Codex Vercellensis

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Codex Vercellensis - Vangelo di san Giovanni 16:23-30

Il Codex Vercellensis ("Codice di Vercelli") è costituito da due manoscritti conservati nella Biblioteca Capitolare di Vercelli.

Codex Vercellensis[modifica | modifica sorgente]

L'antico Codex Vercellensis, conservato nella Biblioteca Capitolare, è realizzato su pergamena color porpora[1] datata intorno al IV secolo, e si crede possa essere il primo manoscritto dell'Antico Vangelo Latino. Viene indicato come "Codex a" (o 3 nel sistema di numerazione Beuron). L'ordine dei Vangeli nel codice inizia da Matteo, e prosegue con Giovanni, Luca e Marco, sequenza riscontrata in altri antichi manoscritti "Occidentali", come il Codex Bezae. Nel suo testo di Mt 3, prima del V. 16, include una indicazione sul fatto che "una luce improvvisamente brillò quando Gesù fu battezzato". (Et cum baptizaretur, lume ingens circumfulsit de aqua, ita ut timerent omnes qui advenerant) Contiene gli ultimi dodici versetti del Vangelo di Marco, ma su una pagina non originale. Le pagine finali originali dopo Mc 15:15 sono andate perdute e la pagina sostituita riprende a metà frase in 16:07 e comprende il testo fino alla fine del versetto 20, ma nella versione della Vulgata. Considerazioni di spazio suggeriscono che è improbabile che le pagine originali non più esistenti, potessero contenere i versetti 9-20, ma questo calcolo (fatto da CH Turner nel 1928), è basato su ipotesi, non verificabili: che solo quattro pagine siano andate perdute, che lo scriba non abbia accidentalmente saltato qualche testo, e che la persona che ha effettuato la sostituzione della pagina abbia avuto accesso alla pagina mancante da lui sostituita. Tuttavia Turner non ha spiegato perché uno scriba avrebbe sostituito solo una delle quattro pagine. È più probabile che la pagina sostituita sia stata rimossa da un altro manoscritto piuttosto che essere stata creata apposta per sostituire quella mancante nel Codex Vercellensis. Il testo del Codex Vercellensis è legato al testo del Codex Corbeiensis (FF2), un'altra vecchia copia latina (in cui Mc 16:9-20 è incluso).

Secondo la tradizione, questo codice sarebbe stato redatto sotto la direzione del vescovo Eusebio di Vercelli.

Esso contiene l'Euthalian Apparatus.[2]

Venne restaurato e stabilizzato agli inizi del XX secolo. Dopo essere stato utilizzato per i giuramenti nel Medioevo, gran parte di esso è di difficile lettura o addirittura distrutto, in modo che si è spesso dipendenti da edizioni precedenti per la conoscenza del suo testo.

Difformità testuali[modifica | modifica sorgente]

In Matt 27:9 nella frase adempiuto ciò che era stato detto dal profeta Geremia, il Codex omette la parola Jeremiah (Ieremiam), così come nei manoscritti: Codex Beratinus, Minuscolo 33, Old-Latin Codex Veronensis (b), syrs, syrp, e copbo.

In Luca 23:34 omette: "E Gesù disse: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno." Questa omissione è supportata dai manoscritti Papiro 75, Sinaiticusa, B, D*, W, Θ, 0124, 1241, Codex Bezaelat, syrs, copsa, copbo.[3]

Presenta diverse omissioni chiamate Non-interpolazioni occidentali.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Giovanni Andrea Irico, edizione (Sacrosanctus Evangeliorum Codex Sancti Eusebii Vercellensis, 2 volumes, Milan, 1748)[4]
  • G. Bianchini edition (Rome, 1749; reprinted in Migne, Patrologia Latina, xii, cols. 141-338)
  • Johannes Belsheim, edizione (Codex Vercellensis, Christiania, 1897)
  • A. Gasquet edition (Codex Vercellensis, Collectanea biblica Latina, iii; Roma, 1914)

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Ma Gasquet (cf. bibliografia), I, xi, scrive "la pergamena è bianca e in nessuna parte "viola" come è stato affermato".
  2. ^ Caspar René Gregory, Textkritik des Neuen Testaments, vol. 2, Leipzig, 1902, pp. 598–599. ISBN.
  3. ^ UBS4, p. 311.
  4. ^ Google Books, Full view: Volume 1; Volume 2

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]