Santuario di Oropa

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Coordinate: 45°37′42″N 7°58′44″E / 45.628333°N 7.978889°E45.628333; 7.978889

Santuario di Oropa
La chiesa nuova
La chiesa nuova
Stato Italia Italia
Regione Piemonte
Località Biella
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Maria
Diocesi Diocesi di Biella
Sito web Sito ufficiale

Il santuario di Oropa è un santuario mariano - dedicato alla Madonna Nera - situato una dozzina di chilometri a nord della città di Biella, a circa 1.159[1] metri di altitudine, in un anfiteatro naturale di montagne che circondano la sottostante città e fanno parte delle Prealpi biellesi.

Il santuario comprende oltre ad un Sacro monte (il Sacro Monte di Oropa), la chiesa originaria sorta sulla base di un antico sacello ed il santuario attuale vero e proprio dotato di diverse strutture destinate all'ospitalità di fedeli e turisti.

Dal santuario è possibile raggiungere il rifugio Savoia (quota 1900 m circa) e da qui, in pochi minuti, il Lago del Mucrone sul monte omonimo. Una cabinovia fino al 2012 arrivava alla cima del monte Camino, a circa 2.400 metri di altitudine.

Patrimonio dell'umanità

Come parte del sistema dei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, il Sacro Monte di Oropa è stato dichiarato nel 2003 patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Piazzale del santuario

Secondo la tradizione, il santuario di Oropa venne fondato da Sant'Eusebio vescovo di Vercelli nel IV secolo. Benché questa tradizione non goda di riscontro documentale, certo è che Eusebio diffuse il Cristianesimo e la devozione mariana nelle valli biellesi. A quei tempi infatti la popolazione del vastissimo territorio che corrisponde grosso modo all'odierno Piemonte era ancora quasi tutta pagana. In Vercelli prevaleva il politeismo romano mentre nelle valli alpine e nel Monferrato si conservava intatto il culto degli antichi celti tra i quali la venerazione di grandi massi erratici.[2] Dove rifulse l'animo apostolico di Eusebio fu l'impegno nell'eliminare il paganesimo specialmente nei centri di antichissimo culto come ad Oropa e a Crea sostituendo il culto delle deità femminili celtiche con il culto della Madre di Dio, Maria.[3]

In una Bolla di papa Innocenzo III del 2 maggio 1207 sono menzionate a Oropa due chiese dedicate a Santa Maria e a San Bartolomeo. Secondo i più recenti studi storici questi edifici risalirebbero almeno all'VIII-IX secolo. Si tratta di due piccoli edifici montani. Mentre Santa Maria è scomparsa nell'espansione del santuario, San Bartolomeo è stato recentemente riscoperto e riaperto al culto.[4]

Della prima metà del Trecento è la statua gotica della Madonna nera che si venera nel santuario. Alla Vergine sono attribuiti numerosi miracoli e grazie particolari. Inizialmente il simulacro della Vergine era ospitato in un sacello, il cui sito è ancora visibile nella parete nord della basilica antica, presso un masso erratico, che probabilmente era stato un luogo di culto precristiano.

Dal XV secolo le famiglie biellesi iniziano a costruire ad Oropa case private, che occasionalmente possono ospitare i pellegrini. Del 1522 è il primo quadro ex voto, opera di Bernardino Lanino.

Il santuario di Oropa - posizionato in una conca naturale su un fianco del monte Mucrone (una delle cime principali delle Prealpi biellesi) è uno dei più conosciuti santuari

In epoca barocca il santuario ha una grande espansione architettonica, grazie anche alla protezione della Casa di Savoia. Sono attivi ad Oropa architetti illustri, fra i quali Filippo Juvarra (cui si deve fra l'altro la monumentale Porta Regia del santuario) e Guarino Guarini.

Attorno alla basilica antica, che risale agli inizi del Seicento, viene edificato un santuario, che aveva le funzioni di ospizio per i pellegrini.

Durante la peste del Seicento, la città di Biella fa voto alla Madonna d'Oropa e rimane incontaminata. Tuttora, annualmente, la città compie ad Oropa una processione solenne in osservanza di questo voto.

Nel 1620 si ha la prima solenne incoronazione della Statua della Madonna nera. Successive incoronazioni si ripeteranno ogni cent'anni.

Su un colle a ovest del santuario viene costruito un Sacro Monte.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sacro Monte di Oropa.

Oropa, nonostante la difficoltà delle comunicazioni, diviene meta di frequenti pellegrinaggi. Oltre che da tutti i Paesi del Biellese, i pellegrini provengono regolarmente dalla pianura circostante. Notevole è il pellegrinaggio notturno che ogni cinque anni parte da Fontainemore in Valle d'Aosta verso Oropa, conservando ancora le tradizioni e il fascino antico[5].

Pilone votivo a Callabiana

L'effigie della Madonna d'Oropa viene riprodotta con affreschi sulle case e nei piloni votivi, statuette e immagini di ceramica si trovano in tutti i paesi attorno a Oropa per un raggio di cinquanta chilometri. Molte chiese ospitano copie del Simulacro oropense, fra cui celebre è la copia barocca della chiesa di San Giacomo al Piazzo di Biella.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Si racconta che l'antico simulacro della Madonna Nera del Santuario di Oropa manifesterebbe alcuni fatti particolari:

  • la statua, nonostante il tempo, non presenterebbe alcuna traccia di tarlatura e di logoramento;[6]
  • il piede, nonostante l'uso antico di far toccare oggetti ricordo destinati a fedeli e ammalati, non sarebbe consumato;[6]
  • sui volti della Vergine e del Bambino non si fermerebbe mai la polvere.[7]
  • la roccia che si trova a fianco della basilica antica, presso cui si trovava la statua prima della costruzione del sacello era già oggetto di culti pagani (come altri massi erratici) legati alla fecondità.[8] L'uso delle donne di sedersi sulla pietra per propiziare la nascita di un figlio si è mantenuto fino al XIX secolo. Progressivamente la roccia è stata scalpellata e ridotta. [senza fonte]

Il cimitero e la chiesa nuova[modifica | modifica sorgente]

Quel trenino che saliva al Santuario
Porticato e stazione meteorologica
Il collegamento ferroviario elettrico a scartamento ridotto conosciuto come tranvia Biella-Oropa che congiungeva il capoluogo Biella alle alture di Oropa (ca. 14 km. di tracciato, ca. 800 mt. di dislivello) rimase in funzione per neppure cinquant'anni, prima di essere soppiantato da un servizio di autobus. Venne inaugurato il 4 luglio 1911, a distanza di soli due anni dall'inizio dei lavori, e l'ultima corsa si ebbe il 29 marzo 1958. La stazione di partenza, a Biella, era situata di fronte alla vecchia stazione per Santhià (oggi vi sorge un moderno centro commerciale e la palazzina con uffici dell'azienda di soggiorno e turismo); quella di arrivo era posta direttamente all'interno del santuario, proprio sotto il porticato. A decretare la fine del trenino furono essenzialmente gli eccessivi costi di manutenzione anche se qualche lamentela da parte della popolazione (il tracciato nella prima parte attraversava buona parte del centro di Biella) favorì senza dubbio la decisione di soppressione del servizio. Insieme agli stabilimenti idroterapici di Oropa Bagni e Cossila e alla funivia che da Oropa saliva al lago Mucrone sul monte omonimo ha costituito comunque per diversi decenni una sorta di fiore all'occhiello del turismo biellese. Non fosse altro per il tortuoso e affascinante percorso che si snodava tutto fra i boschi delle prealpi biellesi. E non a caso la linea ferroviaria del trenino Biella-Oropa era giunta a guadagnarsi l'appellativo di linea ferroviaria più ardita d'Italia.[9]
Le cappelle del Sacro monte

(Nelle foto: qui sopra le cappelle del Sacro Monte; più in alto il porticato e stazione meteorologica. Il trenino Biella-Oropa arrivava fino sotto il porticato)

Il santuario ha avuto un'incessante espansione tanto che nell'Ottocento è stata progettata la costruzione di una seconda corte in cui ospitare anche un cimitero, i cui resti solo recentemente sono stati scoperti.

Successivamente un nuovo cimitero monumentale in sostituzione di quello antico era stato costruito a ovest del santuario poco distante dalla via del Sacro monte ove si realizzarono le tombe di famiglia delle principali famiglie nobili e notabili del biellese. Tra di esse diverse riportano simboli esoterici riferiti alla massoneria (la tomba di Quintino Sella è addirittura una piramide).

Nei primi anni del XX secolo inizia la progettazione e costruzione della monumentale chiesa nuova, un tempio imponente che con la sua alta cupola chiude scenograficamente il santuario.

Un colle a sud del santuario viene spianato per far posto al Prato delle Oche. In questo modo il santuario diventa visibile da Biella. La chiesa nuova viene consacrata nel 1960, ma non si riuscì a spostare la statua della Vergine dal vecchio al nuovo Santuario poiché inspiegabilmente divenuta troppo pesante.

Il 1949 è l'anno della Peregrinatio Mariae: la Statua della Vergine per la prima volta si allontana da Oropa e viene condotta in tutti i paesi del Biellese. Della Peregrinatio esiste un interessantissimo filmato.

Osservatorio meteo-sismico[modifica | modifica sorgente]

All'interno del santuario si trova anche un osservatorio meteo-sismico fondato nel 1874 per opera del padre barnabita Francesco Denza di Napoli (1834-1894), fondatore anche del Regio osservatorio Carlo Alberto di Moncalieri e della rete di oltre trecento osservatori nel Regno d'Italia.

L'osservatorio di Oropa fa parte della rete meteo regionale del Piemonte e della rete sismica sia regionale che nazionale.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Quota della chiesa vecchia - Carta Tecnica Regionale raster 1:10.000 (vers.3.0) della regione Piemonte - 2007
  2. ^ Mario Trompetto, S. Eusebio di Vercelli, Biella 1961, pp. 9-10
  3. ^ Mario Trompetto, S. Eusebio di Vercelli, Biella 1961, pp. 11
  4. ^ Mario Coda, Vendesi antica chiesa in Rivista Biellese, anno XV, n. 2 aprile 2011
  5. ^ www.lovevda.it e www.montmars.it.
  6. ^ a b Santuario di Oropa - (IV secolo) Patrimonio dell’Umanità (UNESCO), pagina web su www.reginamundi.info (consultato nell'ottobre 2012)
  7. ^ Una volta all'anno, in novembre, viene pubblicamente effettuata una pulizia passando un panno sulla statua e sui volti. Il panno che terge i volti rimane pulito a differenza del panno passato sul resto della statua. Vedi Roberto Allegri, Il Mistero della Madonna Bruna, 2007
  8. ^ Massimo Trompetto, Storia del Santuario di Oropa, Biella 1983, pp. 20-25
  9. ^ Fonte: Eco di Biella, 04-07-2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Mario Trompetto, Storia del Santuario di Oropa, Giovannacci, Biella, 1983.
  • Angelo Stefano Bessone, Storia di Oropa, Biella, 1970.
  • Angelo Stefano Bessone, Sergio Trivero, I quadri votivi del Santuario di Oropa, 4 voll., DocBi, Biella, 1995-99.
  • Luigi Borello e Mario Rosazza, Storia d'Oropa, Biella, 1935.
  • Tullio Galliano (a cura di), In montibus Sanctis. Il paesaggio della processione da Fontainemore a Oropa, Centro di Documentazione dei Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei, Ponzano Monferrato 2003.
  • Alfonso Panzetta, Nuovo dizionario degli scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento: da Antonio Canova ad Arturo Martini, AdArte, Torino 2003.
  • Marco Boglione, Le Strade della Fede. Escursioni sulle tracce dei viandanti di Dio Torino, Blu Edizioni, 2004.
  • Beatrice Bolandrini, Artisti della "val di Lugano" a Torino. Un primo repertorio dei ticinesi nell'Ottocento, in Giorgio Mollisi (a cura di), Svizzeri a Torino nella storia, nell'arte, nella cultura, nell'economia dal Cinquecento ad oggi, «Arte&Storia», anno 11, numero 52, ottobre 2011, Edizioni Ticino Management, Lugano 2011.

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