Chiesa ortodossa di Gerusalemme

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Chiesa ortodossa di Gerusalemme
(GR) Πατριαρχεῖον Ἱεροσολύμων
(AR) كنيسة الروم الأرثوذكس في القدس‎
La Basilica del Santo Sepolcro
La Basilica del Santo Sepolcro
Classificazione Ortodossa
Fondata 451
Separata da Patriarcato di Antiochia
Associazione Chiese ortodosse
Diffusione Israele, Giordania, Qatar, Territori palestinesi
Rito bizantino
Calendario giuliano
Primate patriarca Teofilo III
Sede Basilica del Santo Sepolcro
Forma di governo episcopale

La Chiesa ortodossa di Gerusalemme fa parte della chiesa greco-ortodossa, che riconosce al patriarca ecumenico di Costantinopoli il titolo di "primo tra pari" (primus inter pares).

Alla Chiesa ortodossa di Gerusalemme spetta il titolo di Chiesa madre delle Chiese cristiane di Gerusalemme. L'attuale Patriarca, infatti, è il 140º successore di Giacomo il Giusto, il primo vescovo di Gerusalemme di cui si parla negli Atti degli Apostoli. Dunque è lui il successore diretto nella linea apostolica.[1]

Storia[modifica | modifica sorgente]

La Chiesa di Gerusalemme, pur essendo la culla della cristianità, nei primi secoli non aveva goduto di particolari distinzioni, e fino al V secolo era rimasta una semplice sede suffraganea dipendente dal patriarcato di Antiochia.

Fu il vescovo Giovenale, che nel concilio di Calcedonia del 451 chiese ed ottenne che Gerusalemme fosse separata da Antiochia e dichiarata patriarcato indipendente. In questo modo l’intera provincia di Syria Palaestina, con 58 sedi vescovili, venne a far parte del nuovo patriarcato, che, nell’ordine delle gerarchie, occupava il quinto posto, dopo Roma, Costantinopoli, Alessandria ed Antiochia. Nei secoli successivi la Chiesa di Gerusalemme godette di un particolare splendore, furono costruite chiese e basiliche, e la sua terra fu meta di pellegrini ed eremiti.

Con l’invasione dei Persiani del 614 e con quella degli Arabi del 636, la Chiesa di Gerusalemme vide aprirsi un’epoca di rovina e persecuzione. Il patriarca Zaccaria fu deportato in Persia, molti cristiani furono uccisi o fuggirono, e per anni la sede patriarcale fu vacante.

Nel 1099 Gerusalemme fu liberata dai crociati e per tutto il tempo della durata del regno latino i cristiani godettero delle più ampie libertà. Il patriarcato dovette però subire la latinizzazione della sua chiesa: i crociati infatti instaurarono un patriarca latino che soppiantò quello greco, il quale dovette fuggire a Costantinopoli. Caduta Gerusalemme nel 1187 in mano agli arabi, il patriarca fece ritorno sulla sua sede, ma da questo momento le sorti della Chiesa palestinese saranno sempre più legate a quella di Bisanzio.

Nel 1517 la Palestina cadde in mano ai Turchi ottomani: da allora in avanti il patriarcato di Gerusalemme cessò di essere una Chiesa autonoma e per quattro secoli fu completamente sottomesso alla gerarchia greca di Costantinopoli. Segno di questa trasformazione fu l’instaurazione di una gerarchia greca che soppiantò quella araba locale: i patriarchi e gli altri metropoliti furono da questo momento greci.

All’inizio del XX secolo, in concomitanza con la fine del dominio turco e la nascita del protettorato inglese, il confronto fra gerarchia greca e il clero e i fedeli arabi degenerò in aspre dispute e in alcuni casi in lotta aperta.

Organizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il patriarca ortodosso di Gerusalemme è assistito da un sinodo di 18 membri ed è scelto tra i membri di una confraternita monastica, la Fratellanza del Santo Sepolcro, che nel 2007 contava circa 90 religiosi di origine greca e quattro palestinesi. La sede del patriarcato si trova nella Basilica del Santo Sepolcro, dove sono la cattedrale e la cattedra patriarcale, il Catholicon.[2] L'attuale Patriarca è Teofilo III. Insediatosi il 24 novembre 2005, nel 2007 ha ricevuto il riconoscimento dello stato di Israele e il conseguente ritiro di quello della Giordania. Il precedente Patriarca, Ireneo I, deposto dal Santo Sinodo per l'alienazione indebita di immobili del patriarcato, non ha riconosciuto la propria dimissione e l'elezione del successore e ritiene di essere tuttora il vero Patriarca.

La Chiesa greco-ortodossa in Terrasanta conta circa 65 000 fedeli (40 000 in Israele e 25 000 nei Territori palestinesi, compresa Gerusalemme Est), distribuiti in un patriarcato e tre sedi arcieparchiali e nessuna sede suffraganea:

Il patriarca è rappresentato in Giordania da due vicari patriarcali ad Amman e ad Irbet. In comunione con la chiesa di Gerusalemme è il monastero di Santa Caterina sul monte Sinai: spetta infatti al patriarca di Gerusalemme consacrare il nuovo abate.

Importanti sono pure i monasteri: nel patriarcato se ne contano cinque fuori Gerusalemme e più di venti nella città santa.

Rappresentanze del patriarcato (chiamati esarcati patriarcali) sono stabilite ad Atene, a Istanbul, a Nicosia (Cipro) e a Mosca.

Elenco dei patriarchi ortodossi di Gerusalemme dopo il 1534[modifica | modifica sorgente]

  • Germano (1537-79)
  • Sofronio IV (1579-1608)
  • Teofane III (1608-44)
  • Paisios (1645-60)
  • Nettario (1660-69)
  • Dositeo II (1669-1707)
  • Crisanto (1707-31)
  • Melezio (1731-37)
  • Partenio (1737-66)
  • Efraim II (1766-71)
  • Sofronio V (1771-75)
  • Evramio (1775-87)
  • Procopio I (1787-88)
  • Antimio (1788-1808)
  • Policarpo (1808-27)
  • Atanasio V (1827-45)
  • Cirillo II (1845-75)
  • Procopio II (1872-75)
  • Ieroteo (1875-82)
  • Nicodemo I (1883-90)
  • Gerasimo I (1891-97)
  • Damiano I (1897-1931)
  • Timoteo I (1935-55)
  • Benedetto I (1957-80)
  • Diodoro I (1981-2000)
  • Ireneo (2001-05)
  • Teofilo III (2005-oggi)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giorgio Bernardelli, Abbattere i «muri» tra le Chiese: lavori in corso, in Avvenire del 15 maggio 2009, p. 7.
  2. ^ Holy Sepulcher, Jerusalem; il Catholicon, sul Sito del Patriarcato Ortodosso di Gerusalemme.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Aristide Brunello, Le Chiese orientali e l’unione. Prospetto storico statistico, Ed. Massimo, Milano 1966

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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