Chiesa di San Salvatore in Lauro

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Chiesa di San Salvatore in Lauro
Esterno
Esterno
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Località Roma-Stemma.png Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Gesù Salvatore
Diocesi Diocesi di Roma
Stile architettonico barocco, neoclassico
Inizio costruzione XVI secolo
Completamento XIX secolo

La chiesa di San Salvatore in Lauro è un luogo di culto cattolico del centro storico di Roma, situato nell'omonima piazza nel rione Ponte.

È la chiesa nazionale dei marchigiani residenti a Roma e sede della diaconia omonima.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa deve il nome, secondo la tradizione, ad un boschetto di lauri che esisteva nelle vicinanze[2], ed è citata come Salvatori de Lauro nel Catalogo di Cencio Camerario del 1192, con una rendita presbiteriale di 6 denari.

Annesso alla chiesa fu fatto costruire dal cardinale Latino Orsini, nel XV secolo, un convento di San Giorgio, affidato ai Canonici Regolari di San Giorgio in Alga.

La chiesa originale, che papa Sisto V aveva eretto in titolo cardinalizio nel 1587, andò però distrutta in un incendio (che lasciò intatto il convento), nel 1591. Il titolo fu soppresso da papa Clemente X Altieri nel 1670, ma già nel 1668 il complesso era passato in proprietà del Pio Sodalizio dei Piceni, al quale ancora appartiene[3], divenendo così la "chiesa nazionale" dei marchigiani a Roma, mentre il convento veniva destinato a collegio per venticinque alunni di medicina e legge. Il sodalizio ne ottenne nel 1862, sotto gli auspici del marchigiano papa Pio IX, la dedica alla Madonna di Loreto, loro patrona.

Oggi la chiesa è ritornata (dal 2007) titolo cardinalizio, mentre il complesso monastico ed il suo chiostro rinascimentale sono sede di mostre e manifestazioni culturali, oltre che dell'attività del Sodalizio.

Il 1º aprile 2009 la chiesa ha ricevuto in dono una reliquia di papa Pio IX, cui è stato posto un busto in marmo.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Arte e architettura[modifica | modifica wikitesto]

La facciata

La chiesa di San Salvatore in Lauro è oggi visibile nella versione tardo-cinquecentesca, dovuta in gran parte al disegno del bolognese Ottaviano Mascherino, meglio noto per essere stato l'architetto del Palazzo del Quirinale. In realtà i più recenti studi tendono ad attribuire il progetto originario a Frate Domenico Paganelli. Il Mascherino sarebbe intervenuto solo in un secondo momento in seguito al crollo parziale della navata centrale causato da una particolare intensità delle piogge e conseguente alluvione nel 1599.

La facciata è una tarda opera di architettura purista (1857-1862) di Camillo Guglielmetti e presenta un protiro a colonne corinzie sormontato da un bassorilievo di Rinaldo Rinaldi raffigurante la Santa Casa di Nazareth che, come vuole la tradizione, viene trasportata dagli angeli verso Loreto. Sul tetto della Santa Casa, seguendo l'iconografia classica, è assisa la Madonna con il Bambino e a Lei fa riferimento l'iscrizione sul fregio al di sotto del timpano:

(LA)
« Mariae Lauretanae Piceni Patronae »
(IT)
« A Maria di Loreto patrona del Piceno »
(Iscrizione sul fregio della facciata)
L'interno

L'interno della chiesa, di impianto cinquecentesco, ricorda l'architettura palladiana per i maestosi fusti delle colonne corinzie che a coppie sostengono la bianca volta a botte lunettata. L'altar maggiore e la cupola risalgono al XVIII secolo e sono opera di Ludovico Rusconi Sassi. Nella chiesa è custodito un antico Crocifisso ligneo.

Nelle cappelle si possono ammirare diverse opere d'arte, di Antoniazzo Romano, Camillo Rusconi, François Duquesnoy e una Natività di Pietro da Cortona. A San Salvatore era anche originariamente destinata la Visione di san Girolamo del Parmigianino, oggi alla National Gallery di Londra.

La chiesa contiene poi i monumenti funebri dei cardinali Prospero Marefoschi e Raniero Felice Simonetti, opere dello scultore Carlo Monaldi in collaborazione con l'architetto Gerolamo Theodoli.

Il refettorio, decorato da un ciclo di affreschi manieristi di Francesco Salviati (1550), custodisce la tomba quattrocentesca di papa Eugenio IV (opera di Isaia da Pisa), proveniente dall'antica basilica di San Pietro e il monumento funebre di Maddalena Orsini attribuito a Giovanni Dalmata.

Organi a canne[modifica | modifica wikitesto]

Organo Tronci[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria della parete di destra del presbiterio si trova l'organo a canne Filippo Tronci opus 175,[4] costruito nel 1845. Tale strumento doveva essere di carattere provvisorio in attesa che l'organaro pistoiese ne costruisse uno più grande secondo un contratto stipulato il 26 luglio 1845; ma alla morte di Tronci (1850), non essendo stato ultimato il nuovo organo, la chiesa mantenne quello provvisorio.

Lo strumento è a trasmissione meccanica e la sua consolle dispone di un'unica tastiera di 50 note con prima ottava scavezza e pedaliera a leggio scavezza di 8 note priva di registri propri e costantemente unita al manuale.

Di seguito la disposizione fonica:

Manuale
Principale 8' Bassi
Principale 8' Soprani
Ottava 4'
XV 2'
XIX 1.1/3'
XXII-XXVI 1'-2/3'
Trombe 8' Bassi
Trombe 8' Soprani
Voce angelica 8'
Flauto in ottava 4'

Organo Priori[modifica | modifica wikitesto]

Sulla cantoria della parete di sinistra del presbiterio, si trova un organo a canne[5] costruito nel 1862 da Girolamo Priori ed ampliato dallo stesso organaro l'anno successivo e nuovamente nel 1866-1867.

Lo strumento è a trasmissione integralmente meccanica e la sua consolle consta in un'unica tastiera di 50 note con prima ottava scavezza e pedaliera a leggio con prima ottava scavezza, costantemente unita al manuale. I registri sono azionati da manette a scorrimento laterale poste alla destra della tastiera su due colonne.

Di seguito, la disposizione fonica:

Colonna di sinistra - Concerto
Trombe reali 8' Bassi
Clarone 4' Bassi
Fiscorno 4' Soprani
Clarino 8' Soprani
Trombe reali 8' Soprani
Voce umana 8' Soprani
Corni dolci 16' Soprani
Flauto in ottava 4' Bassi
Flauto in ottava 4' Soprani
Flauto traverso 8' Soprani
Ottavino 2' Soprani
Viola 4' Bassi
Violoncello 8' Bassi
Violino 8' Soprani
Timballi 10.2/3' (al Pedale)
Tromboni 10.2/3' (al Pedale)
Colonna di destra - Ripieno
Principale 16' Bassi
Principale 16' Soprani
Principale 8' Bassi
Principale 8' Soprani
Ottava 4' Bassi
Ottava 4' Soprani
Duodecima 2.2/3'
Decimaquinta 2'
Decimanona 1.1/3'
Vigesimaseconda I 1'
Vigesimaseconda II 1'
Vigesimasesta 2/3'
Vigesimanona I 1/2'
Vigesimanona II 1/2'
Contrabbassi con rinforzi 16'+8' (al Pedale)
Campanelli

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) San Salvatore in Lauro (Cardinal Titular Church), Catholic-Hierarchy. URL consultato il 27 agosto 2013.
  2. ^ che l'archeologo Antonio Nibby riferisce al Portico di Europa che sorgeva in Campo Marzio, nei pressi, ed ospitava al proprio interno, secondo Marziale, diversi boschetti di alloro. Si veda in Canina, Indicazione topografica di Roma antica.
  3. ^ La confraternita fu fondata nel 1633 - come ricorda una lapide nel chiostro a lui dedicato - dal cardinale Giovanni Battista Maria Pallotta, e fu potente e ricca, perché marchigiani erano per tradizione guardie del papa ed esattori pontifici (da cui il proverbio popolare romanesco «Meglio un morto a casa che un marchigiano fuori alla porta», cioè, meglio una disgrazia che essere oggetto delle attenzioni di un esattore o di uno sbirro). Anche Mastro Titta, lo storico boia del papa-re, era di Senigallia.
  4. ^ A. Morelli, pagg. 3-4
  5. ^ A. Morelli, pagg. 4-7

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Carlo Pietrangeli (a cura di), Rione V - Ponte, parte I, Roma, Palombi, 1968, pp. 54-58, ISBN non esistente.
  • Paola Hoffmann, San Salvatore in Lauro: precisazioni sul complesso dei Piceni, Roma, Carucci, 1979, ISBN non esistente, BNI 798960.
  • Arnaldo Morelli, I Tronci, i Priori e gli organi di San Salvatore in Lauro a Roma in Amici dell'organo, serie II, numero unico, settembre 1982, Associazione Musicale Romana.
  • Giuliano Farnedi, Guida alle chiese di Roma : Storia, arte e architettura, celebrazioni liturgiche, culto dei santi ed indulgenze particolari, visite guidate ed eventi religiosi, Casale Monferrato, Piemme, 1999, p. 96, ISBN 88-384-3087-X.
  • Roberta Bernabei, Chiese di Roma, Milano, Electa, 2007, pp. 98-99, ISBN 978-88-370-4983-6.

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