Cattedrale di San Pietro Apostolo (Isernia)

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Cattedrale di San Pietro Apostolo
La facciata
La facciata
Stato Italia Italia
Regione Molise Molise
Località Isernia-Stemma.png Isernia
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Pietro apostolo
Diocesi Diocesi di Isernia-Venafro
Stile architettonico barocco, neoclassico
Inizio costruzione 1349
Completamento XIX secolo

La cattedrale di San Pietro Apostolo è l'edificio di culto cattolico più importante della città di Isernia, chiesa madre della diocesi di Isernia-Venafro e sede dell'omonima parrocchia. Si trova in piazza Andrea d'Isernia, nel centro storico della città e sorge su un antico tempio pagano italico del III secolo a.C.; il suo aspetto odierno è il risultato di numerosi interventi, effettuati sia dopo i numerosi terremoti, sia in seguito a progetti di rinnovamento dell'edificio.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Il tempio della Triade Capitolina[modifica | modifica sorgente]

Il podio del tempio italico visibile su un lato della cattedrale

Isernia venne fondata come colonia latina nel 264 a.C., come avamposto nel Sannio. La colonia aveva caratteri simili alle altre colonie italiche dell'epoca riscontrabili dalla Toscana (come Cosa) alla Campania (come Paestum). All'epoca l'elemento unificatore della cultura centro e sud italica era già la città di Roma, attraverso una capillare opera di colonizzazione.

Anche il tempio era strettamente affine ai templi dell'epoca ed anche se non era il più grande della città, se ne hanno i maggiori resti grazie alla preservazione dell'intero podio al di sotto dell'attuale cattedrale. Ulteriori scavi recenti hanno appurato le forme del tempio.

Il podio in travertino che sporge da un lato è caratterizzato da un massiccio basamento, sopra il quale sono poste due sagome rigonfie a "cuscino", sovrapposte simmetricamente (dritta e rovescia) e sormontate dal plinto.

La dedica era a Giove, Giunone e Minerva.

Per la costruzione dell'edificio alcuni materiali dell'antico tempio sono stati riciclati: ciò ha chiaramente reso più difficoltoso la ricostruzione delle fattezze dell'antico stabile, ed è lecito supporre che questo sia stato a lungo abbandonato ed utilizzato unicamente come cava cui attingere materiale per l'edilizia.

La pianta dell'edificio prevedeva tre celle, una per l'adorazione di ciascuna delle divinità componenti la triade: l'ingresso era sull'attuale vico Giobbe, e probabilmente la toponomastica conserva questo nome come modificazione del pagano Giove.

La chiesa medievale[modifica | modifica sorgente]

In epoca altomedievale, sul sito del tempio venne costruita una cattedrale di stile greco-bizantino, che conservava la disposizione del precedente edificio: a sud era situato l'ingresso, a nord l'abside, in corrispondenza delle antiche celle dedicate agli dei pagani.

Nel 1300 venne costruito un campanile, in comune con la chiesa di San Paolo, locata alle spalle della cattedrale.

Una serie di disastri naturali, tra cui numerosi terremoti, danneggiarono strutturalmente l'edificio, che vide susseguirsi una serie di restauri e ricostruzioni, la prima delle quali nell'846: nel 1349 fu ricostruita totalmente in seguito al crollo per uno smottamento sismico, ma l'aspetto mutò radicalmente. L'ingresso fu infatti spostato a nord in prossimità della piazza del mercato, per catalizzare l'attività cittadina in un unico punto. L'interno della chiesa era costituito da tre navate arricchite da decorazioni.

La chiesa moderna[modifica | modifica sorgente]

L'esterno della cattedrale in una fotografia del 1925.

Nel 1456 un ulteriore terremoto danneggiò l'edificio, che venne sempre restaurato senza sostanziali modifiche rispetto al precedente. Nel XVII secolo furono costruite le due cappelle ai lati dell'abside e nel 1769 fu realizzata la cupola per volere del vescovo De Peruta.

Nel 1805, un disastroso terremoto lesionò gravemente le antiche strutture dell'edificio, che venne poi ricostruito nella stessa sede, ma di dimensioni maggiori. I lavori si svolsero tra il 1826 e il 1834, sotto l'episcopato di Gomez Cardosa, per venire poi completati da mons. Gennaro Saladino dal 1837 al 1851, che fece provvedere alla costruzione del pronao.

Il tempio venne danneggiato dai bombardamenti aerei del settembre 1943 e restaurato per volere del vescovo Achille Palmerini fra il 1963 e il 1968. In seguito sono stati realizzati degli scavi archeologici all'interno della cattedrale che hanno messo in evidenza le antiche strutture del tempio, visibili attraverso il pavimento in vetro realizzato al posto di quello del 1903, voluto dall'allora vescovo di Isernia e Venafro Nicola Maria Merola.

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Esterno[modifica | modifica sorgente]

La facciata

La facciata principale della cattedrale dà su piazza Andrea d'Isernia ed è affiancata da quella più bassa e semplice dell'episcopio. Il suo aspetto attuale è dovuto ai restauri neoclassici ordinati dal vescovo Gennaro Saladino nella seconda metà del XIX secolo. L'ingresso alla chiesa, che è possibile tramite tre grandi portali bronzei di gusto moderno, è preceduto dall'ampio pronao Ottocentesco; la struttura, con il grande timpano triangolare in travertino, è sorretta da due coppie di pilastri agli angoli e da quattro alte colonne ioniche sulla fronte. Nel 1954, furono aperte le due fiancate laterali del pronao e furono eliminate le cancellate in ferro battuto. Lungo la fiancata sinistra della cattedrale, che costeggia Corso Marcelli, rimasta con i mattoni a vista, si può notare la stratificazione storica e la presenza di un portale in stile barocco con cornice in marmo, attualmente murato e posto più in alto rispetto al piano stradale. Sempre su Corso Marcelli è possibile vedere il podio costituito da doppia gola rovescia dalle forme rigonfie.

Interno[modifica | modifica sorgente]

L'interno

L'attuale aspetto interno della cattedrale risale anch'esso ai restauri ordinati dal vescovo Gennaro Saladino e dai suoi successori in seguito al terremoto del 26 luglio 1805 a partire dall'anno 1851. Lo spazio interno, quindi, appare suddiviso in tre navate con quattro campate ciascuna da pilastri decorati da lesene corinzie in marmi policromi. La navata centrale, sulla cui controfacciata si trova la cantoria lignea contenente le canne dell'organo Ruffati, la cui consolle è nel transetto, prima del sisma del 1984 aveva la volta a botte affrescata con figure di Santi. La cupola, invece, mantiene ancora la sua originaria decorazione ad affresco, che ne copre interamente la calotta interna, realizzata nel 1927-1928 da Amedeo Trivisonno. Essa, incentrata sul Dogma dell'Assunzione, si ispira agli affreschi barocchi e non ha subito gravi danni durante il bombardamento del 1943 ed il terremoto del 1984. Il pavimento per la maggior parte in vetro risale al 2002 e mette in evidenza gli scavi ritrovati sotto l'edificio.

La cappella del Santissimo Sacramento con l'icona della Virgo Lucis

L'abside, a pianta quadrangolare, accoglie due importanti opere barocche: addossato alla parete fondale, infatti, vi è l'altar maggiore pre-conciliare, commissionato dall'allora vescovo di Isernia Michelangelo de Peruta e risalente alla fine del XVIII secolo, sormontato dalla pala Consegna delle Chiavi a San Pietro, di Raffaele Gioia. L'altar maggiore post-conciliare, la cattedra episcopale, l'ambone e il fonte battesimale marmorei, collocati sotto l'arco di separazione fra la crociera e l'abside, sono risalenti all'adeguamento liturgico degli anni ottanta del Novecento.

La cappella del Santissimo Sacramento, alla sinistra dell'abside, accoglie un pregevole altare barocco in marmi policromi con ciborio sormontato da due cherubini e dalla colomba dello Spirito Santo. Nell'ancona, vi è l'antica tavola bizantina raffigurante la Virgo Lucis (la Madonna della Luce)[1] di Marco Basilio.[2] Risalente al XV secolo, fu portata ad Isernia nel 1567 dal Vescovo Lomellina. Per gli isernini essa rappresenta il simbolo di una "Guidatrice" attraverso la luce. Essi si rivolgono all'icona, infatti, dicendo «Santa Maria, spiccia la via» (Santa Maria, libera la strada).[3]

Nella cappella alla destra del presbiterio, invece, vi è la statua della Madonna de ru père (Madonna del Piede), realizzata con ogni probabilità nel XIII secolo e dapprima collocata nel Santuario di Santa Maria d'Altopiede,[4] nei pressi della città, poi nell'Eremo dei Santi Cosma e Damiano ed infine collocata nella cattedrale nel XX secolo. Fanno parte del Tesoro della Cattedrale varie opere, fra cui la Gabbia di rame dorato di S. Nicandro, del XIV secolo, la Croce d'argento donata da Celestino V alla sua città, alcuni calici ed una preziosa croce da altare di scuola Angioina.

Organo a canne[modifica | modifica sorgente]

L'organo in controfacciata

Sulla cantoria in controfacciata, si trova l'organo a canne della cattedrale, costruito negli anni novanta del XX secolo dalla ditta organaria padovana Fratelli Ruffatti.

Lo strumento è a trasmissione elettrica e la sua consolle, avente due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note, si trova nel braccio sinistro del transetto. La mostra del corpo fonico, con cassa limitata al basamento e priva di decorazioni, e di tipo ceciliano, con canne di Principale dell'altezza di 8' disposte in due cuspidi laterali simmetriche di 22 canne ciascuna, ed una cuspide centrale più stretta di 17 canne.

Di seguito, la disposizione fonica dello strumento:

Prima tastiera - Grand'Organo
Principale 8'
Ottava 4'
Decimaquinta 2'
Ripieno 4 file 1.1/3'
Flauto 8'
Dulciana 8'
Seconda tastiera - Espressivo
Bordone 8'
Flauto 4'
Viola gamba 8'
Viola celeste 8'
Tremolo
Pedale
Subbasso 16'
Ottava 8'

Torre campanaria[modifica | modifica sorgente]

La torre campanaria

Addossata alla fiancata sinistra della chiesa, sopra Corso Marcelli, vi è l'antica torre campanaria, comunemente chiamata Arco di San Pietro,[5] per via del grande arco ogivale attraverso il quale passa il corso. L'attuale campanile, che sorge sul luogo di uno più antico di almeno quattro secoli, deve il suo aspetto ai restauri del 1456, voluti dal vescovo Giacomo Montaquila. La struttura ha la forma di una tozza torre a pianta quadrata, suddivisa in quattro ordini da cornicioni: in quello inferiore si apre l'arco, a sesto acuto, attraverso il quale passa Corso Marcelli, con quattro statue togate di origine romana; nei due superiori, invece, si aprono le finestre della cella campanaria e vi è l'orologio civico. Sulla sommità del campanile, l'unica parte della torre danneggiata durante il terremoto del 1805, vi sono le due campanelle che suonano le ore.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ulderico Iorillo, L'icona della Madonna della Luce nella cattedrale di Isernia in ArcheoMolise, anno 1, n° 3, gennaio-marzo 2010, Isernia, Associazione culturale Archeoldea, pp. pp. 20-29.
  2. ^
    « È una pregevole tavola bizantina, chiusa in una cornice dorata molto antica, che fu ritrovata, qualche anno fa, dietro un vecchio armadio nella sagrestia della cattedrale d'Isernia. Vi dovette essere nascosta durante i saccheggi del 1799 e 1860. Scoperta, attirò molti antiquari che per svariate vie ne tentarono l'acquisto, offrendo anche somme favolose. Ma le autorità ecclesiastiche si opposero sempre a qualsiasi vendita, ripromettendosi di riesporre la preziosa immagine al culto del popolo »
    (Franco Ciampitti, Il Mattino Illustrato, 1927)
  3. ^ M. Gioielli, op. cit., pp. 12-13.
  4. ^ da qui l'appellativo "del piede".
  5. ^ Arco di San Pietro, geoplan.it. URL consultato il 30 luglio 2013.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • La riapertura della Chiesa Cattedrale e il congresso liturgico-pastorale diocesano - Isernia 5-12 maggio 1968, Isernia, Tipografia Crudele, 1968, ISBN non esistente.
  • Ranuccio Bianchi Bandinelli, Mario Torelli, L'arte nell'antichità classica, Etruria-Roma, Torino, Utet, 1976, ISBN non esistente.
  • Enza Zullo, La cattedrale di Isernia: il monumento-simbolo della città. Origini, distruzioni e restauri attraverso i secoli, Venafro, Vitmar, 1996, ISBN 88-87002-01-0.
  • Giuseppe Marasco et al., Le cattedrali di Isernia e Venafro, il santuario dei SS. Cosma e Damiano, Isernia, Lions club, 2000, ISBN non esistente.
  • Dora Catalano, Natalino Paone; Cristina Terzani, Isernia, Isernia, Cosmo Iannone, 2001, pp. 97-115, ISBN 88-516-0002-3.
  • Pasquale Damiani, Palazzi e Chiese della Città di Isernia, Venafro, Vitmar, 2003, pp. 125-131, ISBN 88-87002-22-3.
  • Mauro Gioielli, Isernia fra passato e presente, Campobasso, Palladino, 2006, ISBN 88-8460-084-7.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]