Duomo di Vercelli

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Coordinate: 45°19′49″N 8°25′22″E / 45.330278°N 8.422778°E45.330278; 8.422778

Cattedrale di Sant'Eusebio
La facciata della cattedrale sulla Piazza Sant'Eusebio
La facciata della cattedrale sulla Piazza Sant'Eusebio
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Vercelli
Religione Cattolica
Diocesi Vercelli
Inizio costruzione IV secolo
Completamento XVIII secolo

La cattedrale di Sant'Eusebio è la principale chiesa di Vercelli e sede dell'arcidiocesi omonima.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il Duomo che oggi vediamo non è l'antico e sicuramente più suggestivo tempio eusebiano, ma una costruzione la cui nascita e sviluppo avvenne in tempi più vicini a noi.La fondazione di una primitiva e modesta chiesa risalirebbe a sant'Eusebio (? 371) che la volle costruire fuori dalle mura della città. Tra il V e il VI secolo fu riedificata una basilica paleocristiana che giunse integra fino alla fine del 1570 quando se ne iniziò la demolizione. Unico superstite della antica basilica è il possente campanile eretto nel XII secolo che domina e tutela la meno vetusta composizione architettonica.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Nel XII secolo, epoca a cui risale l'attuale campanile, la cattedrale aveva cinque navate divise da colonne con transetto, ed era preceduta da un ampio portico; l'abside era decorata a mosaico, e nel presbiterio era collocato l'ambone scolpito da Benedetto Antelami.

Nella seconda metà del XVI secolo il valsoldese Pellegrino Tibaldi, su committenza del vescovo locale, ristrutturò l'edificio, distruggendo ciò che rimaneva della chiesa medievale, ossia il coro ed il presbiterio; anche l'impianto basilicale fu ridefinito con l'edificazione di cappelle laterali, e di nuove navate, terminate solo nel XVIII secolo, secolo in cui furono costruiti anche l'atrio e l'attuale facciata.

In una cappella della navata destra della cattedrale (cappella del beato Amedeo) sono sepolti alcuni illustri esponenti di Casa Savoia: il duca Amedeo IX che fu anche beato, Carlo I, Carlo III, la duchessa Jolanda e Vittorio Amedeo I.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Beatrice Bolandrini, Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

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