Arcidiocesi di Cesarea di Palestina

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Cesarea di Palestina
Sede arcivescovile titolare
Archidioecesis Caesariensis in Palaestina
Patriarcato di Gerusalemme
Sede titolare di Cesarea di Palestina
Resti di una chiesa crociata a Cesarea in Palestina
Arcivescovo titolare vacante dal 26 giugno 1967
Istituita XIV secolo
Stato Israele
Arcidiocesi soppressa di Cesarea di Palestina
Eretta II secolo
Soppressa XIII secolo
Dati dall'annuario pontificio
Lista delle sedi titolari della Chiesa cattolica
Panorama sulle rovine di Cesarea in Palestina.
Ritratto apocrifo del vescovo Eusebio, uno dei più noti vescovi di Cesarea, autore di una fondamentale Historia ecclesiastica.
Il diacono Filippo, il primo evangelizzatore di Cesarea.

L'arcidiocesi di Cesarea (in latino: Archidioecesis Caesariensis in Palaestina) è una sede soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica. Nel Medioevo, durante l'epoca delle Crociate, fu una delle quattro arcidiocesi facenti capo al patriarcato di Gerusalemme dei Latini, nel regno crociato di Gerusalemme.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In epoca romana Caesarea Maritima era la capitale della provincia della Palaestina Prima ed importante porto del Mediterraneo orientale.

Fin dall'epoca apostolica la città conobbe il cristianesimo, come testimoniato dal nuovo testamento. Secondo gli Atti degli Apostoli 8,40, fu il diacono Filippo il primo a raggiungere Cesarea; inizialmente il vangelo fu predicato solo agli Ebrei, ma ben presto l'apostolo san Pietro si indirizzò anche ai gentili, come raccontano gli Atti 10,1-48 nel famoso episodio della conversione del centurione Cornelio. Anche san Paolo passò più volte da Cesarea e vi rimase prigioniero due anni prima di ottenere di essere giudicato direttamente dall'imperatore[1].

Per i primi quattro secoli i vescovi di Cesarea, in quanto metropoliti, avevano giurisdizione su tutta la Palestina romana, anche su Gerusalemme, e dipendevano direttamente dal patriarca di Antiochia. Nel concilio di Calcedonia del 451 Gerusalemme fu elevata al rango di patriarcato, composto da tre sedi metropolitane, di cui la prima era Cesarea (seguita da Scitopoli e Petra), con giurisdizione sulla Palestina Prima. Da questo momento gli arcivescovi ebbero il titolo di protothronos, che era il titolo più importante dopo quello del patriarca gerosolimitano.

Secondo Lequien, la provincia ecclesiastica di Cesarea era composta da oltre trenta diocesi suffraganee. Tra queste si ricordano le diocesi di Dora, Antipatride, Lidda, Jamnia, Nicopoli, Sozusa, Gadara, Ascalone, Gaza, Joppe, Rafia, Sarifea, Antedone, Eleuteropoli, Dioclezianopoli, Neapoli, Sebaste, Gerico, Liviade, Azoto.

Una tradizione, non anteriore al VI secolo e attestata da Lequien, riconosce come primi vescovi alcune figure evangeliche: il pubblicano Zaccheo, che incontrò Gesù secondo il racconto di Luca 19,1-10, il centurione Cornelio, un Teofilo I e un Zaccheo II[2]. Tuttavia primi vescovi storicamente documentati, secondo la testimonianza dello storico Eusebio[3], sono Teofilo II, che visse attorno al 189, e Teoctisto, morto verso il 258.

Cesarea fu sede di diversi concili, soprattutto in epoca ariana. Tra questi si ricorda in particolare il concilio del 195, che decretò che la festa di Pasqua avrebbe dovuto svolgersi sempre nel giorno di domenica. A Cesarea inoltre si ritirò il biblista e teologo Origene, che vi compose le sue principali opere esegetiche, tra cui l'Exapla, il cui manoscritto era conservato nella biblioteca del vescovado. La scuola fondata a Cesarea da Origene era conosciuta in tutto l'Oriente cristiano; essa accolse tra gli altri Gregorio il taumaturgo e Basilio Magno, e tra i suoi migliori allievi ebbe lo storico Eusebio, che divenne arcivescovo nella prima metà del IV secolo e fu autore di una fondamentale Storia ecclesiastica.

La diocesi ebbe una storia travagliata dopo il crollo dell'Impero romano d'Oriente e l'occupazione prima persiana nel 612 e poi araba nel 633. Sono pochissimi i vescovi greci noti dal VII fino al XIII secolo e poco si conosce della storia in questo periodo della comunità cristiana, che tuttavia sopravvisse a tutti gli sconvolgimenti e le persecuzioni.

Nel IX secolo vi era un insediamento di coloni franchi voluto da Carlo Magno per facilitare il pellegrinaggio dei latini. Nel X secolo a causa delle periodiche persecuzioni islamiche e del risorgere del potere imperiale bizantino, la diocesi cadde sotto l'influenza del patriarca di Costantinopoli per protezione e supervisione, e progressivamente si sottomise all'autorità bizantina. Pertanto, dopo il Grande Scisma tra Costantinopoli e Roma, nel 1054, Cesarea divenne una diocesi ortodossa, con una comunità cattolica solo marginale.

Nel 1101 i Crociati di Baldovino I, re di Gerusalemme, conquistarono Caesarea e contestualmente fu eretta un'arcidiocesi di rito latino che divenne sempre più importante fino ad avere dieci sedi suffraganee.

Nel 1265 i crociati persero definitivamente la città, che venne distrutta e smantellata completamente. Non fu mai più ricostruita e questo determinò anche la fine della comunità cristiana di Cesarea dopo oltre dieci secoli di esistenza.

Oggi Cesarea di Palestina sopravvive come sede arcivescovile titolare della Chiesa cattolica[4]; la sede è vacante dal 26 giugno 1967.

Cronotassi[modifica | modifica wikitesto]

Arcivescovi greci[modifica | modifica wikitesto]

Arcivescovi latini[modifica | modifica wikitesto]

Arcivescovi titolari[modifica | modifica wikitesto]

I vescovi di Cesarea di Palestina appaiono confusi con i vescovi delle altre sedi omonime, perché nelle fonti citate le cronotassi delle diverse sedi non sono distinte.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Atti degli Apostoli 9,30, 18,22, 21,8, 23,23-35 e 25,1-32
  2. ^ a b (EN) James Donaldson (a cura di), Enumeration Ordained by Apostles in Costituzioni apostoliche, VII cap. 4, Christian Classics Ethereal Library. URL consultato il 20 marzo 2011.
    « Di Cesarea di Palestina il primo fu Zaccheo, che una volta era un pubblicano; dopo di lui fu Cornelio e il terzo Teofilo. »
  3. ^ (EN) Eusebio di Cesarea, The Bishops that flourished at that Time (PDF) in Historia Ecclesiastica, VII cap. 14, Documenta Catholica Omnia. URL consultato il 20 marzo 2011.
    « ..; ed essendo morto Teoctisto di Cesarea di Palestina, Domnus ricevette quell'episcopato. Ma lo tenne per poco tempo e Teotecno, nostro contemporaneo, gli successe. Egli era anche un membro della scuola di Origene»
  4. ^ Sono noti vescovi greco-ortodossi con il titolo di Cesarea di Palestina a partire dal XVII secolo. Cfr. Janin, op. cit., coll. 208-209.
  5. ^ Enrico Cattaneo, I ministeri nella Chiesa antica: testi patristici dei primi tre secoli, Paoline, 1997, p. 360, ISBN 978-88-315-1370-8.
  6. ^ Nipote di Cirillo di Gerusalemme, fu cacciato dalla sua sede dagli ariani; vi ritornò nel 379.
  7. ^ Carlo Antonio Vanzon, Dizionario universale della lingua italiana, Livorno, Giulio Sardi e figlio, 1833, tomo III, p. 386.
  8. ^ a b c d Du Cange,  pp. 756-758
  9. ^ a b c De Sandoli,  pp. 277 - 279
  10. ^ (LA) CAPUT XVI. In coetu episcoporum adversus patriarcham accusatio proponitur; citatur, sed venire differt. Serlo Apamiensis archiepiscopus, ejus fautor, deponitur. in Historia rerum in partibus transmarinis gestarum. URL consultato il 6 gennaio 2009.
  11. ^ (LA) CAPUT X. Rex Damascenorum regionem ingreditur: et eam depopulatur. Hernesius Caesariensis archiepiscopus defungitur. in Historia rerum in partibus transmarinis gestarum. URL consultato il 6 gennaio 2009.
  12. ^ (LA) CCAPUT XXI. Rex regnique principes Ascalonam properant, ut pomeria circa urbem depopulentur: sed promoto ad amplius proposito, urbem obsident. in Historia rerum in partibus transmarinis gestarum. URL consultato il 6 gennaio 2009.
  13. ^ Succede a Suedero.
  14. ^ Muore il 3 dicembre 1491 oppure il 30 dicembre 1497.
  15. ^ Succede a Stefano.
  16. ^ Succede a Angelo.
  17. ^ Succede a Francesco.
  18. ^ Fino all'Annuario Pontificio 1870 (p. 241) è indicato come titolare della sede di Cesarea di Cappadocia. Dall'Annuario del 1872 (p. 208) invece gli è assegnata la sede di Cesarea di Palestina. Ancora presente nell'Annuario del 1882.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]