Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace

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Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace
Archidioecesis Catacensis-Squillacensis
Chiesa latina
Duomocz1.jpg
Regione ecclesiastica Calabria
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Diocesi suffraganee
Crotone-Santa Severina, Lamezia Terme
Arcivescovo metropolita Vincenzo Bertolone, S.d.P.
Arcivescovi emeriti Antonio Cantisani,
Antonio Ciliberti
Sacerdoti 193 di cui 139 secolari e 54 regolari
1.031 battezzati per sacerdote
Religiosi 77 uomini, 179 donne
Diaconi 19 permanenti
Abitanti 237.000
Battezzati 199.000 (84,0% del totale)
Superficie 1.604 km² in Italia
Parrocchie 122
Erezione 1121
Rito romano
Cattedrale Santa Maria Assunta e Santi Pietro e Paolo
Concattedrali Santa Maria Assunta
Santi patroni San Vitaliano
Sant'Agazio
Indirizzo Via dell'Arcivescovado 13, 88100 Catanzaro, Italia
Sito web www.diocesicatanzarosquillace.it
Dati dall'Annuario Pontificio 2007 * *
Chiesa cattolica in Italia

L'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace (in latino: Archidioecesis Catacensis-Squillacensis) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2006 contava 199.000 battezzati su 237.000 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Vincenzo Bertolone, S.d.P.

Indice

[modifica] Territorio

L'arcidiocesi comprende parte della provincia di Catanzaro.

Sede arcivescovile è la città di Catanzaro, dove si trova la cattedrale di Santa Maria Assunta e dei Santi Pietro e Paolo. A Squillace si trova la concattedrale di Santa Maria Assunta.

Il territorio è suddiviso in 122 parrocchie.

[modifica] Storia

[modifica] Diocesi di Squillace

La diocesi di Squillace è tra le più antiche dell'Italia meridionale. La tradizione ne fa risalire la nascita all'evo apostolico: primo vescovo sarebbe stato Giovanni, ordinato dal primo vescovo di Reggio Stefano di Nicea, oppure Fantino, discepolo di papa Lino, il successore di San Pietro[1]. Comunque, il primo vescovo di cui ne sia noto il nome è Gaudenzio, vissuto a metà del V secolo.

Sul finire del V secolo, la diocesi fu implicata in due clamorosi fatti di cronaca nera. Dalle lettere di papa Gelasio I infatti risulta che tra il 494 ed il 496 due vescovi furono uccisi; nei fatti furono coinvolti alcuni ecclesiastici, un prete di nome Celestino ed un arcidiacono di nome Asello, che colse l'occasione per farsi eleggere vescovo; i vescovi delle diocesi vicine furono incaricati di comminare le dovute sanzioni ecclesiastiche e di destituire l'usurpatore.[2]

Nel VI secolo, a Squillace nacquero le prime istituzioni monastiche occidentali grazie a Cassiodoro il quale, tra il 540 e il 550, fece costruire due cenobi, il "Castellense" e il "Vivariense". In questo stesso periodo il vescovo Zaccheo sostenne coraggiosamente papa Vigilio a Costantinopoli contro la violenza di Giustiniano dimostrando fra l'altro la comunione della chiesa di Squillace con quella di Roma[3].

La diocesi di Squillace, come peraltro tutte quelle dell'Italia meridionale e della Sicilia, continuò a dipendere spiritualmente da Roma anche dopo l'inserimento di queste regioni nell'impero bizantino con la Prammatica Sanzione del 554. Nel 776, tuttavia, Leone III Isaurico le staccò da Roma e le sottomise Patriarcato di Costantinopoli; nella Notitia Episcopatuum di Leone VI di Bisanzio (ossia il catalogo di tutte le chiese sottoposte al patriarcato bizantino) enumerava pertanto la diocesi di Squillace fra quelle di rito greco suffraganee di Reggio[4]. Dei tre secoli in cui Squillace fu una diocesi greca non abbiamo quasi nessun documento e ignoriamo i nomi dei vescovi, tranne uno (Demetrio, vivente nell'870). Nello stesso periodo tuttavia la diocesi di Squillace si arricchì dei monaci basiliani i quali crearono una straordinaria fioritura di monasteri fra cui quello di San Giovanni Theristis a Bivongi[5][6]. Sempre allo stesso periodo la tradizione data l'arrivo delle reliquie di Sant'Agazio, patrono della diocesi, e di San Gregorio Taumaturgo, patrono di Stalettì.

Squillace fu retta da un vescovo di rito greco (Teodoro Mesymerio), ancora un trentennio dopo la conquista normanna della Calabria e con questa il ripristino del rito latino e il ritorno alla giurisdizione di Roma. La latinizzazione avvenne comunque con lentezza. Primo vescovo di rito latino fu Giovanni de Niceforo, decano della diocesi di Mileto (1096). Nell'atto di costituzione del 1096 la diocesi di Squillace, i cui confini vennero fissati da Ruggiero dai fiumi Alarum et Crocleam[1], era formata dalle seguenti località: Squillace, Taverna, Stilo, Antistilo, Santa Caterina dello Ionio, Badolato, Satriano, Castel di Cuccolo, Castel di Mainardo, Meta di Lomata, Rocca di Catenziaro, Tiriolo, Catenziaro, Salìa, Barbaro, Simmiri e vari casali[7].

La serie dei vescovi di Squillace è stata ininterrotta, tranne un breve periodo di vacanza per l'ostilità di Federico II il quale nel 1236 usurpò la diocesi; dopo la morte dell'imperatore (1250), papa Innocenzo IV non confermò il canonico di Reggio, Benvenuto, e il 6 ottobre 1254 trasferì a Squillace il vescovo di Martirano Tommaso, O.Cist.

Verso la fine del XVI secolo il territorio della diocesi di Squillace fu teatro di numerosi episodi di contestazione religiosa e/o politica, il più noto dei quali fu la congiura di Tommaso Campanella nel 1599. Una testimonianza indiretta ne è la nomina a vescovo di Squillace, avvenuta il 13 agosto 1601, del vicario generale dei domenicani Paolo Isaresi della Mirandola, dopo una serie di vescovi appartenenti alla famiglia Sirleto[8]

Il 23 dicembre 1927 l'arcivescovo di Catanzaro, Giovanni Fiorentini, fu nominato anche vescovo di Squillace, unendo così in persona episcopi le due diocesi.[9]

[modifica] Diocesi di Catanzaro

La diocesi di Catanzaro fu eretta nel 1121, ricavandone il territorio dalla diocesi di Squillace. La primitiva sede della diocesi sembra sia stata la località Tres Tabernae da dove i vescovi, dopo il saccheggio ad opera dei Saraceni, fuggirono per rifugiarsi a Catanzaro.[10] L'erezione della diocesi fu invano avversata dal vescovo di Squillace Pietro: passarono alla neonata diocesi i territori di Taverna, Rocca Falluca, Tiriolo, Sellia e la stessa Catanzaro[11]. Come Squillace, anche Catanzaro divenne suffraganea dell'arcidiocesi di Reggio Calabria.

Nel 1567 fu ufficialmente istituito il seminario diocesano, che doveva provvedere alla formazione dei sacerdoti, un compito che prima veniva assolto dal collegio dei gesuiti. Tuttavia, la mancanza di fondi impedì il funzionamento regolare del seminario. Il vescovo Orazi impose una tassazione a tutta la diocesi per sopperire alle esigenze del seminario e nel 1594 poté ristabilirlo, ma dopo la sua morte le porte del seminario si richiusero. A metà del XVII secolo si tentò con scarso successo una collaborazione con il collegio dei gesuiti. Nella prima metà del XVIII secolo si fecero nuovi tentativi e per qualche anno vi furono effettivamente corsi scolastici. Nel 1750 il seminario fu chiuso, riaprì nel 1753, ma successivamente fu chiuso e riaprì nuovamente nel 1769. Nel 1833 il vescovo Matteo Franco provvide il seminario di una sede più ampia.

Il 5 giugno 1927 la diocesi di Catanzaro fu sciolta dai vincoli che la legavano alla metropolia di Reggio Calabria e fu elevata al rango di arcidiocesi senza suffraganee con la bolla Commissum supremo di papa Pio XI; e all'arcivescovo Giovanni Fiorentini fu concesso il medesimo anno il pallio.

[modifica] Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace

Il 30 settembre 1986 in forza del decreto Instantibus votis della Congregazione per i Vescovi l'arcidiocesi di Catanzaro e la diocesi di Squillace sono state unite con la formula plena unione e la nuova circoscrizione ecclesiastica ha assunto il nome attuale. In seguito a questo decreto l'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace ha perso i centri (appartenenti quasi tutte all'antica diocesi di Squillace) di Stilo, Pazzano, Bivongi, Camini, e le frazioni Focà e Ursini di Caulonia, mentre si è vista attribuire Fabrizia, Castagna e Panettieri.

Con la bolla Maiori Christifidelium di papa Giovanni Paolo II del 30 gennaio 2001 l'arcidiocesi di Catanzaro-Squillace è stata elevata al rango di sede metropolitana, avente come suffraganee, l'arcidiocesi di Crotone-Santa Severina e la diocesi di Lamezia Terme.

[modifica] Cronotassi dei vescovi

[modifica] Vescovi di Squillace

[modifica] Vescovi e arcivescovi di Catanzaro

[modifica] Arcivescovi di Catanzaro-Squillace

[modifica] Statistiche

L'arcidiocesi al termine dell'anno 2006 su una popolazione di 237.000 persone contava 199.000 battezzati, corrispondenti all'84,0% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 95.750 95.956 99,8 77 62 15 1.243 21 130 46
1959 110.500 111.500 99,1 85 64 21 1.300 175 97 46
1969 139.476 139.755 99,8 93 66 27 1.499 34 201 45
1980 135.700 139.300 97,4 110 73 37 1.233 43 204 56
1990 270.000 274.500 98,4 186 125 61 1.451 5 122 255 128
1999 244.557 248.067 98,6 182 124 58 1.343 16 86 205 120
2000 242.246 246.426 98,3 178 126 52 1.360 19 77 205 121
2001 245.313 249.426 98,4 195 135 60 1.258 19 85 205 121
2002 245.326 249.426 98,4 191 139 52 1.284 19 78 193 122
2003 245.326 249.426 98,4 192 140 52 1.277 19 77 208 122
2004 245.326 249.426 98,4 191 136 55 1.284 18 82 196 122
2006 199.000 237.000 84,0 193 139 54 1.031 19 77 179 122

[modifica] Note

  1. ^ a b V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 652.
  2. ^ Cfr. Francesco Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo VII (an. 604), vol. I, Faenza 1927, pp. 340-341; e Louis Duchesne, Les évêchés de Calabre, in Scripta Minora. Études de topographie romaine et de géographie ecclésiastique, Roma 1973, pp. 2-3.
  3. ^ Giovanni Minasi, Le chiese di Calabria dal quinto al duodecimo secolo : cenni storici. Napoli : Lanciano e Pinto, 1896, p. 81-5 (Ristampa anastatica: Oppido Mamertina : Barbaro, 1987).
  4. ^ Giuseppe Simone Assemani, Dispositio (Διατύπωσις) facta per religiosissimum Imperatorem Leonem Sapientem, quem ordinem habeant Throni Ecclesiarum Patriarchae Constantinopoleos subjectarum.
  5. ^ Maria Bianca Gallone, I basiliani : monachesimo greco nella storia, nella religione e nelle arti. Bari : Arti grafiche Favia, 1973.
  6. ^ Antonio Francesco Parisi, I monasteri basiliani dell'Istmo di Catanzaro. Napoli : Società Napoletana di Storia Patria, 1957.
  7. ^ Ferdinando Ughelli, Italia sacra sive De Episcopis Italiae, et insularum adjacentium, rebusque ab iis praeclare gestis, deducta serie ad nostram usque aetatem. Opus singulare provinciis XX distinctum, Tomus nonus, complectens Metropolitanas earumque suffraganeas Ecclesias, quae in Salentinae, ac Calabriae Regni Neapolitani clarissimis provinciis continentur, Auctore d. Ferdinando Ughello Florentino. Editio secunda, aucta & emendata, cura et studio Nicolai Coleti, Venetiis : apud Sebastianum Coleti, 1721, pp. 426-427
  8. ^ Guido Rhodio (Giugno-Dicembre 2001). In margine al celebre Processo di quattro secoli fa: Giordano Bruno e il Vescovo di Squillace fr. Paolo Isaresi.. Vivarium Scyllacense XII (1-2): 7-24. URL consultato in data 2009-08-17.
  9. ^ Cfr. AAS 20 (1928), p. 37.
  10. ^ Duchesne, op. cit., p. 14.
  11. ^ Leonardo Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., p. 18
  12. ^ Primo vescovo noto di Squillace. Nel 465 sottoscrisse gli atti del Sinodo convocato dal papa Ilario (L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., p. 14); per errore l'Ughelli lo pospose nella Cronotassi a Zaccaria, corrispondente verosimilmente al successore Zaccheo (G. Moroni, Dizionario Op. cit., vol. LXIX p. 168).
  13. ^ Fra il 551 e il 553 partecipò al Concilio di Costantinopoli II e al sinodo che pose fine allo Scisma tricapitolino appoggiando papa Vigilio contro Giustiniano I di Bisanzio (L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., p. 14); firmò le risoluzioni di questi sinodi anche per conto di Valentino, vescovo di Selva Candida, a cui i Goti avevano mozzato le mani (G. Moroni, Dizionario Op. cit., vol. LXIX p. 168).
  14. ^ Probabilmente un vescovo della Dalmazia la cui sede era stata conquistata da truppe ostili (Claude Fleury, Histoire ecclésiastique: augmentée de quatre livres (les CI, CII, CIII et CIV) comprenant l'histoire du quinzième siècle, Paris : Delaroque freres, 1856, Vol. II, p. 747).
  15. ^ Partecipò al Concilio Lateranense (649) riunito dal 5 ottobre al 31 ottobre 649 da papa Martino I contro l'eresia monotelita (L. Calabretta, Le diocesi di Squillace e Catanzaro, Op. cit., pp. 14-15).
  16. ^ Presente nel 680 al concilio di Costantinopoli contro il Monotelismo (G. Minasi, Le chiese di Calabria Op. cit., p. 112).
  17. ^ Sottoscrisse, assieme ad altri quattro vescovi calabresi, gli atti del Concilio di Costantinopoli VI contro Fozio nell'869; fu presente anche al concilio dell'879 che riabilitò Fozio.
  18. ^ "L'epoca di questo vescovo è rimarcabile per la fondazione della certosa di Santo Stefano del Bosco, e per la concessione da lui fatta a San Brunone del suolo dove fu edificata" (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 652).
  19. ^ Figlio del conte di nome Pietro, fu eletto vescovo in Cappella Messanae da Ruggero II di Sicilia (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653).
  20. ^ Dopo la morte di Ugone, fu eletto vescovo un arcidiacono della cattedrale di Squillace di cui si ignora il nome e che viene pertanto indicato colla sigla «R.» nel registro vaticano di papa Gregorio IX; era stato scelto come vescovo anche Guglielmo, abate di Santo Stefano del Bosco, ma papa Onorio III ne giudicò illegittima l'elezione (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653).
  21. ^ Intervenne all'incoronazione di Giacomo II a re di Sicilia nel 1286 (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653).
  22. ^ Trasferito a Squillace dalla diocesi di Lavello da papa Urbano V. Fu privato della sua sede da papa Urbano VI, all'epoca dello Scisma d'Occidente (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653).
  23. ^ Trasferito a Squillace dalla diocesi di Potenza. L'antipapa Benedetto XIII nominò due vescovi, Pietro e Giovanni, che non furono tuttavia accettati dal popolo di Squillace (V. d'Avino, Squillace, Cenni storici, Op. cit., p. 653).
  24. ^ Partecipa al Concilio Vaticano I. Nel giugno 1889 convoca l'ultimo sinodo diocesano della diocesi di Squillace (Domenico Cirillo, Comunità Diocesane, Op. cit.).
  25. ^ Partecipa alla definizione del dogma dell'Assunzione della Vergine (1950) e al Concilio Vaticano II (Domenico Cirillo, Comunità Diocesane, Op. cit.).

[modifica] Bibliografia

[modifica] Per Catanzaro

[modifica] Per Squillace

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