quindi i seguenti piani vegetazionali: collinare e montano (oltre a quello planiziale – a livello del mare).

Fitosociologia[modifica | modifica wikitesto]

Dal punto di vista fitosociologico la specie di questa voce appartiene alla seguente comunità vegetale:[10]

Formazione: delle comunità a emicriptofite e camefite delle praterie rase magre secche;
Classe: Lygeo-Stipetea
Ordine: Brachypodietalia phoenicoidis
Alleanza: Brachypodion phoenicoidis

Sistematica[modifica | modifica wikitesto]

La famiglia di appartenenza dell'Urospermum dalechampii (Asteraceae o Compositae, nomen conservandum) è la più numerosa del mondo vegetale;, comprende oltre 23000 specie distribuite su 1535 generi[12] (22750 specie e 1530 generi secondo altre fonti[13]). Il genere Urospermum contiene due sole specie, entrambe presenti nella flora spontanea italiana.
Il numero cromosomico di U. dalechampii è: 2n = 14.[14]
Il basionimo per questa specie è: Tragopogon dalechampii L., 1753.[10]

Sinonimi[modifica | modifica wikitesto]

Questa entità ha avuto nel tempo diverse nomenclature. L'elenco seguente indica alcuni tra i sinonimi più frequenti:[11]

  • Arnopogon dalechampii (L.) Willd.
  • Tragopogon bicolor Moench
  • Tragopogon dalechampii L., 1753
  • Tragopogon laetus Salisb.
  • Tragopogon verticillatus Lam.
  • Urospermum grandiflorum St. -Lag.

Specie simili[modifica | modifica wikitesto]

L'altra specie del genere (Urospermum picroides) differisce per i seguenti caratteri:

  • le piante sono leggermente più basse;
  • l'infiorescenza si compone di diversi capolini e tutti con un diametro minore (2 – 4 cm);
  • le foglie si presentano con un margine ruvido e maggiormente dentato-seghettato;

Altre notizie[modifica | modifica wikitesto]

Il Lattugaccio di Daléchamps in altre lingue è chiamato nei seguenti modi:

  • (DE) Daléchamps' Schwanzsame
  • (FR) Urosperme de Daléchamps

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Botanical names. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  2. ^ a b eFloras - Flora of North America. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  3. ^ a b Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 241
  4. ^ The International Plant Names Index. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  5. ^ Kadereit & Jeffrey 2007, pag. 197
  6. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 12
  7. ^ Tavole di Botanica sistematica. URL consultato il 20 dicembre 2010.
  8. ^ Pignatti 1982, Vol. 3 - pag. 1
  9. ^ Conti et al. 2005, pag. 180
  10. ^ a b c d e Aeschimann et al. 2004, Vol. 2 - pag. 624
  11. ^ a b Global Compositae Checklist. URL consultato il 22 ottobre 2012.
  12. ^ Judd 2007, pag. 520
  13. ^ Strasburger 2007, pag. 858
  14. ^ Tropicos Database. URL consultato il 22 ottobre 2012.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Funk V.A., Susanna A., Stuessy T.F. and Robinson H., Classification of Compositae in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Norbert Kilian, Birgit Gemeinholzer and Hans Walter Lack, Cichorieae – Chapter 24 in Systematics, Evolution, and Biogeography of Compositae, Vienna, International Association for Plant Taxonomy (IAPT), 2009.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume 3, Bologna, Edagricole, 1982, pag. 241, ISBN 88-506-2449-2.
  • D. Aeschimann, K. Lauber, D.M. Moser, J-P. Theurillat, Flora Alpina. Volume 2, Bologna, Zanichelli, 2004, pag. 624.
  • 1996 Alfio Musmarra, Dizionario di botanica, Bologna, Edagricole.
  • Strasburger E, Trattato di Botanica. Volume secondo, Roma, Antonio Delfino Editore, 2007, ISBN 88-7287-344-4.
  • Judd S.W. et al, Botanica Sistematica - Un approccio filogenetico, Padova, Piccin Nuova Libraria, 2007, ISBN 978-88-299-1824-9.
  • F. Conti, G. Abbate, A. Alessandrini, C. Blasi, An annotated checklist of the Italian Vascular Flora, Roma, Palombi Editore, 2005, pag. 180, ISBN 88-7621-458-5.
  • Kadereit J.W. & Jeffrey C., The Families and Genera of Vascular Plants, Volume VIII. Asterales. Pag 197, Berlin, Heidelberg, 2007.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]