Giovanni Antonio Cybei

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Giovanni Antonio Cybei (Carrara, 3 febbraio 1706Carrara, 7 settembre 1784) è stato uno scultore e religioso italiano, primo direttore dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.

Gli anni della formazione[modifica | modifica sorgente]

Figlio di Carlo Antonio (ebreo convertitosi al cristianesimo nel 1700) e Maria Maddalena Carusi, Giovanni Antonio Cybei, terzo dei cinque figli avuti dalla coppia, resta orfano di entrambi i genitori ad appena quattro anni. Accolto nella famiglia del nonno materno, lo scultore Giovanni Carusi, viene avviato da quest’ultimo all’arte dello scalpello, e presto finisce sotto l’ala protettiva del già affermato artista Giovanni Baratta, cugino della madre Maria Maddalena.

Immacolata Concezione, Ospedale di Carrara

Grazie alle raccomandazioni del celebre parente, Giovanni Antonio arricchisce la propria formazione portandosi a Roma nella bottega di Agostino Cornacchini, proprio nel momento del suo massimo successo. Il giovane artista carrarese rimane nella città pontificia dal 1722 al 1727, collaborando alla realizzazione del monumentale Carlo Magno per la basilica di San Pietro e delle altre, numerose commissioni affidate al Cornacchini in quel tempo (tra le quali il restauro del gruppo del Laocoonte). Richiamato in patria dal Baratta, Cybei inaugura un lungo periodo di reciproca collaborazione recandosi con lui a Torino onde completare, e sovrintendere all’installazione, dei quattro dottori della chiesa che ancora adornano la Cappella di Sant’Ubaldo alla Reggia di Venaria Reale. Ricevuto dallo Juvarra e ottenuta una patente di scultore reale in marmo da Vittorio Amedeo I di Savoia, Giovanni Antonio non può tuttavia approfittare a lungo della favorevole situazione a causa della guerra di successione sabauda, e dal 1730 risiede stabilmente a Carrara. Negli anni successivi Cybei affianca il Baratta nella lavorazione di un gran numero di statue, ma anche di ornamenti in marmo, destinati alla Palacio Nacional di Mafra (Portogallo), e a La Granja de San Ildefonso per Filippo V di Spagna (altra architettura dello Juvarra). Deciso ad abbandonare l’arte Giovanni Antonio veste a fine decennio i panni di chierico (1738), e presto, dopo un adeguato percorso di studio, quelli di sacerdote (1739); da allora, secondo l’uso settecentesco, sarà nominato sempre come “Abate Cybei”.

Alla guida della bottega Baratta[modifica | modifica sorgente]

L’allontanamento dalla bottega dura ben poco se già nel 1742 è proprio il giovane sacerdote a trattare con i committenti e a firmare gli accordi al posto dell’anziano Baratta; due nuovi incarichi vincolarono Giovanni Antonio all’esecuzione di macchine barocche di berniniana memoria destinate a diventare il fulcro visivo di importanti edifici religiosi: la “Gloria della Vergine” della cappella nel Santuario di Montenero presso Livorno, destinata a racchiudere ed esaltare la tanto venerata immagine (terminata solo nel 1752) e la Gloria dell’Assunta per l’altare maggiore del Duomo di Sarzana (1744). Proprio dalla cittadina ligure arrivano le prime commissioni completamente autonome per Cybei, che dal 1746 al 1749 lavora per la committenza privata dei Marchesi Remedi e per quella ecclesiastica degli operai di Santa Maria, per i quali scolpisce in marmo le figure di Santa Caterina dei Fieschi, San Giovanni Nepomuceno e Sant’Agostino destinate alla cappella intitolata a Sant'Agostino (o de'Fieschi) nella cattedrale. Questi ed altri lavori realizzati nel decennio, tra i quali occorre ricordare l’allegoria della purezza per Santa Caterina in Lucca, e un'immacolata concezione che oggi si trova nella cappella ottocentesca dell’ospedale civico di Carrara, procurano al Cybei una certa agiatezza, ma è soprattutto il titolo di Cappellano della Santissima Annunziata, ottenuto in seguito a disposizioni testamentarie del defunto Giovanni Baratta (†1747), con i relativi benefici ecclesiastici, a mettere l’artista in istato di no essere più obbligato ad operare per vivere comodamente.

Il ritorno a Roma e la maturità artistica[modifica | modifica sorgente]

L’Abate quarantaquattrenne decide così di allargare i propri orizzonti culturali ed aggiornare il suo repertorio con un nuovo soggiorno romano, nell’occasione dell’anno giubilare 1750; nel fermento della Roma di metà secolo Cybei ha modo di conoscere Corrado Giaquinto e di passare qualche mese nel suo studio cimentandosi nella pittura su tela. Questa seconda esperienza romana ebbe una grande importanza formativa nel percorso dell’artista carrarese, tradottasi in un evidente balzo qualitativo delle sue opere, a cominciare dal ritratto del Cardinale Giulio Alberoni destinato al suo mausoleo in San Lazzaro di Piacenza, prima prova del Cybei in un genere particolarmente adatto alla sua indole, quello del busto ritratto che tanta fortuna gli avrebbe procurato una quindicina di anni più tardi.

I santi fondatori dell'ordine trinitario, Livorno, San Ferdinando

. Nel 1753, alla nascita del Principe Don Rinaldo Francesco, figlio della duchessa Maria Teresa Cybo-Malaspina e di Ercole III d’Este, la comunità carrarese affidò al Cybei l’incarico di realizzare un gruppo, una “Gloria dei Principi Estensi”, che si sarebbe dovuto innalzare nella piazza Alberica, opera lasciata incompiuta in seguito alla morte prematura dell'erede al ducato modenese. Una vera e propria partnership commerciale con gli esponenti della famiglia Del Medico, famiglia di nobili-mercanti carrarese, si tradusse per il Cybei in anni di commissioni continue, per lo più fatte di opere decorative destinate ad esterni, di difficile rintracciabilità. Molto simili i rapporti intrecciati dallo stesso con i mercanti olandesi di stanza a Livorno Hak e Kossel, finalizzati alla produzione di vasi, busti da giardino ed erme per il mercato nord-europeo. Il periodo più fortunato per la vita del Cybei si apre nel 1763 con la commissione, ottenuta tramite il concittadino Giuseppe Vaccà, di un gruppo marmoreo destinato a completare la fontana recentemente eretta nella Piazza del Duomo a Pisa, i tre monumentali putti che sorreggono gli stemmi di Pisa e dell'Opera del Duomo che ancora fanno bella mostra di se nella grandiosa scenografia della piazza (messo in opera nel 1765). Nel 1765 l’Abate Cybei completa una serie di statue in marmo (le quattro stagioni, le quattro parti del mondo, e un Apollo) destinate ad ornare i giardini del castello di Rheinsberg nel Brandeburgo, residenza del Principe Heinrich di Prussia, celebre fratello di Federico il grande, reduce dalle vittorie militari nella Guerra dei sette anni. Negli stessi anni Giovanni Antonio realizza due opere dedicate al culto dei Trinitari: l’altare dei Santi Fondatori e le statue a tutto tondo di San Luigi dei Francesi e di Sant’Enrico Imperatore per San Ferdinando a Livorno (1768), e l’altare cosiddetto “del Riscatto” per il Duomo di Carrara. Al 1768 data il monumento funebre al Conte Francesco Algarotti per il Camposanto pisano, opera nella quale, dovendosi attenere ad un disegno preparatorio fornitogli da Mauro Tesi e Carlo Bianconi, Cybei dimostra grande versatilità maneggiando con destrezza un repertorio visivo proto-neoclassico.

Il successo presso le corti europee[modifica | modifica sorgente]

Ottenuto nel 1769 il titolo di “Primario Direttore” nella neonata Ducale Accademia delle Belle Arti di Carrara, l’Abate apuano inaugura una stagione di grandi successi personali incontrando a Pisa, e ritraendo dal vivo, l’ammiraglio Aleksej Grigor'evič Orlov-Česmenskij, comandante della flotta russa di stanza a Livorno, fresco della vittoria di Cesme contro le forze turche. Il favore incontrato da altri due busti-ritratto (il generale Grigorij Grigor'evič Orlov, fratello di Aleksey e favorito di Caterina II, e la stessa imperatrice, oggi entrambi all’Ermitage di San Pietroburgo), procurò al Cybei un contratto per l’esecuzione di un monumentale gruppo con Caterina II celebrante le vittorie contro la Turchia, a lungo nel tribunale distrettuale di San Pietroburgo, distrutto nei fatti rivoluzionari del 1917. Il prestigio ottenuto dai lavori per la corte russa provocò inoltre l’interessamento del Granduca di Toscana Pietro Leopoldo di Lorena, che ricevette l’Abate Cybei a corte ed apprezzò il ritratto in marmo realizzatogli dallo stesso (oggi a Pisa, Palazzo Reale , ed in altra copia a Londra, Victoria and Albert Museum). I Duchi di Modena non tardarono a manifestare il loro apprezzamento per l’arte del Direttore della loro nuova accademia commissionandogli la creazione di un monumento equestre di Francesco III d'Este. L’erezione del gruppo nella piazza di Sant’Agostino (1773) venne accompagnata da fastose celebrazioni e dalla pubblicazione di un volume di poesie encomiastiche;

Monumento a Francesco III d'Este, già Modena, Piazza Sant'Agostino

Cybei, oltre alle convenute retribuzioni economiche, ebbe una scatola d’oro come omaggio della comunità di Modena e una patente nobiliare (l’opera è stata poi atterrata negli eventi rivoluzionari del 1797). L’esperienza modenese è anche l’occasione per l’incontro dell’artista con Girolamo Tiraboschi, suo primo biografo, e porta alla realizzazione di altri tre busti-ritratto, quello di Carlo Sigonio e di Ludovico Antonio Muratori nella Biblioteca Estense e quello della Duchessa Maria Teresa per la sua residenza di Reggio Emilia (1775 – disperso, versione in terracotta presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara). Altre prove del Cybei ritrattista nel mezzo busto del ministro Bernardo Tanucci della Reggia di Caserta (1776) e nel monumento funebre del Marchese Francesco del Testa nella chiesa pisana di San Martino (1780).

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Un’ultima commissione religiosa vide l’anziano Abate lavorare al gruppo dell’Assunta (1774-1778), destinato a sovrastare il portale maggiore del Duomo di Savona. Quanto mai tormentata la vicenda di un ritratto a figura intera della Duchessa Maria Teresa, inteso inizialmente (1770) come opera corale che il corpo docente dell’Accademia avrebbe offerto alla sovrana; trasformato il progetto in un’opera di sola mano del Cybei (1774), per giunta ben retribuita da Maria Teresa ma con fondi sottratti alla gestione dell’istituto), ed interrotto per motivazioni economiche (1777). Ultimata nel 1784 venne poi collocata nella sala grande dell'Accademia, oggi sala di lettura della biblioteca comunale di Carrara. Trasportata in trionfo nella piazza Alberica al posto dell’albero della libertà in seguito ad una rivolta antifrancese (1814), venne infine abbattuta dai gendarmi mandati da Elisa Baciocchi a ristabilire il potere napoleonico.

Ritratto del Marchese Francesco del Testa, Pisa, San Martino

Divenuto Canonico Primicero (grazie ad un canonicato dedicato a San Raffaello creato dallo stesso artista nel 1774), Giovanni Antonio Cybei muore a nella sua abitazione (nell'attuale Via Finelli), il 7 settembre 1784, ed è sepolto nell'oratorio attiguo al Duomo di Carrara, ai piedi dell'altare maggiore, dove è ancora visibile la sua lastra tombale:

« HIC JACET CANONICUS PRIMICERIUS

JOHANNES ANTONIUS CYBEI NOBILIS MUTINES. QUOD VENIAT IMMUTATIO EJUS OBIIT VII IDUS SEPTEMBR. ANN. MDCCLXXXIV AETATIS SUAE LXXVIII »

(Iscrizione sul sepolcro di Giovanni Antonio Cybei)

Suo erede universale è il nipote Tommaso Carusi, che da allora adotta il doppio cognome di Carusi Cybei.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • G.Tiraboschi, Notizie de' Pittori, Scultori, Incisori, e Architetti Nati negli Stati del Serenissimo Signor Duca di Modena, Modena 1786
  • A.Fusani, Dal Choro alla bottega, nuove acquisizioni su Giovanni Antonio Cybei in Commentari d'Arte 14 anno V, Roma 1999
  • A.Fusani,Giovanni Antonio Cybei, i Padri Trinitari di Livorno e la Confraternita del Riscatto di Carrara in Atti e memorie dell'Accademia Aruntica di Carrara, Vol.VIII Anno 2002, Carrara 2003

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 72263235